giuseppe conte mario draghi

QUINDI, CHE SUCCEDE? – LA TELEFONATA TRA DRAGHI E CONTE È IL SEGNALE CHE LA TRATTATIVA È ANCORA APERTA, ANZI, APERTISSIMA: MENTRE RIPRENDE LA RIUNIONE DEL CONSIGLIO NAZIONALE DEL M5S, IN PARLAMENTO GIRA LA VOCE CHE I GRILLINI POTREBBERO VOTARE LA FIDUCIA AL DECRETO AIUTI – PEPPINIELLO È STRETTO TRA DUE FUOCHI: DA UN LATO GLI APPELLI ALLA RESPONSABILITÀ DEL PD E DEL VATICANO, DALL'ALTRO LE SMANIE DEI SUOI "PULCINI" CHE VOGLIONO USCIRE DAL GOVERNO. AL TELEFONO CON “MARIOPIO” HA CHIESTO “UN CHIARO SEGNALE” – COMUNQUE, MATTARELLA FARÀ DI TUTTO PER CONVINCERE DRAGHI A RIMANERE A PALAZZO CHIGI FINO A FINE LEGISLATURA…

Governo: riprende Consiglio M5s, attesa per linea su dl aiuti 

(ANSA) - È ripresa la riunione del Consiglio nazionale del M5s, interrotta nel pomeriggio prima della telefonata fra il leader del Movimento Giuseppe Conte e il premier Mario Draghi. Conte partecipa collegato dalla sede del partito al Consiglio, da cui dovrebbe emergere la linea del M5s in vista del voto di domani in Senato sulla questione di fiducia posta dal governo al dl aiuti. Subito dopo è in programma alla Camera una riunione di deputati e senatori 5s. 

CONTE DRAGHI

 

Conte-Draghi, la telefonata e il dilemma del leader M5S, tra cautela e richieste per fermare i «falchi»

Monica Guerzoni per www.corriere.it

 

Il filo non si è spezzato. Si dialoga, si tratta e alle 18 in Parlamento comincia a girare la voce che i senatori del Movimento potrebbero persino votare la fiducia al governo sul decreto Aiuti. Sarebbe una svolta, dopo una lunga giornata che deputati e senatori hanno vissuto con la sensazione di avere i piedi sull’orlo del baratro.

 

Nel pomeriggio Giuseppe Conte ha telefonato a Palazzo Chigi e ha chiesto a Draghi «un chiaro segnale» che lo renda più forte dentro al Consiglio nazionale e nella riunione con i gruppi parlamentari, che in larga parte premono per la rottura.

 

BEPPE GRILLO - GIUSEPPE CONTE - MARIO DRAGHI - BY EDOARDO BARALDI

Durante il colloquio il presidente del M5S ha anche provato a capire se ci sia margine per non votare la fiducia al Senato senza però causare la caduta del governo. Una richiesta che conferma la cautela di Conte, tirato per la giacca dai suoi parlamentari ma non del tutto convinto di volersi buttare nelle acque dell’opposizione.

 

L’ex premier vuole essere coerente. Ha presentato a Draghi una lettera-ultimatum in nove punti e vuole aspettare la risposta, prima di decidere se sfilarsi o meno.

 

A Palazzo Chigi però restano convinti che non si possa fare finta di niente se viene meno il sostegno di un partito di maggioranza su un decreto che stanzia miliardi per imprese e famiglie. Anche perché, un minuto dopo, Salvini pretenderebbe lo stesso trattamento di favore sulla concorrenza o su altri provvedimenti cari alla Lega. Insomma, secondo Palazzo Chigi i contiani «devono fare uno sforzo».

GIUSEPPE CONTE DOPO L INCONTRO CON MARIO DRAGHI

 

Ma nel Pd c’è chi pensa che anche il premier possa fare qualcosa per impedire la crisi.

 

Un dirigente ed ex ministro del calibro di Graziano Delrio chiede al premier di andare avanti anche senza i voti del M5S, perché i numeri in Parlamento ci sono: «Il punto sono gli italiani, non i partiti. Draghi ci pensi bene prima di lasciare. Il paese, come dice Enrico Letta, ha ancora bisogno di lui».

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