un cazzo ebreo cazzoebreo

"UN CAZZO EBREO" TUTTO DA GUSTARE - È USCITO ANCHE IN ITALIA IL ROMANZO DAL TITOLO CHOC: ALLA BASE DELLA STORIA C'È IL SOGNO DI ESSERE HITLER E LE FANTASIE SESSUALI CON LUI - LA SCRITTRICE TEDESCA KATHARINA VOLCKMER: "PER FARE I CONTI CON L'OSSESSIONE DEL FUHRER BISOGNA ANDARCI A LETTO" - SCOPATE E PERVERSIONE SONO IN OGNI RIGA, TRA NOMIGNOLI DATI ALL'UCCELLO DI ADOLF, FRUSTINI, ORGASMI - "ALCUNI TROVANO VOLGARE CHE ABBIA MESSO INSIEME OLOCAUSTO E SESSO"...

Stefania Vitulli per "il Giornale"

 

katharina volckmer

La paziente è tedesca, anche se vive a Londra. Lo psicoanalista è ebreo. Il fulcro è un sogno, «essere» Hitler ed essere con Hitler, e una serie di fantasie sessuali connesse alle evocazioni del «piccolo A». La narrazione della seduta, come hanno scritto alcuni critici americani, è «à la Bernhard»: l'eccesso è sempre in agguato, il limite sta in ogni momento, ad ogni affermazione un poco più provocatoria, un poco più spinta, sempre sul punto di essere oltrepassato. E quando avviene, quando il salto nel buio del profondamente conscio eppure superficialmente nascosto è stato fatto, si conquista nuova energia retorica per andare ancora oltre.

 

il libro un cazzo ebreo

È il modo di procedere del romanzo breve Un cazzo ebreo di Katharina Volckmer, uscito in questi giorni per La nave di Teseo (traduzione di Chiara Spaziani, pagg. 112, euro 16), un modo di procedere che ha una sua motivazione esplicita e una più radicale e protetta, come del resto ci ha raccontato l'autrice stessa: «L'idea per questo romanzo è nata mano a mano, grazie ad un certo numero di racconti che ho scritto nel tempo, per sperimentare. Per me tutto è partito dalla voce della protagonista: quando l'ho sentita parlare per la prima volta nella mia testa, il libro si è praticamente scritto da solo. Il suo sogno di essere Hitler così come le sue fantasie sessuali con lui sono il suo modo di provocare le persone intorno a lei, in questo caso il dottor Seligman e prima di lui il suo terapista Jason.

 

la scrittrice katharina volckmer

Ma per me come scrittrice sono anche il sistema per prendermi gioco dell'ossessione collettiva che la gente continua a provare per Hitler. E della maniera in cui quelle stesse persone usano Hitler come scusa per i crimini che hanno commesso: potete ancora facilmente trovare documentari della televisione tedesca, ad esempio, in cui la gente afferma cose come E poi Hitler invase la Polonia, invece di dire che l'invasione è avvenuta ad opera dei tedeschi stessi e che un uomo da solo non può invadere una nazione».

 

Fin qui tutto chiaro. C'è da dire tuttavia che la Volckmer (classe 1987, tedesca, vive a Londra e sembra aver molto in comune con la voce narrante di Un cazzo ebreo) non si fa davvero alcuno scrupolo di usare proprio tutte le immagini che le vengono alla mente per rappresentare questo paradosso: sesso e perversione sono in ogni riga, uniti a una stratificata sprezzatura che a tratti si può scambiare per magnetico snobismo - per il genere umano inteso in senso ampio.

 

adolf hitler

Si capisce come mai questo esordio, libro dell'anno 2020 per il Times Literary Supplement, sia in corso di traduzione in 12 Paesi, sebbene venga preso con le pinze a partire dal titolo: al momento solo La nave di Teseo ha infatti optato per il titolo voluto dall'autrice, mentre la maggioranza degli editori ha glissato verso il più soft L'appuntamento.

 

«Hitler mi faceva dire il mio nome è Sarah prima di punirmi con il suo possente frustino»; «Dovrei rallegrarmi forse che non mi abbia fatto ricoverare spedendomi in qualche manicomio per essermi inventata dei soprannomi da dare all'uccello di Hitler»; «Mi immaginavo perfino delle brevi pubblicità televisive, con un bambolotto snodato di Hitler in sella a uno di quei cavalli brillantinati, che strappa una fanciulla tedesca dalle mani di un qualche lascivo ebreo e galoppa lontano, verso il tramonto: la razza era sana e salva»: sono solo alcune delle immagini riferibili e riferite al dittatore, che si trasforma nel sogno della protagonista in un uomo da violare e da cui farsi violare, ma anche in un filtro con cui guardare alla propria storia personale e al proprio tempo storico, il nostro: «Non sento di appartenere ad alcuna generazione», ci spiega la Volckmer.

 

ADOLF HITLER

«Penso che possiamo parlare solo per noi stessi e sono abbastanza sicura che un sacco di gente in Germania non sarà d'accordo con il mio libro: verrà pubblicato la prossima estate, vedremo. Ma la protagonista, sebbene non la si possa definire una sociopatica, è influenzata sia dalla contemporaneità che dalla storia: soffre per il fatto di essere tedesca e per il senso di colpa che ne deriva, ma affronta anche le battaglie necessarie per vivere in una città come Londra in questa epoca particolare. Lotta per essere felice e riconciliarsi con il suo retaggio culturale, ma anche con il proprio corpo, corpo nel quale non vuole più continuare a vivere. Alcuni trovano volgare che abbia messo insieme Olocausto e sesso nella stessa narrativa. Ma la combinazione di vergogna del corpo e linguaggio, storia e geografia in cui siamo nati era la miscela che volevo esplorare».

 

adolf hitler

Naturalmente arrivati in fondo al volumetto è inevitabile ripensare all'appartenenza tedesca e alle eredità della storia che pesano sulle spalle di ormai tre generazioni che non le hanno vissute personalmente, ma a vincere è quella voce che la Volckmer ha inventato e che ci porta a spasso tra fantasie senz'altro estreme ma anche catartiche, che danno modo alla protagonista di rievocare oltre a Hitler, anche il proprio padre, assente ingiustificato, e la propria madre, inquietante dittatrice in questa vicenda, da cui non si sente libera mai, nemmeno quando fa sesso, nemmeno quando ha un orgasmo.

 

adolf hitler

Se su questo la Volckmer cerca una riconciliazione attraverso il corpo e il riprendersene piena proprietà, diritti e favori, sulla Storia la questione rimane invece aperta: «Si tratta senza dubbio di un libro su che cosa significhi essere tedeschi e sul modo in cui i tedeschi abbiano fallito nel trattare con il proprio passato. Su come ignorino il neofascismo contemporaneo e su come non sia affatto sicuro indossare una kippah in Germania. E più approfondisci e più ti rendi conto di questa continuità e della mancanza di volontà di riconoscere appieno la colpa. Colpa e vergogna che si trasmettono, da una generazione all'altra».

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni carlo calenda

FLASH! - CARI FRATELLINI D’ITALIA, SMETTETELA DI CORTEGGIARE CARLETTO CALENDA: CON L’ARMATA BRANCA-MELONI, NON ANDRÀ MAI E POI MAI - CALENDA CI HA INVIATO LA SEGUENTE PRECISAZIONE: “CARO DAGO, NON HO NESSUNA INTENZIONE DI CANDIDARMI A FARE IL SINDACO DI ROMA. NON HO MAI AVUTO CONTATTI CON LA DESTRA A QUESTO PROPOSITO E SE ME LO CHIEDESSERO RISPONDEREI “NO GRAZIE”. IL LAVORO IN CUI SONO TOTALMENTE IMPEGNATO È GUIDARE AZIONE ALLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE” – COME SI DICE ALLA GARBATELLA: “ 'A GIO', SE VEDEMO…”

il messaggero francesco gaetano caltagirone giorgia meloni villa galleria borghese crosetto

FLASH! – DOPO LA BATOSTA BANCARIA DI MPS, L’IDILLIACO RAPPORTO TRA I FRATELLI DI MELONI E CALTAGIRONE MINACCIA DI INCRINARSI? - SBIRCIANDO “IL MESSAGGERO” DI OGGI SPICCANO DUE ARTICOLI CHE NON AVRANNO FATTO ALCUN PIACERE ALLA FIAMMA MAGICA – IL PRIMO È ADDIRITTURA UNO SCOOP, ESSENDO L’UNICO GIORNALE A RIVELARE UNA “LITE FURIBONDA A PALAZZO CHIGI” TRA LA DUCETTA E CROSETTO (CHE HA SMENTITO) – IL SECONDO È UNA PAGINATA DEDICATA ALL’AMPLIAMENTO DELLA GALLERIA BORGHESE, CARO A CALTA-RUTELLI-CHICCOTESTA, CHE IL “TIMES” DI LONDRA, IN COMPAGNIA DI FDI (FABIO RAMPELLI), HA DEFINITO “BLASFEMO”…

manfredi lefebvre d'ovidio dovidio aponte, palenzona bisignani porro scaroni cimbri costamagna brachetti peretti, caltagirone nagel jes staley nicole junkerman stella li mara carfagna

ALTA SOCIETÀ, BASSA MAREA - NON AVENDO UN CAZZO DA FARE (O MOLTI AFFARI DA CONCLUDERE), 700 PERSONAGGI ILLUSTRI SONO SALITI A BORDO DELLA "CRYSTAL SYMPHONY" PER LA ZUPPA DI NOZZE DELL’ARMATORE ITALO-MONEGASCO MANFREDI LEFEBVRE D'OVIDIO – 5-GIORNI-5 DI UN’INDICIBILE CROCIERA DA CIVITAVECCHIA A MALTA CHE HA VISTO LA PARTECIPAZIONE DI APONTE, PALENZONA, BISIGNANI, NICOLA PORRO, SCARONI, CIMBRI, COSTAMAGNA, BRACHETTI PERETTI, BERNABÈ, PASSERA, DOMPÉ, MARA CARFAGNA, MARCO CARRAI; CILIEGINA SULLA TORTA: LA GLACIALE STRETTA DI MANO TRA CALTAGIRONE E NAGEL - PIÙ PICCANTE LA PRESENZA A BORDO DI DUE PERSONAGGI CHE HANNO AVUTO A CHE FARE CON JEFFREY EPSTEIN: L'EX CEO DEL COLOSSO BANCARIO BRITANNICO "BARCLAYS", JAMES STALEY, CHE GESTIVA PERSONALMENTE IL PATRIMONIO MULTIMILIONARIO DEL FINANZIERE PORCONE. E LA SPLENDIDA NICOLE JUNKERMAN, NONCHÉ CONTESSA BRACHETTI PERETTI, CHE PER 20 LUNGHI ANNI E' STATA AMICA DEL DEFUNTO DEPRAVATO...

rocco basilico - nicoletta zampillo - leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - FERMI TUTTI! COLPO DI SCENA NELLA TRIBOLATISSIMA “SUCCESSION” DEGLI EREDI DEL VECCHIO – DAGOSPIA PUÒ RIVELARE CHE NICOLETTA ZAMPILLO, VEDOVA DEL VECCHIO, CON UNA LETTERA AL BOARD DI DELFIN, HA DECISO DI DISCONOSCERE LA CESSIONE DEL 12,5% DELLE QUOTE DELLA HOLDING AL FIGLIO ROCCO BASILICO, AVUTO DAL MATRIMONIO COL BANCHIERE PAOLO BASILICO, APPOGGIANDO L’ALTRO FIGLIO LEONARDO, AVUTO DALLE SUCCESSIVE NOZZE COL PATRIARCA DI LUXOTTICA: “L’ATTO È STATO DA ME STIPULATO A SOLI TRE GIORNI DALLA MORTE DEL MIO COMPIANTO MARITO, ERA UN MOMENTO NEL QUALE, ANCORA DEVASTATA DAL DOLORE, NON ERO IN GRADO DI VALUTARE LA PORTATA E LE CONSEGUENZE” – LA MOSSA DELLA ZAMPILLO ARRIVA DOPO CHE ROCCO BASILICO HA FATTO RICORSO ALLA CORTE DEL LUSSEMBURGO PER BLOCCARE L’OPERAZIONE CON CUI LEONARDINO HA OTTENUTO L’OK PER PRENDERSI IL 25% DELLE QUOTE DI DELFIN DAI FRATELLI LUCA E PAOLA – NELLA LETTERA LA ZAMPILLO AGGIUNGE: “CON L’AUSILIO DEI MIEI CONSULENTI HO APPRESO CHE LA VALIDITÀ GIURIDICA DI QUELL’ATTO È FORTEMENTE DUBBIA…”

giuseppe del deo andrea pignataro spionaggio dossier

DAGOREPORT - IL MISTERO PIGNATARO S’INGROSSA - LO ZAR DEL GRUPPO ION, COLOSSO GLOBALE NEL SETTORE DEI SOFTWARE, DEI DATI FINANZIARI E DEL FINTECH, HA DATO L’ENNESIMA PROVA DI MANTENERE FEDE ALLA SUA OSSESSIONE PER LA RISERVATEZZA - RULLO DI TAMBURI, FIATO ALLE TROMBE: IL 30 APRILE SCORSO “IL MILIARDARIO OSCURO” HA LIQUIDATO L’EX SPIONE DI STATO, GIUSEPPE DEL DEO, DALLA CARICA DI PRESIDENTE ESECUTIVO DI CERVED SPA, CON UNA LETTERINA INVIATA AI “CLIENTI” (CHE PUBBLICHIAMO) - CERTO, LA SOCIETÀ NON È QUOTATA IN BORSA, COME DEL RESTO TUTTE LE AZIENDE DELL’INTRICATISSIMA RETE GLOBALE DI PIGNATARO, E QUINDI NON HA NESSUN OBBLIGO DI ‘’TRASPARENZA’’ - MA LE POLEMICHE POLITICHE E MEDIATICHE SEGUITE ALLO SBARCO DI DEL DEO ALLA CERVED, IL CUI CORE-BUSINESS È LA RACCOLTA, ELABORAZIONE E DISTRIBUZIONE DI INFORMAZIONI ECONOMICO-FINANZIARIE, UTILIZZATE DA BANCHE, AZIENDE E ISTITUZIONI, BEH, RIENTRAVA PER LO MENO NELLA SFERA DELL’OPPORTUNITÀ DARNE COMUNICAZIONE…