beppe grillo

SERVIVA UNA GRANDE IMPRESA PER DIVENTARE MENO POPOLARI DI RENZI, MA GRILLO CI È RIUSCITO - DOPO IL VIDEO-EMBOLO SUL PRESUNTO STUPRO DEL FIGLIO I SUOI CONSENSI SONO CROLLATI AL 6%, PEGGIO DI MATTEUCCIO, STABILE AL 10% DA QUANDO HA FATTO CADERE CONTE - FACCI: "PER MOLTI ELETTORI DEL M5S È UN'OPPORTUNITÀ O UNA SCUSA PER ASSOLVERE SE STESSI DOPO AVER SOSTENUTO IL NULLA DEL GRILLISMO PER ANNI"

Filippo Facci per “Libero Quotidiano

 

beppe grillo the father by gianboy

Il signor Giuseppe Piero Grillo risulta al primo posto nella classifica dei leader meno amati dagli italiani, e scavalca perciò Matteo Renzi che ormai da parecchio non se la passa bene.

 

A spiegarlo è Paolo Natale (Istituto Ipsos) sul periodico web «Gli stati generali», e, non fosse chiaro, è una notizia clamorosa. Se guardiamo Renzi, il suo degradando è stato spesso legato a decisioni politiche: dall'altare del 71 per cento di gradimento (2014) è passato al 15 per cento del 2019 a quando boicottò il secondo governo Conte (10 per cento e, per quanto ci riguarda, canonizzazione immediata) e quindi, ora, Renzi è stabile a questa quota.

 

Beppe Grillo invece sembrava inattaccabile: almeno sino a quando è giunta la ben nota esternazione/video riguardante le indagini su suo figlio Ciro per la presunta violenza sessuale in Sardegna.

 

filippo facci

Da quel giorno, il livello di fiducia nel fondatore dei 5 stelle (che beninteso, tra la totalità degli italiani non è mai stato particolarmente elevato) è scivolato sino al 6 per cento, che è niente.

 

IL CONFRONTO

Dalla sua comparsa sulla scena politica, all'inizio dello scorso decennio, si era espresso positivamente su di lui una quota intorno al 20-25 della popolazione elettorale, e, in generale, Grillo piaceva ovviamente a quelli del suo Movimento (o a chi era intenzionato a votarlo) ma anche a qualche leghista o qualche potenziale ex astenuto, ex scheda bianca, insomma una fettina di italiani che per lui aveva addirittura ricominciato a votare.

 

ciro e beppe grillo

È anche vero che nel corso degli anni la sua presenza mediatica e soprattutto politica era progressivamente calata (e il suo blog scompariva) ed è vero che anche i sondaggi attorno alla sua figura si facevano più episodici perché ritenuti non sempre legati ai destini del Movimento.

 

Ogni rilevazione, però, misurava un tasso di gradimento che non si allontanava mai troppo dal livello citato (20-25) e in ogni caso non era mai sceso sotto un 16-18 per cento. Poi che è successo? Il video. I giudizi degli intervistati-Ipsos hanno registrato un peggioramento repentino quanto drastico. Un precipizio.

 

GIUSEPPE CONTE MATTEO RENZI BY DE MARCO

E siamo al citato e misero 6 per cento: un consenso che registra un'impopolarità scaturita anche dall'interno del suo partito, dove a vederlo positivamente resta uno scarno 15-16 per cento contrapposto a un sostegno a Giuseppe Conte che sfiora il 95 per cento.

 

Ed è incredibile, perché il dato dà ragione a chi ritiene che la molteplice crisi dei Cinque Stelle potrebbe essere risolta da uno come Conte (se ne prendesse saldamente e velocemente in mano la leadership politica) accompagnandosi a un progressivo oscuramento della figura del fondatore, figura più distruttiva che divisiva.

 

CALO GRILLINO

BEPPE GRILLO DAVIDE CASALEGGIO

Per tutte queste ragioni il Movimento non cala proporzionalmente a Grillo (purtroppo) anche se l'Ipsos di Pagnoncelli ha fatto sapere che i grillini di recente hanno perso altri due punti percentuali: ma qui c'entrerebbero anche altre cose, come il divorzio dei grillini da Casaleggio.

 

Di fatto, ora i Cinque Stelle sono al 16 e qualcosa per cento dietro Fratelli d'Italia, mentre Forza Italia cresce (da 7,6 a 8 per cento) al pari di Azione di Carlo Calenda (da 2,4 a 2,8 per cento) e di Sinistra Italiana (dal 2 al 2,2 per cento).

 

beppe grillo - elevato

I dati sono aggiornati ai primi del mese, ma le voci attorno a un qualche ruolo futuro di Giuseppe Conte nel Movimento avrebbero già rianimato gli elettori, che secondo Emg (4 maggio) nei giro di pochi giorni erano già risaliti di uno 0,4 per cento in sette giorni, come se la sortita di Grillo fosse frattanto già stata riassorbita.

 

RUOLO DELLA DONNA

Ma una celere normalizzazione pare improbabile, anche perché molti talkshow intanto ripropongono il caso della presunta violenza sessuale di Ciro Grillo come tema centrale della serata (non c'è molto altro: o Covid o gli intrighi della magistratura) e il video di Beppe Grillo alla fine viene riproposto di continuo, divenendo esso stesso la vera vena dei dibattiti piuttosto di un'indagine che non offre molti spunti di novità.

PARVIN TADJIK BEPPE GRILLO

 

Le discussioni, in altre parole (forse non solo nei talkshow) girano attorno ai tipici pregiudizi e alle posizioni generiche e precostituite che Grillo è riuscito a condensare in un intervento solo: la violenza sessuale, il ruolo della donna in generale, non ultima una giustizia che nella visione esasperata e frettolosa di Grillo doveva «arrestare» o celermente assolvere gli indagati.

 

BEPPE GRILLO NEL VIDEO A DIFESA DEL FIGLIO CIRO

Pochissimi hanno visto nella sortita di Grillo solo lo sfogo addolorato di un padre, a quanto pare: ma non risultando il popolo italiano come particolarmente sensibile al tema degli stupri - presenti ogni giorno nelle cronache - ai più, e probabilmente a molti grillini, quel discorso infelice è parsa forse un'opportunità o una scusa per archiviare una lunga sbandata politica (la propria) e assolvere se stessi dopo aver sostenuto il nulla del grillismo per anni, rivelatosi inconsistente come non mai: soprattutto dopo che il neo premier Mario Draghi è comparso come una figura che ha mandato a letto i bambini.

BEPPE GRILLO NEL VIDEO A DIFESA DEL FIGLIO CIROBEPPE GRILLO NEL VIDEO A DIFESA DEL FIGLIO CIROBEPPE GRILLO NEL VIDEO A DIFESA DEL FIGLIO CIRObeppe grilloBEPPE GRILLO NEL VIDEO A DIFESA DEL FIGLIO CIROBEPPE GRILLO NEL VIDEO A DIFESA DEL FIGLIO CIRO beppe grillo parvin tadjk ciro grilloBEPPE GRILLO NEL VIDEO A DIFESA DEL FIGLIO CIRO

Ultimi Dagoreport

netanyahu bin salman donald trump ghalibaf iran xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP HA DETTO UNA MEZZA VERITÀ NEL SOLITO MARE DI STRONZATE: UN NEGOZIATO CON L’IRAN C’È ED È BEN AVVIATO. IL GUAIO È CHE DOVEVA RIMANERE SEGRETO, COME SEMPRE QUANDO CI SONO TRATTATIVE COSÌ DELICATE – IL RUOLO DEL MEDIATORE SPETTA AL PAKISTAN, POTENZA NUCLEARE IN OTTIMI RAPPORTI CON L’ARABIA SAUDITA DI BIN SALMAN (CHE VUOLE ANNIENTARE IL REGIME IRANIANO) – IL TYCOON È PRONTO A SPEDIRE IL VICE JD VANCE: SAREBBE UN MESSAGGIO ALLA BASE CONTRARIA ALLA GUERRA (VANCE È UN’ISOLAZIONISTA) – NETANYAHU HA ABBASSATO LE PENNE DOPO CHE I MISSILI BALISTICI DEGLI AYATOLLAH HANNO BUCATO L’IRON DOME E SONO ARRIVATI A UN PASSO DALL’IMPIANTO NUCLEARE DI DIMONA, SU INDICAZIONE DELL’INTELLIGENCE CINESE …

putin trump orban zelensky droni ucraina

DAGOREPORT – IL MONDO È CONCENTRATO SULLE BOMBE DI TRUMP E NETANYAHU IN IRAN E SI È DIMENTICATO DEI POVERI UCRAINI: IERI PUTIN HA LANCIATO MILLE DRONI SU TUTTO IL PAESE, GLI USA CONTINUANO CON IL LORO PRESSING SU KIEV PER LA RESA E IL PRESTITO DA 90 MILIARDI DALL'UNIONE EUROPEA È BLOCCATO PER IL VETO DI ORBAN (IL 12 APRILE SI VOTA A BUDAPEST E FINO A QUEL GIORNO NON SE NE PARLA) – ZELENSKY SI SBATTE COME UN MOULINEX PER FAR CAPIRE AL TYCOON CHE IL FRONTE È UNICO (RUSSIA E IRAN SONO ALLEATI) MA QUELLO NON CI SENTE – L’ESERCITO UCRAINO IN QUATTRO ANNI DI GUERRA È DIVENTATO UNO DEI PIÙ AVANZATI AL MONDO: È L’UNICO CHE SA COME ABBATTERE I DRONI IRANIANI, E STA ADDESTRANDO I PAESI DEL GOLFO...

giorgia meloni tajani nordio salvini delmastro bartolozzi conte schlein santanche la russa

DAGOREPORT - LA CADUTA DEI MELONI NEL VOTO (A PERDERE) - DOPO UNA SCONFITTA, PER UN LEADER SI APRONO DUE STRADE: O SI DIMETTE O RAFFORZA LA SUA LEADERSHIP - MELONI HA SCELTO DI RESTARE INCOLLATA ALLA POLTRONA DI PALAZZO CHIGI, MA ANZICHÉ GUARDARSI ALLO SPECCHIO E AMMETTERE L’ARROGANTE BULIMIA DI POTERE DOMESTICO E IL VASSALLAGGIO ESTERO-TRUMPIANO, HA DECISO DI FAR PIAZZA PULITA DEGLI INDAGATI BARTOLOZZI, DELMASTRO, SANTANCHE’ - E METTENDO AL MURO LA PANTERATA MINISTRA DEL TURISMO, IL BERSAGLIO NON PUÒ ESCLUDERE IL VOLTO MEFISTOFELICO DEL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA, NONCHE' BOSS DELLA PRIMA REGIONE ITALIANA PER PIL, IL SICULO-LOMBARDO LA RUSSA (CHI SCEGLIERÀ NEL ’27 IL CANDIDATO A SINDACO DI MILANO, ‘GNAZIO O GIORGIA?) - AL TEMPO STESSO, IL VOTO DI LUNEDÌ FA RIALZARE LA CRESTA AI DUE GALLETTI DEL “CAMPOLARGO”, SCHLEIN E CONTE, CHE S’ILLUDONO CHE I “NO” INCASSATI AL REFERENDUM SI POSSANO TRASFERIRE IN BLOCCO SUL CENTROSINISTRA - MA IL DRAMMA È UN ALTRO: 'STA ELLY CON ESKIMO È IN POSSESSO DELLE CAPACITÀ DI FARE LA PREMIER? E COME VIENE PERCEPITA DALL’OPINIONE PUBBLICA UNA CHE GRIDA SLOGAN CICLOSTILATI NEGLI ANNI ’70 INVECE DI PROPORRE L’IDEA DI UN “PAESE NORMALE”?

piperno stefanelli sala

DAGOREPORT: L’IRAN E LE ANIME BELLE DELLA SINISTRA - UN TEMPO C’ERANO I GRANDI MAÎTRE À PENSER FILOARABI E PRO RIVOLUZIONE ISLAMICA. CINQUANT’ANNI DOPO ABBIAMO LE VARIE ALESSIA PIPERNO, CECILIA SALA, BARBARA STEFANELLI CHE CI INONDANO SU “CORRIERE” E “FOGLIO” DI ARTICOLI, LIBRI, POST E PODCAST SULLE RIVOLUZIONARIE RAGAZZE IRANIANE OPPRESSE DAL VELO E DAL REGIME, PRONTE ALLA RIVOLUZIONE…  SCOPPIA LA GUERRA E IN PIAZZA, A TEHERAN, CI SONO SOLO DONNE VELATE CHE INNEGGIANO AI GUARDIANI DELLA RIVOLUZIONE, BRUCIANO BANDIERE USA E DI ISRAELE E INNEGGIANO AI MARTIRI DELL’ISLAM - MA LE RAGAZZE IRANIANE DOVE SONO?

edmondo cirielli marta schifone gennaro sangiuliano

DAGOREPORT – LA PIU’ GRANDE BATOSTA PER FRATELLI D’ITALIA AL REFERENDUM E’ ARRIVATA IN CAMPANIA, DOVE IL “NO” E’ ARRIVATO AL 65,2% - UNA REGIONE NON “ROSSA” (IL CENTRODESTRA HA VINTO CON RASTRELLI E CALDORO) DOVE SPADRONEGGIANO EDMONDO CIRIELLI E GENNARO SANGIULIANO – I DUE, CONSIDERATI INTOCCABILI NONOSTANTE LE SCARSE PERFORMANCE ELETTORALI, FANNO GIRARE I CABASISI ALLA DESTRA NAPOLETANA CHE LI VEDE COME CORPI ESTRANEI (E INFATTI NON VA A VOTARE) – AI DUE SI E’ AGGIUNTA MARTA SCHIFONE, CARA AD ARIANNA MELONI, DIVENUTA COMMISSARIO PROVINCIALE DEL PARTITO...