enrico letta giuseppe conte matteo salvini renzi

SOMMOVIMENTO 5 STELLE - SE CONTE FA DAVVERO LA SCISSIONE, CHE SUCCEDE AI QUATTRO MINISTRI GRILLINI? UN RIMPASTO SAREBBE INEVITABILE: IL MOVIMENTO 5 STELLE NON SAREBBE PIÙ IL PRIMO PARTITO E IL SUO PESO NEL GOVERNO ANDREBBE "RIEQUILIBRATO" - RENZI E SALVINI SE LA GODONO: IL PRIMO PER L’ENNESIMA LEZIONE DI STRATEGIA A LETTA (CHE POTREBBE ESSERE COSTRETTO A TROVARE UN ACCORDO CON L’ODIATO MATTEO). IL SECONDO PERCHÉ LA LEGA POTREBBE DIVENTARE DI COLPO IL PRIMO AZIONISTA DELLA MAGGIORANZA, E QUINDI IL PRINCIPALE INTERLOCUTORE DI DRAGHI

Fausto Carioti per “Libero quotidiano”

 

conte di maio

Ad attendere Luigi Di Maio e gli altri ministri del M5S al termine del tunnel buio che stanno attraversando s' intravede un incubo ancora più brutto: il rimpasto di governo. Lo sanno loro, lo sa Mario Draghi e lo sanno i capi dei partiti della strana maggioranza. È anche a questo, e non solo alla sfida per il Quirinale, che si riferisce Enrico Letta, quando davanti alla faida dei suoi alleati ammette di avere «il timore di dare un vantaggio alla destra».

 

stefano patuanelli matteo salvini giuseppe conte

Bisogna partire dai numeri, perché ogni governo parlamentare è costruito seguendo le indicazioni del manuale Cencelli e quello di Mario Draghi non fa eccezione. Il movimento fondato da Beppe Grillo conta oggi 75 senatori e 161 deputati. Complessivamente si tratta del 25% dei parlamentari. In ambedue i rami, i gruppi del M5S sono tuttora i più numerosi, nonostante le quasi cento defezioni subite dall' inizio della legislatura.

mario draghi

 

Sono queste le ragioni per cui il M5S ha fatto la parte del leone anche nell' esecutivo di Draghi. Nessun altra sigla conta quattro ministeri (incluso quello degli Esteri, l' unico di prima fascia non assegnato a un tecnico) e undici sottosegretari.

giuseppe conte vs beppe grillo meme

 

I fortunati grillini che fanno parte del governo, però, debbono la poltrona alla sottostante massa di peones che appartiene al loro stesso gruppo e vota la fiducia a Draghi. Nel momento in cui queste condizioni cambiassero, s' imporrebbe una "ridefinizione" degli equilibri.

 

E la scissione che sta per fare Giuseppe Conte, confermata da lui stesso ieri («questo progetto non lo voglio tenere nel cassetto») e ritenuta inevitabile pure da Grillo («se qualcuno vuole fare una scelta diversa, la farà»), avrebbe conseguenze enormi.

salvini renzi

 

Innanzitutto toglierebbe al M5S la palma di prima forza del parlamento, che andrebbe alla Lega. A fare la differenza basterebbe infatti la fuga dal M5S di 12 senatori e 30 deputati, e quelli pronti (almeno a parole) ad andarsene con Conte sono parecchi di più, almeno un centinaio di parlamentari, molti dei quali attirati dalla possibilità di candidarsi una terza volta pur avendo già fatto due mandati.

 

LE POLTRONE

LUIGI DI MAIO

Anche spaccando il movimento a metà, e ipotizzando che ambedue le parti restino nella maggioranza, la somma politica varrebbe meno del totale attuale. A maggior ragione, la ridistribuzione degli incarichi sarebbe necessaria se la gran parte della squadra di governo dovesse trovarsi in una sigla e il grosso degli eletti nell' altra.

 

Pure il peso delle poltrone dovrebbe essere ridiscusso: potrebbe Di Maio, che oggi sembra intenzionato a restare con Grillo, mantenere il prestigioso incarico alla Farnesina, non essendo più espressione del primo partito?

 

salvini renzi

Le cose si complicherebbero ulteriormente qualora la fazione dell' avvocato pugliese iniziasse ad alzare i toni contro Draghi, come ha appena fatto il ministro Stefano Patuanelli (contiano) difendendo il «cashback». Perché pure la lealtà va messa in conto, quando si tratta di scegliere a chi affidare i ministeri.

 

CHI SE LA GODE?

C' è un solo modo, insomma, per evitare pianto e stridor di denti: far sì che il M5S rimanga, più o meno integro, nelle mani di uno dei due contendenti. Non a caso, è l' esito in cui spera Di Maio, che incarica i suoi collaboratori di dire che «il ministro sta lavorando, come sempre, per l' unità».

 

Ma è l' ipotesi più improbabile. La spaccatura è profonda, Grillo non intende cedere alcunché e anche se molti dei suoi credono davvero che il comico sia bollito, basta la presenza del detestatissimo Vito Crimi al fianco di Conte per convincerli a non seguire l' ex premier.

 

stefano patuanelli question time in senato 1

Pop corn in mano, i due Matteo, Renzi e Salvini, si godono la scena: sono loro i candidati a vincere la guerra tra Grillo e Conte. Per il toscano il premio è l' ennesima lezione di strategia inflitta a Letta e un possibile nuovo accordo col Pd: vista la pasta di cui sono fatti i grillini, i democratici presto potrebbero essere costretti a riaprire l' altro forno, quello con chi è a destra di loro, se non vorranno perdere ovunque.

 

Il leghista, senza fare nulla, potrebbe svegliarsi una delle prossime mattine e scoprire di essere il primo azionista della maggioranza, dunque il principale interlocutore del premier. Per il povero Letta, che avrebbe voluto la Lega fuori dal governo, un altro enorme rospo da ingoiare.

Ultimi Dagoreport

marcello sala luigi lovaglio gaetano caputi giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone

DAGOREPORT: C’È MOLTA TENSIONE IN “SALA” DI ATTESA - DAVANTI A UN’IPOTESI DI REATO SARÀ DIFFICILE PER LA CAMERA E IL SENATO NEGARE L’AUTORIZZAZIONE ALLA PROCURA DI MILANO, CHE INDAGA SULLA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA, AD ACQUISIRE LA MESSAGGISTICA TELEFONICA DELL’EX DIRETTORE GENERALE DEL TESORO, MARCELLO SALA (NON INDAGATO), CON MINISTRI E PARLAMENTARI – SE, PUTACASO, SBUCASSE UNA CONVERSAZIONE DEL TITUBANTE SALA CON L’INFLUENTE CAPO DI GABINETTO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO, GAETANO CAPUTI, OPPURE UNO SCAMBIO DI MESSAGGI CON IL CAPO DI GABINETTO DEL MINISTRO GIORGETTI, STEFANO VARONE, VERREBBE MENO IL RISCHIO DI VIOLARE LE PREROGATIVE PARLAMENTARI...

claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – MENTRE IL MINISTRO PIANTEDOSI È INDAFFARATO A QUERELARE DAGOSPIA, LA SUA (EX?) AMANTE, CLAUDIA CONTE, CONTINUA A TORTURARE GLI ASCOLTATORI DI RADIO1 CON LA SUA TRASMISSIONE, “LA MEZZ’ORA LEGALE”. IERI, OSPITE AI MICROFONI DELLA PREZZEMOLONA CIOCIARA, IL SOTTOSEGRETARIO AI TRASPORTI, IN QUOTA FDI, ANTONIO IANNONE, SUL TEMA DELLA SICUREZZA STRADALE - IL PROGRAMMA, DEDICATO ALLA GRANDE PASSIONE DI CLAUDIA (LA “LEGALITÀ”), INCLUDE UNA RUBRICA FISSA DEDICATA ALLA POLIZIA DI STATO, FORZA DELL’ORDINE DI CUI PIANTEDOSI È IL CAPO...

DAGOREPORT! UNA BIENNALE FUORI DI TETTA! – FLASH, IMPRESSIONI E IMMAGINI DALLA BIENNALE CHE NON RUSSA DEL SICULO-MUSULMANO BUTTAFUOCO. NEL PADIGLIONE AUSTRIACO C’È UNA POVERA PERFORMER NUDA A TESTA IN GIÙ DENTRO UNA CAMPANA: MANCO A TERRAZZA SENTIMENTO O ALLA GINTONERIA DI LACERENZA SI È VISTA UNA COSA SIMILE - IL PADIGLIONE RUSSO È STATO TRASFORMATO IN UN FRACASSONE DJ SET PIENO DI FIORI. QUELLO AMERICANO SEMBRA UN INTERNO PER RICCHI ARABI CON DELLE SCULTURE DORATE DA SCEICCO (IN PIENO STILE TRUMP) - LA MOSTRA "IN MINOR KEYS" DEGLI ASSISTENTI DELLA FU KOYO KOUOH È UN SUK ’NDO COJO COJO. E’ UNA VIVACE LAMENTELA ANTICOLONIALISTA CHE INVITA GLI EUROPEI A CONFESSARE I LORO CRIMINI (MA QUALI?)

andrea orcel luigi lovaglio castagna giancarlo giorgetti matteo salvini francesco gaetano caltagirone leonardo del vecchio milleri marcello sala

DAGOREPORT - CON IL RIBALTONE SENESE, CON LOVAGLIO DI NUOVO AL COMANDO DI MPS, IL FUTURO DELLA FINANZA ITALICA È TUTTO DA SCRIVERE - NATURALMENTE ALL’ITALIANA, TRA TACITI ACCORDI SOTTOBANCO E OSCURE OPERAZIONI. SE NON CI FOSSE STATO IL VOTO A FAVORE DEL BANCO BPM, GUIDATO DA CASTAGNA, NON SAREBBE RICICCIATO IL "BAFFO LUCANO" IN MPS. E SE NON CI FOSSE STATO L’APPOGGIO DEL CREDIT AGRICOLE, PRIMO AZIONISTA DI BPM, CASTAGNA NON SAREBBE STATO RICONFERMATO ALLA GUIDA DELL’EX POPOLARE DI MILANO, CARA ALLA LEGA DI SALVINI E GIORGETTI - PERCHÉ CASTAGNA  UNA MANO A LOVAGLIO E AGRICOLE DÀ DUE MANI A CASTAGNA? LA RISPOSTA FORSE SI PUÒ RINTRACCIARE SBIRCIANDO LA MESSAGGISTICA TELEFONICA DELL’EX DIRETTORE GENERALE DEL TESORO, MARCELLO SALA, CON MINISTRI E SOTTOSEGRETARI – IL SUCCESSO DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO POTREBBE ANCHE RIVELARSI UNA VITTORIA DI PIRRO: COME FARÀ A RESTITUIRE 11 MILIARDI DI EURO A UNICREDIT, BNP PARIBAS E CRÉDIT AGRICOLE PER  L’ACQUISIZIONE DELLE QUOTE DEI FRATELLI LUCA E PAOLA? SE POI AGLI ALTRI EREDI VIEN VOGLIA DI VENDERE IL LORO 12,5% DI DELFIN? A QUEL PUNTO, NON RESTEREBBE CHE LA CESSIONE DELLE PARTECIPAZIONI FINANZIARE NEL MONTE DEI PASCHI (17,5%), IN GENERALI (10,15%) E IN UNICREDIT (2,7%) - VROOM! IL RISIKO BANCARIO SI E' RIMESSO IN MOTO...

xi jinping donald trump iran stretto di hormuz

FLASH – DONALD TRUMP STREPITA E MINACCIA DI “RADERE AL SUOLO” L’IRAN, MA HA IL PISTOLINO SCARICO: TRA DIECI GIORNI VOLERÀ A PECHINO PER UN INCONTRO CON IL PRESIDENTE CINESE, XI JINPING. QUANDO L’AUTOCRATE COMUNISTA, GRANDE SPONSOR DEL REGIME DI TEHERAN, METTERÀ SUL PIATTO DELLA TRATTATIVA LA PACE IN IRAN, CHE FARÀ IL TYCOON? CONTINUERÀ A FARE IL MATTO O FARÀ PIPPA? IL DRAGONE HA IL COLTELLO DALLA PARTE DEL MANICO, MENTRE IL DEMENTE DELLA CASA BIANCA CONTINUA A CIURLARE: SE TORNA A CASA SENZA NIENTE IN MANO, SAREBBE UNA SCONFITTA PESANTISSIMA, SOPRATTUTTO IN VISTA DELLE ELEZIONI DI MIDTERM DI NOVEMBRE (CHE GIÀ SI PREANNUNCIANO UNA DEBACLE)