arrivabene

ARRIVABENE MA ESCE MALE. DOPO LA FERRARI, L’EX CAPO DI ANDREA AGNELLI IN PHILIP MORRIS RISCHIA DI AFFONDARE ANCHE LA JUVE - NEL 2019 JOHN ELKANN LO CACCIÒ DA MARANELLO. ORA GLI METTE IN MANO IL CLUB BIANCONERO E NON POCHI PROBLEMI: DAI CONTI IN ROSSO ALLA SQUADRA DA RIFARE. IN MEZZO L’INCERTO FUTURO DI ANDREA AGNELLI, IL POSSIBILE ARRIVO DI ALESSANDRO NASI, VOLUTO DA "JAKI" COME PRESIDENTE E L’INGRESSO DI NUOVI SOCI – LA DAGO-ANTICIPAZIONE

https://m.dagospia.com/andrea-agnelli-vorrebbe-restare-presidente-almeno-fino-a-dicembre-ma-dipendera-da-john-elkann-271639

 

 

Marco Zini per tag43.it

 

maurizio arrivabene 9

Riuscirà Maurizio Arrivabene a rilanciare la Juventus? Il manager bresciano, 64 anni, tifosissimo bianconero, che è stato il team principal della Ferrari dal novembre 2014 al gennaio 2019, dal 2012 fa parte del consiglio di amministrazione della squadra bianconera. Dunque uno che conosce bene la società e il presidente Andrea Agnelli, di cui è stato capo in Philip Morris. Ma forse conosce meno il calcio. La parte sportiva verrà dunque seguita da Federico Cherubini, promosso al posto lasciato libero da Fabio Paratici.

 

Andrea Agnelli e John Elkann

Ad Arrivabene come amministratore delegato il compito di tenere sotto controllo i conti. Un tema complicato come per l’Inter. Queste infatti sono state settimane delicate alla Continassa. Neanche il tempo di finire la stagione, conquistando in extremis un posto in Champions league (fondamentale per il bilancio), che un ribaltone ha ridisegnato il club con la nomina di Arrivabene e il ritorno in panchina di Massimiliano Allegri. Un rientro controverso, quello dell’allenatore.

 

Tre allenatori in tre anni, non era mai successo nella storia della Juventus

La maggior parte degli juventini non lo amava. O forse non lo ama. Ma nel mondo del business, rispetto a quello sportivo, tutto può cambiare. Specialmente dopo l’esonero di Maurizio Sarri e di Andrea Pirlo. Tre allenatori in tre anni. Fatto mai successo nella storia della Juve. Il compito di Arrivabene non sarà perciò facile. E i precedenti non gli sono favorevoli.

maurizio arrivabene 8

 

Basta ricordare la rottura con Mattia Binotto, attuale direttore sportivo della Ferrari, che aveva portato la società a licenziare l’ex manager Philip Morris. Mossa inevitabile per riportare serenità all’interno del team. Subito dopo quell’episodio emersero i veri retroscena sull’avvicendamento. Errori che non si riducono alla gestione dei piloti ma vanno a sconfinare nei rapporti personali e nel clima che si era creato. L’allontanamento di Arrivabene fu inevitabile. Non era l’uomo giusto per quel lavoro.

 

 

lapo elkann john elkann alessandro nasi andrea agnelli al matrimonio di john

Fu John Elkann a mandare via Arrivabene dalla Ferrari

La decisione arrivò come sempre dal presidente di Exor John Elkann. A condannare il nuovo ceo della Juve furono i comportamenti. Che cosa vuol dire? Chi ha lavorato con lui a Maranello, lo descrive come un autoritario senza leadership. Ma non finisce qui. Sergio Marchionne aveva già deciso che sarebbe stato Binotto a prendere in mano il team.

 

Motivo? Pochi risultati, scarsa capacità operativa e carenza di governance. Caratteristiche, queste, che possono essere ancora più pericolose nel mondo del calcio. Nel campionato appena concluso la Juventus era, forse, ancora la squadra migliore per qualità della rosa ma non ha avuto una guida. Sia sul fronte manageriale che sportivo. Con una battuta si potrebbe dire che Arrivabene alla Juve rischia di diventare ancora una volta il signor “Usciremale”.

 

maurizio arrivabene 5

Poi c’è il capitolo Andrea Agnelli. Per ora Elkann l’ha confermato e non poteva essere diversamente. Allontanare il secondo socio della capogruppo Giovanni Agnelli Bv non è così semplice. Queste decisioni vanno fatte decantare. La Juve potrebbe essere costretta a fare un nuovo aumento di capitale per coprire le perdite d’esercizio e parte dell’indebitamento di oltre 450 milioni. Va segnalato che Exor, azionista di maggioranza della squadra torinese, ha adottato il 31 dicembre del 2019 la normativa sul voto maggiorato.

 

La possibilità di esercitare questa opzione scatta dopo due anni che il socio ne abbia fatto richiesta. Quindi il primo gennaio 2022. Ciò significa che nei prossimi mesi la holding della famiglia Agnelli ha margine per trattare l’ingresso di nuovi soci senza perdere la gestione della società. E allora, perché no, Elkann potrebbe cambiare anche il presidente.

ANDREA AGNELLImaurizio arrivabene 7

Ultimi Dagoreport

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)

marina pier silvio berlusconi paolo del debbio giorgia meloni

FLASH – HA FATTO MOLTO RUMORE IL SILENZIO DI MEDIASET SUL CASO DEL DEBBIO: DAL BISCIONE HANNO LASCIATO CHE FOSSE IL CONDUTTORE, CARO A GIORGIA MELONI, A SMENTIRE I RETROSCENA SUL SUO ADDIO A RETE4 – IL MOTIVO? SEMBRA CHE A COLOGNO NON ABBIANO VOLUTO REPLICARE PERCHÉ AVREBBERO DECISO DI TAGLIARE LA TESTA AL TORO. NON ESSENDOCI UN CONTRATTO DA NON RINNOVARE (DEL DEBBIO È UN DIPENDENTE A TEMPO INDETERMINATO), AL MASSIMO C'È DA ATTENDERE LA PENSIONE - E INTANTO BIANCA BERLINGUER NON CI PENSA PROPRIO A SCUSARSI CON CARLO NORDIO PER LE PAROLE DI SIGFRIDO RANUCCI…

putin orban zelensky

DAGOREPORT – A PUTIN È BASTATO PERDERE IL CAVALLO DI TROIA IN UE, VIKTOR ORBAN, PER VEDER CROLLARE OGNI CERTEZZA: L’UCRAINA È NEL MOMENTO MIGLIORE DA QUATTRO ANNI A QUESTA PARTE ED È IN GRADO DI COLPIRE LA RUSSIA QUANDO E COME VUOLE – LA PARATA DIMESSA DEL 9 MAGGIO È LA PROVA CHE “MAD VLAD” VIVE A CHIAPPE STRETTE: CON LO SBLOCCO DEI 90 MILIARDI EUROPEI A KIEV (CHE ORBAN BLOCCAVA) E LA FORMIDABILE INDUSTRIA MILITARE UCRAINA, ORA È LA RUSSIA A ESSERE IN GROSSA DIFFICOLTÀ – IL “TROLLAGGIO” DI ZELENSKY, LA NOMINA FARLOCCA DI SCHROEDER (DIPENDENTE DEL CREMLINO) COME NEGOZIATORE E IL DISIMPEGNO DI TRUMP CHE ORMAI NON È PIÙ DECISIVO: GLI USA FORNISCONO SOLO AIUTI DI INTELLIGENCE, MA POSSONO ESSERE SOSTITUITI DAGLI 007 EUROPEI (SOPRATTUTTO BRITANNICI)

donald trump benjamin netanyahu attacchi iran

DAGOREPORT - IL PIÙ GRANDE OSTACOLO ALLA PACE IN MEDIO ORIENTE È BENJAMIN NETANYAHU -  TRUMP ERA PRONTO A CHIUDERE L’ACCORDO CON L’IRAN: AVEVA DATO IL SUO VIA LIBERA ALL’INVIATO STEVE WITKOFF PER METTERE UNA PAROLA FINE AL NEGOZIATO CON IL REGIME DI TEHERAN. A QUEL PUNTO, S’È MESSO DI TRAVERSO IL SOLITO “BIBI”: “LA GUERRA NON È FINITA, C’È ANCORA L’URANIO DA PORTARE VIA” - IL TYCOON E IL SUO ALLEATO ISRAELIANO HANNO UN “PROBLEMA” ELETTORALE: A OTTOBRE SI VOTA IN ISRAELE E A NOVEMBRE NEGLI USA PER LE MIDTERM. MA GLI OBIETTIVI SONO OPPOSTI: NETANYAHU PER VINCERE HA BISOGNO DELLA GUERRA PERMANENTE, TRUMP DELLA PACE A TUTTI I COSTI