pele

“TENTO SEMPRE DI SEPARARE EDSON DA PELÉ: EDSON È UNA PERSONA NORMALE, FATTA DI CARNE ED OSSA, PELÉ È ETERNO” – “O’REI” NELLA VITA PRIVATA NON È STATO IRREPRENSIBILE COME IN CAMPO. HA AVUTO TRE MOGLI E VARI FIGLI: UNA NON L’HA MAI VOLUTA RICONOSCERE, UN ALTRO (EDINHO) ENTRA ED ESCE DI GALERA – HA SEMPRE MOSTRATO UN DISTACCO “REGALE” DAGLI AFFETTI, CHE NON DOVEVANO MAI METTERE IN OMBRA IL SUO MITO – IL RAPPORTO AMBIGUO CON IL REGIME MILITARE – VIDEO

 

 

 

pele nella pubblicita per il viagra

1. MORTO PELÉ, IL MONDO PIANGE O REY: DA LUSTRASCARPE AI TRONFI DEI RECORD

Estratto dell’articolo di Marco Ciriello per “il Mattino”

 

[…] Ha avuto solo tre mogli: Rosimeri Cholbi dalla quale ebbe due figlie Cristina e Jennifer Kelly e un figlio, l'ex portiere Edinho, che gli ha dato non pochi problemi tra droga e riciclaggio di denaro sporco. Poi la cantante Assiria Seixas Lemos, dalla quale ha avuto due gemelli Joshua e Celeste, e infine l’imprenditrice Marcia Aoki Cibele. Collezionando una serie di storie con domestiche, attrici, modelle, psicologhe e regine di bellezza, che l’hanno portato a dire di non sapere quanti figli abbia realmente. […]

 

 

tutte le pubblicita di pele

2. PELÉ, L’UOMO CHE INVENTÒ IL BRASILE

Rocco Cotroneo per “Domani”

 

È morto Pelé, l’atleta del secolo, il brasiliano più famoso della storia, simbolo unico per un paese che vive il complesso della periferia, poco prolifico di numeri uno al mondo, senza un unico premio Nobel nel paniere. Si è spento all’età di 82 anni dopo giorni in cui le sue condizioni di salute erano peggiorate. Il Pelé che il Brasile oggi piange è un monumento più che un eroe nazionale.

 

PELE

Pesa il lungo tempo trascorso dai tempi del pallone, chi ha oggi meno di 60 anni se lo ricorda praticamente solo negli spot pubblicitari e nelle cerimonie in tv: fino a pochi anni fa non passava giorno senza che apparisse da qualche parte, mai invecchiato, nemmeno un capello bianco. E non ho bisogno di tingerli, diceva, è genetica.

 

L’esuberanza e l’ubiquità della sua figura nel “dopo” hanno finito per condizionare tutti, anche i meno giovani. Per mezzo secolo Pelé ha interpretato Pelé, e non era poi così fuori luogo l’uso costante della terza persona. A chi gli chiedeva i motivi del vezzo, arrivava sempre la stessa risposta: «Tento sempre di separare Edson da Pelé: Edson è una persona normale, fatta di carne ed ossa, Pelé è eterno».

 

pele fotografato da tony vaccaro

La sua grandezza fuori dal tempo lascia poco spazio agli eterni dibattiti Maradona o Pelé? E oggi Pelé, Maradona o Messi. L’ennesimo video comparativo su Youtube avverte: attenzione, esistono immagini di appena il 20 per cento delle partite giocate da O Rei. E un altro: tutte le cose più spettacolari che vedete nel calcio oggi lui le aveva già fatte. Fine della discussione, dunque.

 

Sia l’adolescente nero che conquistò il mondo, sia il brillante e integrato businessman della maturità hanno lasciato segni indelebili nella storia e nella cultura del Brasile, in una identificazione senza pari tra un paese e un suo figlio. Pelé è l’inventore del Brasile. Prima dell'esplosione della “perla nera” – Mondiali 1958 – il suo paese non solo non aveva vinto nulla, ma il mix razziale era stato più un argomento polemico che un vantaggio competitivo.

 

pele'

Nei precedenti tornei i giocatori di colore erano pochi, e venivano sempre accusati per primi per le disfatte (su tutti, terribile fu il destino professionale e umano del portiere Barbosa, quello che subì incolpevole il gol fatale dell'Uruguay nella finale del 1950). Il Pelé favoloso diciassettenne in Svezia fu una rivoluzione culturale oltre che una svolta calcistica.

 

Da quel momento la figura del ragazzino nero, povero e scalzo cresciuto a colpi di dribbling in spiaggia divenne la più perfetta simbologia dell'arte applicata al pallone, dell'allegria come motore per la vittoria, della danza come contorno alla forza fisica. Era nato il calcio brasiliano, unico e inimitabile.

 

C’è un prima e un dopo Pelé per il Brasile. Prima di lui era un luogo misterioso da qualche parte sulla Terra, alla quale era difficile associare un solo nome. Quanti ancora adesso sanno citare un brasiliano noto prima del 1950?

PELE, SELECIAO - LA PRIMA PAGINA DI LIBERATION SULLA MORTE DI PELE'

 

IL RAZZISMO E IL REGIME MILITARE

Edson aveva avuto un’infanzia modesta ma tranquilla, e un padre abile ad inserirlo nel mondo del pallone, come i genitori manager dei nostri giorni. L’immagine che passò al mondo la sua esplosione fu comunque quella del riscatto di un escluso, dal ventre di una società che ha sempre sottovalutato e negato le sue radici razziste. Interessante (e assai polemico) è il fatto che lo stesso Pelé abbia sempre trascurato il tema, fino a negare il problema.

 

È stato accusato lui stesso di pregiudizio, per parlarne poco, tessere relazioni solo con donne bianche (e preferibilmente bionde), fino alle recenti battute sui casi di razzismo in campo: «Se avessero dovuto sospendere le partite ogni volta che mi chiamavano scimmia, non ne avrei finita una». E quando il difensore del Barcellona Daniel Alves fece il gesto clamoroso di sbucciare una banana lanciatagli dalla tribuna, il Re tagliò corto: «Un gesto inutile, se n’è parlato appena per un giorno».

 

italia brasile 1970 pele

Per Edson Arantes do Nascimento, il mineiro di Tres Coraçoes, capitale del caffè, poi cresciuto a Santos, l’eternità di Pelé era una cosa ovvia e già liquidata a 29 anni, nelle pompose cerimonie nazionali per il millesimo gol (1969), e prima ancora di conquistare il terzo titolo mondiale (1970) umiliando l’Italia in finale. Il più grande del mondo viene allora cooptato dal regime militare brasiliano come simbolo di potenza nazionale.

 

Lui non si oppone, al contrario. Dice che in Brasile non esiste alcuna dittatura, «è un paese felice» e comunque meglio così «perché i brasiliani non sanno votare». «Io ho fatto il servizio militare nel mio paese e ne sono fiero», risponde a chi gli chiede un parere sulla vicenda di Cassius Clay, che vide interrotta la sua carriera per le sue posizioni contro la guerra in Vietnam negli anni Sessanta.

italia brasile 1970 pele

 

Elogiato per non aver mai voluto lasciare il Santos e il Brasile nell’auge della carriera, spiazza tutti con l’operazione Cosmos nel 1975, quando viene ricoperto di denaro per lanciare il calcio negli Stati Uniti, mentre già da anni si rifiutava di giocare per la Seleção. Venne perdonato: al calcio nazionale Pelé aveva già dato tutto, tre titoli mondiali, la coppa Rimet definitiva, il primato assoluto nel mondo. «Se volessi, potrei ancora giocare, e anche piuttosto bene», disse ancora nel 1986.

 

L'UOMO

La vita personale di Pelé è stata tutt’altro che esemplare. Una figlia che non ha voluto riconoscere, un altro che tuttora entra e esce di galera, altri episodi che mostrano distacco regale dagli affetti privati per non disturbare il mito, diventato nel frattempo una poderosa macchina per far soldi.

 

diego armando maradona e pele 6

Per quarant'anni “O Rei” Pelé ha prestato il suo volto a qualunque prodotto in Brasile, dal caffè alle dentiere passando per il viagra («ma io non ne ho mai avuto bisogno»), forte alla fine dell'immagine costruita fuori dal campo. Esempio, sosteneva, di come comportarsi da numeri uno.

 

In un mondo di fuoriclasse finiti per buttarsi via (dal compagno di trionfi Garrincha all’eterno rivale Maradona), Pelé ha celebrato ogni giorno il proprio successo personale ritagliato sulla perfezione dello stile di vita. Sano, moderato, senza vizi e senza eccessi, saldamente istituzionale, amico del potere costituito, lontano dagli estremismi. Tutte le sue polemiche, e non sono poche, vengono riservate a singoli personaggi nel mondo del calcio, mai troppo potenti. Celebri quelle con Romario, autore a sua volta della migliore battuta sul rivale: «Pelé? Con la bocca chiusa è un poeta». Quando non è al centro della scena preferisce defilarsi.

 

pele e diego armando maradona

A Pelé, lungo mezzo secolo, vengono chieste interviste e opinioni su tutto quel che riguarda il calcio mondiale. Diventa noto per sbagliare quasi tutti i pronostici. Una volta un giornalista argentino lo sfida a palleggiare con una arancia, cosa che “l’altro”, inteso come Maradona, aveva già dimostrato di saper fare. Rifiuta, ovviamente. Così come non prende mai in considerazione l'idea di diventare tecnico di club o della sua Seleção.

 

È invece ministro dello Sport per tre anni nel governo Collor, il primo dopo il ritorno della democrazia, e mette il nome su una buona legge che svincola i calciatori. Ma non c'è alcuna attività che offusca la sua unica vera professione: quella di essere Pelé.

 

 

PELE SYLVESTER STALLONE

È solo in vecchiaia, ingiustamente colpito da acciacchi proprio su quelle gambe magiche, che il monarca torna uomo. Lui che può disporre dei migliori medici del Brasile, ne trova uno che sbaglia una delicata operazione al femore, ed è l’inizio del calvario. Passa gli ultimi anni praticamente in sedia a rotelle, all’inizio si nasconde, dice sempre più spesso no a inviti e cerimonie varie, poi si arrende. E sono commoventi le immagini dell’ultimo documentario sulla sua vita (ce ne sono a decine) uscito lo scorso anno su Netflix.

 

Da disabile, incontra i vecchi compagni di squadra nella sede del Santos arrivando spinto da un infermiere, e resta seduto poi lungo tutta l’intervista. Ammette che qualche parola in più contro la dittatura e il razzismo strutturale del suo paese avrebbe pur potuto dirla. Anche il tumore che alla fine lo ucciderà è pubblico sin dall'inizio, e gli andirivieni dall'ospedale titolo per qualunque tg sulla faccia della Terra. Vissuto da mito, il vecchio Edson morirà finalmente da uomo.

PELE KOFI ANNAN MARADONA PELE pele 9pele e la moglie pele stoccolma 1958PELE E LA MOGLIE MARCIA AOKI PELE GARRINCHA PELE RICHARD NIXONPELE MONDIALE 1958 PELE MONDIALE 1958 PELEPELE MONDIALE 1970 pele e diego armando maradona PELEpele cristiano ronaldo pele e diego armando maradona 2pele usain bolt pele mbappe pele messi pele etoo PELE PELE CON LA COPPA RIMET diego armando maradona e pelediego armando maradona e pele 7PELE pele e diego armando maradona

Ultimi Dagoreport

marcello sala luigi lovaglio gaetano caputi giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone

DAGOREPORT: C’È MOLTA TENSIONE IN “SALA” DI ATTESA - DAVANTI A UN’IPOTESI DI REATO SARÀ DIFFICILE PER LA CAMERA E IL SENATO NEGARE L’AUTORIZZAZIONE ALLA PROCURA DI MILANO, CHE INDAGA SULLA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA, AD ACQUISIRE LA MESSAGGISTICA TELEFONICA DELL’EX DIRETTORE GENERALE DEL TESORO, MARCELLO SALA (NON INDAGATO), CON MINISTRI E PARLAMENTARI – SE, PUTACASO, SBUCASSE UNA CONVERSAZIONE DEL TITUBANTE SALA CON L’INFLUENTE CAPO DI GABINETTO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO, GAETANO CAPUTI, OPPURE UNO SCAMBIO DI MESSAGGI CON IL CAPO DI GABINETTO DEL MINISTRO GIORGETTI, STEFANO VARONE, VERREBBE MENO IL RISCHIO DI VIOLARE LE PREROGATIVE PARLAMENTARI...

claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – MENTRE IL MINISTRO PIANTEDOSI È INDAFFARATO A QUERELARE DAGOSPIA, LA SUA (EX?) AMANTE, CLAUDIA CONTE, CONTINUA A TORTURARE GLI ASCOLTATORI DI RADIO1 CON LA SUA TRASMISSIONE, “LA MEZZ’ORA LEGALE”. IERI, OSPITE AI MICROFONI DELLA PREZZEMOLONA CIOCIARA, IL SOTTOSEGRETARIO AI TRASPORTI, IN QUOTA FDI, ANTONIO IANNONE, SUL TEMA DELLA SICUREZZA STRADALE - IL PROGRAMMA, DEDICATO ALLA GRANDE PASSIONE DI CLAUDIA (LA “LEGALITÀ”), INCLUDE UNA RUBRICA FISSA DEDICATA ALLA POLIZIA DI STATO, FORZA DELL’ORDINE DI CUI PIANTEDOSI È IL CAPO...

DAGOREPORT! UNA BIENNALE FUORI DI TETTA! – FLASH, IMPRESSIONI E IMMAGINI DALLA BIENNALE CHE NON RUSSA DEL SICULO-MUSULMANO BUTTAFUOCO. NEL PADIGLIONE AUSTRIACO C’È UNA POVERA PERFORMER NUDA A TESTA IN GIÙ DENTRO UNA CAMPANA: MANCO A TERRAZZA SENTIMENTO O ALLA GINTONERIA DI LACERENZA SI È VISTA UNA COSA SIMILE - IL PADIGLIONE RUSSO È STATO TRASFORMATO IN UN FRACASSONE DJ SET PIENO DI FIORI. QUELLO AMERICANO SEMBRA UN INTERNO PER RICCHI ARABI CON DELLE SCULTURE DORATE DA SCEICCO (IN PIENO STILE TRUMP) - LA MOSTRA "IN MINOR KEYS" DEGLI ASSISTENTI DELLA FU KOYO KOUOH È UN SUK ’NDO COJO COJO. E’ UNA VIVACE LAMENTELA ANTICOLONIALISTA CHE INVITA GLI EUROPEI A CONFESSARE I LORO CRIMINI (MA QUALI?)

andrea orcel luigi lovaglio castagna giancarlo giorgetti matteo salvini francesco gaetano caltagirone leonardo del vecchio milleri marcello sala

DAGOREPORT - CON IL RIBALTONE SENESE, CON LOVAGLIO DI NUOVO AL COMANDO DI MPS, IL FUTURO DELLA FINANZA ITALICA È TUTTO DA SCRIVERE - NATURALMENTE ALL’ITALIANA, TRA TACITI ACCORDI SOTTOBANCO E OSCURE OPERAZIONI. SE NON CI FOSSE STATO IL VOTO A FAVORE DEL BANCO BPM, GUIDATO DA CASTAGNA, NON SAREBBE RICICCIATO IL "BAFFO LUCANO" IN MPS. E SE NON CI FOSSE STATO L’APPOGGIO DEL CREDIT AGRICOLE, PRIMO AZIONISTA DI BPM, CASTAGNA NON SAREBBE STATO RICONFERMATO ALLA GUIDA DELL’EX POPOLARE DI MILANO, CARA ALLA LEGA DI SALVINI E GIORGETTI - PERCHÉ CASTAGNA  UNA MANO A LOVAGLIO E AGRICOLE DÀ DUE MANI A CASTAGNA? LA RISPOSTA FORSE SI PUÒ RINTRACCIARE SBIRCIANDO LA MESSAGGISTICA TELEFONICA DELL’EX DIRETTORE GENERALE DEL TESORO, MARCELLO SALA, CON MINISTRI E SOTTOSEGRETARI – IL SUCCESSO DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO POTREBBE ANCHE RIVELARSI UNA VITTORIA DI PIRRO: COME FARÀ A RESTITUIRE 11 MILIARDI DI EURO A UNICREDIT, BNP PARIBAS E CRÉDIT AGRICOLE PER  L’ACQUISIZIONE DELLE QUOTE DEI FRATELLI LUCA E PAOLA? SE POI AGLI ALTRI EREDI VIEN VOGLIA DI VENDERE IL LORO 12,5% DI DELFIN? A QUEL PUNTO, NON RESTEREBBE CHE LA CESSIONE DELLE PARTECIPAZIONI FINANZIARE NEL MONTE DEI PASCHI (17,5%), IN GENERALI (10,15%) E IN UNICREDIT (2,7%) - VROOM! IL RISIKO BANCARIO SI E' RIMESSO IN MOTO...

xi jinping donald trump iran stretto di hormuz

FLASH – DONALD TRUMP STREPITA E MINACCIA DI “RADERE AL SUOLO” L’IRAN, MA HA IL PISTOLINO SCARICO: TRA DIECI GIORNI VOLERÀ A PECHINO PER UN INCONTRO CON IL PRESIDENTE CINESE, XI JINPING. QUANDO L’AUTOCRATE COMUNISTA, GRANDE SPONSOR DEL REGIME DI TEHERAN, METTERÀ SUL PIATTO DELLA TRATTATIVA LA PACE IN IRAN, CHE FARÀ IL TYCOON? CONTINUERÀ A FARE IL MATTO O FARÀ PIPPA? IL DRAGONE HA IL COLTELLO DALLA PARTE DEL MANICO, MENTRE IL DEMENTE DELLA CASA BIANCA CONTINUA A CIURLARE: SE TORNA A CASA SENZA NIENTE IN MANO, SAREBBE UNA SCONFITTA PESANTISSIMA, SOPRATTUTTO IN VISTA DELLE ELEZIONI DI MIDTERM DI NOVEMBRE (CHE GIÀ SI PREANNUNCIANO UNA DEBACLE)

la russa majorino schlein sala calabresi milano lupi

DAGOREPORT – SDENG! È PARTITA LA CAMPAGNA ELETTORALE PER IL SINDACO DI MILANO, IN CALENDARIO NELLA PRIMAVERA DEL 2027 (INSIEME A TORINO E ROMA, DOVE LA VITTORIA DEL CENTROSINISTRA E' DATA PER CERTA) - AFFONDATO IL CANDIDATO DELLE MELONI, CARLO FIDANZA, IL DEUS DELLA LOMBARDIA, IGNAZIO LA RUSSA, HA LANCIATO IL CIELLINO MAURIZIO LUPI, CHE PERÒ NON TROVA ANCORA L’APPOGGIO DI FORZA ITALIA BY MARINA - IL CANDIDATO PIÙ INDICATO DEL CENTROSINISTRA È L’EX DIRETTORE DI “REPUBBLICA”, MARIO CALABRESI, CHE DEVE VEDERSELA CON L’IRRIDUCIBILE TAFAZZISMO DI SCHLEIN, SALA, MAJORINO, ETC. - UN SONDAGGIO RISERVATO, FATTO PRIMA DI PASQUA, DÀ IL FIGLIO DEL COMMISSARIO CALABRESI IN LEGGERISSIMO VANTAGGIO SU LUPI: 52/48…