UNDER 21 NEL PANICO (PATRIZIA) -  SARA’ LA VICE CT DEGLI AZZURRINI. "IO NEGLI SPOGLIATOI? CERTO MA NON PRIMA DI AVER AVVERTITO, LO FAREI ANCHE SE SI TRATTASSE DI DONNE. IL CALCIO NON HA SESSO” - IN CARRIERA L'EX ATTACCANTE DELLA LAZIO HA SEGNATO 800 GOL. UN GIORNO OSÒ DIRE DI AVER BACIATO UNA COMPAGNA: "UNA FRASE CHE FU USATA MALE E NON RIPETEREI…" - "QUANTE VOLTE MI SONO SENTITA DIRE: COSA VUOI CAPIRE DI CALCIO, TU CHE SEI UNA DONNA? MA SONO SEMPRE RIUSCITA A SPIEGARMI CON LA..." 

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Gaia Piccardi per il Corriere della Sera

patrizia panico patrizia panico

 

Patrizia, come ti farai chiamare dagli azzurrini? «Mister, come sempre. E chiederò che i ragazzi mi diano del lei». E in spogliatoio ci entrerai? «Certo ma non prima di aver avvertito, lo farei anche se si trattasse di donne. Chiedere permesso è una questione innanzitutto di educazione».

 

Romana di Tor Bella Monaca, 45enne, a otto anni sognava di diventare Maradona. È diventata Patrizia Panico, bomber da oltre 800 gol nel suo giro d' Italia tra club (molta Lazio, 14 volte capocannoniere del torneo) e Nazionale ai tempi in cui il calcio femminile era roba da pioniere su campetti spelacchiati nel dopolavoro, altro che professionismo e figurine Panini.

 

Però sui giornali Panico (l' accento è sulla «i») ci è finita lo stesso perché nessuna prima di lei - nemmeno la fantastica pioniera Carolina Morace che nell' estate '99 accondiscese a un capriccio del pittoresco presidente Gaucci accettando di allenare per due giornate di campionato la Viterbese in serie C1 - si era spinta così avanti nel calcio professionistico maschile.

patrizia panico patrizia panico

 

Assistente di Daniele Zoratto nell' Under 16, c.t. dell' Under 15 dall' agosto 2018, aiutante di fresca nomina di Paolo Nicolato, commissario tecnico dell' Under 21 - il serbatoio dell' Italia di Roberto Mancini - dopo l' ottimo lavoro svolto con i giovani dell' Under 19 (secondi all' Europeo di categoria) e dell' Under 20 (semifinalisti al Mondiale 2019). Patrizia esordirà al raduno di fine agosto e, in panchina, a Lignano Sabbiadoro nell' amichevole del 3 settembre contro la Slovenia.

 

«Mi piace pensare che in Federcalcio mi stimino e ci tengano alla mia crescita - racconta -.

Sanno che darò un contributo importante a Nicolato, che mi ha accolta benissimo. Il punto di vista di una donna può solo arricchire. Questo è il mestiere che mi piace fare e presto mi auguro che diventi per tutti, uomini e donne, senza distinzioni».

 

Gli esempi di femmine ammesse nel maso chiuso del calcio uomini, in giro per l' Europa, si contano sulle dita una mano. Silvia Weis, team manager della Spagna di Del Bosque al Mondiale 2010, ed Eva Carneiro, responsabile medica del Chelsea di Mourinho. Ma la prima si occupava di comunicare al quarto uomo i cambi e la seconda (finita malissimo: licenziata in malo modo da Mou, gli ha fatto causa) di curare i giocatori.

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Corinne Diacre ha allenato il Clermont, serie B francese, e Stephanie Frappart ha fischiato la finale di Supercoppa europea tra Liverpool e Chelsea. Nessuna, però, ha mai spiegato la tecnica ai calciatori di una Nazionale né condiviso con un c.t. le segrete stanze. «Il gioco del calcio non ha sesso, ma la carriera nel maschile l' ho scelta io - precisa Patrizia -. Se avessi allenato le ragazze mi avrebbero giudicato per ciò che ho fatto da attaccante. Non volevo agevolazioni, invece: desideravo partire da zero per migliorarmi».

 

Tosta, la ragazza. Che un giorno osò dire di aver baciato una compagna, perché è normale che in spogliatoio si possa creare attrazione: «Una frase che fu usata male e non ripeterei - dice oggi -, però credo davvero che il nostro Paese sia capace di grande tolleranza e pronto a tutto».

 

Si definisce coraggiosa, leale, umile. «E anche prepotente, quando serve: a volte per farsi rispettare dagli uomini bisogna fare a spallate. Ma non ho paura: ho spalle larghe». Ha incontrato sarcasmo, supponenza, mai irriverenza:

 

«Quante volte mi sono sentita dire: cosa vuoi capire di calcio, tu che sei una donna? Con la dialettica, però, sono sempre riuscita a spiegarmi». Tra i colleghi le piacciono Klopp del Liverpool («Per l' approccio»), Simone Inzaghi alla Lazio («Difende sempre i suoi giocatori»), Mihajlovic al Bologna («Ha grandi valori»), De Zerbi del Sassuolo («Un innovatore»).

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Patrizia avanza perché è preparata. Obiettivo l' Italia post Mancini? «C' è la questione culturale: il calcio da noi è una roccaforte degli uomini. Il mio sogno è che cadano tutte le barriere, che alle donne valide siano date opportunità. E poi basta con le frasi fatte!». Scricchiola l' ultimo baluardo: il calcio non sarà sport per signorine ma per signore serie, come Panico, sì.

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