BAD BANK SLOVENIA: GIÀ PRONTA LA PROSSIMA CIPRO?

Beda Romano per "Il Sole 24 Ore"

Il salvataggio di Cipro è una partita ancora drammaticamente aperta, ma l'establishment europeo sta già facendo i conti con altre situazioni difficili, che potrebbero richiedere nuovi pacchetti di aiuto. In cima alla lista è la Slovenia, che da tempo è gravemente in bilico, alle prese con un sistema creditizio in grandissima difficoltà. Sarà forse questo paese, alla frontiera con l'Italia, il sesto stato membro della zona euro a chiedere l'aiuto dei partner europei?

Il caso sloveno incrocia difficoltà finanziarie, recessione economica, cattivo governo. «Ormai c'è chi prevede che il paese sarà costretto a chiedere aiuto a metà anno», spiega un esponente delle istituzioni comunitarie. Aggiunge un diplomatico europeo: «Per ora l'establishment sloveno sembra prendere tempo, e si nasconde dietro alla crisi cipriota. In realtà le banche sono messe peggio di quanto non sembri». Di recente, i 17 hanno preso nota delle ultime statistiche economiche e delle ultime novità politiche.

Nel 2012, l'economia slovena ha subito una contrazione del 2,3% a causa di un forte calo della domanda interna e un rallentamento dell'export. La disoccupazione riguarda ormai il 9,6% della popolazione attiva. In febbraio, Standard & Poor's ha ridotto il rating sovrano da A ad A-, dando al paese prospettive stabili. Oggi, il rendimento di titolo un decennale sloveno oscilla poco sotto il 5%. Il governo è riuscito in ottobre a emettere il primo titolo in 19 mesi, ma fino a quando avrà accesso ai mercati?

Dinanzi alle preoccupazioni di un effetto-contagio proveniente da Cipro, la banca centrale slovena ha respinto lunedì con un comunicato eventuali paralleli con la situazione nell'isola mediterranea. Prima di tutto l'istituto monetario ha sottolineato le differenze di dimensione tra i due sistemi creditizi. Quello sloveno ha attività bancarie pari al 135% del prodotto interno lordo, mentre in quello cipriota le attività bancarie pesano per l'800% del Pil.

L'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico sta mettendo a punto il suo prossimo rapporto sulla Slovenia. In un documento preparatorio, gli economisti dell'Ocse mettono l'accento sui prestiti bancari che in Slovenia sono cresciuti tra il 2003 e il 2011 dal 40 al 92% del Pil. Il rapporto tra debito e capitale delle banche era del 143% nel 2011. Il settore delle costruzioni aveva un rapporto del 315%. Il problema è legato a un sistema bancario in gran parte in mani pubbliche.

Le sofferenze bancarie sono ormai pari a sette miliardi di euro, ossia il 20% del Pil, uno dei livelli più elevati dei paesi dell'Ocse, dietro all'Irlanda, la Grecia e l'Ungheria. Gli economisti dell'organizzazione internazionale notano tra le altre cose che le sofferenze sono più importanti nelle banche pubbliche (pari al 30% del totale dei prestiti), a conferma di un grave problema di governance negli istituti di credito gestiti dalla mano statale, in un ex paese comunista.

La banca centrale slovena ha annunciato proprio oggi che il sistema creditizio ha messo a segno nel 2012 perdite prima delle imposte per 769 milioni di euro. La stima precedente era di 664 milioni. Nel 2011, il rosso era stato di 539 milioni. In questo contesto, il futuro ministro delle Finanze Uros Cufer ha assicurato che il nuovo esecutivo, atteso nei prossimi giorni, creerà una bad bank, così come previsto dal governo precedente.

Domani, mercoledì 20 marzo, il parlamento sloveno dovrebbe dare il proprio sostegno alla nascita di un nuovo governo di centro-sinistra guidato da Alenka Bratusek, un esponente del partito Slovenia Positiva. Il nuovo esecutivo dovrebbe sostituire quello precedente di centro-destra, presieduto da Janez Jansa e caduto in gennaio sulla scia di un grave scandalo di corruzione.

 

 

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