benetton ponte

BENETTON, BENETTOFF – DA CORTINA A PONZANO VENETO, TUTTI, DOPO IL CROLLO DEL PONTE MORANDI, VOLTANO LE SPALLE AGLI INDUSTRIALI CHE CONTROLLANO 'AUTOSTRADE' – “MANCO SO' ANDATI AI FUNERALI, MANCO HANNO AVUTO IL CORAGGIO DI PRENDERSI I FISCHI” – GIULIANA BENETTON INSEGUITA DA OCCHIATE E SFOTTO’ A CORTINA - LA SOCIETÀ PAGHERA’ 1,5 MILIONI ALLE FAMIGLIE COSTRETTE AD ABBONDANARE LA PROPRIA CASA

Brunella Giovara per la Repubblica

 

luciano giuliana gilberto benetton

Qui davanti alla meraviglia solenne delle Dolomiti, con le Tofane ombreggiate dalle nubi e sul finire delle vacanze di ricchi molto invidiati, si potrebbe immaginare che la famiglia Benetton trovasse riparo e persino ristoro, dall' onda rancorosa dopo il disastro di Genova, e l' immediato crucifige sui social. Ed è invece piuttosto sorprendente scoprire che l' onda è arrivata fin qui, nel potenziale paradiso dove hanno casa da decenni, e che il rancore nuovo si aggiunge a malumori antichi.

 

Del resto, questa è la moda corrente in Italia, lo spirito dei tempi avvelenati che cerca il castigo pubblico, anche in un posto di vacanze splendente come è Cortina. Così, i Benetton esperti di moda pagano la fama, la gloria di imprenditori del primo Made in Italy, e per di più i successi internazionali, quel negozio aperto da spavaldi a New York sulla Madison, nel 1980, e le campagne etiche, e di sinistra, impegnate su integrazione, gay, guerre, Aids, politica, immigrazione e molto altro ancora. Il bersaglio ideale, vien da dire, e non sono i soli.

i meme sui benetton e il crollo del ponte di genova

 

Ieri il bersaglio è stato Giuliana Benetton, inseguita da occhiate e sfottò a bassa voce lungo il corso Italia, ma lei è passata avanti indifferente, le mani dietro la schiena e una borsina a tracolla, la treccia nerissima - quella che piacque tanto a Andy Warhol, le fece il ritratto nel 1986 - che ondeggia sulla giacca blu intessuta di lamè. Una donna di 81 anni che guarda le vetrine, ma questo non la salva dalle male parole.

 

E verso l' ora dell' aperitivo, quando i turisti si siedono nei bar e si materializza una Ferrari nera inutilmente rombante, nella solita Cortina vip e pettegola i clienti del Café Royal - per lo più romani e ciociari - commentano ancora i fatti di Genova con disprezzo, «manco so' andati ai funerali, manco hanno avuto il coraggio di prendersi li fischi».

Non sono amati, i Benetton, forse non lo sono mai stati, in Veneto.

 

In più, la famiglia sta simpatica a pochi ampezzani, qui hanno belle dimore e terreni di pregio, ma questo non li aiuta, quindi la faccenda del ponte Morandi ha generato addirittura scandalo e sdegno come un nuovo Vajont, «sono una tribù di figli e qualcuno potevano mandare.

luciano giuliana gilberto benetton

Non l' hanno fatto». Il governatore Zaia ha poi dato la linea: «Credo che nelle prime ore dopo il disastro la situazione sia stata gestita male dalla famiglia Benetton», peraltro già maghi del marketing, quelli del prete che bacia la suora, dei ragazzi bianchi neri e gialli sempre abbracciati, United colors of. Da assenti, a Genova hanno fatto un passo falso che forse non sanno ancora come rimediare.

 

Nati poveri, poi miliardari, ora accusati del peccato di ignavia, con l' aggravante di una grigliata il 14 sera, mentre a Genova si scavava per tirare fuori i morti, in un ristorante - il Toulà, o il Villa Oretta, o il Tivoli - dove si celebrava il compleanno del cognato di Gilberto Benetton, con discoteca e musica che rimbalzava sulla montagna, lamentano gli ampezzani. E a Ferragosto, pranzo di famiglia qui nella frazione Coiana, sul prato davanti alla casa di Giuliana, dove si commemorava la scomparsa di due loro morti recenti, Carlo Benetton, 77 anni, e Fioravante Bertagnin, marito di Giuliana.

 

E gli altri morti? Un primo comunicato gelido e tardivo, firmato da Edizione, la holding della famiglia, con il "cordoglio alle famiglie delle vittime, la vicinanza ai feriti" eccetera, poche righe. Un secondo, il sabato dei funerali di Stato, più tiepidamente vicino "a ogni persona che abbia conosciuto e amato coloro che oggi non ci sono più". Ma nessuno, della dinastia dei golf colorati e poi delle autostrade - o Dynasty, dati i cattivi rapporti all' interno della tribù - ha avuto l' impulso di scendere a Genova. Non la prima generazione, Gilberto, Luciano, Giuliana.

YACHT NANOOK

 

Non la seconda, almeno quelli che sono entrati nel business, come Alessandro figlio di Luciano, o Sabrina figlia di Gilberto, o Franca Bertagnin figlia di Giuliana, né Christian figlio di Carlo. Perciò se anche qualcuno ricorda che «in fondo sono azionisti di minoranza relativa, in Autostrade» e quindi non sono i padroni, ma di certo i più conosciuti e addirittura celebri, la stirpe industriale e pop fondata nel 1965 a Ponzano Veneto esce mesta da "un evento che ci ha colti di sorpresa".

 

spot benetton con i migranti

Stupisce comunque quel disprezzo antico - quasi astio - che fa dire a molti che i Benetton non sono veri signori, forse perché nati nella Marca un tempo povera, in pianura e non qui, nell' aristocrazia delle montagne, dove anche una siepe (piantata dai giardinieri di Giuliana) ha fatto arrabbiare molti locali, tanto che qualcuno vuole protestare in Comune, «rovina la prospettiva dei prati, ma loro si comportano come paròn, non la toglieranno mai». Ai paròn non si perdona niente, in un posto dove molti clienti pagano in contanti gli alberghi e le cene, e nessuno dice beh. L' attico di Carlo Benetton, «pagato 5 milioni di euro, ovvero 33mila al metro quadro», ricorda un commerciante con negozio sul corso.

 

luciano benetton e oliviero toscani

La villa di Alessandro, intatta nei legni e nelle finestre, ma dentro tutta rifatta. Un divano rosa confetto nella casa di Teresa, ex moglie di Luciano, molto criticato. La siepe di Giuliana. Lo yacht di Gilberto, attualmente ormeggiato a Viareggio, si chiama My Nanook e batte bandiera inglese, e anche questo non va bene. Troppi troppi soldi, e troppe invidie, a cascata. E anche la leggenda dei due maglieristi geniali, come prima di loro solo i Missoni: oggi sembra dispiacere che qualcuno all' epoca abbia avuto l' idea di un maglione giallo - il primo, confezionato da Giuliana per Luciano - che ha cambiato il modo di vestire di una generazione, quando i pullover erano solo blu, o grigi, e poi delle altre. Perciò tocca scendere in basso, verso Treviso, nel quadrilatero che comprende i punti cardinali della famiglia.

 

i meme sui benetton e il crollo del ponte di genova

Villa Minelli, sede della Fondazione Benetton, bianca e splendente, con una sede operativa sotterranea creata da Tadao Ando, c' era un progetto per una riqualificazione del parco e della viabilità, con pista ciclabile annessa, è finita in una zuffa di paese e alla fine Luciano ha lasciato perdere: "Ritiriamo l' offerta". E la fabbrica, a Castrette di Villorba, firmata da Tobia Scarpa, con guglie e tiranti che ricordano il ponte di Brooklyn, e per suggestione anche il Morandi.

 

impero della famiglia benetton

Poco lontano, l' altra villa già dei Pastega Manera, restaurata nei Novanta da Ando e trasformata nella sede di Fabrica, dove si faceva Colors e c' era Oliviero Toscani, e dove oggi sembra tutto sbarrato, forse stanno studiano come rimediare "all' ingenuità", dice un trevigiano che invece li ama, di non essere corsi subito a Genova, di non averci messo la faccia, come nella foto famosa che vede i quattro fratelli in camicia bianca e sorridenti, ai bei tempi.

 

Infine, bisogna entrare a Treviso, e fermarsi davanti alle Gallerie delle prigioni, l' ultimo dei punti cardinali di famiglia, proprio davanti al duomo, e ultimo grande restauro, una ex galera asburgica che custodisce la collezione di arte contemporanea, ma anche lì, a volte il proprio paese risponde meno bene che New York, tanto per dire. Anni fa, quando Luciano ritirò la sponsorizzazione alla squadra di rugby, spiegò «ma qui sembra che non gliene freghi niente», di sport e di arte. E però, a Leonardo Del Vecchio che gli diceva «ma perché non ti trasferisci a Milano, Milano è la piazza giusta, fai come me», lui rispose ma no, «a me piace scendere dall' ufficio e camminare per Calmaggiore, a me piace così».

gilberto benetton

 

2. AUTOSTRADE PAGA 1,5 MILIONI

Da corriere.it

Autostrade per l’Italia ha versato finora 714mila euro di contributi economici per le primissime necessità a 74 famiglie di Genova, costrette ad abbandonare la propria abitazione a causa del crollo del viadotto Polcevera, e questa cifra salirà a circa 1,5 milioni di euro lunedì mattina, quando andranno in pagamento gli ulteriori 90 nuovi bonifici già predisposti. Lo annuncia la società in una nota specificando che la somma si aggiunge ai 500 milioni che la società ha deciso di stanziare per la città.

campagna pubblicitaria autostrade per l italiafratelli benetton toscani benettongilberto benetton famiglia benetton al completofratelli benettonLUCIANO BENETTON TOSCANIfratelli benetton

 

Ultimi Dagoreport

salvini vannacci

DAGOREPORT - MATTEO SALVINI HA DECISO: ROBERTO VANNACCI DEVE ANDARSENE DALLA LEGA. IL PROBLEMA, PER IL SEGRETARIO, È COME FAR SLOGGIARE IL GENERALE. CACCIARLO SAREBBE UN BOOMERANG: È STATO SALVINI STESSO A COCCOLARLO, NOMINANDOLO VICESEGRETARIO CONTRO TUTTO E CONTRO TUTTI. L’OPZIONE MIGLIORE SAREBBE CHE FOSSE L’EX MILITARE A SBATTERE IL PORTONE E ANDARSENE, MA VANNACCI HA PAURA CHE I TEMPI PER IL SUO PARTITO NON SIANO MATURI (DOVE PUÒ ANDARE CON TRE PARLAMENTARI, NON CERTO DI PRIMO PIANO, COME SASSO, ZIELLO E POZZOLO?) – ENTRAMBI SANNO CHE PIÙ ASPETTANO, PEGGIO È, ANCHE IN VISTA ELEZIONI: AVVICINARSI TROPPO AL 2027 POTREBBE ESSERE FATALE A TUTTI E DUE – LA “GIUSTA CAUSA” PER LICENZIARE IL GENERALE CI SAREBBE GIÀ, MANCA LA VOLONTÀ DI FARLO...

peter thiel donald trump

FLASH – TRUMP, UN UOMO SOLO ALLO SBANDO! IL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO È COMPLETAMENTE INCONTROLLABILE: DOPO AVER SFANCULATO, NELL’ORDINE, STEVE BANNON, ELON MUSK, PAM BONDI E TUTTO IL CUCUZZARO “MAGA”, ORA SAREBBE AI FERRI CORTISSIMI ANCHE CON PETER THIEL, IL “CAVALIERE NERO DELLA TECNO-DESTRA”, E DI CONSEGUENZA IL BURATTINO DEL MILIARDARIO DI “PALANTIR”, IL VICEPRESIDENTE JD VANCE – TRUMP SI CREDE L’UNTO DEL SIGNORE CON LA DEVOZIONE DEL POPOLO AMERICANO, ED È PRONTO A TUTTO PUR DI VINCERE LE MIDTERM DI NOVEMBRE - IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO, NON HA LE PALLE DI RIBELLARSI, TERRORIZZATO DI FINIRE CACCIATO O MESSO ALLA PUBBLICA GOGNA – E CON UN TRUMP IN COMPLETA DISGREGAZIONE MENTALE, SENZA NESSUNO CHE LO FERMI E CON IL SOGNO DI DIVENTARE “IMPERATORE DEL MONDO” (COME HA DETTO ROBERT KAGAN), C’È DA AVERE DAVVERO PAURA...

fiorello dagospia

“EVVIVA DAGOSPIA” – FIORELLO SOTTERRA IL "FORNELLO DI GUERRA" E CHIEDE SCUSA A MODO SUO DOPO AVER DEFINITO I GIORNALISTI DI DAGOSPIA “CIALTRONI”: “VOI SAPETE COME SIAMO, NO? IO SONO FUMANTINO, E ANCHE DAGOSPIA. CI SIAMO ABBAIATI, COME I CANI CHE SI INCONTRANO, MA NON SI MORDONO, PERCHÉ ALLA FINE SI STIMANO” – “INVITIAMO QUI UNA RAPPRESENTANZA, VI CUCINO IO, COL FORNELLETTO A INDUZIONE E DUE POMPIERI VICINO, NON SI SA MAI” - LA RISPOSTA DELLA REDAZIONE: "SEPPELLIAMO IL FORNELLETTO DI GUERRA E ACCETTIAMO L'INVITO A PRANZO MA PORTIAMO NOI L'ESTINTORE E..." - VIDEO!

olocausto antonino salerno

IL CASO DEL LIBRO “UN GENOCIDIO CHIAMATO OLOCAUSTO”, FIRMATO DA TALE ANTONINO SALERNO, DIVENTA UN MISTERO: CONTATTATA DA DAGOSPIA, LA CASA EDITRICE "MIMESIS" PRECISA CHE "L’AGILE PAMPHLET" DA 1400 PAGINE NON È MAI STATO PUBBLICATO, NÉ LO SARÀ PIÙ, DOPO LA MAIL DI UN LETTORE A QUESTO DISGRAZIATO SITO – SE IL LIBRO, COME DICE “MIMESIS” ERA ANCORA IN FASE DI REVISIONE, E NON SAREBBE STATO PUBBLICATO PRIMA DI ALCUNI MESI, COME MAI IL 30 GENNAIO L’UNIVERSITÀ DELL’INSUBRIA AVEVA PROGRAMMATO UNA PRESENTAZIONE? SI PRESENTA UN LIBRO CHE NON E' STATO NEANCHE STAMPATO? – CHI È DAVVERO ANTONINO SALERNO? IN RETE SI TROVA SOLO UN "ANTONIO SALERNO", MA TRATTASI DI UN DIPENDENTE DEL MINISTERO DELLA CULTURA, DIRETTORE DI VARI MUSEI ARCHEOLOGICI IN CAMPANIA - E' LUI O NON E' LUI? L'AUTORE E' IGNOTO PERSINO ALLA STESSA CASA EDITRICE E A FRANCO CARDINI CHE, DEL LIBRO, HA SCRITTO LA PREFAZIONE (UN DELIRANTE TESTO IN CUI ARRIVA A DIRE: "SULLA SHOAH ESISTE UNA 'VERITA'' UFFICIALE INCERTA E LACUNOSA...")

RUGGIERI, TORNA COM’ERI! - DOPO AVER LETTO SU DAGOSPIA UN COMMENTO AI SUOI ELOGI A TRUMP, IL NIPOTE DI BRUNO VESPA RISPONDE CON UN VIDEO BILIOSO, DEFINENDO DAGOSPIA UN “SITARELLO” E PARLANDO DI “DELIRI STUPEFACENTI” - IL PARTY-GIANO RUGGIERI SI ADONTA PER COSÌ POCO? LO PREFERIVAMO GAUDENTE, TIPO BERLUSCONI IN SEDICESIMO, COME SVELATO DALLA SUA AMICA ANNALISA CHIRICO IN UN VIDEO DEL 6 GENNAIO. IN QUEL FILMATO, LA GIORNALISTA SVELÒ LE PASSIONCELLE DI RUGGIERI EVOCANDO “UN’AMICA MOLDAVA NON DICO CONOSCIUTA DOVE” - SORVOLIAMO SUI CONTENUTI POLITICI DEL VIDEO, DOVREMMO PRENDERLO SUL SERIO PER FARE UN CONTROCANTO. MA RUGGIERI, CHE ABBIAMO SEMPRE STIMATO PER LA SUA CAPACITÀ DI DRIBBLARE AGILMENTE IL LAVORO, È UN SIMPATICO BIGHELLONE DA TENNIS CLUB… - VIDEO!