MELA MARCIA - A TRE MESI DALLA VISITA DEL CAPO DI APPLE TIM COOK ALLA FOXCONN, FABBRICA CINESE DOVE MIGLIAIA DI SCHIAVI PRODUCONO I NOSTRI IPHONE, LA SITUAZIONE È PEGGIO DI PRIMA - ABUSI, VIOLENZA, PUNIZIONI E UMILIAZIONI. CHI NON UBBIDISCE AI CAPIREPARTO È COSTRETTO A PULIRE I GABINETTI, LAVORARE IN PIEDI, SPOSTARE 3MILA SCATOLE AL GIORNO, SPAZZARE I CORTILI E INGINOCCHIARSI DAVANTI AI MANAGER - OPPURE GLI NEGANO LA POSSIBILITÀ DI TORNARE A CASA UNA VOLTA ALL’ANNO PER VEDERE I PROPRI CARI…

Giampaolo Visetti per "la Repubblica"

La fucina cinese del progresso e del consumo globale torna teatro dei più duri scontri contemporanei contro lo sfruttamento dei lavoratori. Oltre mille operai della Foxconn, la fabbrica più grande del mondo con oltre un milione di dipendenti solo in Cina, si sono ribellati contro la sicurezza privata dell'azienda e solo l'intervento della polizia ha impedito il saccheggio dello stabilimento di Chengdu, nel Sichuan. Decine di arresti e di feriti, circondati dagli agenti i capannoni della catena di montaggio e i dormitori dove vivono 120 mila addetti. Protesta e violenza sono esplose dopo che le guardie private hanno fermato un operaio, accusandolo di furto. I colleghi di lavoro sono insorti contro i dirigenti e per qualche ora la situazione della fabbrica è sfuggita al controllo della forze di sicurezza.

Foxconn èil simbolo della delocalizzazione occidentale e del nuovo "made in China" hitech. Produce gli apparecchi elettronici più venduti sul pianeta per i marchi più famosi: da Apple a Nokia, da Hp a Dell. L'officina di computer, telefonini e tablet è diventata un caso internazionale dopo che nel 2010 14 operai si sono suicidati a causa di condizioni di lavoro disumane. Proprio a Chengdu lo scorso anno un'esplosione ha causato due morti e 16 feriti. Lo scandalo Foxconn-Apple ha dato vita in Europa e Usa a un vasto movimento per il boicottaggio dei prodotti del colosso guidato da Taiwan e Hong Kong. Tanto che in marzo Tim Cook, il successore di Steve Jobs, volò in Cina assicurando che Cupertino era «impegnata a migliorare le condizioni degli stabilimenti cinesi».

Due inchieste indipendenti rivelano però ora che, dopo suicidi e promesse, «alla Foxconn non si è affatto voltato pagina». Anzi, la situazione sarebbe peggiorata. Secondo i rapporti di Sacom e Fair Labor Association, abusi, violenza, punizioni e umiliazioni «generano i nuovi e ignorati schiavi del secolo». I dipendenti, pagati tra i 90 e i 240 euro al mese e liberi cinque giorni l'anno, sarebbero costretti a 80-100 ore di straordinari al mese. Chi non ubbidisce ai capireparto «è costretto a pulire i gabinetti, scrivere lettere pubbliche di "confessione e pentimento", lavorare in piedi, spostare 3mila scatole al giorno, spazzare i cortili e inginocchiarsi davanti ai manager».

Le intimidazioni, per chi non tiene ritmi da 16 ore al giorno, arrivano a negare la possibilità di tornare a casa una volta all'anno per vedere i propri cari. Alla Foxconn, tenuta alla protezione di segreti industriali e brevetti dei clienti, è vietato possedere un telefono, gli operai vengono perquisiti più volte e dormono in camerate da 30 brande a castello. Le indagini, presentate a Hong Kong prima dell'assemblea annuale degli azionisti, rivelano che nei primi cinque mesi dell'anno gli infortuni tra Chengdu e Shenzhen sono stati 728. La direzione offre agli infortunati due possibilità: accettare un bonus o licenziarsi. Di qui l'ultima rivolta di Chengdu, a cui Foxconn ha risposto ieri con un «no comment».

 

FOXCONN BLOOMBERG SUICIDI FABBRICA FOXCONN DI APPLE PROTESTA CONTRO LA FOXCONN FABBRICA APPLE PROTESTA CONTRO APPLE FABBRICA FOXCONN OPERAIO SUICIDA DELLA FOXCONN FABBRICA APPLE jpegOPERAI ALLA FOXCONN FABBRICA APPLE Terry Gou presidente FoxconnDORMITORIO DEGLI OPERAI FOXCONN FABBRICA APPLE

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - MPS, LA PARTITA È PIÙ APERTA CHE MAI - A MILANO SUSSURRANO UN’IPOTESI CHE AI PIÙ PARE PIUTTOSTO AZZARDATA: UN IMBUFALITO LOVAGLIO STAREBBE LAVORANDO PER PRESENTARE UNA SUA LISTA - I FONDI NON APPREZZEREBBERO POI L’ECCESSIVA “IMPRONTA” DI CALTAGIRONE SU FABRIZIO PALERMO, CHE POTREBBE ESSERE SUPERATO DA VIVALDI COME AD - NEMMENO LA CONFERMA DI MAIONE È COSÌ SCONTATA. E SI RAFFORZA L’IPOTESI, CALDEGGIATA DA MILLERI, DI CORRADO PASSERA COME PRESIDENTE - LOVAGLIO MOLTO INCAZZATO ANCHE CON GIORGETTI…

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...

giorgia meloni trump iran

DAGOREPORT – GLI ITALIANI NON SOPPORTANO PIÙ IL BULLISMO DI TRUMP E SONO TERRORIZZATI DALLE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA GUERRA NEL GOLFO, TRA AUMENTO DELL’ENERGIA E L’ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. QUESTA INSOFFERENZA PUÒ FARE MALE A GIORGIA MELONI, CHE DI TRUMP È LA CHEERLEADER NUMERO UNO IN EUROPA, GIÀ CON IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO – LA DUCETTA SOGNAVA UNA CAMPAGNA ELETTORALE NON POLITICIZZATA, MA NORDIO E MANTOVANO HANNO SBRACATO TRA “MERCATO DELLE VACCHE”, “SISTEMA PARA-MAFIOSO”, “CATTOLICI CHE VOTANO SÌ”. ORA È COSTRETTA A METTERCI LA FACCIA, MA CON MODERAZIONE: UN SOLO COMIZIO, IL 12 MARZO, AL TEATRO PARENTI DI MILANO…