NEL NOME DI D-IOR, SBERTONIAMOCI! - PAPA FRANCESCO VUOLE TAGLIARE I COMPENSI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DELLO IOR NOMINATO DA BERTONE

Vicepresidente e consiglieri (nominati da Bertone e che nessuno ha il coraggio di cacciare) vengono a Roma al massimo 6 volte l'anno e per ogni viaggio si beccano fino a 13mila euro ciascuno - Intanto i cardinali fanno un esame (di coscienza) sulla cacciata di Gotti Tedeschi nel maggio 2012 ...

Condividi questo articolo


Francesco De Dominicis per "Libero"

Ci sono anche gli stipendi degli alti manager fra i vari capitoli affrontati nei lavori preparatori per la riforma della banca del Papa. Il dossier per ora è fermo ai box, visto che Papa Francesco vorrebbe sfilarlo ai cardinali e procedere in autonomia. Tuttavia, i nodi sono diversi e prima di mettere mano all'architettura generale dello Ior, non è escluso che il Pontefice prenda altre decisioni rilevanti sull'attuale governance, stando a quanto si mormora fra gli addetti ai lavori dentro e fuori i Sacri palazzi.

MARIO MONTI E LA MOGLIE ELSA CON PAPA BERGOGLIO E BERTONE jpegMARIO MONTI E LA MOGLIE ELSA CON PAPA BERGOGLIO E BERTONE jpeg

Durante le conversazioni a margine della Commissione coordinata dal cardinale Raffaele Farina si è parlato, tra altro, dei compensi assegnati ai membri del consiglio di sovrintendenza dell'Istituto per le opere di religione. Una sorta di verifica preliminare finalizzata a capire se i livelli retributivi corrispondono alla linea di Jorge Bergoglio.

Nel consiglio siedono cinque persone: Ernst von Freyberg (presidente), Ronaldo Hermann Schmitz (vice), Carl Anderson, Antonio Maria Marocco, Manuel Sotto Serrano. Il numero uno ha una retribuzione complessiva di 200mila euro, per il suo vice sono previsti 80mila euro e per i tre «semplici» consiglieri 60mila euro ciascuno. Cifre nette, e non certo da poveri, corrisposte per un impegno massimo di sei riunioni l'anno, come prevede lo statuto della banca.

Paghe a parte, gli occhi sono puntati pure sulla composizione del board. Fatta eccezione per von Freyberg, nominato da Benedetto XVI il 16 febbraio 2013, a pochi giorni dall'addio al «Soglio di Pietro», tutti i membri del consiglio dell'istituto vaticano stanno lì da tempo e hanno superato senza turbolenze anche i periodi più controversi, comprese le indagini giudiziarie.

BERTONE-BERGOGLIOBERTONE-BERGOGLIO

Ragion per cui la loro posizione è oggetto di riflessioni all'interno delle mura vaticane. Viene ricordato, in particolare, che furono Schmitz, Anderson, Marocco e Sotto Serrano a firmare, a maggio 2012, su precisa indicazione di Tarcisio Bertone (all'epoca potentissimo capo della Segreteria di Stato) l'improvvisa sfiducia contro l'allora presidente, Ettore Gotti Tedeschi. E oggi, a distanza di quasi due anni, i porporati tentano di ricostruire con maggiore lucidità quei giorni burrascosi nel Torrione di Niccolò V.

Gotti Tedeschi, comunque, non fu la prima «vittima» di Bertone. Che aveva già buttato dalla torre, a fine dicembre 2010, un altro consigliere, Giovanni De Censi. Al quale furono (erroneamente) attribuite responsabilità nella vicenda del bonifico da 23 milioni di euro partito dallo Ior e diretto al Credito Artigiano. Al posto di De Censi (banchiere di lungo corso), l'ex Segretario di Stato indicò il notaio-avvocato Marocco.

 

 

Condividi questo articolo

ultimi Dagoreport

DAGOREPORT - ANZICHÉ OCCUPARSI DI UN MONDO SOTTOSOPRA, I NOSTRI SERVIZI SEGRETI CONTINUANO LE LORO LOTTE DI POTERE - C’È MARETTA AL SERVIZIO ESTERO DELL’AISE, IL VICE DIRETTORE NICOLA BOERI VA IN PENSIONE. CARAVELLI PUNTA ALLA NOMINA DEL SUO CAPO DI GABINETTO, LEONARDO BIANCHI, CHE È CONTRASTATA DA CHI HA IN MENTE UN ESTERNO – ACQUE AGITATE ANCHE PER IL CAPO DELL’AISI, BRUNO VALENSISE: IL SUO FEDELE VICE DIRETTORE CARLO DE DONNO VA IN PENSIONE, MENTRE L’ALTRO VICE, GIUSEPPE DEL DEO, USCITO SCONFITTO DALLA CORSA PER LA DIREZIONE, SCALPITA – MENTRE I RAPPORTI CON PALAZZO CHIGI DELLA DIRETTORA DEL DIS, ELISABETTA BELLONI, SI SONO RAFFREDDATI…

DAGOREPORT – GIORGIA VOTA NO E URSULA GODE – VON DER LEYEN È DESCRITTA DAI FEDELISSIMI COME “MOLTO SOLLEVATA” PER IL VOTO DI GIOVEDÌ, SOPRATTUTTO PERCHÉ ORA NON È IN DEBITO IN NESSUN MODO CON LA DUCETTA – LA PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE UE ERA DETERMINATA A METTERSI NELLE CONDIZIONI DI NON CHIEDERE L'APPOGGIO DI FDI E AVEVA DATO DISPOSIZIONI DI CALCOLARE IN ANTICIPO IL NUMERO DEI FRANCHI TIRATORI – I DUE CONTATTI TELEFONICI CON MELONI PRIMA DEL VOTO E IL TIMORE CHE, SOTTO LA SPINTA DI TAJANI, LA SORA GIORGIA AVREBBE GIOCATO LA CARTA DEL VOTO FAVOREVOLE DI FDI PER INCASTRARLA POLITICAMENTE…

FLASH! - ALLA DIARCHIA DEI BERLUSCONI NON INTERESSA ASSOLUTAMENTE AVERE UN RUOLO POLITICO (MARINA HA IMPOSTO IL VETO A PIER SILVIO). MOLTO MEGLIO AVERE UN PESO POLITICO - DI QUI L'IDEA DI COMPRARE UN QUOTIDIANO GIA' IN EDICOLA ( "IL GIORNO" DI RIFFESER?), VISTO CHE "IL GIORNALE" DI SALLUSTI E ANGELUCCI SERVE ED APPARECCHIA SOLO PER GIORGIA MELONI - IMPOSSIBILITATI PER RAGIONI DI ANTI-TRUST, L'OPERAZIONE DI MARINA E PIER SILVIO VERREBBE PORTATA A TERMINE DA UN IMPRENDITORE AMICO, FIANCHEGGIATORE DI FORZA ITALIA... 

DAGOREPORT - SE "AMERICA FIRST" DI TRUMP CONQUISTERA' LA CASA BIANCA PER L'EUROPA NULLA SARA' COME PRIMA - NEI SUOI 4 ANNI DA PRESIDENTE TRUMP NON HA MANCATO DI EVIDENZIARE L’IRRILEVANZA DELL'UNIONE EUROPEA, ENTRANDO IN CONFLITTO PER LO SCARSO IMPEGNO ECONOMICO A FINANZIARE LA NATO - AL 'NYT' IL TRUCE VANCE HA GIA' MESSO IN CHIARO CHE IL FUTURO DELL'UCRAINA "NON E' NEL NOSTRO INTERESSE" - SE LO ZIO SAM CHIUDE I RUBINETTI, DOVE VA UN'EUROPA DISSANGUATA DALLA GUERRA RUSSO-UCRAINA? AL VECCHIO CONTINENTE NON RESTERA' ALTRO CHE RICOMINCIARE A FARE AFFARI CON IL PRINCIPALE COMPETITOR DEGLI STATI UNITI PER LA SUPREMAZIA GLOBALE, L'ONNIPRESENTE CINA DI XI JINPING - DAVANTI A UNO SCENARIO DEL TUTTO NUOVO, CON L'UE COSTRETTA A RECUPERARE I RAPPORTI CON PECHINO E MOSCA (ORBAN E' GIA' AL LAVORO), COME REAGIRA' L'EX "SCERIFFO DEL MONDO"? 

E ORA LA MELONA, RIMASTA CON UN PUGNO DI POLVERE IN MANO, CHE FA? ALL’EVITA PERON DE’ NOANTRI NON RESTA CHE ATTACCARSI ALLA GIACCHETTA DI CICCIO TAJANI PER LA PARTITA DEI COMMISSARI (PROBABILMENTE PERÒ, NON OTTERRÀ DI MEGLIO CHE LA DELEGA ALLA COESIONE) – LA DUCETTA ERA TORMENTATA DAI DUBBI SUL VOTO ALLA VON DER LEYEN, MA POI HA CEDUTO ALLA FIAMMA MAGICA DI FAZZOLARI E ARIANNA, IDEOLOGICAMENTE CONTRARIA. L’HANNO MANDATA A SBATTERE PER LA PAURA DI PERDERE IL 6% RAPPRESENTATO DALLO ZOCCOLO DURO E PURO DI VECCHI ARNESI FASCI CHE ANCORA POPOLA FDI – LA POVERA URSULA CI HA PROVATO IN TUTTI I MODI: NEL SUO DISCORSO HA PARLATO APERTAMENTE DEL PATTO SUI MIGRANTI, MA DI FRONTE ALLA FOLLE RICHIESTA ITALIANA DI OTTENERE UNA VICEPRESIDENZA, HA DOVUTO FARE PIPPA – PS: CHI SONO I DUE FRATELLI D’ITALIA CHE HANNO VOTATO SÌ A VON DER LEYEN?