joe biden nicolas maduro

NON SI È MAI DITTATORI PER SEMPRE: ARRIVERÀ IL MOMENTO IN CUI AVRANNO BISOGNO DI TE – MADURO STAPPA LA BOTTIGLIA BUONA: PER ANNI GLI AMERICANI GLI HANNO DATO DEL “MAFIOSO”, “CRIMINALE”, “NARCOTRAFFICANTE”. ORA È TUTTO DIMENTICATO: GLI USA HANNO DATO VIA LIBERA ALL’ENI PER TORNARE A IMPORTARE IL PETROLIO DA CARACAS…

joe biden 1

1 - GLI USA ALL'ENI: SÌ ALL'ACQUISTO DI PETROLIO VENEZUELANO

Da “la Repubblica”

 

Gli Usa danno via libera all'Eni per tornare ad importare petrolio venezuelano in Europa. Questo scoop della Reuters rientra nella strategia adottata da Washington per compensare il bando del greggio russo seguito all'invasione dell'Ucraina, e potrebbe includere la decisione di chiudere un occhio sulle forniture iraniane, oltre al probabile viaggio del presidente Biden in Arabia Saudita rimandato a luglio.

 

nicolas maduro

Fino alla metà del 2000 il governo americano aveva consentito ad alcune aziende di importare il petrolio venezuelano secondo lo schema "oil-for-debt": ricevevano il greggio ma non lo pagavano in contanti, perché serviva ad abbattere i debiti contratti dal regime chavista. L'Eni era una delle beneficiate da questa operazione.

 

Trump però aveva deciso di adottare la linea della massima pressione, vietando la pratica. L'aggressione di Putin all'Ucraina ha cambiato gli interessi geopolitici, per cui bandire il petrolio russo e privare il Cremlino dei soldi con cui finanzia la guerra è diventato più importante che rovesciare Maduro.

 

claudio descalzi

A marzo si sono tenuti i colloqui di più alto livello degli ultimi due anni fra Caracas e Washington, uno degli effetti è stata la lettera che il dipartimento di Stato ha inviato all'Eni e alla spagnola Repsol, dando il via libera alla ripresa delle importazioni oil-for-debt, a condizione che il petrolio vada solo in Europa.

 

Eni, che ha una joint venture con la venezuelana Pdvsa, non ha commentato, ma secondo Reuters le consegne cominceranno il prossimo mese. Al momento non si tratta di grandi quantità, ma il segnale politico è chiaro.

 

 

PDVSA PETROLIO VENEZUELA

2 - BIDEN FARÀ ESPORTARE IL PETROLIO DEL VENEZUELA A ENI E REPSOL

Emanuele Rossi per www.formiche.net

 

L’amministrazione Biden “non farà obiezioni” se Eni e Repsol riprenderanno a lavorare per vendere il petrolio del Venezuela. Reuters ha avuto informazioni su una lettera inviata dal dipartimento di Stato a San Donato Milanese e a Madrid, sede delle due società, lo scorso mese. La concessione — che deroga gli strumenti sanzionatori americani in piedi contro il regime di Nicolas Maduro — prevede solo una clausola: il petrolio venezuelano dovrà servire l’Europa.

 

eni

Un aspetto che spiega le ragioni della scelta. Gli Stati Uniti stanno cercando di gestire sul medio-lungo termine i prezzi del greggio. È una diretta conseguenza dell’invasione russa dell’Ucraina: il valore del petrolio è oscillato, con tendenza al rialzo, vittima della guerra. Ora che l’Unione Europea ha deciso di muoversi verso sanzioni anche contro le esportazioni petrolifere di Mosca, si prevede una diminuzione delle produzioni russe che potrebbe ulteriormente alterare i prezzi.

 

quotazione saudi aramco al saudi stock exchange 1

L’amministrazione Biden da marzo sta lavorando per ricomporre le relazioni con il Venezuela, un regime illiberale guidato da un paria anti-occidentale, che Usa e Ue hanno messo sotto sanzioni da anni. Contemporaneamente la Casa Bianca ha iniziato a ricucire con l’Arabia Saudita, un regno molto criticato da Joe Biden già ai tempi della campagna presidenziale per le violazioni dei diritti umani, ma che rappresenta uno dei principali alleati statunitensi nella complicata matassa mediorientale (che sta riscoprendo una centralità anche grazie agli scombussolamenti del mercato dell’energia).

 

PETRO VENEZUELA

Con Riad c’è stato un incrocio di interessi e i sauditi nei giorni scorsi hanno deciso che l’Opec — il cartello di produttori su cui hanno molta influenza — aumenterà le produzioni in modo da bilanciare il calo russo (e dunque riequilibrare la regole della domanda/offerta). Ora tocca al Venezuela, a cui Washington fa la concessione sull’export anche cercando un contatto con il regime di Maduro affinché si apra un dialogo con l’opposizione (che un paio di anni fa è stata protagonista di un golpe che Washington ha provato a sostenere).

 

Sempre lo scorso mese, il governo americano ha invitato Chevron — la più grande società petrolifera statunitense attiva in Venezuela — a riavviare le discussioni con la statale Pdvsa per organizzare future operazioni nel Paese. In quell’occasione, l’amministrazione Biden ha confermato un waiver alle sanzioni per sei mesi a Chevron e contemporaneamente inviato le due lettere alle europee Eni e Repsol — preferite per rialzare l’export all’indiana Ongc (forse perché l’India sta comprando petrolio a prezzi ribassati dalla Russia) e alla francese Maurel & Prom.

PETRO VENEZUELA

 

I quantitativi che Eni e Repsol potranno esportare dovrebbero essere limitati, e non modificare tropo sensibilmente il mercato petrolifero. Tuttavia quella dell’amministrazione Biden è una decisione simbolica che Washington è disposta a farsi coinvolgere. Tenere i prezzi calmierati serve alla stabilità globale, ad assistere l’Europa nella differenziazione dalla Russia, a ridurre l’impatto del costo alla pompa anche sui consumatori americani (che tra pochi mesi andranno a votare per le elezioni parlamentari di metà mandato).

 

 

Articoli correlati

COM\'E RIDOTTO BIDEN: VA CON IL CAPPELLO IN MANO DAI DITTATORI - \'SLEEPY JOE\' CANCELLA L'EMBARGO...

Ultimi Dagoreport

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…

giorgia meloni ignazio la russa matteo salvini antonio tajani

DAGOREPORT – LE REGIONALI SONO ANDATE A FINIRE COME NON VOLEVA, SALTELLANDO FUNICULÌ-FUNICULÀ, GIORGIA MELONI: LA "STATISTA DELLA SGARBATELLA", CHE RISCHIA DI NON TORNARE A PALAZZO CHIGI TRA DUE ANNI, ACCELERA SULLA DOPPIETTA PREMIERATO-LEGGE ELETTORALE, MA NON TUTTO FILA LISCIO A PALAZZO CHIGI: SALVINI E TAJANI SPUTERANNO SANGUE PUR DI OPPORSI ALL’INDICAZIONE DEL NOME DEL PREMIER SULLA SCHEDA ELETTORALE, CHE FINIREBBE PER CANNIBALIZZARLI - LA LEGA È CONTRARISSIMA ANCHE AL PREMIO DI MAGGIORANZA ALLA COALIZIONE (CON LA SOGLIA AL 40%, LA LEGA DIVENTEREBBE SACRIFICABILE) – ALTRA ROGNA: IGNAZIO LA RUSSA SCENDE IN CAMPO IN MODALITÀ SCASSA-MELONI: HA RINFOCOLATO LA POLEMICA SU GAROFANI E SE NE FOTTE DEI DIKTAT DELLA DUCETTA (FIDANZA SINDACO DI MILANO? NO, MEJO LUPI; PRANDINI GOVERNATORE DELLA LOMBARDIA? NO, QUELLA È ROBA MIA)