tim cdp vincent bollore pietro labriola giorgia meloni alessio butti dario scannapieco

SIM SALA TIM: SERVIREBBE UNA MAGIA PER CHIUDERE FINALMENTE LA PARTITA DELLA RETE UNICA – GIORGIA MELONI IERI HA RILANCIATO SUL CONTROLLO STATALE, SALVO POI PROFESSAR “PRUDENZA” PER NON ALTERARE GLI EQUILIBRI DI UNA SOCIETÀ QUOTATA. MA LA SOLUZIONE È ANCORA LONTANA: L’ULTIMO INCONTRO TRA CDP E VIVENDI SI È CHIUSO CON UN NULLA DI FATTO. IL NODO GORDIANO RESTA IL PREZZO: LA CASSA SAREBBE PRONTA A VALUTARE L’ASSET 19 MILIARDI, MA I FRANCESI RIMANGONO FERMI A 31…

GIORGIA MELONI ALLA CONFERENZA STAMPA DI FINE ANNO

1 - TIM E RETE DI STATO IL GOVERNO PREPARA UN PIANO DI INCENTIVI I PROTAGONISTI

Francesco Spini per “la Stampa”

 

Il governo, peccando di ottimismo, aveva promesso una soluzione già entro fine anno sulla rete nazionale a controllo pubblico per la banda ultra larga. Invece non è ancora il momento degli annunci: servirà più tempo per trovare una complessa quadratura del cerchio.

 

Alla fine del quarto incontro, in videoconferenza, del tavolo tecnico tra l'esecutivo e i due principali soci di Tim, ossia Vivendi (23,75%) e Cdp (9,8%), si è deciso di «aprire una seconda fase» di discussione, come segnalano fonti a conoscenza della vicenda.

 

PIETRO LABRIOLA TIM

Si tratta da un lato di approfondire «possibili misure incentivanti per il settore», ovvero risorse e strumenti che il governo potrà mettere in campo, dall'altro i soci dovranno «formulare proposte» per «addivenire a una soluzione finale, in un quadro condiviso e sostenibile». Se ne riparlerà a gennaio, dopo l'Epifania. Il tavolo potrà aprirsi anche al management di Tim ma solo su specifiche tematiche e se interpellato.

 

In mattinata la premier Giorgia Meloni dà l'impressione di voler accelerare sul dossier ribadendo il «duplice obiettivo» da parte dello Stato di «riassumere il controllo della rete» per questioni strategiche e di «lavorare il più possibile per mantenere i livelli occupazionali». Sul «come» arrivarci, Meloni professa «prudenza».

 

ALESSIO BUTTI GIORGIA MELONI

Basta la dichiarazione di intenti per scaldare il titolo in Borsa, dove chiude in rialzo del 2,88% a 22,48 centesimi. Ma per ora tutto è fermo alle ipotesi e restano le divisioni. Di fronte alle difficoltà, francesi (rappresentati al tavolo dagli advisor di Rothschild, con l'ad Alessandro Daffina, il partner Irving Bellotti e Carmen Zizza, oltre che da Daniele Ruvinetti, consulente con una lunga esperienza manageriale nelle tlc) e Cassa (per cui tratta il direttore degli investimenti Francesco Mele, con l'assistenza di Credit Suisse) appaiono fiduciosi come già Arnaud de Puyfontaine, ad di Vivendi, che pochi giorni fa aveva parlato di un clima costruttivo con il governo, presente al tavolo col capo di gabinetto del ministero delle Imprese, Federico Eichberg, il responsabile del dipartimento Trasformazione digitale di Palazzo Chigi, Angelo Borrelli, più un dirigente del Tesoro.

 

Alessandro Daffina

Punti di contatto non mancano: è ormai pacifico che il destino di Tim sia quello di essere divisa tra una NetCo dedicata alla rete e una ServCo vocata ai servizi. Entrambe dovranno essere sostenibili dal punto di vista del debito. Non solo: il governo ragiona su incentivi fiscali, finanziari e regolatori che aumenterebbero il valore di entrambe le entità.

 

Sono in corso valutazioni sui «rischi-benefici» per un allargamento dei limiti elettromagnetici per le antenne 5G; si pensa a una riduzione dell'Iva ma va trovata la copertura; per sostenere gli investimenti di rete si guarda ai contratti di sviluppo, tra i punti all'ordine del giorno del gruppo di lavoro che, sempre a gennaio, si aprirà con le tlc.

 

dario scannapieco

A rendere complessa la soluzione per la rete nazionale, però, restano i nodi irrisolti, a cominciare dalla valutazione. Al tavolo pare che Cdp non abbia calato le carte sul prezzo che sarebbe disposta a pagare (in una possibile cordata con Kkr, il fondo già secondo socio di FiberCop, la rete secondaria di Tim) per rilevare l'infrastruttura dell'ex monopolista, come prevedeva il memorandum lasciato cadere dal governo.

 

Se le cifre fossero quelle circolate in questi mesi, entro i 19 miliardi di euro, difficilmente convincerebbero Vivendi, che ha fin qui lasciato intendere di puntare ad almeno 31 miliardi. Proprio per superare l'impasse i francesi sono però pronti a favorire lo spin-off della rete con una scissione proporzionale del titolo: così facendo la valutazione la farebbe il mercato. Tutti si ritroverebbero in prima battuta azionisti di entrambe le società, salvo poi dividere con scambi azionari e conguagli cash i pani e i pesci: a Cdp l'influenza rilevante sulla rete, a Vivendi una maggior presa sui servizi. Se ne riparla a gennaio.

 

GIORGIA MELONI MATTEO RENZI CARLO CALENDA FOTOMONTAGGIO

2 - TELECOM CHIUDE UN ALTRO ANNO VISSUTO PERICOLOSAMENTE

Sofia Fraschini per “il Giornale”

 

Dall'Opa di Draghi, al piano Minerva, fino alla rete unica di Stato. I balletti della politica intorno a Telecom non fanno bene al titolo e quindi ai suoi azionisti, piccoli e grandi (Vivendi è il primo azionista con il 23,75%).

 

Solo guardando all'ultimo anno - durante il quale le giravolte dei governi sul destino del gruppo sono state molteplici - l'azione Tim ha perso il 50%. E il confronto è impietoso sul lungo termine: negli ultimi cinque anni il titolo ha perso il 70% e se nel 2005 la società valeva 50 oggi si aggira sui 4,4 miliardi.

GIANCARLO GIORGETTI

 

Guardando solo al recente passato, il gruppo guidato da Pietro Labriola ha vissuto un anno sull'ottovolante. Era il dicembre 2021 quando l'allora premier Mario Draghi sdoganava l'Opa sul gruppo da parte del fondo americano KKR e si garantiva "occupazione, tecnologia, italianità col golden power". Il titolo viaggiava in area 0,3 euro e si spinse per un po' in area 0,5 a ridosso del valore che avrebbero pagato gli americani.

Da allora i corsi del titolo si sono dimezzati. In mezzo, la bagarre.

 

L'Opa salta per questioni di prezzo e giochi politici, poi Labriola mette in campo la sua proposta: scindere la rete collocandola in una società separata, ma sempre sotto il tetto della casa madre (Netco e Servco).

 

PIETRO LABRIOLA

La Cdp, azionista numero due con il 9,81%, appoggia Labriola, ma in parallelo valuta se scindere la rete all'interno di Tim non affosserà l'altro progetto, quello che le sta più a cuore, cioè la nascita di un nuovo soggetto imprenditoriale che metta insieme l'infrastruttura Tim e quella di Open Fiber posseduta da Vivendi è il primo azionista di Tim con il 23,75% Cassa Depositi e Prestiti è il secondo con il 9,81% Cdp con il fondo Macquarie.

 

Le idee sono confuse anche al governo: la rete unica piace all'allora ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, ma meno al ministro della Transizione digitale Vittorio Colao. E il titolo ne risente. Poi Draghi lascia spazio al governo Meloni. Sono mesi di stop and go. E alla fine sembra debba prevalere il cosiddetto "piano Minerva" che farebbe entrare lo Stato a monte.

 

Cdp salirebbe nel capitale di Tim dal 9,81% attuale per un esborso (ipotizzato e massimo fino al 100%) di 5 miliardi. A quel punto, Tim acquisirebbe la quota della stessa Cdp in Open Fiber, stimata in 3 miliardi. Lo farebbe a debito, ma potrebbe finanziare l'acquisizione cedendo la partecipazione in Tim Brasil.

 

vincent bollore

Si torna quindi a parlare di Opa per Tim, ma stavolta da parte di Cdp. Niente accade. Il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso Urso e il sottosegretario Butti si danno tempo fino al 31 dicembre per definire il destino dell'infrastruttura in pancia all'azienda: si riparte da Minerva, ma di fatto è ancora un foglio bianco.

 

Aspettando di capire cosa accadrà, ieri Giorgia Meloni ha ribadito il controllo pubblico della rete e la tutela dei posti di lavoro. Ed è stata un'altra fumata nera l'incontro tra Governo, Cdp e Vivendi. Il governo ha però avviato una "fase due": un tavolo al governo con il management di Tim.

 

GIORGIA MELONI ALLA CONFERENZA STAMPA DI FINE ANNO

Il nodo resta però il valore di NetCo. Ma Cassa spingerebbe per la vendita di NetCo e sarebbe pronta a valutare l'asset 19 miliardi. Ma i francesi spingono per una scissione proporzionale che porti alla costituzione di due società quotate con gli attuali azionisti e valutano il gruppo 31 miliardi. Nella speranza che qualcosa accada a breve ieri il titolo è salito a Piazza Affari (+2,8%) restando però sempre alla metà del valore di un anno fa.

Resta nei numeri di settore qualche certezza: secondo l'Agcom Tim è il leader di mercato con il 28,5% seguita da Vodafone (27,6%) e Wind Tre (24,2%).

ALESSIO BUTTI GIORGIA MELONI

GIORGIA MELONI ALLA CONFERENZA STAMPA DI FINE ANNO

Ultimi Dagoreport

vecchione renzi ranucci sgrena mancini draghi conte gabrielli carlo parolisi

TRA LE PIEGHE DELL’AFFAIRE LAVITOLA-RANUCCI, RICICCIA UNO DEI TANTI MISTERI ALL’ITALIANA: IL FAMOSO SERVIZIO DI ‘’REPORT’’ DEL MAGGIO 2021 SULL’INCONTRO IN AUTOGRILL TRA MATTEO RENZI E MARCO MANCINI, UNO DELLE FIGURE PIÙ CONTROVERSE DELL’INTELLIGENCE ITALIANA - ALL’ORIGINE DEL RENDEZ-VOUS AUTOSTRADALE, FORSE C’ENTRA DI PIÙ IL FATTO CHE STAVA CADENDO IL SECONDO GOVERNO CONTE, A CAUSA DEL RITIRO DALL'ESECUTIVO DI ITALIA VIVA. QUALCUNO DEVE AVER SCOMMESSO SULLE DOTI AFFABULATORIE DI NEGOZIATORE DI MANCINI PER CONVINCERE RENZI A TROVARE UNA QUADRA PER MANTENERE IN PIEDI CONTE – UNA VOLTA CHE LA MISSIONE E' ANDATA A VUOTO, PERCHE' RANUCCI MANDO' IN ONDA IL SERVIZIO RENZI-MANCINI BEN CINQUE MESI DOPO LA SEPOLTURA DEL GOVERNO CONTE II? A CHI GIOVAVA? - BEN SAPENDO DI QUANTO MANCINI SIA DETESTATO DAI SUOI COLLEGHI, RENZI DEFINI' LO SCOOP UN "REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO AI SERVIZI SEGRETI" – GLI ''ADDETTI AI LIVORI'' AGGIUNGONO ALTRE DUE IPOTESI: CHI PARTENDO DAL BURRASCOSO RAPPORTO TRA RENZI E RANUCCI, CHI CONSIDERANDO LA VOGLIA DI CONTE DI REGOLARE I CONTI CON COLUI CHE SI VANTA DI AVERLO SLOGGIATO DA PALAZZO CHIGI E DI AVER CONVINTO DRAGHI A PRENDERE IL SUO POSTO… 

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...

mattarella renzi conte schlein bonelli fratoianni

DAGOREPORT - DAJE E RIDAJE, I GALLETTI DEL CAMPOLARGO HANNO FINALMENTE DECISO DI SMETTERE DI BECCARSI MASOCHISTICAMENTE TRA LORO E DI FARE SQUADRA CONTRO L'ARMATA BRANCA-MELONI - IL NODO POLITICO PIÙ DIFFICILE DA SCIOGLIERE, LA PRESENZA DELL'INFIDO RENZI NELLA ALLEANZA, SI E' DISSOLTO IN UN INCONTRO A QUATTR'OCCHI SCHLEIN-CONTE: LA DUCETTA DEL NAZARENO, CHE HA UN PATTO CON MATTEONZO CHE SI CHIAMA CASA RIFORMISTA, HA TIRATO FUORI GLI ATTRIBUTI E A CONTE NON E' RIMASTO CHE SIBILARE: ELLY LO VUOLE ED IO NON POSSO FARCI NIENTE... (SEMPRE CHE RENZI RIESCA A MANTENERE LA PROMESSA DI FARE UN PASSO INDIETRO) – LA PIPPA DELLE PRIMARIE SI FARA', MA COME L'INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER SUL PROGRAMMA ELETTORALE, NON SERVIRA' A UN CAZZO: A DECIDERE IL PREMIER SARÀ, COME SEMPRE, SERGIO MATTARELLA – PER RISOLVERE L'ETERNO SCAZZO SULLA POLITICA ESTERA, E SULL'UCRAINA IN PARTICOLARE, A ELLY E CONTE BASTA UNA SUPERCAZZOLA LINGUISTICA, CHE SI PUÒ RIASSUMERE CON LO SLOGAN: "NO AL RIARMO NAZIONALE, SÌ ALLA DIFESA EUROPEA"...

leonardo del vecchio giorno

FLASH! - COSA FRULLA NELLA TESTA DI LEONARDINO? - DEL VECCHIO JR HA CAPITO CHE, ALL'OMBRA DELLA MADUNINA, IL MERCATO EDITORIALE È SATURO: POSSEDERE DUE TESTATE MILANESI, COME "IL GIORNALE" (DI CUI HA IL 30%) E "IL GIORNO" NON SERVE GRANCHÈ - PER DIVERSIFICARE, LEONARDINO HA INTENZIONE DI TRASFORMARE "IL GIORNO" IN UN QUOTIDIANO FINANZIARIO, MOLTO PIÙ UTILE PER I SUOI AFFARI, IN GRADO DI FARE CONCORRENZA A "SOLE 24 ORE" E "MILANO FINANZA" - DEL VECCHIO, CHE HA RIANIMATO IL MERCATO DEI GIORNALISTI, UN SETTORE CHE SEMBRAVA ORMAI MORTO E SEPOLTO, DOVREBBE CONFERMARE AGNESE PINI ALLA DIREZIONE DI "QUOTIDIANO NAZIONALE" (LA TESTATA CHE RIUNISCE "LA NAZIONE", "IL RESTO DEL CARLINO" E "IL GIORNO")

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…