SALVINI CON L’ACQUA ALLA GOLA: I SONDAGGI DELLA LEGA SONO DISASTROSI, VANNACCI GLI PORTA VIA ISCRITTI, L’INCHIESTA SUL PONTE SULLO STRETTO E’ UN CEFFONE E ZAIA PONE CONDIZIONI CAPESTRO PER IL FUTURO NEL CARROCCIO – IL “CORRIERE” RIVELA: “ZAIA NON TRATTA, NON DIALOGA, HA DETTO NO A FARE IL SINDACO A VENEZIA, IL PARLAMENTO EUROPEO NON GLI INTERESSA, A FARE IL NUMERO DUE O ANCHE IL DIARCA NON CI PENSA, A MENO CHE NON SI ACCETTINO I SUOI PIANI, CHE SONO DA RESA INCONDIZIONATA. DUE LEGHE, UNA MACROREGIONE DEL NORD CON ZAIA PLENIPOTENZIARIO, CON MANO LIBERA SU FINANZIAMENTI, CANDIDATURE LOCALI E NAZIONALI, SCELTE E PROGRAMMI. SALVINI CHE SI TENESSE PURE IL CENTRO E IL SUD, IN COMPAGNIA DEL FIDO CLAUDIO DURIGON”
Estratto dell’articolo di Roberto Gressi per il “Corriere della Sera”
LUCA ZAIA - UMBERTO BOSSI - MATTEO SALVINI
Pare che in questi giorni perfino il Sole e Urano siano in posizione ostile rispetto al segno di Matteo, quello dei Pesci. Ma insomma, qui si esagera. Come se non bastassero i sondaggi in picchiata, le incursioni delle truppe di Vannacci, le condizioni capestro di Zaia, gli scricchiolii del Ponte sullo Stretto. E pure l’inaccettabile rogo dell’effige all’università La Sapienza. […]
Ora Matteo dice che non chiude le porte a nessuno, nemmeno al generale traditore, ma quello nemmeno gli risponde. A dar retta ai sondaggi, che vanno presi sempre con le molle, Futuro nazionale veleggia al 4,8 per cento, mentre il Carroccio sta nemmeno a un punto sopra, con le previsioni che tendono al peggioramento. E con una bella fetta di quelli che erano i suoi colonnelli che gli rinfacciano: lo vedi? Te lo avevamo detto.
LUCA ZAIA - ALBERTO STEFANI - MATTEO SALVINI
Fosse solo quello, non sarebbe poca cosa, ma è nei momenti difficili che si serrano i ranghi. Basta con i papi stranieri, ci sono tante energie in casa, a cominciare dai presidenti delle Regioni, e soprattutto da colui che governatore non è più, ma domina comunque il Nord Est e non si mette paura nemmeno quando a cercare di insidiarlo sono quelli di Fratelli d’Italia. Luca Zaia, chi altri se no? Anche a costo di prenderselo come vicesegretario, magari unico, con tutti i rischi che comporta condividere il potere con un peso massimo come quello.
MATTEO SALVINI - LUCA ZAIA - FOTO LAPRESSE
Ma Zaia pure non fa accordi, non tratta, non dialoga, ha detto no a fare il sindaco a Venezia, il Parlamento europeo non gli interessa, a fare il numero due o anche il diarca non ci pensa, a meno che non si accettino i suoi piani, che sono da resa incondizionata.
Due Leghe, una macroregione del Nord con Zaia plenipotenziario, con mano libera su finanziamenti, candidature locali e nazionali, scelte e programmi. Salvini che si tenesse pure il Centro e il Sud, in compagnia del fido Claudio Durigon.
Il Sud appunto, con quel Ponte sullo Stretto che i nordisti non hanno mai digerito: troppi i soldi dirottati, incerto il cammino e disperato il traguardo, dove anche i vantaggi elettorali dell’avvio dell’opera sembrano a molti nella Lega una pura illusione.
Salvini ci ha provato a toglierselo dai piedi, bastava che, dopo la sentenza d’assoluzione dall’accusa di sequestro dei migranti, Giorgia Meloni fosse stata disponibile a ridargli il Viminale. Allora sì che avrebbe potuto tentare il rilancio. Macché, niente da fare. E adesso ci si mette pure l’inchiesta con le accuse di corruzione. Che lo costringe da una parte a muoversi con prudenza, dall’altra ad andare avanti a testa bassa, perché il suo ministero non sia obbligato a dichiarare fallimento. […]
