matteo salvini luca zaia massimiliano fedriga attilio fontana

SALVINI, UN UOMO SOLO ALLO SBANDO – ZAIA E FEDRIGA RESPINGONO L’OFFERTA DEL CAPITONE CHE, PER USCIRE DALL’ANGOLO, HA OFFERTO AI DUE BIG DEL NORD IL RUOLO DI VICE CON DELEGA AI TERRITORI – L’EX "DOGE" SPINGE PER UNO SPACCHETTAMENTO DEL PARTITO (SUL MODELLO TEDESCO CDU/CSU) CHE RESUSCITI LA VECCHIA LEGA NORD A CUI SOMMARE UNA LEGA DEL CENTRO-SUD, PROGETTO CHE SALVINI HA CASSATO. NÉ ZAIA NÉ FEDRIGA SONO DISPOSTI A FARE LE FOGLIE DI FICO DI UN PARTITO SEMPRE PIU’ SPACCATO: IL GOVERNATORE LOMBARDO ATTILIO FONTANA INSISTE SUL “RITORNO AL NORD” E CRESCE LA VOGLIA DI UN NUOVO CONGRESSO - NONOSTANTE LE PROTESTE (IL RADUNO DI TREVISO SARA’ “LA RESA DEI CONTI”) E IL TIMORE DI UN SORPASSO IMMINENTE DI VANNACCI, SALVINI NON HA INTENZIONE DI MOLLARE: ”NON PERDIAMO TEMPO CON IL CHIACCHIERICCIO”

 

1 - MEA CULPA SALVINI, MA IL NORD PENSA AL CONGRESSO 

Francesco Moscatelli per “la Stampa” - Estratti

 

luca zaia matteo salvini massimiliano fedriga attilio fontana

L'autocritica non è una lingua che Matteo Salvini frequenta spesso. Per questo, quando lunedì sera davanti agli invitati alla cena leghista con manager e imprenditori a Milano ha riconosciuto che su Vannacci «ho fatto, abbiamo fatto degli errori», la frase ha attirato l'attenzione dei presenti. 

 

D'altronde, proprio mentre il segretario federale si sedeva a tavola insieme al collega Giancarlo Giorgetti, Swg diffondeva il sondaggio che Salvini non avrebbe mai voluto vedere: Futuro Nazionale dell'ex generale Roberto Vannacci raggiunge la Lega al 5, 3%.

 

Il punto è il bivio che lo attende dentro il suo partito, archiviata definitivamente l'ipotesi di un nuovo consiglio federale questa settimana per raggiungere una sintesi tra le richieste dei governatori di maggiore spazio di manovra al Nord e le istanze del centro-sud e del cerchio magico salviniano che premono perché nulla cambi, se non l'approdo al Viminale dello stesso Salvini al posto di Matteo Piantedosi. 

MATTEO SALVINI - LUCA ZAIA - FOTO LAPRESSE

 

Tutti attendono una nuova convocazione. C'è chi ipotizza che si arrivi addirittura alla due giorni di Treviso del 4 e 5 luglio senza incontri intermedi: «Così sarà davvero la resa dei conti».

«Matteo Salvini è stato eletto dal congresso un anno fa e ora sta ascoltando tutti poi deciderà lui cosa fare» replica il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti all'Ansa a proposito del futuro della Lega. E però non è un mistero che più d'uno inizi a invocare un nuovo congresso, anche perché i contenuti di quello andato in scena a Firenze lo scorso anno sarebbero ormai sorpassati dagli eventi. 

 

(…)

 

2 - ASSEDIO LEGA, OFFERTA DI SALVINI RESTA IL GELO DI ZAIA E FEDRIGA 

L. De Cic. per “la Repubblica” - Estratti

ZAIA - GIORGETTI - FONTANA - CALDEROLI - SALVINI - FEDRIGA

 

Dopo settimane mai così travagliate, con l'aggancio di Roberto Vannacci nei sondaggi e la sua stessa leadership finita in bilico, Matteo Salvini tenta l'ultima mossa, per rilanciare la "sua" Lega: ha sentito i big del Nord, in particolare Luca Zaia e Massimiliano Fedriga, offrendo loro una «delega ai territori».

 

Non è però quello che chiedeva l'ex Doge del Veneto, in asse con il presidente del Friuli Venezia Giulia. Zaia spinge per uno spacchettamento del partito, che resusciti la vecchia Lega Nord a cui sommare una Lega del Centro-Sud, progetto che il leader ha valutato e alla fine cassato. La risposta dunque è stata tutt'altro che entusiasta, eufemismo. Anche se il segretario lavora ancora a un compromesso, che potrebbe essere annunciato la prossima settimana, forse senza neppure un federale (quello di ieri, come previsto, è saltato). 

 

MATTEO SALVINI LUCA ZAIA

Né Zaia né Fedriga sono disposti a fare le foglie di fico della crisi del Carroccio, accetterebbero il posto di vicesegretario solo con «margini operativi» veri. Quelli che Salvini non vuole cedere. Ecco perché, in un partito che solitamente è una falange, si moltiplicano nei territori gli sbuffi d'insofferenza.

 

I manifesti apparsi l'altro ieri a Milano - con la scritta «Grazie Matteo, ma ora Zaia segretario» - sono spuntati in sette città: da Napoli a Rovigo, da Parma a Firenze, Roma e L'Aquila. Li ha messi in piedi una rete che si è autobattezzata «Rifondazione Lega», che sarebbe espressione autonoma della giovanile. Profetizzano un «terremoto interno», spiegano a Repubblica in forma anonima, sarebbe insomma il primo tassello di «un'operazione più ampia». I leghisti, sostengono, «sanno che è ora di cambiare, occorre una nuova guida capace di riposizionare un partito ormai in decadenza».

Matteo Salvini e Luca Zaia

 

Può essere un fuoco di paglia, Salvini è sopravvissuto ad altre burrasche. Ma da qualche giorno nelle chat del Carroccio - e ne discutono anche diversi big di FdI - c'è la sensazione che il piano stavolta sia davvero inclinato.

 

A Mogliano Veneto, provincia di Treviso, nella due giorni del 4 e 5 luglio pensata dal vicepremier per fare team building, rischiano di esserci proteste. «Spunteranno le scope», sghignazzano gli avversari interni del segretario. E a proposito: qualcuno vorrebbe proporre a Salvini, se facesse un passo di lato, il ruolo di «presidente», come toccò a Bossi dopo le dimissioni del 2011. Il clima è questo.

 

Altre frizioni si sono registrate nel direttivo del partito lombardo, l'altro ieri. Con la richiesta del governatore Attilio Fontana e del segretario regionale Massimiliano Romeo del «ritorno al Nord» e le frecciate in replica dei salviniani per gli attacchi di questi giorni al leader.

 

fontana salvini zaia

Non a caso c'è chi ipotizza: con queste premesse, il raduno del Trevigiano salterà. Il leader però non sembra disposto a retromarce. Il simbolo leghista è depositato a suo nome. Chiunque lo sfidi, se perdesse la disputa, dovrebbe accettare di fondare un partito altrove. «Voglio vincere le prossime Politiche», l'ultimo rilancio del segretario l'altro ieri a Milano, nella cena (da 2.500 euro a persona) con trecento imprenditori e diversi colonnelli leghisti, da Armando Siri a Edoardo Rixi.

 

Più Giancarlo Giorgetti, che ieri con l'Ansa commentava così le tribolazioni interne: «Matteo Salvini è stato eletto dal congresso un anno fa e ora sta ascoltando tutti, poi deciderà lui cosa fare...». Nonostante le difficoltà e il timore di un sorpasso imminente di Vannacci, Salvini non ha intenzione di mollare: «Parliamo delle cose fatte al governo - ripeteva alla platea meneghina - Non perdiamo tempo con il chiacchiericcio».

 

LUCA ZAIA MATTEO SALVINI ATTILIO FONTANA

Ultimi Dagoreport

gender club degrado roma pina bausch matteo garrone

25 ANNI FA SPUNTÒ A ROMA UN CLUB IN MODALITÀ DARK-ROOM: AL "DEGRADO", IMMERSO NEL BUIO, SI FACEVA SESSO SENZA IL SENSO DEL PECCATO, IN MEZZO A TUTTI. UNO ‘’SBORRIFICIO” CHE NON HA AVUTO EGUALI E CHE DEMOLÌ I MURI DIVISORI TRA ETERO-BI-GAY-LESBO-TRANS-VATTELAPESCA - PER 9 ANNI, “CARNE ALLEGRA” PER TUTTI. OGNUNO VENIVA E SI FACEVA I CAZZI SUOI, E QUELLI DEGLI ALTRI. IL "DEGRADO'' POTEVA ESSERE RIASSUNTO IN UNA DOMANDA: CHI È NORMALE? - DAGO-INTERVISTA ALL’ARTEFICE DEL BORDELLO: “SCORTATA DA MATTEO GARRONE, UNA NOTTE È APPARSA PINA BAUSCH IMPEGNATA AL TEATRO ARGENTINA. SI ACCENDONO LE LUCI E UNA TRAVESTITA URLO': “AO' SPEGNETELE! IO STAVO A FA’ UN BOCCHINO. NUN ME NE FREGA ‘N CAZZO DE 'STA PINA!”

michele mari ciabatti d orrico

DAGOREPORT! MARI IN TEMPESTA! CI VOLEVA LO STREGA-GATE CON I PRESUNTI GIUDIZI, POI SMENTITI, SU MICHELA MURGIA (“ERA INTRANSIGENTE E VIOLENTA, PERCHÉ ERA BRUTTA E SFOGAVA COSÌ LA SUA RABBIA”) PER SCOPRIRE CHE MICHELE MARI HA UN CARATTERE FUMANTINO. NELLA SOCIETÀ LETTERARIA LA SUA IRACONDIA È UN SEGRETO DI PULCINELLA COME LA SUA IMPULSIVITÀ. LO SCRITTORE, CHE RIVENDICA UN CULTO PER GENE HACKMAN E PER GLI UOMINI “ANCHE UN PO’ CANAGLIE”, RESTA NEGLI ANNALI PER LA REAZIONE CHE EBBE DOPO UNA STRONCATURA RICEVUTA DAL CRITICO DI “SETTE”, ANTONIO D’ORRICO. MICHELE MARI ANDÒ NEGLI UFFICI DEL "CORRIERE". E TROVATOSI FACCIA A FACCIA CON IL RECENSORE, LO COLPÌ CON UNO SCHIAFFO. IL CRITICO NON REAGÌ. E MARI SI CONQUISTÒ LE STELLETTE DI VENDICATORE DEI SOPRUSI DEI CRITICI PREPOTENTI E ARROGANTI…

giorgia meloni donald trump

FLASH! – IL LATO POSITIVO DEGLI INSULTI DI TRUMP A "GIGIORGIA"? POTREBBE TRADURSI IN UN AUMENTO DEI CONSENSI, ESSENDO IL TYCOON ODIATO DA 8 ITALIANI SU 10 - NON A CASO, AL RADUNO DEGLI ALPINI A GEMONA, È STATA ACCOLTA TRA APPLAUSI E STRETTE DI MANO - AL DI LA' DI TRUMP, IL VERO PROBLEMA PER LA DUCETTA RESTA LO SFARINAMENTO DELLA LEGA E LO SBANDAMENTO DI FORZA ITALIA IN VISTA DEL VOTO 2027 - E POI C’È IL BOOM DI VANNACCI A SPESE DEI TRE PARTITI DELLA MAGGIORANZA (E M5S), RICICCIANDO TEMI IDENTITARI CARI ALL'UNDERDOG, ABBONDONATI UNA VOLTA A PALAZZO CHIGI… - VIDEO

giorgia meloni trump cairo

FLASH! - A PALAZZO CHIGI, DOPO LE MAZZATE DI TRUMP CONTRO GIORGIA MELONI, E' INIZIATA LA CACCIA ALLE STREGHE (CON QUALCUNO SI DEVONO SFOGARE) - E CON CHI SE LA SONO PRESA? CON URBANO CAIRO! - IL MOTIVO? A PUBBLICARE IL PRIMO AFFONDO DI TRUMP ("SONO SCIOCCATO, MELONI NON CI VUOLE AIUTARE SULLA GUERRA IN IRAN. PENSAVO AVESSE CORAGGIO") FU IL "CORRIERE DELLA SERA" A FIRMA DI VIVIANA MAZZA - IL SECONDO SFOGO DEL TYCOON ("MELONI MI FA PENA") E' STATO RIPORTATO DAL PROGRAMMA "L'ARIA CHE TIRA"  DA DANIELE COMPATANGELO SU LA7 (ANCORA EDITORE CAIRO!) - PER DARE UN SEGNALE DI "BUONA FEDE", IL "CORRIERE" IERI HA PUBBLICATO UN'INTERVISTA A MARY L. TRUMP, NIPOTE DI "THE DONALD", CHE DESCRIVE LO ZIO COME UN DISTURBATO MENTALE FUORI CONTROLLO...

andrea giambruno giorgia meloni renato de angelis

SE GIORGIA MELONI VOLESSE IMBASTIRE UNA VERA OPERAZIONE SIMPATIA, DOVREBBE SCRIVERE UN’AUTOBIOGRAFIA SENTIMENTALE – BARBARA COSTA: “MI SONO SORBITA LA NUOVA EDIZIONE DI ‘IO SONO GIORGIA’ E…CHE DELUSIONE! ZERO RIFERIMENTI ALLO ‘SCANDALO THREESOME’, E ZERO VITA SENTIMENTALE. COME SE A GIAMBRUNO SI FOSSE ARRIVATI INTATTI, SENZA EX, PASSIONI E GELOSIE, MA ANDIAMO, SIGNORA PRESIDENTE! COME È POSSIBILE? E INFATTI NON È VERO. MELONI HA AVUTO I SUOI AMORI, AI QUALI NEL SUO LIBRO NON DESTINA MEZZA RIGA” – CHI È ALESSANDRO GIOMBINI DETTO MANOLO, GIÀ MILITANTE DI CASA POUND? PERCHÉ NON RICORDARE LA RELAZIONE CON RENATO DE ANGELIS, CON AMOREGGIAMENTI IN GOMMONE A PONZA? – L’INCONTRO CON GIAMBRUNO, “BELLO COME IL SOLE”: “È STATA LEI A RIMEDIARE IL NUMERO E A..."

frocinema carocci rocca gualtieri

DAGOREPORT - MASSÌ, NEL PAESE CHE SI È INVENTATO IL “COMPROMESSO STORICO” E LE “CONVERGENZE PARALLELE” E IL “GOVERNO DELLA NON SFIDUCIA”, PRIMA O POI, DOVEVA CAPITARE DI TROVARSI DAVANTI A NUOVA MACHIAVELLICA DIAVOLERIA: BENVENUTI AL CINEMA “FASCIO E MARTELLO” - IL COMUNE DI ROMA GUIDATO DA ROBERTO GUALTIERI (PD) E LA REGIONE LAZIO CAPITANATA DA FRANCESCO ROCCA (FDI) SI SONO INASPETTATAMENTE ALLACCIATI IN UN TANGO CHE LI HA TRASCINATI ALL’ORGASMO DI STANZIARE UN DOVIZIOSO FINANZIAMENTO DI 250.000 EURO (IL CAMPIDOGLIO) E 300.000 EURO (LA REGIONE), AMBEDUE EROGATI SENZA UNO STRACCIO DI GARA E DESTINATI – FIATE ALLE TROMBETTE! RULLO DI TAMBURI! - AL PROGETTO ‘’FROCINEMA” DELLA ‘’FONDAZIONE PICCOLO AMERICA’’, CAPITANATA DAL MITOLOGICO ‘’PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, VALERIO CAROCCI – E' SUCCESSO CHE QUANDO IL COMUNE E LA REGIONE HANNO APPROVATO LA RICONVERSIONE DEL METROPOLITAN, L'EX CINEMA DI VIA DEL CORSO CHIUSO DAL 2010, IN UN MEGA-STORE, IL DIABOLICO CAROCCI HA CAPITO CHE CON UNA FAVA POTEVA PRENDERE DUE PICCIONI: OLTRE AL COMUNE DE SINISTRA ANCHE LA REGIONE DE DESTRA CHE, UNA VOLTA IN MANO A FDI AVEVA CHIUSO IL RUBINETTO DEI FINANZIAMENTI - AL GRIDO: “SALVARE IL METROPOLITAN! FERMARE QUESTO NUOVO SACCO DI ROMA!’’ IL COCCO DI ZINGARETTI HA MONTATO UN PANDEMONIO MEDIATICO, ACCOMPAGNATO DA UNA BATTAGLIA LEGALE, FINO A QUANDO ROCCA HA SMOLLATO ED ORA I CAMERATI D’ITALIA POTRANNO GODERSI “FROCINEMA”…