christine lagarde jerome powell

SE CADE POWELL, VIENE GIÙ TUTTO – I VERTICI DELLE PIÙ IMPORTANTI BANCHE CENTRALI DEL MONDO ESPRIMONO “PIENA SOLIDARIETÀ” AL PRESIDENTE DELLA FED, A CUI TRUMP HA DICHIARATO GUERRA – LA PREOCCUPAZIONE DI CHRISTINE LAGARDE, CAPA DELLA BCE, E DEGLI ALTRI (BANCHE CENTRALI DI INGHILTERRA, CANADA, AUSTRALIA, BRASILE, COREA E NON SOLO), NON È SOLO PERSONALE PER IL DESTINO DEL “COLLEGA” POWEL. IN BALLO C’È L’INDIPENDENZA DELLA PIÙ GRANDE AUTORITÀ MONETARIA DEL MONDO, CHE POTREBBERO CAUSARE UN’ONDA D’URTO CAPACE DI FAR TRABALLARE L’INTERO SISTEMA FINANZIARIO GLOBALE…

Estratto dell’articolo di Fabrizio Goria per “la Stampa”

 

CHRISTINE LAGARDE JEROME POWELL

Una difesa su tutta la linea. Le principali banche centrali mondiali hanno rotto gli indugi e si sono schierate apertamente a difesa dell’indipendenza della Federal Reserve e del suo presidente, Jerome Powell, dopo le mosse del Dipartimento di Giustizia statunitense che negli ultimi giorni hanno agitato (ma non troppo) i mercati e riacceso le preoccupazioni degli analisti sulla tenuta istituzionale della politica monetaria americana.

 

In una nota congiunta, i vertici di alcune delle più importanti autorità monetarie globali hanno espresso «piena solidarietà» alla Fed, definendo l’indipendenza delle banche centrali un pilastro essenziale della stabilità dei prezzi, finanziaria ed economica, nell’interesse diretto dei cittadini.

 

Una iniziativa che è il preludio a uno scontro aperto contro l’attivismo dell’amministrazione Trump verso la politica monetaria globale. […]

 

IL VIDEO DI JEROME POWELL IN RISPOSTA A TRUMP E ALL INDAGINE NEI SUOI CONFRONTI

Il testo a protezione di Powell, firmato dalla presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde a nome del Consiglio direttivo, dai governatori di Bank of England, Bank of Canada, Reserve Bank of Australia, Banco Central do Brasil e Bank of Korea, oltre ai vertici delle istituzioni monetarie di Svezia, Danimarca, Norvegia, Svizzera e Sudafrica, nonché della Banca dei regolamenti internazionali, sottolinea che questa indipendenza deve essere preservata «nel pieno rispetto dello Stato di diritto e della responsabilità democratica».

 

Powell viene descritto come un banchiere centrale che ha servito con integrità, concentrato sul proprio mandato e guidato da un impegno costante verso l’interesse pubblico. Un linguaggio misurato, ma che riflette una preoccupazione reale e condivisa. Specie perché – a pochi giorni dal World Economic Forum di Davos – le turbolenze intorno all’autonomia strategica della Federal Reserve stanno aumentando.

 

donald trump e jerome powell 9

Dietro la presa di posizione formale, spiegano fonti interne ai principali istituti monetari, c’è la consapevolezza che quanto sta accadendo negli Stati Uniti non è una questione confinata a Washington. A Francoforte, in particolare, il dossier viene letto anche come un potenziale fattore di rischio sistemico, capace di produrre ripercussioni globali se dovesse incrinare la credibilità o la libertà della Fed.

 

Dentro la Bce si continua a ribadire che lo scenario migliore per l’economia mondiale è quello in cui ogni banca centrale resta rigorosamente ancorata al proprio mandato, senza interferenze politiche né opportunismi.

 

christine lagarde e jerome powell al forum della bce a sintra

Una Fed focalizzata sul ritorno dell’inflazione Usa verso il 2% e sul rispetto del suo doppio mandato – stabilità dei prezzi e occupazione – viene considerata a Francoforte un elemento di stabilità anche per l’area euro. Non perché l’Europa segua in modo automatico Washington, ma perché un sistema monetario globale ordinato richiede istituzioni prevedibili.

 

«Non c’è timore per una dollarizzazione dell’Ue, ma c’è una vigile attenzione su quello che sta accadendo», è la formula che ricorre nell’Eurosistema, a ribadire che le decisioni della Bce restano fondate sui fondamentali europei. Ma allo stesso tempo nessuno sottovaluta il peso della politica monetaria americana sull’equilibrio finanziario globale.

jerome powell meme 3

 

I tassi Usa incidono sulla parte lunga delle curve dei rendimenti, influenzano i premi a termine, orientano i flussi di capitale e si riflettono sul cambio dell’euro. È su questo terreno che la divergenza tra Fed e Bce, pur fisiologica, può diventare sensibile.

 

A Francoforte si spiega che il vero problema non è una differenza di tempi o di intensità nella restrizione o nell’allentamento monetario, bensì il rischio che i mercati inizino a dubitare della capacità della Fed di perseguire il proprio mandato in modo indipendente.

 

Scenari come un’inflazione statunitense che fatica a rientrare verso l’obiettivo, un improvviso irrigidimento delle condizioni finanziarie Usa con un aumento dei premi a termine, o una rivalutazione disordinata del ruolo futuro del dollaro sono considerati potenziali shock esterni per l’Eurozona.

 

donald trump e jerome powell 6

Non ipotesi centrali, ma nemmeno remote, che potrebbero ripercuotersi sui mercati obbligazionari europei, sul costo del credito e sul tasso di cambio, restringendo lo spazio di manovra del Consiglio direttivo della Bce. Da qui la difesa compatta dell’indipendenza delle banche centrali, che va oltre il singolo caso Powell.

 

A Francoforte, come a Londra e Basilea passando per Seoul, Tokyo e Ottawa, prevale la convinzione l’esperienza storica metta in luce come la politica monetaria funzioni meglio quando è condotta su basi tecniche e accademiche, protetta dalle pressioni politiche di breve periodo. Le stesse che hanno indotto alla campagna denigratoria dell’amministrazione Usa verso Powell negli ultimi anni.

VIGNETTA PUBBLICATA DA DONALD TRUMP IN CUI LICENZIA JEROME POWELL

 

Finché questo equilibrio regge, spiegano fonti dell’Eurosistema, anche una divergenza marcata tra le politiche monetarie delle due sponde dell’Atlantico resta gestibile. Se invece l’indipendenza dovesse essere messa in discussione, l’onda d’urto […] attraverserebbe l’intero sistema finanziario globale, costringendo anche l’Europa a muoversi in un contesto più instabile. Uno scenario che sembrava impossibile fino a pochi mesi fa ma che sta guadagnando sempre più concretezza.

donald trump e jerome powell 4jerome powell e christine lagarde al forum della bce a sintra

Ultimi Dagoreport

elly schlein giorgia meloni taruffi bonafoni de luca bonaccini

LA NUOVA LEGGE ELETTORALE PROPOSTA DA MELONI HA UN COMPLICE SEGRETO: ELLY SCHLEIN - OLTRE ALL’OBBLIGO PER UNA COALIZIONE DI INDICARE IL NOME DEL CANDIDATO PREMIER (ELLY E' SICURA DI BATTERE CONTE ALLE PRIMARIE), C’È UN NODO CHE STA SPACCANDO I PARTITI: LE PREFERENZE – IL “MELONELLUM”, CHE AVEVA ELIMINATO LA PREFERENZE PER "RESTITUIRE SOVRANITÀ" AGLI ELETTORI, TOGLIENDO POTERE AI CACICCHI E A FAVORE DELLE "NOMINE DALL'ALTO" DELLE SEGRETERIE NEI LISTINI BLOCCATI, È STATO BOCCIATO DA FORZA ITALIA E LEGA! - BRUTTO SCHIAFFO PER SCHLEIN CHE HA L'AMBIZIONE SFRENATA DI RIEMPIRE LE LISTE CON CANDIDATI A SUA IMMAGINE E SOMIGLIANZA - MA I RISULTATI DELLE AMMINISTRATIVE RACCONTANO UN’ALTRA STORIA: NEI COMUNI VINCONO CANDIDATI CHE NON NASCONO CON PD-ELLY, NON PARLANO IL SUO LINGUAGGIO DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO A SINISTRA E, IN MOLTI CASI, NON APPARTENGONO NEMMENO AL PERIMETRO DEL “CAMPO LARGO” TEORIZZATO DALLA SEGRETARIA - SE IL SISTEMA DELLE "LISTE BLOCCATE" DOVESSE ANDARE IN PORTO CHI PORTERÀ I VOTI AL PD, I CARNEADI DI ELLY: BONAFONI, TARUFFI, CHIARA BRAGA?

sallusti cerno

FLASH! - ALLA NOTIZIA DELLA NOMINA DI ALESSANDRO SALLUSTI A DIRETTORE DI “LIBERO”, TOMMASO CERNO HA INIZIATO A SMANIARE: E’ ANDATO IN CRISI DI ATTENZIONI – PER OSCURARE IL RITORNO DI SALLUSTI, E RIMETTERE SE STESSO AL CENTRO DEL VILLAGGIO, QUELLA REGINA PAZZA DI CERNO HA DATO DISPOSIZIONI ALLA REDAZIONE DI "SCHIERARE" DOMANI IN PRIMA PAGINA TUTTE LE FIRME PIU’ IMPORTANTI DE "IL GIORNALE" – STRANO, PER UN DIRETTORE CHE IN REDAZIONE SI VEDE POCO E HA VIA VIA OSCURATO GLI EDITORIALI ALTRUI LASCIANDO SPAZIO SOLO A SE STESSO…

giorgia meloni carlo calenda

FLASH! - CARI FRATELLINI D’ITALIA, SMETTETELA DI CORTEGGIARE CARLETTO CALENDA: CON L’ARMATA BRANCA-MELONI, NON ANDRÀ MAI E POI MAI - CALENDA CI HA INVIATO LA SEGUENTE PRECISAZIONE: “CARO DAGO, NON HO NESSUNA INTENZIONE DI CANDIDARMI A FARE IL SINDACO DI ROMA. NON HO MAI AVUTO CONTATTI CON LA DESTRA A QUESTO PROPOSITO E SE ME LO CHIEDESSERO RISPONDEREI “NO GRAZIE”. IL LAVORO IN CUI SONO TOTALMENTE IMPEGNATO È GUIDARE AZIONE ALLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE” – COME SI DICE ALLA GARBATELLA: “ 'A GIO', SE VEDEMO…”

il messaggero francesco gaetano caltagirone giorgia meloni villa galleria borghese crosetto

FLASH! – DOPO LA BATOSTA BANCARIA DI MPS, L’IDILLIACO RAPPORTO TRA I FRATELLI DI MELONI E CALTAGIRONE MINACCIA DI INCRINARSI? - SBIRCIANDO “IL MESSAGGERO” DI OGGI SPICCANO DUE ARTICOLI CHE NON AVRANNO FATTO ALCUN PIACERE ALLA FIAMMA MAGICA – IL PRIMO È ADDIRITTURA UNO SCOOP, ESSENDO L’UNICO GIORNALE A RIVELARE UNA “LITE FURIBONDA A PALAZZO CHIGI” TRA LA DUCETTA E CROSETTO (CHE HA SMENTITO) – IL SECONDO È UNA PAGINATA DEDICATA ALL’AMPLIAMENTO DELLA GALLERIA BORGHESE, CARO A CALTA-RUTELLI-CHICCOTESTA, CHE IL “TIMES” DI LONDRA, IN COMPAGNIA DI FDI (FABIO RAMPELLI), HA DEFINITO “BLASFEMO”…

manfredi lefebvre d'ovidio dovidio aponte, palenzona bisignani porro scaroni cimbri costamagna brachetti peretti, caltagirone nagel jes staley nicole junkerman stella li mara carfagna

ALTA SOCIETÀ, BASSA MAREA - NON AVENDO UN CAZZO DA FARE (O MOLTI AFFARI DA CONCLUDERE), 700 PERSONAGGI ILLUSTRI SONO SALITI A BORDO DELLA "CRYSTAL SYMPHONY" PER LA ZUPPA DI NOZZE DELL’ARMATORE ITALO-MONEGASCO MANFREDI LEFEBVRE D'OVIDIO – 5-GIORNI-5 DI UN’INDICIBILE CROCIERA DA CIVITAVECCHIA A MALTA CHE HA VISTO LA PARTECIPAZIONE DI APONTE, PALENZONA, BISIGNANI, NICOLA PORRO, SCARONI, CIMBRI, COSTAMAGNA, BRACHETTI PERETTI, BERNABÈ, PASSERA, DOMPÉ, MARA CARFAGNA, MARCO CARRAI; CILIEGINA SULLA TORTA: LA GLACIALE STRETTA DI MANO TRA CALTAGIRONE E NAGEL - PIÙ PICCANTE LA PRESENZA A BORDO DI DUE PERSONAGGI CHE HANNO AVUTO A CHE FARE CON JEFFREY EPSTEIN: L'EX CEO DEL COLOSSO BANCARIO BRITANNICO "BARCLAYS", JAMES STALEY, CHE GESTIVA PERSONALMENTE IL PATRIMONIO MULTIMILIONARIO DEL FINANZIERE PORCONE. E LA SPLENDIDA NICOLE JUNKERMAN, NONCHÉ CONTESSA BRACHETTI PERETTI, CHE PER 20 LUNGHI ANNI E' STATA AMICA DEL DEFUNTO DEPRAVATO...

rocco basilico - nicoletta zampillo - leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - FERMI TUTTI! COLPO DI SCENA NELLA TRIBOLATISSIMA “SUCCESSION” DEGLI EREDI DEL VECCHIO – DAGOSPIA PUÒ RIVELARE CHE NICOLETTA ZAMPILLO, VEDOVA DEL VECCHIO, CON UNA LETTERA AL BOARD DI DELFIN, HA DECISO DI DISCONOSCERE LA CESSIONE DEL 12,5% DELLE QUOTE DELLA HOLDING AL FIGLIO ROCCO BASILICO, AVUTO DAL MATRIMONIO COL BANCHIERE PAOLO BASILICO, APPOGGIANDO L’ALTRO FIGLIO LEONARDO, AVUTO DALLE SUCCESSIVE NOZZE COL PATRIARCA DI LUXOTTICA: “L’ATTO È STATO DA ME STIPULATO A SOLI TRE GIORNI DALLA MORTE DEL MIO COMPIANTO MARITO, ERA UN MOMENTO NEL QUALE, ANCORA DEVASTATA DAL DOLORE, NON ERO IN GRADO DI VALUTARE LA PORTATA E LE CONSEGUENZE” – LA MOSSA DELLA ZAMPILLO ARRIVA DOPO CHE ROCCO BASILICO HA FATTO RICORSO ALLA CORTE DEL LUSSEMBURGO PER BLOCCARE L’OPERAZIONE CON CUI LEONARDINO HA OTTENUTO L’OK PER PRENDERSI IL 25% DELLE QUOTE DI DELFIN DAI FRATELLI LUCA E PAOLA – NELLA LETTERA LA ZAMPILLO AGGIUNGE: “CON L’AUSILIO DEI MIEI CONSULENTI HO APPRESO CHE LA VALIDITÀ GIURIDICA DI QUELL’ATTO È FORTEMENTE DUBBIA…”