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COSA FRULLA NELLA TESTA DI TRUMP? - OLTRE AI 5MILA MARINES, IL PRESIDENTE USA INVIA IN MEDIORIENTE ANCHE 3MILA PARACADUTISTI. LE MOSSE SEMBRANO PRECEDERE UN ATTACCO VIA TERRA CONTRO L'IRAN, NONOSTANTE IL TYCOON ABBIA PIÙ VOLTE NEGATO L'IPOTESI DI UNA OPERAZIONE "BOOTS ON THE GROUND" - IL PENTAGONO SEMBRA PROGETTARE UN'INVASIONE DELL'ISOLA DI KHARG, IL TERMINAL DA CUI DIPENDE IL 90% DELLE ESPORTAZIONI PETROLIFERE DI TEHERAN - L'INVASIONE FAREBBE INCAZZARE IL MONDO "MAGA", CHE NON NE PUO' PIU' DELLA GUERRA SCATENATA DAL PRESIDENTE...

MA IL PENTAGONO DISPIEGA TREMILA PARÀ NEL GOLFO RAID SULLA CENTRALE ATOMICA

Estratto dell'articolo di Gianluca Di Feo per “la Repubblica”

 

JET E NAVI MILITARI USA IN MEDIO ORIENTE

Non soltanto marines. Anche tremila paracadutisti americani stanno per schierarsi nel Golfo. E decine di velivoli cargo che da giorni fanno la spola tra gli States e le basi del Medio Oriente fanno ipotizzare il trasferimento di un contingente di truppe molto più consistente.

 

L'intera forza di risposta rapida del Pentagono, con quasi 10mila incursori, parà e ranger avrebbe già iniziato ad allestire i comandi operativi in più aeroporti di Israele, Giordania e Arabia Saudita.

 

Il loro movimento sembra indicare come Donald Trump non abbia rinunciato a un'azione terrestre, portando nella zona del conflitto reparti sufficienti per l'intervento di boots on the ground. È una mossa che si presta a una duplice interpretazione.

 

Può essere lo strumento di pressione sui negoziati indiretti avviati con la mediazione di Pakistan, Turchia ed Egitto, tentando di convincere gli ayatollah ad ammorbidire la loro posizione e avviare subito colloqui. Ma si può trattare della preparazione concreta di un Piano B, con l'apertura di un altro fronte se il percorso diplomatico non dovesse sortire risultati. La Casa Bianca ha sospeso per cinque giorni la minaccia di distruggere le centrali elettriche iraniane: l'ultimatum scadrà venerdì sera.

I COLLOQUI DI DONALD TRUMP CON L IRAN - VIGNETTA

 

Attualmente sono in arrivo nel Golfo i 2200 marines della Task Force Tripoli: da ieri sono entrati nell'area del Centcom, il quartiere generale di Tampa che ha la responsabilità dell'offensiva. [...]

 

Secondo il Wall Street Journal, l'ordine di partenza per tremila parà dell'82 divisione è già stato diramato. Una decisione anticipata dal via vai di jet C17 Globemaster, ciascuno in grado di trasportare più di cento soldati con i loro equipaggiamenti. Sei sono partiti da Fort Bragg, dove è stanziata proprio l'unità mobilitata.

 

Dal 12 marzo ci sono stati però altri quaranta voli. Ben dodici provenivano da Fort Stewart dove ha sede lo squadrone di elicotteri dedicati ai raid delle forze speciali: il 160mo reggimento, protagonista del blitz di Caracas che ha catturato il presidente venezuelano Maduro. [...]

 

VIGNETTA ELLEKAPPA - TRUMP E IL DISASTRO IN IRAN

Se tutti questi reparti venissero completamente portati nel Medio Oriente, il quartier generale americano entro quattro settimane avrebbe a disposizione circa 15 mila tra parà e marines, oltre a un nucleo robusto di commandos.

 

Sono i battaglioni che hanno fatto la storia militare americana, partecipando alle missioni più famose dagli sbarchi in Sicilia e Normandia, al Vietnam e alla "guerra globale" contro il terrorismo.

 

Quali potrebbero essere i loro obiettivi? Si è vociferato di un attacco contro l'isola di Kharg, il terminal da cui dipende il 90 per cento delle esportazioni petrolifere di Teheran.

 

Ma il generale Joseph Votel, ex numero uno del Centcom, mette in guardia: «È a sole venti miglia dalla costa iraniana, saremmo sotto il loro tiro: una posizione di grande vulnerabilità. E non so se ci darebbe un vantaggio tattico significativo».

 

L'alternativa è ancora più temeraria: espugnare la montagna-bunker di Isfahan per prelevare i 430 chili di uranio arricchito, cuore del programma nucleare. [...] 

 

IN ARRIVO NEL WEEKEND LE NAVI ANFIBIE DEI MARINES, MOBILITATI ANCHE 3 MILA PARACADUTISTI

donald trump - stretto doi hormuz

Estratto dell'articolo di Francesco Semprini “la Stampa”

 

L'invio di 5.000 Marines da parte di Donald Trump introduce un elemento di discontinuità rispetto agli scenari fin qui ipotizzati nel conflitto tra Usa, Israele e Iran. E adesso si sono aggiunti tremila paracadutisti della mitica 82ª divisione, che sarebbero in arrivo in Giordania.

 

Le chiavi di lettura sono essenzialmente due. La prima riguarda lo Stretto di Hormuz: l'obiettivo è, in questo caso, rafforzare la presenza militare americana al fine di contenere le capacità asimmetriche iraniane, in particolare l'uso di droni e di assetti costieri.

 

isola di kharg

L'azione sarebbe concentrata sulle infrastrutture lungo la costa e sulla presenza navale. Una militarizzazione ulteriore dello stretto, tuttavia, potrebbe produrre l'effetto opposto: mantenere elevato il rischio, con conseguenze su assicurazioni, premi di guerra e costi di trasporto. La presenza di forze sul terreno, impegnate in un contesto di combattimento, non garantirebbe quindi una stabilizzazione duratura.

 

La seconda ipotesi, più incisiva, riguarda Kharg Island, nodo strategico fondamentale per l'Iran: da qui transita circa il 90% delle esportazioni petrolifere del Paese. Il greggio arriva attraverso tre condotte, poiché le acque basse del Golfo Persico consentono il carico delle petroliere solo in quell'area.

 

donald trump - isola di Kharg in iran

Colpire Kharg significherebbe quindi agire direttamente sul cuore del sistema energetico iraniano. Le opzioni operative sarebbero due: distruggere le riserve di petrolio sull'isola, scelta che avrebbe ripercussioni economiche a livello globale, oppure prenderne il controllo, di fatto sequestrando infrastrutture e flussi.

 

«A giudicare dalle dimensioni del contingente, ovvero due Marine Expeditionary Unit (Meu), per un totale di quasi 5.000 militari, sembra che l'obiettivo sia Kharg», spiega a La Stampa Manfredi Magnano, specialista di sicurezza internazionale. L'isola ospita un centro abitato di circa 6.000 persone, dispone di un aeroporto e presenta caratteristiche che rendono possibile un'infiltrazione selettiva, anche con elicotteri e velivoli MV-22 Osprey, che partirebbero da unità di assalto anfibio senza che le stesse attraversino lo stretto di Hormuz, perché troppo pericoloso. «L'isola rappresenta un obiettivo critico.

 

DONALD TRUMP IN VERSIONE AYATOLLAH

Dall'inizio della guerra, l'Iran è riuscito a esportare 16 milioni di barili di petrolio e continua a mantenerla operativa - è la lettura di Magnano -. Poiché l'amministrazione Usa non vuole attaccare petroliere, riserve o infrastrutture simili, per non mettere alla prova ulteriormente i mercati e preservare quelle stesse risorse in un'ottica post-bellica, deve azzerare una delle ultime fonti di reddito di Teheran».

 

Presidiare Kharg permetterebbe quindi di bloccare le esportazioni di greggio iraniane senza distruggerne le infrastrutture. Dubbi potrebbero sorgere sull'impiego dei Marines, che presuppongo il ricorso a un'operazione anfibia, che apre a una serie di criticità. In primo luogo, le caratteristiche fisiche dell'area, come l'incertezza sulla presenza di spiagge utilizzabili, oltre all'incertezza sulla distribuzione delle forze Basij lungo la costa. [...]

RAID AMERICANI SULL ISOLA DI KHARG

MEME SU DONALD TRUMP E L IRAN

isola di kharg

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