elly schlein giorgia meloni giuseppe conte matteo salvini elezioni

A SINISTRA STIANO CALMI: IL CENTRODESTRA E’ ANCORA IN VANTAGGIO NEI SONDAGGI: 44,7% CONTRO IL 44,3% DEL “CAMPO LARGO” – FRATELLI D’ITALIA E’ AL 27,8%, FORZA ITALIA ALL’8,8% E LA LEGA ALL’8,1% - STABILI PD (21,9%), M5S (12,1%), ALLEANZA VERDI E SINISTRA (6,4%), ITALIA VIVA (2,6%) E +EUROPA (1,3%) – GHISLERI: “CONSIDERANDO CHE IL DIVARIO TRA LE DUE COALIZIONI E’ INFERIORE AL PUNTO PERCENTUALE, LA SCELTA DEL SISTEMA ELETTORALE DIVENTA TUTT'ALTRO CHE NEUTRALE. CON IL "ROSATELLUM", CON CUI SI È VOTATO NEL 2022, CENTRODESTRA E CENTROSINISTRA RISULTEREBBERO APPAIATI NELLA DISTRIBUZIONE DEI SEGGI, CON LO "STABILICUM", CON L'INTRODUZIONE DI UN PREMIO DI MAGGIORANZA PARI A 70 SEGGI, IL CENTRODESTRA SI TROVEREBBE A GOVERNARE CON CIRCA 235 SEGGI ALLA CAMERA E 116 AL SENATO, DETERMINANDO UN DIVARIO SIGNIFICATIVO: QUASI 100 SEGGI A MONTECITORIO E CIRCA 50 A PALAZZO MADAMA RISPETTO ALLE OPPOSIZIONI…” - LE VARIABILI CALENDA E VANNACCI

Estratto dell’articolo di Alessandra Ghisleri per “la Stampa”

 

alessandra ghisleri

All'indomani dello scossone prodotto dal risultato referendario, ci si sarebbe potuti attendere un mutamento significativo nelle intenzioni di voto. In realtà, le variazioni registrate appaiono ancora contenute, quasi fisiologiche, tuttavia ben lontane dalle "esultanze" e dai "tormenti" amplificati dal racconto mediatico. […]

 

Come era prevedibile, si registra un lieve calo di Fratelli d'Italia, che si attesta al 27,8%, un dato di poco superiore rispetto alle politiche del 2022, ma inferiore al risultato delle europee del 2024. Anche gli alleati, con i loro tormenti interni, mostrano segnali di rallentamento, con Forza Italia all'8,8% e la Lega all'8,1%.

 

antonio tajani giorgia meloni e matteo salvini al senato – comunicazioni sulla guerra all iran - foto lapresse

Nonostante ciò, la coalizione di centrodestra -sostenuta anche da Noi Moderati- conserva un vantaggio complessivo sul cosiddetto "campo largo" delle opposizioni. Quest'ultimo, infatti, che va dal Partito Democratico (21,9%) al Movimento 5 Stelle (12,1%), passando per Alleanza Verdi e Sinistra (6,4%), Italia Viva di Renzi (2,6%) e +Europa (1,3%), raggiunge il 44,3%. Un dato che segnala una sostanziale tenuta, ma non ancora sufficiente a colmare il divario competitivo.

 

La novità, semmai, è un progressivo avvicinamento tra i due fronti, che sembrano tendere a un equilibrio sempre più marcato. Restano invece ai margini della competizione i soggetti politici non coalizzati: Azione di Calenda (3,2%) e Futuro di Vannacci (3,1%), la cui collocazione -o mancata collocazione- potrebbe rivelarsi decisiva solo in presenza di un sistema elettorale proporzionale puro o in scenari di forte frammentazione.

ANGELO BONELLI - GIUSEPPE CONTE - NICOLA FRATOIANNI - ELLY SCHLEIN - ROBERTO GUALTIERI - FESTEGGIANO LA VITTORIA DEL NO AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA - FOTO LAPRESSE

 

Ed è proprio la legge […] a offrire lo spunto più interessante. Se infatti si ragiona in termini di "puro esercizio matematico", applicando l'attuale "Rosatellum" -con cui si è votato nel 2022- centrodestra e centrosinistra risulterebbero oggi sostanzialmente appaiati nella distribuzione dei seggi, tuttavia lo scenario cambia radicalmente se si prende in considerazione l'ipotesi di uno "Stabilicum", con l'introduzione di un premio di maggioranza pari a 70 seggi.

 

In questo caso, sulla base dei dati attuali, il centrodestra si troverebbe nelle condizioni di governare con circa 235 seggi alla Camera e 116 al Senato, determinando un divario significativo: quasi 100 seggi a Montecitorio e circa 50 a Palazzo Madama rispetto alle opposizioni. In sintesi, chi vince prende tutto. E considerando che oggi il divario tra le due coalizioni appare inferiore al punto percentuale, la scelta del sistema elettorale diventa tutt'altro che neutrale. […]

 

carlo calenda al seggio per il referendum sulla giustizia - foto lapresse

ad oggi ancora il 45,5% degli intervistati sarebbe indeciso sul partito da votare il che confermerebbe una volta di più il fatto che la vittoria del No al referendum è stato principalmente un segnale di dissenso al governo e non l'adesione ad un partito o ad un altro. Detto questo, il punto non è tanto fotografare chi sia avanti oggi, quanto comprendere come le regole del gioco possano ridefinire il risultato finale. […]

IL POST DI ROBERTO VANNACCI SULLA REMIGRAZIONE

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