rafa nadal

MAS QUE NADAL – A 36 ANNI SUONATI E CON UNA SERIE DI INFORTUNI SUL GROPPONE, IL MAIORCHINO NON HA INTENZIONE DI FERMARSI, NONOSTANTE NON RIESCA QUASI A CAMMINARE A CAUSA DEL DOLORE CRONICO AL PIEDE – “WIMBLEDON È UNA PRIORITÀ. SÌ AGLI ANTIDOLORIFICI PER GIOCARE. L’ALTERNATIVA SAREBBE UN’OPERAZIONE CHE PERÒ NON MI DAREBBE LA GARANZIA DI RISOLVERE IL PROBLEMA E MI COSTRINGEREBBE A STARE FUORI MOLTI MESI” – “NON CONTINUO PER ESSERE CONSIDERATO IL MIGLIORE DI TUTTI I TEMPI, MA PER…”

1 - L'IMPERO DEL RE SOLE CHE NON RIVENDICA TITOLI MA IL PIACERE DI GIOCARE

Emanuela Audisio per “la Repubblica”

 

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Il Re Sole è lui. Il re della terra (rossa) è lui. Il re degli Slam (22) è lui. Due più degli altri, record maschile. E se non vi piace la monarchia: il Grande Guerriero è lui. Il ruggito più rumoroso nella foresta del tennis è il suo. Non è il caso di avere nostalgia per Rafa Nadal. A 36 anni fa ancora parte del presente, è un re che non smette di combattere per il suo regno. Quando gioca lui quel rettangolo diventa quadrato, come un ring.

 

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Certo non è più il ragazzo con i capelli lunghi, un po' troppo buzzurro, che vince a Parigi nel 2005, né quello che nel 2008 non piace al pubblico perché martella il principe Federer senza avere la sua eleganza. Ora è il Rafa di tutti, di quelli che conoscono i guasti della carne. Nessuno fa più caso ai suoi tic che in venti anni sono aumentati, ma che non vengono più derisi. 

nadal

 

A vedere la sua ossessiva meticolosità, come sistema le bottigliette, come stende e piega bene l'asciugamano, viene da pensare che un marito o un figlio così sarebbero benvenuti a casa. Ora che ha la testa spelacchiata, le dita della mano sinistra incerottate, le rughe di chi ha troppo faticato sotto il sole, ora che la sua forza è arrugginita, lo amano. Perfino re Felipe VI di Spagna, quando gli dà la mano per congratularsi, sembra intimidito, come se avesse usurpato il titolo.

LE 14 VITTORIE DI RAFAEL NADAL AL ROLAND GARROS

 

Ormai è ufficiale: Rafa spesso non riesce a camminare, la sua fragilità fisica gli ha fatto appena dire: «Preferirei un piede nuovo a un titolo del Roland Garros». Insomma, preferisco vivere da uomo, che vincere. Quello che un campione non dovrebbe mai dire, ma nemmeno pensare. E infatti ha giocato con il piede (sinistro) narcotizzato da infiltrazioni: «Non lo sentivo, non avevo sensibilità». E per la prima volta il suo medico lo ha seguito per tutta la durata del torneo a Parigi.

 

nadal

Forse è il caso di tralasciare la firma Big Three per andare verso quella di Big One: 14° titolo al Roland Garros, 63° sulla terra, 30ª finale Slam, 305 successi, 11 game consecutivi rifilati al giovane 23enne norvegese Ruud (solo di nome, tenero di fatto). Combatterà ancora, Rafa. Lo ha detto: «Farò di tutto per esserci, ma non in questa maniera, con un piede insensibile, con le iniezioni che bloccano il nervo. Quanto a Wimbledon, è una priorità, dico sì agli antidolorifici, ma non sono più disposto a fare delle infiltrazioni per giocare, non è la mia filosofia. La prossima settimana proverò un trattamento ». 

rafa nadal

 

Come ha spiegato bene Mats Wilander: «Lui non ha un infortunio, lui è un giocatore infortunato». Nadal ha da sempre, ma se ne è accorto solo nel 2005, la sindrome di Müller-Weiss, una malattia molto rara e degenerativa, caratterizzata dalla frammentazione e dalla necrosi dello scafoide tarsale. 

 

NADAL

Si può operare, ma dopo Rafa (comunque alla fine) sarà perso non solo per il tennis, ma anche per l'attività sportiva normale. «E io vorrei in futuro potermi divertire con gli amici, giocare a pallone con loro, continuare a fare movimento ». Meglio la vita che diventare un accumulatore seriale di titoli. Non gli interessa passare alla storia come il più mitico o il più grande, certo non gli dispiace, ma non a questo prezzo. 

 

Stesse parole anche se in età diversa dette dall'australiana Ash Barty, numero uno mondiale, nel dare addio al tennis ad appena 25 anni, preferendo la felicità personale alla fama. Il più bel colpo di Nadal non è stato il dritto micidiale da ko ma il rivendicare che a lui piace giocare. Con il trofeo di Parigi in mano non aveva gli occhi del ragioniere che mette in cassa l'ultima vincita, ma del bambino contento del suo gioco.

NADAL

 

2 - "NON SENTO IL PIEDE QUANDO GIOCO LOTTO PER CONTINUARE"

Stefano Semeraro per “La Stampa”

 

«Parliamo del Roland Garros, perché siamo a Parigi. È una vittoria molto importante, per me contano le vittorie in cui ho dovuto affrontare difficoltà, e questa è sicuramente una di quelle, sono state due settimane straordinarie e ho davvero sentito il sostegno di tutti».

NADAL

 

Che cosa ha dovuto fare per poter giocare nonostante il dolore al piede sinistro?

«Prima di ogni partita ho dovuto fare una infiltrazione in due nervi, in pratica ho giocato con il piede anestetizzato, oltre ad usare antidolorifici. Il lato positivo è che così non sento dolore, e che l'infortunio in questo modo non può peggiorare. Il lato negativo è che rischio di infortunarmi in altra maniera, storcermi una caviglia o peggio ancora, perché non ho nessuna sensibilità nel piede».

NADAL

 

Anche per Wimbledon procederà nella stessa maniera?

«No. Qui l'ho fatto perché il Roland Garros è il torneo più importante della mia carriera e volevo darmi una chance di giocare, ma non voglio mettermi un'altra volta in questa situazione. Non è questa la mia filosofia di vita. Dopo il match del secondo turno non riuscivo nemmeno a camminare, ringrazio il mio medico che mi segue da una vita e mi ha permesso di tornare in campo. La mia carriera tennistica è sempre stata una priorità, ma non più della mia salute e felicità. \.

 

Cosa pensa di fare per risolvere il problema?

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«La prossima settimana mi sottoporrò ad un trattamento con delle radiofrequenze che dovrebbero agire sugli stessi due nervi che abbiamo individuato e permettermi di togliere il dolore in maniera più permanente».

 

Se non funzionerà?

«C'è un'altra opzione, una operazione che però non mi darebbe la garanzia di risolvere il problema e che mi costringerebbe a stare fuori molti mesi: non è una scelta che ora sono pronto a prendere. A quel punto dovrei fare un discorso molto serio con me stesso. Ma io sono una persona ottimista, quindi come ho sempre fatto, voglio fare un passo alla volta e sperare che tutto vada per il meglio».

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A 36 anni appena compiuti, vale la pena fare tanti sacrifici? Anche pensando alla vita dopo il tennis?

 «Non li considero sacrifici e non mi sento un eroe. Alla fine qui ho giocato senza dolore. Nella mia carriera ho sempre fatto quello che volevo, e ho sempre accettato le conseguenze delle mie decisioni, anche commettendo degli errori». 

 

Dopo tante vittorie, cosa la spinge a continuare? Ha un obiettivo da raggiungere? 

«Per me è molto semplice: non continuo per vincere più Slam degli altri, non per essere considerato il migliore di tutti i tempi, ma per la passione per il tennis. Mi piace ciò che faccio, amo le emozioni che provo quando gioco davanti a grandi pubblici e in grandi stadi, sensazioni che rimarranno sempre dentro il mio cuore. Io, Roger e Nole siamo riusciti a realizzare i nostri sogni, è questo che ci spinge, non i record». 

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Qual è il premio più grande?

 «Alla fine la cosa che conta di più, più di quello che pensano gli altri, è la mia soddisfazione personale, poter tornare a casa sapendo di aver fatto tutto il possibile». 

 

Non è sorpreso anche lei da questi successi? 

«Certo, se non lo fossi sarei un grandissimo arrogante, e non sono quel tipo di persona. Mi considero molto fortunato, mai mi sarei aspettato di vincere tanto. E senza il sostegno del mio team e della mia famiglia mi sarei già ritirato da tempo. Ma sto vivendo un momento molto buono, e inaspettato, della mia carriera. Dieci anni fa non avrei mai immaginato di essere qui, quindi voglio pensare al futuro». 

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È stato l'ultimo Roland Garros che ha giocato? 

«Non lo so, sono sincero. Non conosco il futuro ma so che lotterò per andare ancora avanti. Si vive di desideri e di emozioni e Parigi per me è un luogo magico».

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