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LA CORSA (A OSTACOLI) DELLA DONNA MASCHIO - UNA CAMPIONESSA INDIANA UNDER 18 DI ATLETICA BANDITA DALLE GARE PERCHÈ I SUOI LIVELLI DI TESTOSTERONE SONO TROPPO ALTI: “REGOLE OLIMPICHE SBAGLIATE. NON SI PUÒ ESSERE COSTRETTI A MODIFICARE IL PROPRIO CORPO PER FARE SPORT”

Juliet Macur per “The New York Times” pubblicato da “la Repubblica

 

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Dutee Chand ama il suo fisico così com’è: con i lunghi capelli scuri e i bicipiti ben definiti. Crede che il corpo con cui è nata contribuisca a renderla la donna che è oggi. E tuttavia ciò non basta per competere a livello internazionale come velocista. 

 

La scorsa estate Chand, campionessa indiana under 18 dei cento metri, è stata bandita dalle gare femminili. La donna soffre di iperandrogenismo, il suo corpo produce naturalmente livelli di testosterone così alti da farla rientrare, secondo i parametri dell’atletica internazionale, nella categoria uomini.

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Attenendosi a una norma dell’Associazione internazionale delle federazioni di atletica, la Federazione indiana permetterà a Chand di competere solo se ridurrà i livelli di testosterone prodotti dal suo corpo. Cosa che l’atleta potrebbe fare assumendo dei farmaci o sottoponendosi a un intervento chirurgico. «È sbagliato dover modificare il proprio corpo per poter partecipare a uno sport», ha commentato l’atleta, che ha deciso di presentare ricorso presso il Tribunale arbitrale dello sport in Svizzera.

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Il caso di Chand non è il primo a mettere in discussione l’equità delle norme che regolano lo sport agonistico. Nel 2009 l’atleta sudafricana Caster Semenya fu bandita e in seguito riammessa dopo essere stata costretta a sottoporsi a umilianti test che stabilissero il suo genere. Il velocista Oscar Pistorius riuscì invece a far valere le proprie ragioni di fronte alla legge, e a partecipare alle Olimpiadi di Londra del 2012 con le sue gambe di titanio; e un altro amputato, il saltatore tedesco Markus Rehm, spera di poter seguire le sue orme in fibra di carbonio.

 

Il caso di Chand appare più delicato: l’atleta intende gareggiare con il corpo che madre natura le ha dato. La sua situazione mette in evidenza che non esiste un modo inequivocabile per distinguere tra uomo e donna. Gli sport olimpici hanno scelto di definire i generi in base ai livelli di testosterone. Un parametro che non tiene conto di donne come Chand, escludendole.

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Arne Ljungqvist, presidente della commissione medica del Cio, ritiene sia necessario stabilire norme sull’iperandrogenismo, dal momento che negli sport olimpici la percentuale di coloro che presentano al tempo stesso caratteristiche anatomiche maschili e femminili è maggiore rispetto alla popolazione generale.

 

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Da uno studio sulle donne che nel 2011 presero parte ai campionati di atletica è emerso che sette su mille soffrono di iperandrogenismo: una percentuale 140 volte superiore alla popolazione generale.

 

Chand avrebbe dovuto partecipare alle Olimpiadi, ma a luglio è stata ritirata dalla squadra. Qualcuno aveva richiesto che venisse sottoposta a un test per l’iperandrogenismo. I medici hanno preso il suo sangue, esaminato il suo corpo nudo e l’hanno sottoposta a una risonanza magnetica.

 

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Alle Olimpiadi di Londra del 2012 quattro atlete furono eliminate per i livelli di testosterone, e risultarono avere tratti sia maschili che femminili. Si sottoposero a interventi per asportare i testicoli, riducendo così il livello di testosterone per continuare a gareggiare.

 

Ma subirono anche interventi che non avevano nulla a che fare con il testosterone, come il ridimensionamento del clitoride e la terapia estrogenica sostitutiva. Il tribunale dovrà determinare se c’è posto per atlete come Chand negli sport olimpici.

(Traduzione di Marzia Porta)

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