roberto baggio 5

“CAZZO, NON RIESCO A LIBERARMI DI QUEL RIGORE SBAGLIATO CONTRO IL BRASILE” – ROBERTO BAGGIO SI RACCONTA A WALTER VELTRONI: "NELLA FINALE DI USA ’94 VOLEVO VENDICARE RIVA E IL MONDIALE DEL ‘70, MA DOPO IL RIGORE AVREI VOLUTO AVERE UN BADILE PER SOTTERRARMI - A 18 ANNI MI ESPLOSE UN GINOCCHIO, QUANDO MI SVEGLIAI E VIDI LA MIA GAMBA DISSI A MIA MADRE CHE, SE MI VOLEVA BENE, DOVEVA AMMAZZARMI" – POI SPIEGA IL MOTIVO PER CUI ERA “SCOMODO” PER GLI ALLENATORI - L’ESPERIENZA IN FIGC AL SETTORE TECNICO? “CONTAVO MENO DEL DUE DI COPPE QUANDO REGNA BASTONI” - VIDEO

Walter Veltroni per il Corriere della Sera- Estratti

 

Roberto Baggio, è difficile essere un numero 10?

MONDIALE 1994 - ROBERTO BAGGIO DOPO IL RIGORE SBAGLIATO IN FINALE

«Sì, lo è sempre stato. Era già complicato ai miei tempi. Eravamo sempre discussi. Zola, ad esempio, per giocare è andato a Londra. Ora ce ne sono di meno, sono un genere in via di estinzione. Bisognerebbe stare dentro il mondo del calcio di oggi per capire le ragioni di questa eclissi della fantasia. Io non ci sono. So solo che per me quel numero corrispondeva al desiderio di fare le giocate, di inventare, di sentirsi liberi».

 

Tu hai sofferto di questo processo?

«Quando giocavo in nazionale sono uscito dal mondiale e non mi hanno più convocato. Sembrava che il calcio non avesse più bisogno di fantasia, che considerasse l’estro un reato. Tutto era finito in mano alla tattica. Le partite non le vincevano più i giocatori, le vincevano gli allenatori».

 

 

Quante volte gli allenatori ti hanno gridato «Torna!»?

«Qualche volta è successo, ma io facevo finta di non avere sentito. Lo facevo, ma per aiutare i miei compagni, non per astrusi dettati tattici».

il rigore sbagliato da roberto baggio a usa 94 3

 

La tua vita calcistica, quindi la tua vita da ragazzo, è stata dominata non solo dal tuo talento ma dal dolore che hai conosciuto…

«Sono stati tanti. Quello fisico, conosciuto all’inizio della mia carriera, poteva davvero costarmi caro. La sofferenza era terribile ma ho imparato a conviverci, solo in quei momenti rimetti a posto le gerarchie della vita e ne capisci il senso profondo».

 

Ti ricordi quel giorno? Era il 5 maggio, data inquietante, del 1985.

«Fu un incidente stupido, avevo appena fatto gol, mi sono buttato in scivolata per un contrasto, ho toccato la palla ma quando mi sono rialzato era come se mi fosse scoppiato un ginocchio. Un dolore impensabile. Ci sono voluti due anni per tornare a giocare. Ma mi ha segnato per la vita. È stato un compagno fedele, non mi ha mai lasciato».

 

Facesti in Francia un’operazione chirurgica molto difficile.

pep guardiola e roberto baggio ai tempi del brescia

«Quando mi sono svegliato dall’anestesia e ho visto come era ridotta la gamba mi sono sentito svenire. Mi hanno tolto il muscolo vasto mediale, quello che sostiene ginocchio e gamba, ed era come se mi avessero tagliato i muscoli e ridotto la gamba. Il mio braccio era più grande della mia gamba.

 

Avevano fatto un buco nella tibia, con il trapano, allora unico modo in cui si poteva attraversare il muscolo. Per fissarlo nella parte esterna mi misero 220 punti di sutura con le graffette di ferro. Io non potevo prendere gli antinfiammatori perché ero allergico. Se dormivo non sentivo dolore, ma da sveglio era una tortura, avevo dentro qualcosa di incandescente. Piangevo tutto il giorno, non mangiavo. Ho perso dodici chili. Quando mi svegliai e vidi la mia gamba in quello stato dissi a mia madre che, se mi voleva bene, doveva ammazzarmi».

 

Ti ha perseguitato a lungo?

carlo mazzone roberto baggio pep guardiola

«Ho faticato tanto a rimettermi in piedi e a trovare la forza per ripartire. Quando stai male ti può picchiare anche un bambino. Se ti senti meglio tutto torna ad essere possibile, anche giocare al calcio con quella gamba maciullata. La passione mi ha fatto soffrire per soddisfare il mio sogno di bambino».

 

Quante volte, poi, hai giocato senza sentire dolore?

«Poche, davvero poche. Ho avuto sei operazioni al ginocchio nella mia carriera, non mi sono fatto mancare nulla. A Brescia la mattina mi svegliavo chiedendomi quale dei due mi avrebbe fatto meno male quel giorno. È stata dura, davvero. Ma ne è valsa la pena, eccome. E forse nel mio modo di giocare c’era il segno di quella fatica. E anche il fatto che oggi sia così sereno, a posto con la mia coscienza e il mio passato, felice di quello che provo, forse ha le sue radici nella sofferenza e nella lotta per vincerla».

 

(…)

trapattoni roberto baggio

Qual è la partita che vorresti rigiocare?

«La finale dei mondiali del 1994 a Pasadena, Italia-Brasile. Non la posso dimenticare. Quella sì vorrei rigiocarla. Siamo arrivati un po’ cotti, avevamo fatto i supplementari con la Nigeria e mezz’ora in più, a quelle temperature, ti stronca. Se fossimo stati più lucidi forse sarebbe stata un’altra partita».

 

Cosa hai fatto dopo aver sbagliato quel maledetto rigore?

«Cercavo un badile, mi volevo sotterrare, cazzo. Mamma mia, mamma mia. Non si possono cancellare cose così. Quella partita, proprio Italia-Brasile, l’avevo sognata e immaginata tante volte quando ero bambino. Avevo tre anni ma la sconfitta del 1970 non riuscivo a dimenticarla. Volevo vendicare Riva e gli altri. Era il mio sogno, davvero. E quando è finita così mi è crollato il mondo addosso».

trapattoni roberto baggio vittorio chiusano

 

Sempre ai mondiali, ma a quelli del ’90 e del ’98 tu facesti due tiri meravigliosi contro Argentina e Francia che, se non fossero andati fuori di poco, avrebbero cambiato la storia azzurra. Quelli sono io a non dimenticarli...

«Non sono stato fortunato. Ho fatto tre mondiali in cui sono uscito sempre per i calci di rigore. Il tiro con la Francia, se fosse entrato, ci avrebbe portato in semifinale con la Croazia, allora c’era ancora il golden goal. Fu un’azione bellissima, un lancio di Albertini, ma io sbagliai a colpire al volo, volevo anticipare Barthez che mi stava venendo addosso ma lui ha fatto un passo in avanti e poi si è fermato. Se avessi aspettato che rimbalzasse, poi potevo metterla dove volevo».

 

Cos’è il gol per te? E ne ricordi uno con particolare piacere?

trapattoni roberto baggio

«Quello con la Nigeria. È stato molto importante. Ma, credimi, a me piace segnare. Ma mi piace ancora di più far segnare, condividere con altri la gioia di un lavoro comune».

 

Come hai vissuto il fatto che per due volte non abbiamo giocato ai mondiali?

«Una sensazione strana, alla quale non siamo abituati. Però a me sembra assurdo che una nazionale che ha vinto gli europei non sia ai mondiali di diritto. Avevamo vinto a Wembley, mica poco. Ora spero. Noi italiani siamo fatti così. Se ci attaccano, se ci mettono in discussione, diamo il meglio. Così fu nel 1982, nel 2006 e anche nel 1994. Abbiamo un orgoglio invidiabile. Non solo nel calcio, in tutti gli sport».

 

trapattoni roberto baggio

Quante delle tue magliette hai tenuto? E se dovessi sceglierne una per andare a dormire?

«Molte, ma sono stato anche un pirla, ho dato via un sacco di roba nei cambi di maglia. Pensa che sono andato a cena con Boninsegna, gli ho chiesto una delle sue maglie. Lui ne ha tenute molto poche. Però mi ha regalato la sua, roba da brividi, e io gli ho dato una mia del mondiale. Ecco, la maglia azzurra è quella che preferisco su tutte. Quella del ’70 e tutte le altre, di sempre».

 

I primi ricordi legati al calcio?

«Potessi, pagherei per tornare a giocare contro il muro della mia casa da bambino con il portone di ferro di mio padre con i vetri. Ogni tanto li spaccavo e dovevo essere più veloce io a prendere il pallone che lui a prendere me».

 

(…)

Perché tu, Del Piero, Totti, Maldini, non siete attivi nel mondo del calcio? Non è strano?

il rigore sbagliato da roberto baggio a usa 94 2

«Mah, io sono sempre stato in giro, sempre via, viaggi, ritiri, partite. Poi ti rendi conto che la vita ti sfugge di mano, che il tempo vola. Arrivi a una certa età e cominci a fare i conti con il tempo. Io, non voglio parlare per altri, voglio vivere questi anni in modo semplice, facendo cose semplici, godendo le mie passioni con la mia famiglia, i miei amici. E rispettando il mondo del calcio, che mi ha dato tantissimo.

 

Tu però ci hai provato con la Figc qualche anno fa...

«Sì, sono stato due anni al settore tecnico. Ma contavo meno del due di coppe quando regna bastoni. Avevo fatto un progetto per i giovani, ma le mie idee e le loro non combaciavano. Ne ho preso atto».

 

Tu non sei andato molto d’accordo con gli allenatori, vero?

ROBERTO BAGGIO A BORDO DELL AEREO DI ITA CON IL SUO NOME

«Io sono sempre stato scomodo. Quando giocavo ho incontrato la fase della tattica esasperata. Chi aveva il mio ruolo non rientrava negli schemi di moda. Ormai schieravano tutti il 4-4-2 e noi eravamo qualcosa che stonava. Poi se segnavamo dicevano che aveva vinto la squadra di Baggio, di Zola, di Mancini e gli allenatori soffrivano. Se oscuri gli altri, se entri in conflitto con gli ego, diventa tutto più difficile.…»

 

(…)

roberto baggio

C’è qualcuno dei tuoi compagni che non ci sono più con i quali, se potessi, vorresti stare a cena una volta?

«Tanti: Paolo Rossi, Gaetano Scirea, Luca Vialli. E Vittorio Mero, mio compagno di squadra, morto a 27 anni per un incidente d’auto. Li vorrei a cena tutti insieme. Però pago io…».

 

E se invece incontrassi Roberto Baggio bambino, che consiglio gli daresti?

«Di essere meno buono. Io, se tornassi indietro rifarei tutto quello che ho fatto. Credo di aver attraversato la mia vita con umiltà e coerenza. Per questo ho pagato dei dazi, ma va bene così. Qualche volta, per bontà o quieto vivere, ho seguito i consigli di altri e non le mie sensazioni».

 

christian vieri roberto baggio nel 1998

Tu a me sei sempre sembrato un eroe malinconico o, se preferisci, poetico…

«Ho sempre rispettato gli altri. Me lo hanno insegnato i miei. Quando giocavo non ero estroverso. Non mi sono mai esaltato, viaggiavo sempre ad altezza della terra. Tendevo a chiudermi, ero molto sensibile. Forse pesava quell’incidente. A diciotto anni ti sei rovinato la vita e tutti ti dicono che non ce la farai, che non giocherai mai più… E tu non sai e non vuoi fare altro nella vita».

 

C’è un errore, nella tua vita, che non rifaresti?

«Sì, c’è. Il rigore di Pasadena. Non riesco a liberarmene».

dino baggio roberto baggio1vittorio petrone roberto baggioroberto baggio roberto baggio roberto baggio roberto baggio 21roberto baggioroberto baggioroberto baggioANTONIO CASSANO E ROBERTO BAGGIO roberto baggio a caccia1roberto baggio a caccia 4roberto baggio a caccia 2roberto baggioroberto baggioroberto baggioronaldo roberto baggiofoto guardian spogliatoi roberto baggio gianni agnelliroberto baggioROBERTO BAGGIO 1ROBERTO BAGGIOMARADONA E ROBERTO BAGGIOANDREINA FABBI ROBERTO BAGGIO roberto baggio

Ultimi Dagoreport

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…

fagnani mentana corsini cairo

DAGOREPORT - DUE PERSONAGGI IN CERCA DI EDITORE. POTREBBERO ANCHE ESSERE SEI, PER CITARE PIRANDELLO, VISTO L'EGO TARANTOLATO DI CHICCO MENTANA, IL 71ENNE PENSIONATO MA CON NESSUNISSIMA VOGLIA DI RESTARE ‘’PRIGIONIERO DEI COMUNISTI DE LA7'', E DELLA 48ENNE “BELVA” FRANCESCA FAGNANI, IN ROTTA CON LA RAI – SE IL PROGETTO DEL MAGNATE GRECO KYRIAKOU A CUI LAVORAVA IL CHICCO MACINATO PER LA NASCITA DELLA "CNN ITALIANA" NON SI SA BENE DOVE SIA FINITO, HA PERSO QUOTA L'IPOTESI DI UN RITORNO A MEDIASET AL POSTO DEL CAPO SUPREMO DELL’INFORMAZIONE, MAURO CRIPPA. L’ULTIMA INDISCREZIONE È SKY ITALIA – SE MENTANA VUOL CHIUDERE CON CAIRO, LA FAGNANI VUOLE CHIUDERE "BELVE" PER MANCANZA DI “BELVE”: GLI OSPITI DI RICHIAMO SONO FINITI O PRETENDONO UNA MONTAGNA DI SOLDI - SI SONO ACCAVALLATE VOCI DI UNO SBARCO DELLA FAGNANI A MEDIASET, TIRANDO IN BALLO IL SUO BUON RAPPORTO CON MARIA DE FILIPPI. MA FINCHÉ LA DISCOLA DEL GOSSIP HA UN CONTRATTO CHE LA LEGA ALLA RAI FINO AL 2027, BUSSA ALLA PORTA LA MESSA IN ONDA DELLA NUOVA STAGIONE DI “BELVE”, IL 20 OTTOBRE - QUELLO CHE È CERTO È CHE SIA IL CHICCO CHE LA CHICCA SONO IN UN LIMBO, CON UN MERCATO SULLA CARTA ESISTENTE MA CON MILLE INCOGNITE REALI...

guerra russia ucraina vladimir putin volodymyr zelensky donald trump

DAGOREPORT – NON FATE LEGGERE A TRUMP L’ANALISI DELL’EX DIRETTORE DEI SERVIZI BRITANNICI, JOHN SAWERS, CHE SUL “FINANCIAL TIMES” SENTENZIA: “NON CI SARÀ NESSUNA TREGUA TRA MOSCA E KIEV FINO AL 2027”. IL TYCOON HA LE ORE CONTATE: DEVE TROVARE UN ACCORDO PURCHÉSSIA ENTRO NOVEMBRE, QUANDO I CITTADINI AMERICANI SARANNO CHIAMATI A VOTARE PER LE ELEZIONI DI METÀ MANDATO - UNA SCONFITTA DEL “DERAGLIATO MENTALE” DELLA CASA BIANCA È PRATICAMENTE CERTA. A MENO CHE NON RIESCA A CHIUDERE LA GUERRA IN EUROPA E FAR DIMENTICARE IL DISASTRO MILITARE AMERICANO IN IRAN – PUTIN NON CEDE AD ALCUN COMPROMESSO, E ZELENSKY LA VEDE “NERA” PER IL FUTURO…

attentato sigfrido ranucci bomba valter lavitola clesio gomes tavares pellegrino d’avino davino antonio passariello saverio mutone

DAGOREPORT- PECCATO CHE SIANO SCOMPARSI I POLIZIOTTESCHI DEGLI ANNI ’70, TIPO: “LA CAMORRA SFIDA, NAPOLI RISPONDE’’. DAVANTI AI COLPI DI SCENA DEL GASTRO-CRIMINAL-SHOW, STARRING LAVITOLA E RANUCCI, AVREBBERO SCODELLATO UN BEL FILMONE, INTITOLATO: “LA CAMORRA INDAGA, LA LEGGE RINGRAZIA” – QUANDO RANUCCI INDIRIZZA LE INDAGINI SULLA PISTA DELLA CAMORRA, IL CLAN CAVA, STORICA ORGANIZZAZIONE IRPINA DI QUINDICI, NON HA PRESO PER NIENTE BENE DI FINIRE SOTTO PRESSIONE PER IL LAVORO INVESTIGATIVO DEI CARABINIERI – INDAGANO E SCOPRONO CHE ANTONIO PASSARIELLO, L’UNICO LORO AFFILIATO DEL QUARTETTO BOMBAROLO (GLI ALTRI TRE NON ERANO ORGANICI AL CLAN), NON SI ERA PREOCCUPATO DI INFORMARE IL VERTICE DEL CLAN, NÉ DI RICEVERE IL VIA LIBERA PER COMPIERE L’ATTENTATO - I CAMORRISTI DECIDONO ALLORA DI INDIRIZZARE GLI INQUIRENTI SULLA PISTA GIUSTA, INVIANDO UNA MAIL AL PM: “SE CE LO AVREBBE DETTO NON GLIELO AVREMMO MAI PERMESSO PERCHÉ RANUCCI A NOI NON CI HA FATTO NIENTE E QUESTO SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO, ALLORA PRIMA CHE SI MISCHIANO LE CARTE, LE COSE STANNO COSI…”. E GIÙ UN NUMERO DI TELEFONO INTESTATO A UN’ALTRA PERSONA MA UTILIZZATO DA PASSARIELLO, CHE GLI INVESTIGATORI NON AVEVANO ANCORA SCOPERTO. DA LÌ, INTERCETTANDO INTERCETTANDO, SI È FINITI A TAVARES E LAVITOLA… - VIDEO