raffaella carrà barbara e gianni boncompagni

"RAFFAELLA CARRA’? UNA MAMMA. DENTRO CASA ERA UN CICLONE, COME MARY POPPINS" – PARLA BARBARA BONCOMPAGNI, LA FIGLIA DI GIANNI CHE PER ANNI VISSE CON RAFFA, ALL’EPOCA FIDANZATA DEL PADRE: “NE ERO AFFASCINATA. CI UNIVA UNA SPECIALE CONDIZIONE, L'ABBANDONO. IO AVEVO SUBITO QUELLO DI MIA MADRE E LEI QUELLO DI SUO PADRE. PIÙ CHE DUE SOPRAVVISSUTE ERAVAMO DUE COMBATTENTI. ORA MI VIENE A MANCARE UN PILASTRO DI VITA...” – LE CENE, IL BURRACO E QUELLA VOLTA ALL’ALBA A PIAZZA DI SPAGNA - VIDEO

Michela Tamburrino per "la Stampa"

 

raffaella carrà barbara e gianni boncompagni

L' effetto che le procura l' assenza di Raffaella Carrà é devastante. Barbara Boncompagni, (figlia di Gianni che per anni ha vissuto con Raffaella fidanzata di suo padre), sente una mancanza sorda per quello che non sarà più e che era da tempo immemore e mai allentato: l' amore di figlia, il piacere di condividere tutto, i piccoli piaceri, le grandi gioie e i dolori, perfino il lavoro adorato da tutte e due.

 

Barbara, come è stato l' incontro con la Carrà?

«Immagini la forza di carattere di una donna che arriva nella casa e immagini che casa, di un single con tre figlie piccole. Tutto è cominciato così dopo un incontro a dir poco non convenzionale».

 

carra barbara boncompagni

Perché, come si erano conosciuti?

«Alle 5 del mattino a piazza di Spagna. Papà le doveva fare un' intervista per uno spot delle Poste. E voleva la piazza deserta. Disse a Renzo Arbore: "Domani intervisto una ragazza, carina, poi ti dico". Raffaella dal canto suo mi raccontò che era incuriosita da questo tipo che si svegliava all' alba per uno spot. Dopo qualche mese si misero insieme. Una forza di donna, lui oltretutto aveva 10 anni di più ».

 

Che legame si era creato tra voi due?

«Io delle tre figlie di Gianni ero la più legata a lei. Ci univa una speciale condizione, l' abbandono. Io avevo subito quello di mia madre e lei quello di suo padre. Più che due sopravvissute eravamo due combattenti, ci siamo sentite uguali».

 

Convivere con la Carrà Anni 70 era come trovarsi sull' otto volante?

«Io, piccolina, ne ero completamente affascinata, mi catalizzava l' attenzione, sempre.

Stavo ore e ore a guardarla mentre la truccavano, la vestivano. Erano appunto i fantastici Settanta e lei era pazzesca, per casa passavano Gino Landi, Colabucci, una meraviglia».

 

raffaella carra e gianni boncompagni

Poi successe qualcosa di bellissimo attorno ai suoi 12 anni?

«Sì, Raffaella decise di portarmi con lei in tournée. Io ero impazzita di gioia tanto che feci una tragedia al ritorno. Dormivamo insieme, viaggiavamo insieme, mi portava anche sul palco fra tantissimi ballerini. Ogni spettacolo per me ragazzina era una magia pura che si compiva. E, senza rendermene conto nell' immediato, imparavo a conoscerla in tutto il suo essere, privato e professionale».

 

E com' era Raffaella?

«Educatissima con tutti. Mai visto un gesto di stizza, un fare maleducato, mai una punta di arroganza. Stando in giro con lei capivo quanto si dedicasse ai suoi fan e quanto per rispetto non si facesse vedere quando era stanca. Infatti non conduceva vita sociale e non parlo di feste che ha sempre detestato. Mai un cinema, una cena fuori, lo shopping. Si ritirava nei suoi spazi, era coerente».

boncompagni e la carra

 

Oggi non ce ne sono più di personaggi così?

«Mi faceva sorridere leggere, pochi giorni fa, che una cantante come Madame che peraltro a me piace moltissimo, aveva mandato al diavolo una persona che le chiedeva l' autografo mentre lei stava mangiando, invitandolo, invece di disturbarla, a comprare i suoi dischi. Impensabile reazione per Raffaella».

 

La sua caratteristica più evidente?

«La semplicità con tratti pazzeschi. Mai mediocre, mai banale, capace di intrattenersi allo stesso modo con un re o con l' immigrato di Carramba. Era empatica ma soprattutto rilassata».

 

Una rilassatezza che le veniva forse dall' essere arrivata al massimo della sua carriera. In queste condizioni è meno complicato non trova?

«Certo, aiuta ma lei era fatta così. Fino ai 60 anni aveva vissuto concentrata sulla carriera. Dopo aveva cominciato a scegliere solo quello che le piaceva fare».

 

barbara boncompagni

E oltre al lavoro che le piaceva fare?

«Stare al mare e giocare, era una grande appassionata di Burraco. Aveva avuto una vita da single ed essere dominata dalle carte la divertiva. E poi adorava viaggiare, le cene con pochi amici e cibo buono.

 

Era appagata e non si è mai lamentata della vita privata, del non avere avuto figli, prima non li aveva cercati, poi non erano venuti. Ne aveva adottati a distanza e voleva un gran bene ai nipoti. Ogni volta che andavo a cena da lei mi chiedeva: "vieni con i gioielli?", indicando i miei figli».

 

Perciò vi vedevate spesso?

barbara boncompagni 1

«Certo, c' era tra noi un rapporto parentale. Le nostre chiacchierate erano epiche, mi ha sempre consigliato sia sul lavoro sia sul privato. Era una donna priva di pregiudizi, era una donna libera. Non andava dove non voleva, o bianco o nero. Mai un compromesso, un lusso che si è conquistata a caro prezzo».

 

Quello che le mancherà di più di lei, di voi insieme?

«Le chiacchierate come dicevo. Io andavo da lei non da mio padre. Mi viene a mancare un amore materno, un pilastro di vita. Sento franarmi la terra sotto i piedi. È un cazzottone forte allo stomaco».

 

E nonostante questo legame non sapeva che era malata in questo modo?

raffaella carra e gianni boncompagni

«Non si sapeva e non si sa nulla. Aveva preso la scelta di non far soffrire, il massimo della riservatezza. È andata via in punta di piedi come i grandi, come Ennio Morricone. Oltretutto lei detestava le celebrazioni, non era per il passato. Credeva di non smuovere l' aria così facendo, invece il dolore collettivo per questa figura luminosa ha preso il sopravvento pure su di lei».

 

Che cosa la porta a sorridere pensando a lei?

«Che fosse una secchiona terribile. Come Sophia Loren, ho letto la sua intervista e le cose sono andate proprio così. Raffaella la chiamava, "Sopfi, vieni al mare da me". Si volevano bene da poco ma molto. Secchiona e stakanovista. "Giannino, Giannino", diceva appresso a mio padre che invece era tutt' altro e che aveva coniato il motto "Presto e male".

 

raffaella carra', giorgio bracardi e gianni boncompagni

Lui aveva le idee pazzesche ma poi era pigro e se ne andava, lei acchiappava e sviluppava. Anche con Sergio Japino era lo stesso, hanno fatto tantissimi progetti insieme oltre il fidanzamento. Lei i rapporti li sublimava con il lavoro ».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BARBARA BONCOMPAGNI

Emilia Costantini per il "Corriere della Sera"

 

«Dentro casa era un ciclone, me la ricordo come Mary Poppins». Barbara Boncompagni aveva solo 5 anni quando Raffaella Carrà iniziò la sua convivenza con il padre Gianni.

raffaella carra' foto archivio riccardi 16

 

«Papà era un uomo che viveva da solo con tre figlie e si può immaginare in che stato abbia trovato la casa Raffaella quando venne a vivere da noi. Io ero la più piccola e per tutte noi fu come una mamma. Avevamo in comune anche il fatto che lei da bambina era stata abbandonata dal padre, noi dalla madre».

 

Come è stato il vostro rapporto?

«Di grande complicità. Con me in particolare, che poi ho proseguito la mia strada nel mondo dello spettacolo, è stata una maestra. Sin da ragazzina mi portava con lei in tournée, potevo vedere il modo in cui si preparava. Era dotata di una grande serietà, ma anche di grande leggerezza, non faceva mai pesare le sue scelte. Raffaella si è dedicata interamente alla sua carriera, al suo talento ha sacrificato molto della sua vita privata».

 

Anche la sua vita di donna?

«Ha sacrificato la possibilità di diventare madre. Non ha avuto figli perché, quando era molto giovane, diceva che un figlio non si può mettere in valigia e portarlo con te in giro per le piazze, non ha senso...

 

raffaella carra' foto archivio riccardi 2

Quando poi, intorno ai 40 anni, si sentiva più pronta alla maternità, la natura le disse: no, carina, non decidi tu, decido io... E Raffaella ha accettato questa condizione, non si è imbarcata in un accanimento terapeutico. Ma era molto contenta del fatto che io avessi figli e, quando andavo a trovarla, mi raccomandava sempre: porta i tuoi gioielli!».

 

Una grande showgirl, però riservata...

«Riservatissima! Era consapevole di essere famosa e non amava andare troppo in giro in luoghi pubblici. Diceva: se vado nei ristoranti, o a certe manifestazioni, le persone mi riconoscono, mi fermano e magari giustamente mi chiedono la foto, l' autografo... io preferisco stare nell' ombra.

 

Non amava fare la diva. Proveniva da una storia familiare semplice, era dotata di una umiltà impressionante, grande pudore, detestava le celebrazioni. Si sorprendeva quando le giungevano, inaspettati, dei riconoscimenti importanti. Non era presenzialista, non amava fare l' ospite e parlare di sé, andava in certe trasmissioni solo per presentare qualche suo nuovo progetto. E a volte scherzava sul fatto di essere diventata un' icona gay. Ridendo si chiedeva: ma perché i gay mi amano tanto?».

raffaella carra

 

Nella quotidianità familiare che tipo di donna era?

«Certo, non proprio una casalinga e mi meravigliò una volta quando, tornata dalle Filippine, mi raccontò con sorpresa che a Manila aveva visto dei centri commerciali grandissimi, con tanti negozi. Io, scherzando, le risposi: Raffa, i centri commerciali ci sono anche in Italia! E lei: ah sì? ma io non ci vado! Però, poi, siccome papà adorava frequentare Ikea, lo accontentava e tutte le volte che lui decideva di andare, lo seguiva. Addirittura, per un compleanno di mio padre, andarono insieme a Decathlon e gli fece il regalo di fargli comprare tutto quello che desiderava».

 

Ha ricevuto da Raffaella consigli sul piano professionale?

«Ci confrontavamo spesso. Lei seguiva il mio percorso di autrice televisiva e anche recentemente, per il programma La canzone segreta , lei guardava con attenzione le puntate e poi mi esprimeva il suo pensiero, ma sempre con rispetto e discrezione. Era delicata anche nelle osservazioni. D' altronde Raffa ha navigato in tantissimi generi di programmi e, se avesse voluto, aveva parecchio da insegnare. Ma lei non lo faceva, non l' ho mai sentita fare un commento su qualche suo collega».

 

La presenza in tv le mancava?

«Assolutamente no. Il programma che, negli ultimi anni, l' aveva maggiormente divertita, era quello dove faceva interviste a personaggi famosi: tra questi, adorava il maestro Muti».

carramba! che sorpresa 1

 

Come ha vissuto la pandemia?

«Abitavamo nello stesso comprensorio a Roma e avevamo l' abitudine di vederci per giocare a carte, a Burraco, ma ovviamente durante il lockdown non potevamo farlo, così ci telefonavamo spesso: era impaurita, infastidita anche perché, alla sua età, un anno vissuto in questo modo era tempo prezioso buttato via. Negli ultimi giorni non ho avuto notizie dirette da lei».

 

Il suo ultimo ricordo di Mary Poppins?

«Se ne è andata da signora, quale era. In rigoroso silenzio. Non me la posso immaginare vecchia e malata, Raffaella ha lasciato un' immagine di sé assolutamente perfetta.

Se potessi ancora dirle qualcosa, le direi: quanto bene ti voglio».

 

 

 

 

 

 

ARBORE CARRA BONCOMPAGNI ARETHAGIANNI BONCOMPAGNI E RAFFAELLA CARRAGIANNI BONCOMPAGNI E RAFFAELLA CARRAGIANNI BONCOMPAGNI E RAFFAELLA CARRAGIANNI BONCOMPAGNI E RAFFAELLA CARRAgianni boncompagni raffaella carragianni boncompagni raffaella carraraffaella carra gianni boncompagniraffaella carra' e boncompagniMARCO TRAVAGLIO RAFFAELLA CARRA E GIANNI BONCOMPAGNI resize x Raffaella Carra Gianni Boncompagni e Marco Travaglio Raffaella Carra e Gianni Boncompagni Boncompagni Carra e Travaglio GIANNI BONCOMPAGNI E RAFFAELLA CARRA

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