cafonalino olimpico ottava giornata

CAFONALINO PALLONARO - ALL'OLIMPICO, TRA IL PAPA' DI TOTTI E IL GEN, ADINOLFI, BACIAMANO A MALAGO' - MURA: "IL PAREGGIO FRA INTER E JUVE NON SERVE A NESSUNO" - SCONCERTI: "LE DUE SQUADRE MIGLIORI SONO ROMA E NAPOLI, INTER E JUVE IN AFFANNO" -

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FOTO DI Ferdinando Mezzelani - GMT

 

1. PER ALLEGRI SI FA DURA

Gianni Mura per “la Repubblica”

 

Nessuna delle prime tre ha vinto, due hanno perso, una ha pareggiato. È l’Inter, lo 0-0 con la Juve è l’unico di una giornata che ha rilanciato Napoli e Roma senza deprimere la Fiorentina, che a Napoli ha perso bene (sì, si può dire). E domenica, smaltito il turno europeo, ci sarà Fiorentina-Roma.

 

È la riprova che siamo di fronte a un campionato senza padrone, dove anche il Sassuolo può frequentare i quartieri alti (ed è omaggiato di un rigore). Il pareggio fra Inter e Juve non può accontentare nessuna delle due, ma in particolare la Juve che aveva bisogno di risalire la corrente. Pari in tutto, primo tempo più interista, secondo più juventino.

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Una traversa Brozovic, un palo Khedira. Dopo lo spettacolo del San Paolo, San Siro è stato più avaro, ma anche nel calcio c’è una logica. Bastava guardare le formazioni per capire che gli artisti abitano altrove. Partita vibrante, si sarebbe detto una volta. Partita maschia, spigolosa, ruvida, muscolare, arruffata. Gli aggettivi non mancano. Bella no, brutta nemmeno.

 

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Dei possibili artisti, Jovetic non è il massimo e comunque è uno dei pochi che salta l’avversario (che poi lo stende). Un altro, Cuadrado, di ogni iniziativa può essere tromba e tomba. Parte suonando la carica e ondeggiando, ma poi azzeccasse mai i tempi e la misura del passaggio. Nella Juve rientrava Marchisio, da cui non si poteva pretendere molto, dopo tanta sosta.

 

Quando il ritmo s’è abbassato e Pogba ha deciso che era ora di combinare qualcosa, s’è vista una Juve discreta, anche buona dalle parti di Barzagli. La sorpresa di Mancini era Brozovic, quella di Allegri Zaza. Forse Dybala era giudicato troppo morbido per una partita ad alto tasso agonistico (4 ammoniti nel primo quarto d’ora, 8 alla fine). Lo 0-0 è il secondo dopo 8 turni di campionato.

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L’Inter può sempre sognare, in folta compagnia e se Icardi riceva qualche pallone decente. Per la Juve è più difficile. Ci sono ancora in ballo 30 partite, ossia 90 punti, ma la risalita è lenta e davanti ha tante squadre, troppe forse.

 

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A Napoli, nonostante il caldo, notevole per metà ottobre, s’è vista una grande partita, fin qui la migliore del campionato. Il merito va diviso fra le due squadre e i loro allenatori, che la mentalità vincente non la sbandierano a parole, come molti fanno, ma la mostrano sul campo. Nessuno, al San Paolo, fin qui aveva giocato un primo tempo come quello della Fiorentina, lucida e aggressiva, per nulla disposta a subire.

 

Alla fine, la differenza l’ha fatta Higuain, in un modo che sarà piaciuto a Sarri: pallone sottratto a Ilicic, scambio rapido con Mertens, gol. Sarri e Sousa, che pure hanno un percorso molto diverso, si direbbero usciti dalla stessa scuola: pressing alto, molto alto, buona velocità di base con improvvise accelerazioni, pallone quasi sempre rasoterra, disimpegni manovrati.

 

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Per questo serve tecnica, non solo fiato. Tatticamente la Fiorentina se l’è giocata alla pari, anche meglio nel primo tempo. Poi ha pagato l’uscita di Alonso. È venuta a mancare la spinta su un lato, mentre quella di Hysaj e Ghoulam saliva d’intensità.

 

Ma tecnicamente il Napoli è più forte, ed è stata la tecnica a fare la differenza. In altre parole, su un piatto della bilancia Reina, Hamsik, Insigne e Higuain, sull’altro Borja Valero e Kalinic. Della Fiorentina continuo a pensare che il punto debole sia una difesa che pure, stando ai numeri (6 gol incassati) è attualmente la migliore. Del Napoli, che proprio la difesa sia il settore in cui più ha lavorato Sarri.

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S’è ritrovato Reina, portiere prezioso anche ieri, ha migliorato Koulibaly, ha puntato su Hysaj, portato dall’Empoli, e insistito su Ghoulam. Hysaj non segnerà mai come Maggio, ma sa spingere ed è più difensore. Il Napoli di Benitez era troppo scoperto, questo ha il giusto equilibrio e non ne ha risentito l’attacco.

 

Insigne ha una continuità mai avuta in zona-gol e Higuain ha nuovi entusiasmi, manca all’appello il vero Callejon. Nello scravattato Sarri par di rivedere lo scravattato Bagnoli. E risentirlo: ch’el terzin faga el terzin, el median el median. Hamsik restituito al ruolo che lui preferisce e in cui si muove meglio, cos’altro è?

 

2. DUE SQUADRE PREVEDIBILI E ANCHE IN AFFANNO RISPETTO A NAPOLI E ROMA

Mario Sconcerti per il “Corriere della Sera”

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Se la partita era Inter-Juventus, non è successo molto d’importante. C’era molta curiosità per capire il peso della Juve al completo, la risposta è imperfetta. Il punto che resta non ha un grande significato, serve soprattutto per non accendere polemiche, per continuare ad aspettare. Inter e Juve sono state stavolta due squadre prevedibili, abbastanza lente nello svolgimento del gioco.

 

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Pochissimi i tiri in porta, mai chiamati in causa gli attaccanti (Zaza-Icardi-Morata), buon lavoro per i trequartisti (Jovetic, Perisic, Cuadrado) che avevano più spazio. L’Inter è riuscita a pressare la Juve solo per mezzora, poi ne ha subito la piccola tela, due squadre che raramente sono apparse quello che vorrebbero essere. Alla fine sconta il poco soprattutto la Juve che era quella ad aver più bisogno di vincere. L’Inter, nel suo tran tran un po’ pesante, resta con molti più punti, si può permettere di cercare ancora il modo di piacere.

 

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La Juve ha giocato con ordine e anche con buona organizzazione, il suo secondo tempo soprattutto è stato all’altezza, ma come fosse in testa alla classifica, senza rabbia, quasi continuasse ad aspettare una soluzione naturale ai suoi problemi.

 

L’Inter, come altre volte, ha dato il meglio di sé quando è stata spinta dall’agonismo. Appena può, appena la costringono, torna volentieri alla sua routine. Che non porta mai un assist per Icardi. Il risultato non è solo giusto, è corretto, un piccolo zero per entrambi.

 

Sia Inter che Juventus si sono confermate in affanno davanti alla spinta attuale di Roma e Napoli. Per la Juve si tratta di resistere, almeno per tranquillità complessiva, per pensare seriamente alla Champions. Per l’Inter manca qualcosa che è più tattico che individuale, una specie di ordine che non sia solo ovvietà. Nel frattempo l’equilibrio di fondo del campionato porta ben otto squadre in quattro punti. L’equilibrio non è più una sorpresa, è solo un obbligo.

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È questo che dà un po’ di piacere a tutti. Le due squadre migliori di queste otto giornate mi sono sembrate Roma e Napoli. Chi vuole vincere dovrà fare corsa su di loro. Con il Napoli ancora più ordinato, meno geniale e approssimativo della Roma, più dentro la parte della lepre. Ha sofferto molto contro la Fiorentina, ma ha vinto chiaramente.

 

Manca alla Fiorentina qualcuno che salti l’uomo, che renda meno tattico e più spontaneo il gioco. A volte pensa troppo, va poco d’istinto, asseconda più il tecnico che se stessa. Ma avrà tempo per capirsi . 

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