“CLIMA DI TERRORE E UN CIRCOLINO DI AMICI DA PROTEGGERE” – LE DENUNCE DEGLI EX ARBITRI ESCLUSI SUL “SISTEMA ROCCHI”, SUL QUALE LA PROCURA INDAGA PER FRODE SPORTIVA (L’EX DESIGNATORE DOMANI NON SI PRESENTERA’ IN PROCURA PER L’INTERROGATORIO) – LE BUSSATE IN SALA VAR DI ROCCHI SAREBBERO PER SALVARE LA SUA “VENTINA” DI “ARBITRI-AMICI” - NELLA SUA LETTERA ESPOSTO L’EX GUARDALINEE ROCCA PARLA ANCHE DEL SISTEMA DI VOTAZIONI CHE INCIDE SUGLI AVANZAMENTI DI CARRIERA E SUI SOLDI GUADAGNATI DENUNCIANDO LA “VIOLAZIONE DEI PRINCIPI DI CORRETTEZZA E LEALTÀ” - LA PROCURA FEDERALE HA CHIESTO GLI ATTI DELL'INCHIESTA. IN CASO DI ILLECITO, LE SOCIETÀ COINVOLTE (FINORA NON CI SONO CLUB INDAGATI) RISCHIEREBBERO DALLA RETROCESSIONE ALL’ESCLUSIONE DAL CAMPIONATO…
Carlos Passerini per corriere.it - Estratti
Figli e figliastri. Arbitri da promuovere, altri da far fuori. Avanzamenti di carriera per gli «amici», dismissioni per i «nemici». Quindi soldi in più o soldi in meno, fino a 170 mila euro l’anno per un internazionale, zero per chi esce, che deve trovarsi un altro lavoro. E poi le bussate in sala Var «ma solo per qualcuno». Per gli amici, appunto. Quelli da «salvare» da un errore, «una ventina» secondo una fonte anonima che ha parlato all’Agi dopo averlo fatto col pm: «Erano quelli del circolino di Rocchi che si giravano a guardare il “gobbo” e beneficiavano dei suggerimenti».
In generale, «un clima di terrore» come lo ha descritto Pasquale De Meo, assistente fuori dall’Aia dal 2024, uno dei primi a denunciare quello che in molti — anche dentro alla stessa associazione — definiscono il «Sistema Rocchi», sul quale la Procura indaga per frode sportiva.
L’ormai ex designatore respinge gli addebiti: «Uscirò indenne» ha detto dopo l’autosospensione. Non sarà facile: la carriera da dirigente arbitrale rischia di essere ormai al capolinea, anche se le accuse dovessero decadere, visti i tempi mai brevi della giustizia ordinaria. Domani intanto non si presenterà all’interrogatorio.
Se esiste e in cosa consisterebbe il famigerato sistema, lo stabiliranno i giudici. Per ora il quadro che emerge dalle denunce di ex fischietti come Rocca, Minelli e De Meo, ma anche da quelle di Gavillucci che nel 2020 scrisse un libro dal titolo «L’uomo nero», è fatto di valutazioni alterate, promesse mancate, favoritismi, designazioni pilotate.
Di segnali in codice «pugno-carta-forbice» per indirizzare le decisioni degli addetti Var, «gesti decisi nei raduni riservati che venivano stabiliti ogni settimana, che tutti sapevano e vivevano con malumore». Ma anche di minacce, come quelle descritte sempre da De Meo: «Atteggiamenti di Rocchi non consoni al suo ruolo»; «Gervasoni che alzò la voce e venne faccia a faccia con me»; «Orsato che mi chiamò al telefono, mi minacciò».
La Var è spesso al centro: una testimonianza avrebbe riguardato Inter-Roma del 2025. E il dialogo avvenuto in sala Var. «Fatti i fatti tuoi»: questa sarebbe stata la risposta del varista Di Bello al suo assistente Piccinini che gli stava segnalando il fallo su Bisseck. Secondo la testimonianza, Di Bello avrebbe agito «su indicazione del supervisore Gervasoni». Abbattista, ex varista, dimessosi nel 2024, sentito dal pm, aveva parlato di «epurazioni» raccontando di «fazioni». «Una faida interna» l’ha definita l’avvocato Grassani, esperto di diritto sportivo.
Uno dei nodi è rappresentato dalle valutazioni che al termine di ogni partita vengono redatte dall’osservatore presente in tribuna e che alla fine dell’anno, sommate, possono portare anche alla bocciatura definitiva, vale a dire l’uscita dalla serie A: «Si evidenziano l’utilizzo parziale delle votazioni, l’assenza di criterio nelle designazioni, la violazione dei principi di correttezza e lealtà» scrive l’ex guardalinee Rocca nella sua lettera denuncia datata 2025.
Funziona così: voti dall’8,70 all’8,20, una sorta di pagella, come a scuola. Questa la scala con tanto di motivazioni: 8,70 «prestazione esente da errori»; 8,60 «ottima»; 8,40 «senza negatività»; 8,20 che evidenza «gravi errori».
A ogni voto negativo corrisponde una punizione più o meno grave, uno stop: con un 8,20 puoi stare a casa due mesi. Tradotto: perdi un sacco di soldi, dato che il gettone a partita è di 4.000 euro lordi per un arbitro, 1.700 per il Var, 1.400 per gli assistenti. Più vai in campo, più guadagni: una retribuzione da cottimisti, non il massimo se devi gestire un gruppo da 42 arbitri, 72 assistenti, 25 fra Varisti e Avar. Rivalità, delazioni e colpi bassi sono all’ordine del giorno, dentro all’Aia, che viene descritto «un mondo marcio» anche da molti che ci lavorano. Rocchi veniva percepito da tutti come un «uomo forte», molto vicino all’ex presidente federale Gravina.
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I retroscena
- Le segnalazioni finite agli atti Dalle denunce di ex arbitri finite agli atti dell’inchiesta della Procura, il presunto sistema si compone di valutazioni alterate, promesse mancate e favoritismi
- Il giro di soldi per fischietti e Var Al centro del sistema ci sarebbe un giro di soldi: il gettone previsto per ogni partita è di 4.000 euro lordi per un arbitro, 1.700 per il Var, 1400 per gli assistenti
- I voti alle prestazioni I voti assegnati: 8,70 «Prestazione esente da errori»; 8,60 «ottima»; 8,40 «senza negatività»; 8,20 che evidenza «gravi errori». Con un 8,20 si può stare a casa anche due mesi
LA PROCURA FEDERALE HA CHIESTO GLI ATTI DELL'INCHIESTA
Monica Colombo per corriere.it - Estratti
«La Procura federale sabato non ha perso tempo: subito dopo l’avviso di garanzia, recapitato al designatore degli arbitri di A e B, Gianluca Rocchi, ha chiesto alla Procura di Milano gli atti dell’inchiesta».
Giuseppe Chinè aveva già effettuato indagini su alcune delle partite in esame?
«Il Procuratore federale Giuseppe Chinè aveva già indagato, partendo dalle segnalazioni del 21 maggio 2025 dell’assistente arbitrale Domenico Rocca, su due potenziali intromissioni di Rocchi: la variazione del voto dell’assistente Perrotti al termine di Lazio-Genoa del 27 ottobre 2024 e la segnalazione di un rigore poi concesso dopo la ormai famosa bussata sul vetro della sala Var di Lissone per allertare il Var Daniele Paterna e l’Avar Simone Sozza, durante Udinese-Parma del 1° marzo 2025. Il procedimento a carico del designatore venne poi archiviato con l’avallo della Procura Generale del Coni».
Si può riaprire ora l’indagine sportiva in relazione al caso di Udinese-Parma?
il video di daniele paterna nella sala var di lissone al centro dell'inchiesta su gianluca rocchi 1
«Sì, se emergono elementi nuovi e probanti, o circostanze di cui il procuratore non era a conoscenza. Solo in questo caso l’istruttoria si può riaprire, come avvenne nel 2023 per il processo sportivo per le plusvalenze che prima era stato chiuso con l’assoluzione di tutti i club, Juventus compresa. Poi si celebrò un nuovo processo che portò alla penalizzazione di 10 punti per i bianconeri».
Quali sono i tempi della giustizia sportiva?
«Sono molto più celeri rispetto a quella ordinaria. Il procedimento sportivo deve essere chiuso entro 60 giorni, con proroghe di altri 40 e 20, dal momento in cui la notizia di illecito viene iscritta a registro».
Il legale di Gianluca Rocchi in una nota ha comunicato che il designatore non si presenterà in Procura per rendere l’interrogatorio. A livello sportivo sarebbe possibile?
«In ambito sportivo, Rocchi e Gervasoni hanno l’obbligo di presentarsi davanti al procuratore Chiné, ma possono avvalersi della facoltà di non rispondere. Un tempo sottrarsi alle domande del pm sportivo era considerato un illecito disciplinare, adesso invece la cosa è tollerata.
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Al momento non risulta indagato nessun club. Se emergessero responsabilità, quali sanzioni colpirebbero società o dirigenti?
«Il concorso in frode sportiva potrebbe ricondurre a illecito sportivo (articolo 30 del codice di Giustizia sportiva) oppure violazione del principio di lealtà sportiva (articolo 4). La griglia di sanzioni va dalla penalizzazione, alla retrocessione, all’esclusione dal campionato per i club coinvolti e alle inibizioni/squalifiche per dirigenti, giocatori e altri soggetti che abbiano concorso alla commissione dell’illecito sportivo».






