picca ontani

COME SE FOSSE ONTANI – PICCA E LA LOTTA TRA BUIO E LUCE NEL SANTUARIO DELL’ARTISTA SULL’APPENNINO TRA FIRENZE E BOLOGNA - "PER LUI L’ASCOLTO DEL SILENZIO È UNA SCINTILLA LISERGICA CHE TRADUCE IL BUIO IN LUCE. FINO A UN'ARTE DEL LUSSO. ONTANI SI TRASFORMA QUANTO DAVID BOWIE E DI FRONTE ALLA FONTANA CHE FU IMBRATTATA DI STERCO E MANGIME CREDENDO FOSSE OPERA DI SATANA, DECIDIAMO DI…"

aurelio picca

Aurelio Picca per il Foglio

 

Non c' è anno che non senta l' urgenza di attraversare l' Appennino su quella rampa Firenze-Bologna. E' come se volessi anche io estendermi a mo' di viadotto, forse per misurare lo struggimento di pretendermi forever young.

 

luigi ontani

E' una sorta di pellegrinaggio che però non mi conduce in nessun santuario. Già stare nelle ossa pelose della colonna vertebrale dei popoli millenari, è tenermi in luogo sacro. E' il silenzio che cresce chilometro dopo chilometro. Ma in questa estate diabolica varco le cosce delle cento madri per raggiungere Vergato, il paese di Luigi Ontani. E offrire questo mio andare di pellegrino un tempo spavaldo, alla nuova opera del Narciso Fecondo, al cultore di Giano, di Canova, di Piero della Francesca, di Shiva Alla Fontana appunto già santuario, che Ontani ha inventato per i suoi Appennini, gli stessi al di qua della Linea Gotica, gli stessi che lui, bambino, vestito di merletti doveva ritagliarsi come un funambolo, per restare in equilibrio sul sentierino di casa giacché il resto dei campi era minato. Ecco, per aprire di nuovo le gambe dell' Appennino, o spalancare le mie alla sua potenza di femmina-maschio, ho scelto un nuovo santuario, la fontana che si chiama: RenVergat el lAppenn in Monto volo.

PICCA 1

 

Esco a Rioveggio. Cresce il buio. Non ti avvertono le ombre. Sono diretto a Grizzana Morandi, presso un ex fienile, proprio sul lato opposto della strada dove c' è la casa de "l' Austero" come mi citerà Ontani a proposito del sacerdote etrusco Morandi, Giorgio Morandi, il pittore delle "Nature Morte": il metafisico. Dormirò nella piccola Locanda (dei Fienili del Campiaro) un tempo ricovero del contadino del tenutario Veggetti. (…)

 

PICCA 2

Appena giunto mi si fa avanti un ometto agitato. E' l' ombra di burattino cinese che si districa tra un paio di tavoli. Non faccio in tempo a capire dove mi trovo che arriva un' auto nera, sembra uscita dal film dimenticato e geniale di Francesco Nuti: OcchioPinocchio (pare il titolo di un' opera del seguace di Lingam, appunto Ontani). Ecco Adil, il paggio moresco; Attilia, la sorella del Narciso Fecondante (mai sessualità, ma sempre polvere di stelle sensuali), che si tiene a un bastone; anzi, lei usa un bastone come un dito smisurato per indicare le spezie, i nomi, le stoffe, la neve E il Maestro sorridente che scende da un' automobile che ha l' aria di essere blindata e che invece non lo è.

ontani fontana vergato

 

(…)

L' Ontani-Orfeo è informato ma tace sotto la curva di Riola, custodito dal giardino degli Ontani. La mia guida, che assomma le energie delle stagioni, è una "cinghialessa". Anche lei conferma.

Entriamo nel villino di Giorgio Morandi. Un quadrato di casa dei 50, come fosse stato acquistato da una coppia bolognese: lui ragioniere, lei maestra elementare. Dal via vai sotto i portici di Bologna, attraverso la giovinezza e poi la maturità, Morandi resterà qui appeso alle tre finestre che guardano col trascorrere delle ore le settanta gradazioni di verde. E' in questa stanza il lettino da monaco, o da Padre Pio dove egli si coricherà. Da basso, in questa casa umile, dove risuona la pochezza degli oggetti, le tre sorelle, Dina, Anna e Maria Teresa, sono le sue ancelle dormienti su altrettanti lettini immacolati e verginei come chi possiede un guardaroba composto da due camice bianche, un abito grigio e un paio di scarpe di cuoio.

ontani fontana vergato

 

Con un guizzo i neuroni mi fanno vedere Morandi che si strappa le vesti cardinalizie per infilarsi il saio di un monaco luterano o quello dell' ultimo seguace di Savonarola. Sono certissimo che nella sua stanza, egli non contemplasse le variazioni del verde. Morandi ascoltava il silenzio. Egli era immobile nel silenzio. Il suo ascolto è una preghiera che si traduce in icone e ex voto da destinarsi al culto di quella terra animista, selvaggia, animale, etrusca. E' il silenzio, non il paesaggio, che gli consente la pittura. Invece per Luigi Ontani, l' artista che gioca coi nomi, che gioca con Dante, con Pinocchio, con i sorridenti Autoritratti, con l' oscillare danzante tra Oriente e Occidente, lo stesso silenzio si traduce in scintilla lisergica fino a produrre colori raffinati e estremi: dal vetro soffiato, alle ceramiche. Il suo ascolto del silenzio traduce il buio in Luce. Fino a un' arte del "lusso". Questo è il dono per Montovolo, sacro agli etruschi.

 

ontani fontana vergato

Questa è la radice inalterabile del suo Dna che gli consente le "trasformazioni" senza tuttavia perdere la "luce" che egli sa cavare dal buio. Il silenzio è Caronte.

Ontani si trasforma quanto David Bowie si trasformava senza dismettere l' eleganza inglese sottratta alla ferocia (o insieme, chissà) dei pirati.

 

Su una automobilina da scontro, con alla guida la cinghialessa, sbando tra le pietre di una via aguzza e scarrupata, contro montagne che emanano un fragore di verde. Appare Montovolo. Sbattuto nella macchinetta da luna park penso che sia un tumulo a forma di uovo gigantesco che contiene centinaia di necropoli. Solo il cimiterino ai suoi piedi non è stato ingerito.

Là resistono le tombe di pietra schiacciata come gli ovuli dei funghi affettati. (…)

 

ontani fontana vergato

Proprio sulla curva, abbandonato il Castello, mi aspetta Ontani-Orfeo nel suo villino RomAmor. Uno dei tanti che lo stesso Conte disseminò tra monti e valli come se ognuno fornisse una verticale per accedere ai pianeti, alla luna, ai segni indecifrabili del cielo. RomAmor è un atollo non immerso nell' oceano bensì nel giardino silenziosissimo degli Ontani. Orfeo-Ontani è assiso sul trono tra le Erme e le maschere levigatissime di colori superiori a ogni abito indossato da Grace Kelly. Hanno così addolcino quelle balesi che ormai le maschere di Bali sono del Narciso Fecondo.

PICCA 3

 

Orfeo non danza né canta. E' nel silenzio di fronte al giardino, a onde collinari, che si perde fino al fiume. Orfeo è concentrato sul pentagramma, mentre Tullia, nella parte attigua di RomAmor, è certo che oltre a essere stata modista e stilista sia la sua vestale, ninfa, Euridice che dagli animali, dalle piante, dal buio, dallo stesso silenzio estrae come nettare le note musicali che Orfeo userà per comporre partiture e spartiti.

 

Arriva la notte. Ecco la Fontana-OperaSantuario Pagano. La guardiamo appena.

ontani

Lasciamo che ci catturi mentre Vergato dorme, la stazioncina è deserta. Alziamo le braccia, accenniamo passi di danza Il giorno seguente, l' ultimo, imposto il percorso su Waze per tornare a Riola, a villa RomAmor per andare col Maestro, soli soletti a godere del Santuario. E' la prima volta che lascio il mio intuito di automobilista, la adorata cartina stradale.

Infatti non credo alle indicazioni di Waze e così devio e mi ritrovo a attraversare il fiume Reno, dentro Montovolo, tra i boschi dove so che è nato Guido Reni. Sono smarrito. Riguadagno la statale. Mi ritrovo a Vergato nel MuseOntani nel Municipio a guardare le vetrate del Narciso che ritraggono le stagioni della vita umana e della natura. Il caldo ci estranea dalla realtà.

PICCA 5

 

Ma prima di risalire in auto per percorrere duecento metri dalla stazione, si fa avanti Gancio, un omino che chiama Orfeo "Sergio". Scopro che all' artista di CleoPatria e Sganappino hanno imposto pure il nome di uno Zio morto due millenni fa. Sembra un altro "gioco" di Ontani. Possiede una tomba con nome e cognome quando ancora non era nato.

 

luigi ontani

Di fronte alla Fontana che fu imbrattata di sterco e mangime credendo fosse opera di Satana, decidiamo di osservarla in macchina, con l' aria condizionata che ci permette di vivere. Forse Orfeo ha timore che le Baccanti o Menadi lo sbranino gettandogli la testa nel bacino dei monti del santuario colmo di acqua sorgiva. Guardiamo un film. Le rocce sono di marmo di Carrara. Luce che si solleva nella figura dell' Appennino che ha il volto di un austero, il petto da femmina e la coda del Tritone.

 

Penso a Bernini. Alla Luce. Quella che Luigi Ontani ha tradotto dal silenzio. Poi in bronzo ecco il Fauno che sulle spalle porta Cupido con le ali di farfalla. I piedi del Fauno o di Pan sono i calchi di quelli di Ontani; e così il volto. I bronzi hanno occhi accecanti che bucano il buio per cercare la luce; o per entrarvi. Tra i piedi, nell' acqua del Reno, i serpenti sputano.

ontani fontana vergato

Mi torna in mente Michele Arcangelo. E' infatti una lotta tra buio e luce. Non è esente il diabolico. Noi continuiamo a goderci il film mentre chi va e chi viene dalla stazione osserva o scappa, o si infila le dita nel naso come il bambino che non vuole andare via con papà che scatta una foto.

 

E' quasi notte. Devo tornare ai Fienili del Campiaro a ritirare la mia borsa e riguadagnare la via del ritorno. Però dopo aver salutato villa RomAmor, sbaglio di nuovo strada come se volessi proprio il buio. Solo il buio e il silenzio. Eccoli: allora mi torna di nuovo in mente David Bowie. Anche Tullia a un occhio diverso dall' altro proprio come Ziggy Stardust.

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