PSICODRAMMA BLAUGRANA - DOPO L’ELIMINAZIONE DEL BARCELLONA DALLA CHAMPIONS, PARTE IL TIRO ALLA ‘PULCE’: “MESSI HA SMESSO DI CORRERE” –TATA MARTINO LO DIFENDE MA ANCHE LUI RISCHIA - CRUYFF ATTACCA I VERTICI DEL CLUB E NEYMAR

Francesco Persili per Dagospia

«Abbiamo giocato in 10». Dopo 7 anni il Barcellona resta fuori dalle semifinali di Champions e l'imputato principale diventa lui: Leo Messi, il migliore al Bernabeu contro il Real, un disastro contro l'Atletico. Un solo tiro in porta, una decina di palloni persi e una mobilità appena superiore a quella di Pinto, il portiere per caso dei catalani.

I numeri dicono che la ‘Pulce' ha percorso sei chilometri, la metà di quelli del match-winner Koke. In generale, tra le stelle della Champions è quello che corre di meno: Ribery, Robben e Rooney superano gli undici chilometri a partita, Cristiano Ronaldo e Diego Costa ne fanno quasi dieci, Messi è fermo a otto. Nel calcio moderno non te lo puoi permettere, anche se hai vinto per 4 volte il Pallone d'Oro e hai il Psg e Il Manchester City pronti a fare follie per strapparti dalle ramblas.

Ma il Tata Martino lo difende a spada tratta: «Non mi interessa se corra 5, 6, 7 chilometri, l'importante è che segni o faccia assist. Leo sta ricevendo delle critiche smisurate. Non è facile, in questa vita, essere Messi». Insomma, può andarti anche peggio. Non è così facile neanche per Martino, contestato per il cambio di Iniesta e costretto a centrare il doblete, Liga-Coppa del Re, per puntellare la panchina blaugrana.

A correre in soccorso del ‘Tata' è il grillo (s)parlante del barcelonismo, Johan Cruyff: «Il problema non è Martino. Sono 4 anni che l'allenatore non comanda nello spogliatoio del Barcellona. A Guardiola hanno venduto Chigrinskiy contro la sua volontà». L'atto di accusa nei confronti della gestione Rosell-Bartomeu è totale. «Ogni anno va sempre peggio: la colpa è della società e di chi ha voluto Neymar: un ragazzo di 21 anni, vittima dei soldi, del suo agente e del club, non può guadagnare più di chi ha vinto tutto».

L'inchiesta legata all'acquisto del brasiliano, le dimissioni di Rosell e, da ultimo, il blocco del mercato blaugrana per irregolarità nel trasferimento di calciatori stranieri minorenni: non è stata una stagione facile per il Barca. Tra scandali, polemiche, Messi che vomita in campo e infortuni che hanno falcidiato la squadra (Puyol, Valdes, Piqué) aumentano i rimpianti delle vedove di Guardiola. È morto il tiqui taca.

Il contrappasso più feroce è stata l'eliminazione per mano dell'Atletico Madrid di Simeone tutto pressing, contropiede e pensiero verticale. Peggio della kryptonite per l'ipnosi orizzontale blaugrana. L'eden calcistico non abita più al Camp Nou.

Il canone di bellezza e stile barcelonista, già minato alle fondamenta l'altro anno in Champions dal Bayern Monaco, viene fatto a pezzi dallo Special Sime-One con la sua sintassi che frulla vis agonistica e organizzazione, cuore e astuzia, ricerca degli spazi e variazioni di ritmo in un'idea ultra-moderna di calcio in cui anche il campione si fa gregario.

Altro che le cervellotiche scelte di Martino e il ‘Tiki-Tata', scialbo succedaneo del gioco quasi esatto di Guardiola. Poche storie: da quando è andato via Pep, al Barca nulla è stato più come prima. «Ma hanno vinto anche dopo di me», l'attuale tecnico del Bayern si rifiuta di dare per finita una squadra che può vantare fuoriclasse come Messi, Iniesta, Xavi, Piqué: «Per me restano i più forti».

E il pensiero ritorna a Roma, a Wembley, alle finali vinte di Champions, a quel Barcellona venuto quasi a noia tanto era perfetto che ha fatto innamorare l'Europa pallonara. Certi amori non finiscono, anche in Catalogna. E, allora, ‘¡Força, Pep! Y ¡Força Bayern!', urla il quotidiano catalano ‘Sport' in vista della semifinale col Real. È morto il tiqui taca, evviva il tiki-taken!

 

 

MESSI INIESTA XAVI E PIQUETATA MARTINO E LEO MESSIJOHAN CRUYFFAtletico Madrid Barcellona x lionel messi barcellona

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