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PELE’, LA MONARCHIA DEL CALCIO - GLI 80 ANNI DI “O REI”. IL BRASILE LO AMA MA SENZA PASSIONE E GLI PREFERISCE SENNA. PESA IL SUO CARATTERE TROPPO "DIPLOMATICO", LONTANO DALLE POLEMICHE E BIZZARRIE CHE AIUTANO LA COSTRUZIONE DEI MITI POPOLARI – IL RICORDO DI BRERA: “UN MOSTRO DI COORDINAZIONE, VELOCITÀ, POTENZA, RITMO, SINCRONISMO, SCIOLTEZZA E PRECISIONE” - GARANZINI E IL PARAGONE CON MOZART - VIDEO

 

Emiliano Guanella per “la Stampa”

 

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Non lo avrebbe mai immaginato il grande drammaturgo Nelson Rodrigues, che il suo articolo «La monarchia del calcio» scritto nel 1958 per elogiare un attaccante diciasettenne dai piedi meravigliosi avrebbe dato a Pelé, che oggi di anni ne fa ottanta, il miglior soprannome e allo stesso tempo la cifra esatta del suo rapporto con i brasiliani.

 

Da allora Edson Arantes do Nacimento è "O Rei" e la nobiltà lo ha reso, in fondo, anche inarrivabile. È ancora molto amato, intendiamoci, ma senza il pathos dell' altro grande mito sportivo del Brasile, Ayrton Senna. Pelé è stato un eroe soprattutto negli anni Sessanta e Settanta, quando ha portato a casa tre titoli mondiali, col tempo la sua corona ha perso brillo.

 

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Oggi il Brasile lo celebra con stima e riconoscimento, ma senza grande passione; vuoi perché di anni ne sono passati tanti, vuoi per il suo carattere troppo "diplomatico", sempre lontano dalle polemiche e bizzarrie che aiutano la costruzione dei miti popolari, al di là delle gesta sportive.

 

Eroe della classe media Pelé, nato povero e nero, è diventato un eroe della classe media; Ayrton, famiglia ricca e bianca, ha saputo invece conquistare tutti, dai grattacieli di San Paolo alle ultime favelas del Nord Est. Oggi il Re si festeggia con una mostra al Museo del Futebol e delle proiezioni di film e partite presso la sede del Santos, diversi i programmi speciali in televisione.

 

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A causa della pandemia si è barricato da sei mesi nella sua villa di Guaruja, sul litorale paulista. Il manager Joe Fraga ha declinato centinaia di richieste d' interviste, facendogli registrare un messaggio urbi et orbi. «Ringrazio Dio per avermi permesso di arrivare a questo traguardo lucido e, tutto sommato, in salute. E ringrazio tutti quelli che si ricordano di me in questa data».

 

Molti gli acciacchi negli ultimi anni; l' operazione nel 2013 per una protesi all' anca che non è andata benissimo, due ernie al disco, un intervento d' urgenza per calcoli renali. Ad inizio anno il figlio Edinho, che gli ha dato non pochi problemi in passato, ha detto che era depresso. Lui l' ha subito corretto: «Ho alti e bassi, come tutti, ma affronto la vita con un sorriso».

 

giancarlo bornigia pele' laura melidoni

Sorriso che ha sempre esibito davanti alle telecamere, anche quando non si trovava a suo agio. Ha stretto la mano ai generali della dittatura e ai presidenti in democrazia, è stato ministro dello sport con Fernando Cardoso, ha abbracciato con discrezione Lula da Silva e ultimamente ha preferito non incontrare Jair Bolsonaro.

 

Lontano dalla politica Per anni ha sostenuto che «il calcio e la politica non si devono mischiare»; non ha preso parte alla campagna di Socrates per la fine del regime, né alle manifestazioni recenti del movimento nero. Geloso del suo primato, ha sempre snobbato i potenziali eredi, da Zico a Romario, da Ronaldo a Neymar,che oggi è a "sole" 13 reti dal suo record di gol nella Seleção.

 

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Le sue giornate sono scandite dalle sessioni di fisioterapia con la figlia Flavia, qualche messaggio via skype per gli sponsor e molto calcio in poltrona; pure il cafezinho al bar con i vecchi compagni del Santos è stato sospeso. Per il compleanno ha registrato la canzone «Acredite no veio», col duo messicano Rodrigo e Gabriela. Il video è un cartone animato e il testo, molto ironico, ha un ritornello che dice «dai retta al vecchietto, figlio mio, che è ancora forte e farà vincere la sua squadra». Come dire: saranno pure ottant' anni, ma il Re sono sempre io.

 

2 - SBUCATO ALL'IMPROVVISO ARMONICO COME MOZART

Gigi Garanzini per “la Stampa”

 

pelè mbappè

Era il 29 giugno del '58 quando dai teleschermi in bianco e nero sbucò all' improvviso un fenomeno mai visto prima. E nemmeno immaginato. Formidabile quel Brasile di Garrincha e Didi, di Zito e dei due Santos, che schiantò in finale la Svezia di Liedholm padrona di casa. Ma fu l' apparizione del diciassettenne Pelè ad incantare il mondo: e a spostare più in là la percezione di fuoriclasse che sino ad allora ci era stata raccontata, o tramandata.

 

La prima metà del secolo aveva regalato i Leonidas e i Pedernera, i Sindelar e i Meazza, la seconda si era aperta nel segno di Puskas, Schiaffino e Di Stefano. Quel giorno si capì una volta per tutte che era nata la pietra di paragone definitiva.

 

pelè mbappè

Fidiamoci una volta di più di Gioanbrerafucarlo, del superiore talento nel consegnare ai posteri i suoi ritratti d' autore. «Ce ne vogliono molti di assi che conoscete per fare quel mostro di coordinazione, velocità, potenza, ritmo, sincronismo, scioltezza e precisione». A distanza di tanti anni dall' affresco del maestro, e avendo negli occhi le magie dei successori, veri o presunti, che si sono nel frattempo succeduti in un calcio sempre più freneticamente veloce, aggiungerei una parola, una qualità suprema che racchiudeva e raccordava tutte le altre, così mirabilmente catalogate. Armonia.

pelè coutinho

 

Non si è più visto, e chissà se mai si rivedrà, un campione armonico come Pelè.

La perfezione del suo movimento naturale nella corsa, nel governo del pallone, nella battuta, nello stacco.

 

Una gioia assoluta per l' occhio, che anche nel football reclama la sua parte: e insieme, la ricerca istintiva di una colonna sonora adeguata, così che anche l' orecchio potesse avere la sua. Forse Mozart, ma del migliore, dove l' armonia è sublime quanto essenziale. Perché Pelè, questo è poco ma sicuro, di gesti tecnici o atletici che fossero non ne ha mai sprecati.

pele'

Andava semmai per sottrazione, perché proprio quell' inarrivabile semplicità del gesto, dei gesti, era la cifra definitiva della sua grandezza.

 

Nessuno ha segnato quanto lui nella storia del calcio. Eppure, per paradossale che sia, il parametro non è questo. Semmai quella volta di Bogotà, con la maglia del Santos, quando fu per una volta espulso: e per calmare i tifosi colombiani inferociti fu necessario richiamare in campo lui e mandare a casa l' arbitro. Buon compleanno, fenomeno.

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