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TERRORISMO NEL PALLONE: L’EUROPEO BLINDATO DELL’ITALIA DI CONTE - A MONTPELLIER, PIU CHE UN RITIRO, SARA’ UNA CLAUSURA - LE AUTORITA’ FRANCESI HANNO SCONSIGLIATO AI GIOCATORI DI PASSEGGIARE DA SOLI IN CENTRO - ALLENAMENTI SENZA TIFOSI

Enrico Currò e Francesco Saverio Intorcia per “la Repubblica”

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Imboccando avenue du Mondial 1998 e sbucando in avenue Einstein, sede del Centre de formation Gasset dove gli azzurri si alleneranno da oggi, si può appunto misurare la distanza tra quel Mondiale e questo Europeo. Diciotto anni e troppi attentati dopo, il livello di protezione per le squadre è moltiplicato.

 

Anche se sono stati accolti da una composizione floreale gigante, al loro arrivo a tarda sera in piazza Frêche dall’aeroporto di Fréjorgues, e anche se non requisiranno tutto il Courtyard Marriott, albergo elegante ma non sfarzoso, i 23 eletti di Conte hanno avuto la conferma che la Francia non offre soltanto fiori agli sportivi.

 

La polizia italiana invierà 12 uomini. Tre sono gli angeli custodi, dal volo di ieri: il capo delle operazioni Massimo Passariello, vicepresidente dell’Osservatorio, più un esperto in sicurezza e uno in antiterrorismo. Altri due funzionari saranno impiegati nella sala di coordinamento internazionale di Lognes e uno presso l’ambasciata italiana, oltre a 6 “spotter”, delegati al dialogo con i tifosi.

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La sicurezza nel ritiro sarà garantita da 12 poliziotti privati ingaggiati dall’Uefa, la sorveglianza esterna dalla polizia francese (almeno 3 agenti in servizio permanente). La sala di controllo e coordinamento è in albergo. Le autorità francesi hanno sconsigliato ai giocatori di muoversi da soli: perfino una passeggiata in centro, insomma, è da valutare.

 

La vigilanza è raddoppiata per la presenza della nazionale svizzera a Juvignac, a 14 chilometri. I numeri rendono l’idea: 80 uomini della Gendarmerie rinforzano il contingente abituale, 180 poliziotti cittadini integrano i colleghi. Quantificare la presenza dei tifosi durante il torneo è impossibile (Ventimiglia è a meno di 4 ore d’auto, la comunità italiana in Linguadoca è numerosa): la polizia setaccia i cavalcavia lungo l’autostrada A9.

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In verità sarà più facile tentare di incrociare i giocatori nei pressi del Marriott, dove abitano da ieri notte in stanze da 25 metri quadrati con vista sul torrente Lez, che tentare di sbirciarli in allenamento.

 

Se Conte ha scelto l’impenetrabile centro sportivo del Montpellier Hérault come laboratorio tattico, preferendolo a soluzioni climaticamente più vantaggiose (oggi c’è un’inquietante allerta zanzare, per fortuna la temperatura mattutina da 32 gradi è data in calo), è stato in nome della segretezza. Il centro tecnico di Grammont, acquistato dal club nel 2011 (7 milioni al Comune) e trasformato in gioiello con altri 12,5 milioni dopo il campionato vinto nel 2012, sarà aperto al pubblico soltanto oggi, per il primo allenamento.

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L’Italia svolgerà tutte le altre sedute a porte chiuse e sul campo più inaccessibile alle spie, intitolato al campione del mondo Laurent Blanc, allenatore uscente del Psg. Il saluto di stamattina è riservato a 600 persone (la Svizzera, domenica allo stadio Mosson, ne ha avute tremila, il sindaco Saurel in testa) sulla tribunetta del campo Mama Ouattara, gloria ivoriana degli anni Settanta.

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Ne è nato un caso. Il Montpellier aveva infatti scelto un singolare metodo di selezione: l’accesso a “inviti”, 2 a chiunque acquistasse magliette o prodotti del club per 80 euro. Un italiano, da 30 anni residente qui, Piero Berlin, ha segnalato l’abuso. Così l’Uefa ha ripristinato la legalità, invitando il tifoso e la sua famiglia all’allenamento degli azzurri.

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