“I PLAYOFF? TEMO IL GALLES. PIUTTOSTO CHE FARSI METTERE SOTTO, FINISCONO COL SOPRACCIGLIO ROTTO E IL SORRISO, ALLA ROCKY” – PAOLO DI CANIO A TUTTO CAMPO: “L’INTER? MANCA FAME E CATTIVERIA, LA SFORTUNA NON ESISTE. E LAUTARO CHE ESCE SCUOTENDO LA TESTA NON È UN BEL SEGNALE” – “PER IL MILAN NON GIOCARE LE COPPE È UN VANTAGGIO E FRA QUALCHE MESE SI VEDRÀ” – “LA ROMA? QUANDO VA IN SVANTAGGIO, PERDE, MA GASPERINI È L’UOMO GIUSTO” – “LA BATTUTA SUI ‘SALMONARI’ DEL BODO GLIMT? SETTE GIOCATORI ALLORA LAVORAVANO NELL'INDUSTRIA DEL PESCE. SI SONO SENTITI PROFESSIONISTI GRAZIE ALLA BENEFICENZA DELLA ROMA…”
Estratto dell’articolo di Franco Vanni per “la Repubblica”
Al Club di Sky, commentando la Champions, Paolo Di Canio ha mimato in studio con Billy Costacurta il gol del 2-1 dell'Atletico Madrid sull'Inter. «Un fuori programma divertente. E anche un modo per sfogare la frustrazione. Quando vedo atteggiamenti stanchi o distratti, come la difesa in quell'azione, mi arrabbio come fossi in campo. In Europa il livello è alto. È un attimo scivolare giù».
Alla seconda stagione, come giudica il nuovo format del torneo?
«Stupendo. Le grandi squadre sono partite forte nel girone, che lo scorso anno avevano snobbato. E noi ci divertiamo a commentarla. Don Fabio Capello l'ho visto trasformarsi. Come allenatore al Milan era severo, chiuso. Negli anni si è liberato, dice quel che pensa. Pum! Diretto. Non ha paura di dare un dispiacere agli allenatori».
Senti chi parla. Lei si è fatto più amici o nemici adesso?
«Nemici mai. Non attacco la persona. Commento la giocata, il gesto, il cambio, sapendo che le critiche sono fastidiose se vengono da ex colleghi. L'importante è l'onestà intellettuale. I romanisti mi dicono: ti ho odiato allo stadio, ma ti rispetto. Ho due fratelli che tifano Roma, uno è interista. Per me, laziale, è stata una bella palestra».
[…] Chi arriva in finale?
«Il Psg è falcidiato dagli infortuni e soffre le inglesi. Il City delude. Il Liverpool è in crisi. Al Real c'è tensione fra allenatore e giocatori. Dico Bayern e Arsenal. Con il giovane Chelsea prima alternativa».
[…] Le italiane arriveranno in fondo?
«La vedo dura. Siamo lontani anni luce dai top club. La più attrezzata è l'Inter, ma a Madrid troppe cose non hanno funzionato».
Bisseck ha parlato di sfortuna.
«Fortuna e sfortuna non esistono. Chivu deve togliere dalla testa dei calciatori simili scuse. Lui mangiava l'erba, giocava col caschetto. Se prendi un palo è perché hai tirato male».
Cosa manca all'Inter nei big match?
«Fame e cattiveria. Çalhanoglu perde palla e leva la gambetta. Ci vorrebbe in campo un Maldini, un Vialli. Lautaro che esce scuotendo la testa non è un bel segnale. E Bonny è più in forma di Thuram. A Chivu serve il coraggio di discutere le gerarchie».
La Juve ha faticato col Bodø/ Glimt. Rifarebbe la battuta sulla squadra di salmonari?
«Sette giocatori allora lavoravano nell'industria del pesce. Si sono sentiti professionisti grazie alla beneficenza della Roma. Poi ci ha perso la Lazio. La Juve l'ha riacchiappata nel finale».
[…] Per il Milan è davvero un vantaggio non giocare le coppe?
«Certo, e fra qualche mese si vedrà. Allegri convince i giocatori di essere forti. Leao ha spazio, Rabiot dà sicurezza. Dopo il derby, vincere con la Lazio sarebbe importante».
[…] I giallorossi sono in vetta da soli.
«L'Europa League è faticosa. E la Roma quando va in svantaggio, perde. È successo sempre, tranne che con la Fiorentina. Gasperini è l'uomo giusto per correggere il tiro».
[…] Come vede l'Italia ai play-off?
«Non posso pensare che l'Irlanda del Nord ci spaventi. Diversi titolari giocano nella terza serie inglese. Per la finale, meglio incontrare la Bosnia. Il Galles ha giocatori importanti e porta lo spirito del rugby nel calcio. Piuttosto che farsi mettere sotto, finiscono col sopracciglio rotto e il sorriso, alla Rocky. Dobbiamo temerli. A San Siro i norvegesi si sono presentati in ciabatte e ci hanno strapazzati».
rino gattuso italia norvegia foto lapresse
Dove si è perso il talento in Italia?
«Ai miei tempi, solo come 10, avevamo Mancini, Baggio, Del Piero, Zola, Totti. Venuti su col calcio vero. Selezione di strada. Sassi e buche. Er Patata, mio amico pienotto, non sapeva dribblare quindi me la passava: arrivavamo nelle squadre che avevamo già un ruolo. Ora vedi i ragazzini aportar palla fra i conetti. Così il talento lo uccidi. Alle giovanili del West Ham, già vent'anni fa, urlavano: "Osate!". La Premier League di oggi è nata così. Ripartiamo da lì: osa, prova. In Italia quell'approccio ce l'ha Gasperini. Non so se vincerà lo scudetto, ma intanto ha ragione».




