padovano vialli

LA BELLA GIUSTIZIA - “PENSAVANO FOSSI PABLO ESCOBAR E NON UN ERRORE GIUDIZIARIO” – L’EX ATTACCANTE DELLA JUVE MICHELE PADOVANO ASSOLTO NELL’APPELLO BIS DALL'ACCUSA DI AVER TRAFFICATO DROGA DOPO 17 ANNI, 4 PROCESSI, 3 MESI IN CARCERE E 9 AI DOMICILIARI – “UN MIRACOLO SE NON SONO IMPAZZITO E NON MI SONO AMMALATO. GLI AMICI? SPARITI. NON GIANLUCA VIALLI CHE MI RIPETEVA 'NON MOLLARE UN CAZZO'. VENNE A TESTIMONIARE, PROVARONO A TIRARE DENTRO PURE LUI. LUI E LA COCAINA: MA QUANDO?" – LA FINALE 2006 VISTA DIETRO LE SBARRE, LE UMILIAZIONI (“NON VOLEVANO FARMI FARE PIPI'”)

Estratto dell’articolo di Maurizio Crosetti per repubblica.it

 

michele padovano

Michi ha la faccia contenta, Michi è al circolo dove gioca a biliardo tra la fabbrica e l’autostrada. A Michi tutti adesso dicono “bravo, che bello, siamo felici, lo sapevamo che eri innocente”. Ma Michele Padovano, 56 anni, una Champions e uno scudetto con la Juventus, una carriera di attaccante fra Cosenza, Pisa, Napoli, Genoa, Reggiana, Crystal Palace, Metz e Como, ha dovuto aspettare 17 anni per non essere più guardato come un delinquente, come un trafficante di droga.

 

Quanta vita c’è, dentro 17 anni?

"Tanta, troppa. Quasi tutta. E non torna indietro. Chi me la rende? Ogni mattina mi svegliavo con l’ossessione, e poi restava sempre con me: fine pena mai. È un miracolo se non impazzisci o non ti ammali di brutto".

 

La arrestano il 10 maggio 2006.

"Dopo una pizza con gli amici. Mi bloccarono due volanti, gli agenti armati, pistole in pugno. Tutti in borghese. Nessuno parlava, nessuno mi spiegava. La spada mi è entrata in testa in quel momento e c’è rimasta una vita".

 

MICHELE PADOVANO ALESSANDRO DEL PIERO

Da campione a narcotrafficante.

"Mi portarono subito in caserma a Venaria: le foto segnaletiche, le impronte digitali. Poi mi diedero i trecento fogli dell’ordinanza: “Tieni, studia e capirai”. Ma io non capivo proprio niente. Questi sono pazzi, pensavo".

 

Quale l’umiliazione peggiore?

"Con le manette ai polsi provi dolore, senti freddo e vergogna. Nella notte mi trasferirono a Cuneo sul blindato, si sta seduti dentro una specie di gabbia. Mi scappava la pipì, non volevano farmela fare. Alla fine ci fermammo in un autogrill semivuoto, c’era solo una famiglia, mi guardarono strano. La mia forza è nata lì. Dimostrerò di essere innocente, mi ripetevo, servisse anche tutta la vita. Mangiavo solo mele".

 

Poi il carcere speciale di Bergamo. Cosa accadde?

MICHELE PADOVANO

"Lì ho conosciuto un fratello, Bonnie Bonera che stava dentro già da diciotto anni. Mi capì al volo. Disse: 'Tu qui non c’entri niente ma sta’ zitto, non lamentarti e non rompere i coglioni a nessuno'. La mattina, sveglia alle 6 con i manganelli che sbattono sulle sbarre, come nei film. Allenavo la squadra dei detenuti, e la domenica la partita: meraviglioso. Dalla cella vedevamo il campetto d’erba, che bello, pensavo, però era quello delle guardie. Il nostro, solo terra battuta".

 

In quella cella lei ha visto la finale dei Mondiali.

"I miei amici in campo, Del Piero, Ferrara che aiutava Lippi, Cannavaro che a Napoli mi chiedeva la macchina se doveva uscire con una ragazza, e io in gabbia. Per fortuna c’era la tivù. Le guardie mi chiedevano: 'Michele, che dici, si vince?'".

 

Cosa ricorda del ritorno a casa?

"Giocavo a carte. Venne un agente gridando 'liberante!', ma nessuno tra noi sapeva chi fosse anche se tutti speravamo di esserlo. Non te lo dicono prima, è una delle tante forme di violenza, per piegarti. Poi i domiciliari, nove mesi, e la prima condanna: 8 anni e 8 mesi, diventati 6 anni e otto mesi in appello. Senza la Cassazione sarei ancora dentro. Alle udienze di primo grado, uno dei giudici ogni tanto si addormentava".

MICHELE PADOVANO

 

(...)

 

E gli amici?

"Spariti quasi tutti. Non Gianluca Presicci che giocava con me a Cosenza, non Gianluca Vialli che era meraviglioso e mi ripeteva 'Michi, non mollare un cazzo'. Il mio leader. Venne a testimoniare, provarono a tirare dentro pure lui. Padovano, Vialli e la cocaina: ma quando?".

 

È vero che ha perso tutto?

"Sì. Ho dovuto vendere quello che avevo, 17 anni sono lunghi. Mi sono reinventato, prima ho preso un bar, poi un parco giochi per bambini ma il Covid ci ha fregato. Quando mi arrestarono avevo 38 anni, ero un dirigente del calcio. Ora vorrei che attraverso il lavoro mi venisse restituito un po’ di quello che ho perduto. Sono un uomo di campo e vorrei ricominciare da lì, va bene anche come magazziniere".

padovano vialli

 

Avrà pur chiesto aiuto a qualche vecchio amico, no?

"Soltanto porte chiuse: spariti tutti. Negli sguardi degli altri vedevo il pregiudizio, il sospetto, pensavano fossi Pablo Escobar e non un errore giudiziario".

 

Il suo, forse, è stato non rinnegare un amico.

"Si chiama Luca Mosole, siamo cresciuti insieme. Faceva cose con le quali non c’entravo: lo intercettarono e conclusero che ci fossi di mezzo anch’io. Ma gli avevo solo prestato dei soldi per comprare cavalli: l’ho dimostrato".

MICHELE PADOVANO

 

(...)

 

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