roy-lichtenstein

POP-CLASSIC – QUANTO ARROSTO DIETRO IL FUMETTO: ROY LICHTENSTEIN IN MOSTRA A TORINO CON 235 OPERE, PRINCIPALMENTE SU CARTA, OLTRE METÀ DELLE QUALI MAI VISTE IN ITALIA

Francesco Poli per la Stampa

 

E’ passato mezzo secolo dalla prima personale di Roy Lichtenstein in Italia, organizzata da Gian Enzo Sperone alla Galleria Il Punto di Torino, di cui era allora direttore. E dunque l’ampia retrospettiva che si è inaugurata ieri alla Gam è anche, per caso, la celebrazione di questo particolare anniversario.

lichtenstein lichtenstein

 

Ma i tempi sono decisamente cambiati: quell’arte pop che allora (in un periodo dominato ancora dalla soggettività pittorica informale) era apparsa come una provocatoria operazione di rottura, oggi è vista da tutti come addirittura «classica», e Lichtenstein è ormai un maestro che anche i ragazzini conoscono.

 

Ma già all’epoca era possibile capire chiaramente che, al di là dell’apparenza così clamorosamente antiartistica, l’intenzione dell’artista americano era quella di realizzare, attraverso procedure inedite, della pittura di vera qualità senza però mostrarne l’intenzione e cioè, come ha scritto Lawrence Alloway, fare delle opere d’arte originali che si spacciavano per delle copie.

 

lichtensteinlichtenstein

E in effetti i lavori di Lichtenstein, a ben vedere, sono caratterizzati da un raffinato senso della forma e della composizione che emerge attraverso un’accurata selezione e elaborazione delle immagini che assumono un sorprendente valore estetico grazie allo straniamento prodotto dall’isolamento dal contesto normale, dalla variazione di scala e dalla collocazione negli spazi élitari delle gallerie, dei musei e delle case dei collezionisti. ?

 

I suoi quadri con Topolino, con gli eroi dei fumetti di guerra, con i volti piangenti delle bellezze stereotipate, con oggetti banali, più che essere una parodia colta dell’arte commerciale sono un’ironica operazione interna al linguaggio della pittura, in cui tecniche grafiche e codici iconici esterni diventano parte integrante di un vero e proprio stile che si confronta direttamente con l’arte alta.

roy-lichensteinroy-lichenstein

 

Questo diventa più evidente quando, dopo il periodo dei suoi dipinti pop più famosi (che va dal 1962 al 1966, anche se con riprese e autocitazioni successive) inizia a sviluppare quella che è la parte più ampia della sua opera, e cioè una vasta e articolata rivisitazione degli artisti, delle dipinti, dei clichés stilistici della storia dell’arte del Novecento (Art Déco, Cubismo, Fauve, Futurismo, Purismo, Surrealismo e anche Action Painting).

 

Molto in sintesi si può dividere la sua produzione in tre fasi: quella strettamente pop negli Anni 60; quella con valenze postmoderne negli Anni 70/80, facendo riferimento in particolare ai numerosi d’après; e infine quella degli ultimi anni in cui l’artista, quasi come un pittore tradizionale, riprende (naturalmente a modo suo) i generi della natura morta, del nudo, e dei paesaggi alla maniera cinese.

lichtensteinlichtenstein

 

In tutte queste fasi l’inconfondibile stile «fumettistico» di Lichtenstein (piatta cromaticità grafica, definizione netta e sintetica dei contorni lineari, puntini del retino tipografico) rimane più o meno costante, ma emergono con nitidezza gli aspetti fondamentali della sofisticata qualità non solo formale ma anche concettuale del suo linguaggio. ?

 

Tutto quanto si è detto può essere verificato in questa esposizione torinese, a cura di Danilo Eccher, ma da un punto di vista particolare e molto interessante. E questo perché la massima parte delle 256 opere esposte, che provengono dalla Fondazione Lichtenstein e da grandi musei americani, sono disegni, studi, bozzetti, collage, di piccole medie e grandi misure, che documentano in modo puntuale tutti gli straordinari sviluppi della sua ricerca, compresa la stagione pre-pop un po’ surrealista e espressionista.

 

lichtenstein lichtenstein

Ci sono anche alcuni grandi dipinti (come per esempio una magnifica tela rovesciata del 1968, una variazione su Picasso del 1984, e un paesaggio ispirato da Hokusai del 1996) che servono soprattutto per dimostrare la mirabile coerenza del processo di invenzione e costruzione delle composizioni con il risultato finale delle tele dipinte con colori a olio e acrilici. ?

 

Il bello è che gran parte dei soggetti e temi dei quadri più famosi si ritrovano puntualmente nei disegni e nei collage, in forma già ben chiara, anche se ancora sintetica e abbozzata, e con il pregio specifico di trasmettere tutta la freschezza dell’invenzione allo stato iniziale o intermedio.

 

lichtenstein lichtenstein

Nelle vari parti del percorso, allestito in modo cronologico e tematico, saltano fuori i Mikey Mouse; le tazze di caffè e coni di gelati in bianco e nero; i «knock knock» e le esplosioni deflagranti tipici delle strip; i primi piani dell’aviatore che sfida il nemico e quello della bella angosciata al telefono («Oh Jeff I love you too but…»); i radianti tramonti di un sole di plastica; i colpi di pennello espressionisti congelati; le rovine di templi classici; le composizioni cubiste puriste e surrealiste alla Dalì ironicamente reinventate; e gli omaggi ai pesciolini rossi e ai nudi di Matisse (artista che ha influenzato Lichtenstein anche per quello che riguarda la tecnica del collage con elementi ritagliati). Insomma, come ha dichiarato l’artista: «Tutto viene pensato nei disegni e compiuto nei dipinti».

 

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni matteo salvini antonio tajani pier silvio berlusconi marina

DAGOREPORT – A VOLTE NON DIRE NULLA È LA MIGLIORE RISPOSTA. GIORGIA MELONI NON S’È FILATO DI PEZZA SALVINI, RELEGATO SULLO SFONDO DELLA CONFERENZA STAMPA, LIMITANDOSI A MOLLARE UN PAIO DI SILURI XMAS NEL FONDOSCHIENA DEL VICE SEGRETARIO DEL CARROCCIO, ROBERTINO VANNACCI – MA NEL SUO ATTUALE CORSO ACCELERATO DI DEMOCRISTIANERIA APPLICATO ALLA REALPOLITIK, LA DUCETTA HA FATTO UN MONUMENTO DI SALIVA A QUEL ‘’MIRACOLO’’ BIPEDE DI ANTONIO TAJANI – UN MESSAGGIO DIRETTO ALLA FAMIGLIA BERLUSCONI CHE, UN GIORNO SÌ E L’ALTRO PURE, ANNUNCIA IL “LARGO AI GIOVANI”: CARA MARINA, DOLCE PIER SILVIO SU, FATE I CARINI, NON MI FATE FUORI L’UNICO SEGRETARIO DI PARTITO ORGOGLIOSO DI ENTRARE A PALAZZO CHIGI CON IL TOVAGLIOLO SUL BRACCIO… MA DOVE LO TROVO UN ALTRO MAGGIORDOMO COSÌ? GIÀ HO TRA I PIEDI QUEL ROMPICOJONI NON-STOP DI SALVINI…”

funerali crans montana

DAGOREPORT - ANCHE NOI, COME TUTTI, CI STRINGIAMO AL DOLORE PER I RAGAZZI ITALIANI MORTI A CRANS-MONTANA. LO STATO SI È IMMEDESIMATO NEL RUOLO DI MADRE E DI PADRE, CON SINCERA VICINANZA, MA O SI IMMEDESIMA PER TUTTI E SEMPRE (OGNI TRE GIORNI CI SONO DUE MORTI SUL LAVORO) O È MEGLIO CHE RESTI IL GARANTE DELLE REGOLE. NON ERANO SOLDATI DI VENT’ANNI CADUTI NELLA DIFESA DELLA PATRIA PER I QUALI È OBBLIGO MORALE CHINARSI SULLA BARA E I FUNERALI DI STATO…SONO STATI DEI RAGAZZINI DANNATAMENTE SFORTUNATI, COSÌ COME QUELLI SVIZZERI E FRANCESI, LE CUI SALME SONO RIMASTE O RIENTRATE IN SILENZIO - IN QUESTA TRAGEDIA LA COMPASSIONE PER IMMEDESIMAZIONE È RISULTATA PLASTICA NELLE NOSTRE DUE POLITICHE PIÙ NOTE: MELONI, CHE SI È PRESENTATA SULLA SCENA POLITICA AL GRIDO DI “SONO UNA MADRE” SI È COMPORTATA DA MADRE, MA È PRIMO MINISTRO. ELLY SCHLEIN, NON MADRE E DI PASSAPORTO SVIZZERO, SI È COMPORTATA DA SVIZZERA, IN SILENZIO SULLE REGOLE DI QUESTO SUO ALTRO PAESE. TROPPO MAMMA E TROPPI PASSAPORTI PER TROPPO DOLORE?

khamenei damad iran proteste

DAGOREPORT – È FINALMENTE SCOCCATA L’ORA DI UNA NUOVA RIVOLUZIONE IN IRAN? GLI OTTIMISTI LO SPERANO, IL REGIME TEOCRATICO LO TEME: AL DODICESIMO GIORNO DI PROTESTA, LE VIOLENZE SI MOLTIPLICANO E IL POTERE DI KHAMENEI È SEMPRE PIÙ FRAGILE – LA PRESA DELLA DITTATURA REPRESSIVA SI STA INDEBOLENDO AL PUNTO CHE SI INIZIA A PARLARE DI TRANSIZIONE, E CRESCONO LE QUOTAZIONI DELL’AYATOLLAH MOSTAFA MOHAGHEGH DAMAD, CHE IN UN DISCORSO RECENTE HA ATTACCATO NIENTEPOPODIMENO CHE LA GUIDA SUPREMA – IL FALLIMENTO DEL REGIME È TOTALE: DALL’ECONOMIA ALLA POLITICA ESTERA. ESSERSI LEGATO MANI E PIEDI A RUSSIA E CINA HA ELIMINATO POSSIBILI ACCORDI ECONOMICI CON L’OCCIDENTE, E I TERRORISTI FORAGGIATI PER ANNI (HAMAS, HEZBOLLAH, HOUTHI) SONO STATI SPAZZATI VIA FACILMENTE DA ISRAELE…

matteo salvini giorgia meloni donald trump

IN QUESTI TEMPI SPIETATI, C’È SEMPRE UNA CERTEZZA: MELONI DA UNA PARTE, SALVINI DALL’ALTRA. L'UNO CONTRO L'ALTRO ARMATI, PRONTI A GIRARE NELLE SALE DI PALAZZO CHIGI, "LA SORA CECIONI CONTRO MACISTE" - PER AVERE UN’IDEA DI QUANTO STIANO GIRANDO I MELONI AL SEGRETARIO DELLA LEGA, BASTA DARE UNA SBIRCIATINA AL VIDEO POSTATO DURANTE LE SUE VACANZE A NEW YORK. MANCO MEZZA PAROLA SULLO SCONCIO BLITZ DI TRUMP A CARACAS. ALTRIMENTI, SAREBBE STATA UNA PAROLACCIA: DURANTE IL SOGGIORNO NEWYORKESE, IL POVERINO LE AVREBBE PROVATE TUTTE PUR DI AVERE INCONTRI CON QUALCHE TIRAPIEDI DELL’ENTOURAGE DELLA CASA BIANCA, INUTILMENTE - AL DI LÀ DELLA GEOPOLITICA, IL PIÙ BOMBASTICO CAMPO DI BATTAGLIA SARÀ LA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE. E QUI LO SFRENATISSIMO SALVINI POTREBBE FINIRE DI NUOVO SOTTO L'INFLUSSO DEL "PIANETA PAPEETE" SFANCULANDO L'ARMATA BRANCA-MELONI (PER INFORMAZIONI, CHIEDERE A GIUSEPPE CONTE)

trump putin macron starmer

DAGOREPORT – I BOMBARDAMENTI FRANCO-BRITANNICI IN SIRIA, PIÙ CHE A COLPIRE L’ISIS, SERVIVANO A MANDARE UN MESSAGGIO A TRUMP E PUTIN: GUARDATECI, CI SIAMO ANCHE NOI. LONDRA E PARIGI, UNICHE POTENZE NUCLEARI EUROPEE E MEMBRI DEL CONSIGLIO DI SICUREZZA DELL’ONU, MA SONO STATI BEN ATTENTI A NON CONDANNARE IL BLITZ AMERICANO IN VENEZUELA. IL MOTIVO? ABBIAMO TROPPO BISOGNO DI TRUMP SULL’UCRAINA PER SFANCULARLO. IL TOYBOY DELL'ELISEO CI HA RIPENSATO SOLO QUANDO QUELLO L'HA PRESO PER IL CULO IMITANDOLO MENTRE LO PREGA DI NON FARGLI TROPPO MALE CON I DAZI – LA SIRIA A UN PASSO DALLA NORMALIZZAZIONE CON ISRAELE: MA AL JOLANI PREPARA LA RESA DEI CONTI CON I CURDI…

marco rubio donald trump jd vance

DAGOREPORT – DONALD TRUMP STA “IMPEACHATO” PER LE MIDTERM: RISCHIA UNA BATOSTA CLAMOROSA ALLE ELEZIONI DI METÀ MANDATO E PER FOMENTARE LA BASE PROVA A INCITARE I DEPUTATI USANDO LO SPAURACCHIO DELL’IMPEACHMENT. DELLA SERIE: SE MI METTONO SOTTO ACCUSA, FINITE SENZA POLTRONA ANCHE VOI – L’ISOLAMENTO DI VANCE È UN CONTENTINO ALLA BASE DEL “VECCHIO” PARTITO REPUBBLICANO, CHE PUNTA TUTTO SU QUEL VOLPONE DI MARCO RUBIO. MA ANCHE IL SEGRETARIO DI STATO HA UNA GROSSA MACCHIA SUL CURRICULUM: DA FIGLIO DI ESULI CUBANI, PER FARE CARRIERA SI ERA INVENTATO CHE IL PADRE ERA FUGGITO DALL’ISOLA PERCHÉ ANTI-CASTRISTA (ERA UNA BALLA) – LA LOTTA PER LA CANDIDATURA NEL 2028 E I PRECEDENTI: SOLO DUE VOLTE NEGLI ULTIMI TRENT’ANNI IL PARTITO DEL PRESIDENTE HA GUADAGNATO SEGGI ALLE MIDTERM…