high society

L'IMMAGINE AL POTERE! - POTENTI PRINCIPI, NOBILI IN DECLINO, FACOLTOSI DONGIOVANNI: AD AMSTERDAM UNA MOSTRA RACCONTA LA “HIGH SOCIETY” - QUEI DUE RITRATTI DI REMBRANDT CHE SVELANO LE VANITÀ DELLE CLASSI AGIATE: RIMANERE VIVI OLTRE LA MORTE...

HIGH SOCIETY rembrandt

Maurizio Cecchetti per Avvenire

 

Sembra una di quelle scene da nobiltà in declino, con marito e moglie che, vinto il fuoco delle passioni, si ritrovano a dormire in stanze e letti separati. In realtà, i due nobili vivono uno accanto all' altro sulle pareti dei musei, ma non hanno fissa dimora. Marten Soolmans e Oopjen Coppit si sposarono nel 1634 e in quell' anno Rembrandt li dipinse a figura intera; oggi si trovano nella singolare situazione di essere nati e di aver vissuto a lungo insieme, anche nel Novecento quando entrarono a far parte della collezione del banchiere francese Eric de Rothschild a Parigi, fino a quando, negli ultimi anni, ecco che un singolare accordo fra governo francese e olandese nega a loro fissa dimora.

 

I francesi, infatti, si opposero all' acquisto di entrambi i dipinti da parte del Rijksmuseum, acconsentendo soltanto a un' acquisizione congiunta - per la bella somma di 160 milioni di euro -, in comproprietà insomma, che prevede che vengano esposti per lunghi intervalli un po' a Parigi e un po' ad Amsterdam.

 

Ora, per loro, è il momento della capitale olandese, che prendendo spunto dal fatto che entrambi i dipinti sono freschi di restauri, ha pensato di allestire al Rijksmuseum una sontuosa mostra di 35 ritratti a figura intera che grandi artefici lungo quattro secoli hanno dedicato alla High Society, l' alta società che mettendosi in posa munita di tutti gli "accessori" parla del proprio status, delle proprie ambizioni, ostentando debolezze e frivolezze, celebrando il proprio gusto della vanità.

 

HIGH SOCIETY

Inutile dire che ogni ritratto è un pezzo sublime di pittura. Le tipologie sono le più varie: ambientati in interni sobri oppure sfarzosi, nel paesaggio più florido o fra asprezze tropicali ovvero in pieno inverno. E in ciascun ritratto possiamo vedere una sorta di doppia immagine: quella del personaggio dipinto, che si atteggia e s' impone con la forza maggiore o minore del proprio narcisismo; e quella segreta, per così dire, dello sguardo che il pittore esercita su chi sta ritraendo.

 

Il curatore della rassegna Jonathan Bikker riprende l' idea di Leon Battista Alberti secondo cui la pittura contiene una forza divina che non solo rende gli uomini assenti presenti ma fa sembrare i morti quasi vivi. Non è forse quest' ultima affermazione il senso stesso di gran parte di questi dipinti dell'«esclusivo club»? Rimaner vivi oltre la morte. Debolezza suprema, puerile illusione. Ma se così si vuole, allora tanto vale agghindarsi in modo esclusivo e persino eccentrico: basta a parlare l' abito di Enrico il Pio di Sassonia, al cui confronto quello della consorte Caterina di Meclemburgo pare quasi austero.

HIGH SOCIETY 1

 

Cranach il vecchio li dipinge entrambi nel 1514 e il disegno degli abiti riprende le insegne araldiche e ne afferma lo status. A fronte di questa sfarzosità ecco il minimalismo di Enrico che calza una scarpetta simile alle "ballerine" in voga fra le nostre teenager. Il tacco, in realtà, è una invenzione tarda, seicentesca e barocca, e nella mostra compare anche in forme bizzarre: quello a rocchetto nel ritratto di Richard Sackville attribuito a William Larkin; o quello delle scarpe con tanto di fiocco a farfalla rosso e nero di Ferdinand Graf dipinto da van Hoogstraten.

 

Essere classe agiata significa una cosa precisa nell' Olanda tra fine Cinquecento e metà Seicento: vivere nel paese più ricco del mondo. Rosario Assunto aveva notato che la Golden Age olandese esprime la vera "civiltà dell' immagine".

 

E Rembrandt ne è l' apice assoluto, sia come pittore sia per l' abilità con cui si fa specchio di una società. In questo senso, High Society non è soltanto il nome della classe agiata, ma anche il punto zenitale di quella stessa civiltà dell' immagine.

 

I due ritratti di Rembrandt qui esposti dopo il restauro, a dire il vero, erano già stati al Rijksmuseum insieme alla Ronda di notte nell' autunno del 2016, poco dopo l' acquisto in comproprietà col Louvre. Allora fu un vero evento, perché non tornavano in Olanda dal 1956. Ripresentarli dopo il restauro imponeva di dar loro un contesto, qualcosa di più glamour hanno pensato al Rijks. Così ecco una passerella di capolavori fra vanità, moda e psicologia. Che dire della straordinaria maestria di van Dyck nel dipingere l' abito di raso della contessa Lucy Percy? Quel ritratto racconta la storia di una donna che dal fasto principesco finì, durante la guerra civile inglese, imprigionata nella torre di Londra, e il dipinto sembra quasi presagirne il destino mostrandola mentre apre con la mano la tenda rosso porpora per rientrare in casa.

HIGH SOCIETY

 

Non meno miracolosa è la pittura di Thomas Gainsborough che ritrae la contessa Howe in un tripudio di stoffe, veli e ricami, straordinario contrappunto rispetto al tono pallido e crepuscolare del paesaggio. Lo stile neoclassico di Pompeo Batoni si lascia avvolgere nelle stoffe coloratissime dello scozzese Colonello Gordon e sfiora quasi il comico opponendo al movimento del tessuto che cade alle spalle del personaggio come strascico, la verticale della spada che punta a terra a sorreggere la posa della figura. Bisognerebbe soffermarsi su ogni dipinto: dal ritratto d' uomo di Moretto, ai due bellissimi ritratti di Veronese che raffigurano la contessa e il conte da Porto assieme ai figli;

 

oppure si dovrebbe notare come spesso il cane fa da spalla al personaggio e ne rispecchia animo e gusto; o ancora come l' individuo si specchia nel mito (l' Ercole nudo con mazza di Goltzius sembra abbia i lineamenti di Johan Colterman sindaco di Haarlem); e infine: l' impressionante Don Pedro de Barberana di Velázquez, l' Omai di Reynolds, il ritratto dell' artista Marcellin Desboutin di Manet, quello di Rathenau di Munch e quello di Boldini dedicato alla contessa Casati.

 

Ma voglio soffermarmi sul ritratto di Samuel-Jean Pozzi dipinto da Sargent. Pozzi, padre di una infelice poetessa amata (e ferita) da Valéry, Chaterine Pozzi, di cui ci restano una ventina di componimenti poetici, fu un celebre ginecologo e chirurgo e un leggendario dongiovanni. Fu anche un notevole collezionista di monete greche. Amico di Proust, Pozzi esercitava un grande fascino oltreché sulle donne anche sui suoi studenti per i modi eleganti e raffinati (e loro lo avevano soprannominato "la Sirena"). Fra le sue amicizie galanti ci fu anche l' attrice Sarah Bernhardt, alla quale purtroppo come chirurgo nel 1915 fu costretto ad amputare una gamba. E per una storia d' amputazione finì anche la sua vita.

high society il ritratto di pozzi

 

Arruolatosi volontario come ufficiale chirurgo nella Grande Guerra all' età di quasi settant' anni, si trovò ad amputare una gamba a un certo Maurice Machu che a causa dell' operazione perse la virilità. Il 13 giugno 1918 Machu si recò nell' ambulatorio privato di Pozzi pretendendo che lo rioperasse per riacquistare la virilità. Il chirurgo tentò di fargli capire che era rischioso, ma questi lo pugnalò quattro volte e si uccise.

 

Il dipinto di Sargent lo raffigura trentacinquenne, nel fiore degli anni e della sua eleganza fisica, mentre indossa una veste da camera rosso fuoco: la figura emerge da uno sfondo dove domina una tenda a sua volta rossa e posa in piedi su un tappeto dello stesso colore: una scena quasi dannunziana, vien da dire, dove Pozzi appare distratto da qualcosa che sta fuori dallo spazio del quadro. Il dettaglio che ci restituisce la raffinata frivolezza e la sensualità interiore del personaggio è la scarpetta da camera variopinta che Sargent dipinge con pochi tocchi di pennello, unica nota cromatica che cerca di rompere l' incantamento erotico e decadente che il rosso genera nello spettatore, con un senso di sovrabbondanza estetica.

high society

 

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