QUALCUNO SALVI IL MILAN DA GERRY CARDINALE E IBRAHIMOVIC! - DOPO L'ESONERO DI ALLEGRI, IL CLUB ROSSONERO SI DEVE ACCONTENTARE DELL'ALLENATORE PORTOGHESE RUBEN AMORIM, REDUCE DALL'ESONERO AL MANCHESTER UNITED: A MILANO GUADAGNERÀ 3,5 MILIONI DI EURO PIÙ BONUS - AMORIM È UN TORTELLONE RIPIENO DI SÉ CHE PIUTTOSTO CHE CAMBIARE STILE DI GIOCO PREFERISCE SCHIANTARSI: "NON LO FAREI NEMMENO SE ME LO CHIEDESSE IL PAPA IN PERSONA" - PAOLO CONDO': "DI QUANTO SPAZIO DI MANOVRA GODRÀ AL MILAN UN TECNICO CHE RAGIONA COSÌ?"
1 - MILAN, ATTO DI AMORIM
Estratto dell'articolo di Monica Colombo per il "Corriere della Sera"
Il giorno in cui Gerry Cardinale aveva deciso di azzerare il management sportivo e aziendale si era limitato a suggerire l’identikit dell’allenatore che avrebbe dovuto raccogliere l’eredità di Massimiliano Allegri. «Dovrà essere un tecnico alla Fabregas» aveva detto il numero uno di RedBird, facendo riferimento al tipo di gioco propositivo dell’allenatore del Como e all’età di Cesc.
Più da primo della classe neolaureato che da professore. Dopo aver perso Andoni Iraola, il primo obiettivo del Diavolo e studiato diversi profili, anche grazie al suggerimento dei cacciatori di teste, alla fine la scelta è caduta su Ruben Amorim. È il terzo portoghese nel giro di due anni a sedersi sulla panchina rossonera: speriamo che dopo le sfortunate esperienze di Paulo Fonseca e di Sergio Conceicao, ingaggiati e poi abbandonati al loro destino, venga invece protetto e supportato dal club.
Quarantuno anni, libero dopo essere stato esonerato a gennaio dal Manchester United, firmerà oggi un contratto di due stagioni (con opzione per la terza) con il Diavolo: guadagnerà 3,5 milioni di euro più bonus e si prepara a proporre a San Siro il suo 3-4-2-1 o 3-4-3, gli schemi che sono diventati i suoi marchi di fabbrica. Dogmi che hanno rappresentato sia il punto di forza sia la debolezza: poco incline a derogare dalla sua inflessibilità tattica, Amorim in Premier si era scontrato con le personalità forti dello spogliatoio.
«Nessuno potrà mai convincermi, nemmeno se me lo chiedesse il Papa in persona. È il mio lavoro, è mia precisa responsabilità, è la mia vita. Non cambierò» è una delle sue affermazioni più forti. Prima della sfortunata esperienza a Manchester, aveva però lasciato il segno in patria: dopo un terzo posto con il Braga, aveva riportato nel 2021 dopo diciannove anni di astinenza lo scudetto allo Sporting Lisbona (poi riconquistato tre anni dopo). Baricentro alto, riconquista immediata del pallone, ritmi alti e concentrazione ossessiva sono le caratteristiche del suo gioco.
zlatan ibrahimovic gerry cardinale
[...] Peraltro ha già avuto contatti con Markus Krosche, il manager dell’Eintracht a cui Cardinale intende affidare la direzione dell’area tecnica. Il feeling tra allenatore e dirigente è totale. Peccato che Mathias Beck, presidente del club e del consiglio di sorveglianza dell’Eintracht abbia tuonato: «Da parte del Milan non c’è stato nessuno che ci abbia contattato per Markus Krosche. E noi non abbiamo alcuna indicazione del fatto che voglia lasciare la società prima della scadenza del suo contratto nel 2028». [...]
2 - RUBEN SCEGLIE, NON ADATTA I GIOCATORI: QUESTO SPAZIO GLI VA DATO
Estratto dell'articolo di Paolo Condò per il “Corriere della Sera”
Diciannove mesi fa, quando il Manchester United pagò l’indennizzo allo Sporting Lisbona per soffiarglielo a stagione in corso, Ruben Amorim era uno degli allenatori più desiderati del grande giro. Si sapeva che alla fine di quella stagione qualche club enorme l’avrebbe ingaggiato, non si immaginava che lo United — disperato dal 2013, Sir Alex Ferguson in pensione — avrebbe anticipato tutti sulla spinta del nuovo azionista, Sir Jim Ratcliffe, il patron di Ineos.
Una storia così ricca di Sir si è conclusa purtroppo 14 mesi dopo nel meno nobile dei modi, l’esonero decretato da un diesse qualsiasi, tale Wilcox, perché Amorim aveva puntualizzato di sentirsi un manager, e dunque abilitato a scegliere i giocatori da acquistare e vendere, anziché un semplice allenatore, che fa con quello che gli danno.
La rivendicazione di un’identità professionale che al Milan non possono non aver valutato nel momento in cui hanno scelto il tecnico portoghese come leader della nuova ricostruzione. Amorim è bravo, ma il suo 3-4-2-1 (e derivati) è un abito che necessita di giocatori cui calzi a pennello. Non lo adegua a chi c’è come fanno gli allenatori, individua gli interpreti necessari come fanno i manager.
zlatan ibrahimovic gerry cardinale
Di quanto spazio di manovra godrà al Milan un tecnico che ragiona così? La buona notizia — che non sorprende noi, speriamo nemmeno Cardinale — è che Amorim ritiene il Milan l’ambiente ideale per rilanciarsi. Ha letto i sacri testi, sa che dietro al Real Madrid nessuno ha vinto più Campioni/Champions, avverte il brivido di una storia che va dal trio svedese a quello olandese, passando per Palloni d’oro italiani assegnati (Rivera) o mancati (Baresi e sì, Paolo Maldini). La sottolineatura non serve a smarcarsi da un presente stentato, perché è nelle cose che il Milan post-Berlusconi sia un nobile decaduto costretto a inseguire la Champions, non più la vittoria. [...]







