AMORE MIO, METTITI IL PENE FINTO! QUEL CONTROLLO ANTIDOPING ELUSO CON L’AIUTO DELLA FIDANZATA

Marco Bonarrigo per "Il Corriere della Sera"

Lavorano gratis per la nobile causa della giustizia sportiva. Ma i componenti della Procura Antidoping del Coni sono ricompensati con un privilegio che non ha prezzo: vedono e ascoltano cose che noi umani possiamo soltanto immaginare. Come giudicare altrimenti il racconto di un giovane atleta (accompagnato in aula non dall'avvocato ma dalla fidanzata) che spiega come e perché ha usato un pene finto per eludere un controllo?

O quello di un dopato recidivo che, alla richiesta di collaborare e spiegare perché ha assunto un ormone proibito dopo che aveva giurato di fronte a intere scolaresche (e a un sacerdote) che si sarebbe comportato bene, fa scena muta sperando nuovamente nella clemenza della corte?

Ieri due di queste storie sono arrivate quasi all'epilogo, con il rinvio a giudizio dei protagonisti davanti al Tribunale Nazionale Antidoping. La Procura Coni ha chiesto due anni e sei mesi di squalifica per il mezzofondista lombardo Devis Licciardi e due d'inibizione (la sanzione comminata ai non tesserati) per la fidanzata, Sara Malpetti. Il 21 settembre, a Molfetta, Licciardi (atleta militare dell'Aeronautica) viene sottoposto a un controllo antidoping.

Durante il prelievo l'ispettore si accorge che l'aviere tenta goffamente di spremere pipì da un pene finto. Risultato: corpo del reato sequestrato (è stato esibito in aula...) e doppio campione di urina analizzato. Sorpresa: sia la pipì autentica che quella fasulla di Licciardi sono risultate «pulite».

Il 27enne ha spiegato di aver architettato il tutto per smascherare l'inadeguatezza del sistema antidoping italiano. Ma l'antidoping ha smascherato lui costringendolo anche a congedarsi all'istante dall'Aeronautica. E la fidanzata? Sara Malpetti è stata sanzionata per aver ordinato su Internet lo «whizzinator», il pene anti-antidoping, che in rete si trova attorno ai 150 euro.


La seconda storia è quella di Danilo Di Luca: se confermata in giudizio, la squalifica a vita chiesta ieri per l'abruzzese, positivo all'Epo prima del Giro d'Italia, sarebbe la prima comminata a un ciclista di alto livello. Difficile immaginare un epilogo diverso per uno con un cursus honorum come quello dell'ex vincitore della corsa rosa, che nel palmarès esibisce già due anni di sanzione per uso di Cera (2010-2012) e tre mesi di inibizione (2007) per aver frequentato il medico «proibito» Santuccione. Per evitare l'ergastolo sportivo, Di Luca avrebbe dovuto fare nomi e cognomi importanti al procuratore Vigna. Se n'è ben guardato.

Ma il pescarese non demorde: è già in giro per l'Italia a promuovere le bici Kyklos che progetta e vende nel suo bel negozio-boutique di Pescara. L'amministratore delegato dell'azienda, Alexandre De Acetis, ha scritto a clienti e fornitori: «Prendere le distanze da Danilo è semplicistico, sarebbe oltre modo sbagliato privarsi di una risorsa tecnica così capace e sensibile».


Novità anche sulla vicenda di Mauro Santambrogio, compagno di squadra e di sventure di Di Luca (anche lui positivo per Epo al Giro) che venerdì scorso aveva anche comunicato propositi suicidi. L'Uci fa sapere di aver notificato formalmente la positività delle controanalisi all'atleta lo scorso 20 giugno.

Il misterioso ritardo nella trasmissione degli atti al Coni, per l'inizio del procedimento, sarebbe in realtà dovuto ai tentativi fatti dagli emissari del governo del ciclismo mondiale per convincere Santambrogio a collaborare. Non è escluso che il lombardo, dopo il trauma della scorsa settimana, decida di farlo. Un'altra storia per i nostri procuratori.

 

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