RIACCENDERE IL TIFO PER GLI AZZURRI SARÀ PIÙ DIFFICILE CHE RIANIMARE LA NAZIONALE – E’ INIZIATO IL TERZO MONDIALE DI FILA SENZA L’ITALIA: LA CATTIVA NOTIZIA E’ CHE CI SIAMO ABITUATI. UNA GENERAZIONE DI PISCHELLI NON HA MAI VISSUTO L’ATMOSFERA DA GRANDE FESTA LUNGA UN MESE. SI TORNA A GIOCARE IN AMERICA: E COME GLIELO SPIEGHI A CHI NON C’ERA O ERA TROPPO PICCOLO, IL FASCINO DI USA ’94 CON LE SPAGHETTATE NOTTURNE, LE VISIONI DI ROBERTO BAGGIO, I FUSI ORARI STRAMBI, LE DISCUSSIONI SULLE FORMAZIONI DI ARRIGO SACCHI? QUELLE NOTTI MAGICHE PER I MONDIALI NON CE LE RICORDIAMO PRATICAMENTE PIÙ. TUTTO CIO' CHE NON VIENE NUTRITO MUORE, COMPRESO IL TIFO...
Giulia Zonca per "la Stampa" - Estratti
L'Italia ha smesso di chiedersi come guardare il Mondiale senza azzurri e non è una buona notizia: ci siamo abituati.
In questa infinita assenza, gli stati d'animo sono stati tanti, le reazioni scioccate e coraggiose, però oggi si sa bene dove mettere il Mondiale.
(...)Invece di aspettare Canada-Italia in cerca di notizie sulla little Italy di Toronto per sentirsi dentro la sfida, si inserisce Canada-Bosnia nel calendario come sciroppo d'acero contro burek e il confronto culinario esiste in diversi comuni nostrani. Si affaccia dai post creativi su Instagram. Invita alla condivisione senza coinvolgimento. Potrebbe essere una terapia da generazione Zeta, è semplicemente l'evoluzione dello struggimento: tutto ciò che non viene nutrito muore. Compreso il tifo.
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Nel 2018, orfani devastati, siamo andati in cerca di una nazionale che ci adottasse, che ereditasse la nostra fetta di partecipazione abbandonata. In molti casi, ci siamo impegnati: seri, di fronte alla lista delle partecipanti, a calcolare i legami, le possibilità di gioire, la permanenza nel torneo. Variabili dell'asta emotiva per un fantacalcio alternativo in cui schierarsi su spalti immaginari.
L'Islanda con il clap, poi diventato «geyser sound». Il Giappone che riordina gli stadi prima di lasciarli. La Colombia che si arrampica in classifica. Noi diligenti, convinti di vivere una parentesi in cui restare allenati alle visioni Mondiali, quasi in fase di accettazione, con il disagio che scendeva turno dopo turno. Ancora la Russia regalava una gioventù in fermento. Poi zittita, addomesticata, un minuto dopo l'invasione delle Pussy Riot sul campo di Mosca.
Nel 2022, restare docili era impossibile, eppure il Qatar ci ha mostrato un Mondiale autunnale che era difficile ignorare, inserito in una routine lavorativa, con i ritmi della scuola e il Marocco che racconta una storia e raggiunge posizioni mai viste e il calcio in purezza di Francia-Argentina. Conquistati da neutrali, trascinati da amanti del bello, fino a quel Bisht che ci ha svegliati all'improvviso. La tunica araba appoggiata sulle spalle di Messi mentre alza la Coppa. Forse meglio non essere parte di una appropriazione. E ora di nuovo lì, stesso incrocio e altro spirito.
Il Mondiale è qui e ce lo teniamo, senza aggrapparci a nulla: senza nemmeno il bisogno di ignorarlo. Poteva essere una grande festa e lo sarà solo priva di palpitazioni, visioni notturne, fusi orari strambi, discussioni sulle formazioni, assetti scaramantici. Si faceva e non ce lo ricordiamo praticamente più, c'è ormai pure chi non ha proprio vissuto la modalità chiodo fisso, eppure potrebbe laurearsi in maglie vintage.
Ci sono i lungo fiume del Paese trasformati in playground e sedie a sdraio con gli schemi disegnati. Nei parchi di Roma lezioni di yoga in posizione Haaland. Non tanto per rilassarsi, giusto per mettere su una posa da Mondiale festival. Rianimare il tifo sarà ancora più difficile che riabilitare la Nazionale.
roberto baggio baresi usa 94
gianfranco zola ai mondiali di usa 94 italia nigeria
il rigore sbagliato da roberto baggio a usa 94 3
roberto baggio finale usa 94


