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IN SPAGNA ROSSI DA' UNA LEZIONE A LORENZO E MARQUEZ, BUFFON PARA UN RIGORE E SI AVVIA VERSO IL SUO SETTIMO TRICOLORE DOPO UN ANNO DA RECORD, TOTTI E FEDERER NON MOLLANO: E' UNA PRIMAVERA SENZA TITOLI DI CODA PER GLI HIGHLANDER DELLO SPORT

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1. TOTTI, PICCININI, FEDERER: LA LUNGA PRIMAVERA DI CHI NON SI ARRENDE

Alessandra Retico per “la Repubblica”

 

È una primavera senza titoli di coda. A 37 anni Valentino saluta un' altra stagione in sella al suo giocattolo, impenna la moto come un adolescente all' uscita da scuola, sgommando oltre l' ennesima linea d' ombra. I riccioli sudati come il cuore del ragazzino Rossi, che sa di averla fatta un' altra volta grossa: «Me la sono goduta tra quei due». Quasi 10 anni più giovane Jorge Lorenzo (28) e ben 14 l' irrequieto Marc Marquez (23). Non è ancora l' ultima recita del maestro.

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Adulti colmi di futuro, certi campioni. Anche se il futuro è lungo nemmeno tre minuti sull' orlo dell' inferno, c' è ancora una vita intera da giocarci dentro: gol in spaccata e gol su rigore batticuore, così a 39 anni si ristabilisce la verità d' essere Francesco Totti. Due reti che ribaltano la sconfitta in trionfo sul Torino e insieme rendono impronunciabile per la Roma, a Roma e allo stesso capitano, questo straziante lungo addio. Generazione eterna. Nati nei Settanta, longevità al potere.

 

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Per Valentino è il successo numero 113 in 20 stagioni quello di Jerez, nella Spagna dei suoi baby nemici. Rimane lì, incollato da un' eternità al cielo: ha sbagliato, è caduto, ha rivinto, ha perso un amico (Simoncelli) e reagito coi calci alle provocazioni di Marquez (l' anno scorso).
Non ha mai pianto quando è rimasto indietro, ha solo studiato. E ricominciato.

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Altri due anni di certo coi guantoni, e magari sesto mondiale, si augura Gianluigi Buffon. A 38 anni il portiere della Juventus è alla sua 21esima stagione in Serie A, la 15esima a Torino. Dall' esordio a 17 anni e 10 mesi in Parma-Milan, ne sono passate di storie in mezzo ai suoi pali. Si avvia verso il suo 7° scudetto (togliendo quello revocato), dopo un anno da record con i suoi 973 minuti di imbattibilità cancellando il primato di Sebastiano Rossi del 1994. Europei a giugno, Champions League l' anno prossimo e nel 2018 perché no, l' ultimo mondiale: «Mi piacerebbe, sarebbe un record storico. Farò le mie valutazioni in base agli stimoli, alle situazioni e alle opportunità».

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A 37 anni si è divorata la sua sesta Champions League con Casalmaggiore, Francesca Piccinini. La pallavolista che ha esordito in A nel' 93, dopo 23 anni è ancora lì a schiacciare e scacciare la fine: top scorer in finale e premio come miglior giocatrice. A maggio andrà a Tokyo con la nazionale per giocarsi il pass per Rio, quinti Giochi per lei. «Mi manca la medaglia olimpica». Nel 2001 un ventenne svizzero col codino sfilò sui campi di Milano vincendo il suo primo titolo in carriera. 14 anni dopo Roger Federer ha trionfato altre 87 volte, tra cui in 17 Slam. È terzo nel ranking, dietro a due 28enni (Djokovic e Murray). Guai al ginocchio quest' anno, ma nessuna idea di cedere: «Pronto a vincere un altro Slam. Come voglio essere ricordato? Come qualcuno che ha aiutato a migliorare il tennis».
A farlo esperienza religiosa, ha scritto David Foster Wallace.

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Vite letterarie, anche per come escono di scena. L' ultima partita di Kobe Bryant, a 37 anni, il 16 aprile scorso: la leggenda dei Lakers ha allestito la propria fine dopo 20 anni a Los Angeles. Vincenzo Cammarelle appenderà i guantoni al chiodo a fine mese, dopo l' oro a Pechino e altre due medaglie olimpiche, a 35 anni. Anche la signora del fioretto, Valentina Vezzali, 42 anni, dopo i mondiali a squadre in corso a Rio, scenderà dalla pedana. Ci era salita in 1ª elementare. Titoli di coda, in questa benedetta primavera.

 

 

2. ARRIBA VALENTINO

Massimo Calandri per “la Repubblica”

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«È stato come battere il Barcellona al Camp Nou». No, Valentino. È molto di più. Dopo il biscocho malese, la caduta di Marquez e il pollice verso di Lorenzo, dopo la rincorsa impossibile di Valencia e quel dolore dentro che per un istante gli aveva fatto pensare: addio. Dopo 6 mesi che parevano un secolo, questa vittoria ha il sapore della giustizia, forse della vendetta e - sicuramente - della serenità. Perché è accaduto nella tana dei rivali spagnoli, ed è stato accecante come il sole andaluso.

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Su di una pista che dicevano fosse disegnata su misura per il maiorchino: i connazionali gli hanno persino intitolato l' ultima curva della pista, ma quando Rossi ha tagliato il traguardo - impennando di felicità - Jorge Lorenzo, lontanissimo, non l' aveva ancora affrontata.

 

«Che godimento", ghigna il Dottore. E anche il premier Matteo Renzi diventa tifoso, ritwittando: «Che soddisfazione! Vincere così in casa loro e far vedere chi è che davvero sa andare in moto! Grazie».
Dal primo successo della carriera - a Brno con l' Aprilia 125 cc era il 18 agosto del 1996 - sono trascorsi 19 anni e 250 giorni.

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Infinito. «Brent Stephens, il meccanico, me lo aveva detto poco prima del via: sarai in testa dal primo metro alla fine. Una vittoria così, non me la ricordo». È la numero 113. Il primato di Agostini (122) si avvicina. E poi, con Vale il tempo ha un altro significato. «Ho un contratto per 2 stagioni ancora, ma voglio correre fino ai 40. Almeno. Del record non ne parliamo, ché è meglio». Scaramantico.

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Peccato per lo scivolone di Austin («Però ogni tanto ci sta, fare un errore e cadere: non mi succedeva da 25 gare»): adesso è terzo, a 24 lunghezze da Marquez che al quarto appuntamento ha gli stessi punti suoi della passata stagione. Preoccupato? Anzi. Vale non si è mai sentito così vicino alla conquista del decimo titolo mondiale. «Negli Usa ho buttato via 20 punti.

 

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E allora per il momento non guardo la classifica, penso ad una gara per volta. Ero certo di fare bene a Jerez, ma non di andare così forte. Questa è una corsa che racconta molto del campionato che verrà: chi vince qui può farlo anche in tanti altri circuiti europei "old style"». Barcellona, Assen, Mugello. «Le Mans, tra due settimane. Mi piace, ma spesso piove, fa freddo. Lo scorso anno ho provato a battere Lorenzo, è andata male».

 

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Lorenzo, il grande sconfitto.
Proprio qualche giorno dopo aver annunciato che nei prossimi due anni andrà alla Ducati per «scrivere la storia». Va bene, "Giorgio": ma la cronaca di oggi?
Dopo il traguardo sbuffa, si morde nervoso le labbra. Non chiama mai per nome il compagno di squadra, al massimo dice: Rossi.
«Lui era veloce, però stavo per recuperare quando mi hanno tradito le gomme. Con le Bridgestone non era mai accaduto». Il maiorchino proprio non sa perdere, è più forte di lui. La verità è che anche l' altro ha avuto problemi con lo slittamento dello pneumatico posteriore. «Grazie a tutta l' équipe Yamaha e alla mia squadra - ha spiegato il pesarese - abbiamo ridotto le conseguenze».

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Valentino si è preso un' altra rivincita sul rivale, che lo accusa di "copiare"' i segreti in officina. E per l' azienda giapponese ora è definitivamente Rossi, il n.1.
Il Dottore ha persino costretto quell' indemoniato di Marquez a cambiare strategia di corsa. Ve lo ricordate il Bimbo Marc, quello che attaccava sempre e comunque? «Ho preferito non rischiare, e accontentarmi», confessa il catalano. Incredibile. «Rossi è stato strepitoso, anche Jorge era più forte di me. Un terzo posto e 16 punti, in queste condizioni, sono un tesoro». Ma che fine ha fatto il Marquez del 2014?«Ci vuole pazienza », risponde. E abbassa lo sguardo. Valentino sorride.

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