roberto saviano

“MA SAVIANO NON DOVEVA PRENDERE L'AEREO CON PAOLA TURCI, ELODIE, LA MICHIELIN E CHIARA FERRAGNI PER ESPATRIARE? MA SIAMO IN ITALIA E C'ERA SCIOPERO” -  IL RITRATTO AL VELENO DEL "GOMORROIDE" BY IL GIORNALE: “CON LA MELONI AL GOVERNO CE LO RITROVEREMO IN ARMI, TRA UNA TRASMISSIONE DI FABIO FAZIO E UN EVENTO DEL SALONE DEL LIBRO, A BRACCETTO COL MEGLIO DELLA PEGGIOR SINISTRA ILLIBERALE. PROTAGONISTA PER UNA STAGIONE DEL GRANDE TEATRO ANTIMAFIA, È SPROFONDATO NELLA BOTOLA SOCIAL DEL LUOGO COMUNE..."

Luigi Mascheroni per “il Giornale”

 

SAVIANO SU TIK TOK

Alla fine, partendo dall'inizio, la storia di Roberto Saviano è quella di un autore di un libro capofila più che capolavoro, necessario più che esemplare, giusto più che bello, popolare più che fondamentale. Il quale poi perso un pezzo di libertà e guadagnatosi la gloria è diventato (malgré lui?) prima un prodotto culturale di consumo, da brand antimafia a grossista di invettive&culturame, poi capintesta di ogni battaglia perbenista, e infine - la cosa peggiore - intellettuale. Beata la Terra dei fuochi che non ha bisogno di écrivains engagés.

 

In Italia, e persino a Casal di Principe, si può essere tutto, anche eroi, e finanche scrittori. Ma dio stramaledica l'intellighenzia.

 

Intelligente ma non coltissimo, vincente però vittimista, guru e irridente, chiagne e sfotte, ribelle ma moralista, predicatore ma prevedibile, Roberto Saviano - indignazione permanente e spiegoni romanzati è diventato col tempo il prete laico di una sorta di catechesi cosmopolita e progressista che vuol rieducare i popoli alla purezza dei princìpi etici. Con quel pizzico di abusato pietismo meridionaleggiante che non guasta mai.

Contro tutte le mafie, poi tutte le criminalità. Contro Berlusconi, poi tutti i salvinismi. Contro tutti i fascismi, quindi la Meloni.

Impossibile sbagliare.

 

SAVIANO SU TIK TOK

E per il resto, la domanda è: ma Saviano non doveva prendere l'aereo con Paola Turci, Elodie, la Michielin, Alessandro Gassman e Peppa Pig - tour leader: Chiara Ferragni per espatriare? Ma siamo in Italia E c'era sciopero. È andata così. Saviano prima dichiara: «Se vince la destra lascio il Paese». Poi la destra vince. E allora Saviano accusa: «Gli elettori della Meloni mi invitano a lasciare l'Italia: è un avvertimento fascista. Resistere!».

 

Ce lo ritroveremo in armi, tra una trasmissione di Fabio Fazio e un evento del Salone del libro, al comando della Brigata Capri, a braccetto col meglio della peggior sinistra illiberale. Elogio dell'egualitarismo, una rubrica su Sette, Anna Politkovskaja, paranze, Che Fazio che fa, teologia dell'impegno civile, «Fascisti!», occhiolino a Cesare Battisti e Nuova York.

Ma poi: basta con quella storia antipatica dell'attico a Manhattan con vista sul Central Park! Non è vero.

È un loft.

 

roberto saviano

Soft, benpensante, benamato, moderato, mediatico, profeta tivù, eroe della Repubblica dei buoni - da un po' di tempo in realtà del Corriere -, populista di palco e di prime time, Saviano è tutto ciò che noi giornalisti vorremmo essere. Celebre, celebrato, invidiato - soprattutto invitato, ovunque: università, festival, televisione - candidato al premio Nobel («Ma quale?», «Per la Letteratura, per la Pace...è uguale»), coraggioso, «sguardo limpido, fiuto per scovare le storie, abilità e simpatia per trattare con le fonti e una penna capace di trasformare ogni reportage in buona letteratura», scrisse anni fa Pablo Ordaz sul quotidiano spagnolo El Pais.

 

Tutto il mondo è Paese. Da noi, ad esempio, la parabola di Saviano dal ventre di Napoli, quartiere Chiaia, a Caserta, andata con glorioso ritorno editoriale ha conosciuto momenti, diciamo così, altalenanti. Le origini, come si conviene agli eroi, sono avvolte da voci e leggende.

 

Le seconde raccontano di un giovanissimo Saviano rivoluzionario, impegnato nella lotta di classe e militante della sinistra; le prime misteri dell'adolescenza e della politica - di un ragazzino cresciuto nell'ambiente delle palestre frequentate dai ragazzi del Fronte della gioventù (poteva diventare un eroe di destra scippato dalla sinistra, è diventato un monumento di sinistra ripudiato dalla destra), poi gli anni di lotta e di antigoverno contro tutte le ingiustizie, la gavetta giornalistica al Corriere del Mezzogiorno diciamo che la questione delle fonti, e non vogliamo tirare fuori le storie dei plagi, poteva essere gestita meglio e le inchieste sul crimine organizzato. Da lì - libro epifanico - l'uscita di Gomorra, primavera mondadoriana 2006, romanzo «ispirato a situazioni reali» che a oggi ha venduto due milioni e mezzo di copie in Italia, dieci milioni nel mondo, tradotto in 52 lingue, in film, in serie tv, spin-off.

roberto saviano

 

Hat off, giù il capello. Che in napoletano si dice Coppole 'e cazzo.

 

E dopo libro-cult ecco le trasmissioni pop, le collaborazioni internazionali, il passaggio da Marina Mondadori a Carlo Feltrinelli, gli interventi a Vieni via con me - programma che lo ha reso ancora più popolare di quanto non fosse, ma anche meno sorprendente di quanto avrebbe dovuto il successo planetario, le invidie. E la tuttologia. Dai reportage dall'inferno alle prediche sui migranti, il razzismo, la xenofobia, la corruzione Bella vita e malapolitica. E Saviano si trasformò nel savianismo. Con la presunzione tipica di chi predica a sinistra e razzola per il gruppo Mondadori.

 

Che poi. «A me Gomorra nun me piace».

Forza morale dell'autore del libro: indubbia. Valore civile del testo: altissimo. Valore letterario: se ne può discutere.

roberto saviano gomorra

«Fabbula favesa, buscie». Si dice che il vero Gomorra sia Il libro napoletano dei morti di Francesco Palmieri, maestro di arti marziali e vero scrittore, amico del cuore di Antonio Franchini, all'epoca editor princeps in Mondadori, fondamentale dal titolo Gomorra, che inventò lui, al lungo incipit, riscritto ex novo - nella costruzione del successo di Saviano. Tutti amici di giovinezza (poi abbandonati) di Roberto 'O Milionario. Scoperta la vera natura, adesso lo chiamano «filetto».

 

Con un sottinteso indicibile.

«Tu non sei fango ma il filetto del fango».

Aneddotica per aneddotica.

Quando Saviano frequentava l'elegante sede della Mondadori di Roma, in via Sicilia, arrivando rumorosamente preceduto dalla scorta, il custode Giovanni (di Mondragone) lo annunciava così: «È arrivato 'o Signore degli anelli!». Ma per tutti gli anelli che porta alle dita? E quello, spiritosissimo: «Ma no, si chiama accussì perché è 'nu grande scrittore di fantasy!».

 

Che si dice, anche, «non fiction novel».

Ovviamente fu lui, Saviano, ad abbandonare Palmieri e Franchini, i quali non avevano sufficiente blasone per accompagnarlo nell'empireo newyorkese. Troppo poco liberal.

roberto saviano a sanremo 1

Tant' è che, un sera, succede che Franchini spunta nel bel mezzo di una festa Upper Manhattan, tra uommini scicche e femmine pittate per poter dirgli, anzi, intimargli: «Addinocchiati e vasami 'ste mani».

 

Baciamano e bestseller, coscienze risvegliate e marketing - dalla infame provincia campana agli altari mediatici - icona di legalità e pantheon della destra più bella (Schmitt e Jünger, Pound e Evola), cover patinate ed estetica caravaggesca volto oblungo e barba sofferta Saviano alla fine è riuscito a mettere d'accordo tutti, nel disaccordo contro di lui. Mai eroe civile è stato tanto detestato.

iannone elodie 1

 

Protagonista per una stagione del grande teatro antimafia, è sprofondato - twittando contro Salvini e Meloni - nella botola social del luogo comune.

Saviano santo subito sì, ma senza esagerare. Per adesso il suo posto è lì. Ma dove? «Dentro o' presebbio».

roberto savianoroberto savianoroberto saviano

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