schwazer donati

“SCHWAZER? LA MANIPOLAZIONE DELLA SUA URINA È UN ATTO DI UNA GRAVITÀ IMMANE. MILLE VOLTE PEGGIO DELLA POSITIVITÀ DI UN ATLETA” – SANDRO DONATI, EX ALLENATORE DEL MARCIATORE, LANCIA STOCCATE CONTRO LA WADA: “NON AVREBBE MAI DOVUTO ANDARE IN SOCCORSO DELLA FEDERAZIONE INTERNAZIONALE DI ATLETICA CHE GIÀ VENIVA DALLO SCANDALO DEL DOPING RUSSO INSABBIATO PER SOLDI. EBBERO PURE L’IMPUDENZA DI DIRE: ANCHE DONATI È STATO IMBROGLIATO DA SCHWAZER. ERA UN MESSAGGIO IN CODICE A ME. LA WADA NON È L’ONU O L’OMS, È UN ORGANISMO IBRIDO CHE RAPPRESENTA INTERESSI CIRCOSCRITTI...”

 

Lia Capizzi per corriere.it - Estratti

 

Sandro Donati è un uomo spesso contro e per questo scomodo. Non ama essere identificato come simbolo. Non la posso chiamare paladino dell’antidoping?

alex schwazer e sandro donati

«Tutta retorica. Si vuole significare un merito ma si rischia di ridurlo ad uno stereotipo. Io faccio ogni giorno l’allenatore».

 

(...)

 

Nel 2025 è tornato nei quadri della Federazione Italiana Atletica a distanza di 37 anni.

«Sono stato accolto con stima e affetto nel Settore Tecnico. Sto coordinando un progetto che è un’opera corale di partecipazione. È un Atlante con circa 1800 esercizi videoregistrati gestiti da un sistema di intelligenza artificiale, uno strumento pratico per formare gli allenatori. Ci riuniamo spesso con il d.t. Antonio La Torre per cercare soluzioni che possano essere di aiuto ai tecnici. Spero anche che il mio libro possa contribuire».

 

Scrive Julio Velasco nella prefazione: «È un libro che ci voleva perché valorizza gli sport di situazione, di squadra e quelli individuali».

SANDRO DONATI E SCHWAZER

«Ho iniziato a collaborare con Velasco negli anni 90. Frequentando i raduni della sua Nazionale maschile, lo ammiravo: “Spiega le sue idee con una chiarezza disarmante!”. Julio ha una tale originalità nelle soluzioni da renderlo unico».

 

(…)

È molto critico sulla gestione del sistema antidoping.

«Cosa produce? Una positività costantemente limitata all’1%. Se la percentuale di quanti si dopano fosse davvero questa, il doping sarebbe irrilevante. Molti fatti dimostrano in modo inoppugnabile l’inefficacia del sistema».

 

Un esempio?

ALEX SCHWAZER E SANDRO DONATI

«Per diversi anni il ministero italiano della Salute ha svolto migliaia di controlli antidoping, così come prevedeva la legge del 2000. Risultato? Una percentuale di positivi del 4%-5%. Quindi, cinque volte superiore a quella prodotta dal sistema sportivo. Quella legge è stata sgretolata da un accordo silenzioso. Sono stati stoppati quattro laboratori antidoping che sarebbero stati utilissimi per fare monitoraggi, prevenzione, programmi educativi nello sport di base.

 

La Wada ha stabilito che doveva rimanerne solo uno in ogni paese, naturalmente alle proprie dipendenze. A fine gennaio il ministro della Sanità Schillaci ha mandato una lettera invitando in maniera perentoria le Regioni ad interrompere qualsiasi servizio. Il giorno dopo negli uffici degli Assessorati sono arrivati i carabinieri del Nas a controllare che ogni attività riconducibile al doping fosse stata interrotta».

 

 

Denuncia un indebolimento?

SCHWAZER DONATI

«È una completa sottomissione ad un organismo improprio. Scherziamo? Il sistema giudiziario di un Paese è sovrano. La Wada non è l’Onu o l’Oms, è un organismo ibrido che rappresenta interessi circoscritti».

 

È una sua guerra personale contro la Wada dopo la vicenda Alex Schwazer?

«Con Alex la Wada ha manifestato il peggio. Era una grande conquista: portare un atleta dal doping ad uno sport pulito. La manipolazione della sua urina è un atto di una gravità immane.

 

Mille volte peggio della positività di un atleta. La Wada non avrebbe mai dovuto andare in soccorso della Federazione Internazionale di Atletica che già veniva dallo scandalo del doping russo insabbiato per soldi. Ebbero pure l’impudenza di dire: anche Donati è stato imbrogliato da Schwazer. Era un messaggio in codice a me: lascialo al suo destino. C’è un atleta vittima di una manipolazione e lo dovrei pure abbandonare? Mi farei schifo da solo».

 

È andato in Germania per vederlo realizzare il miglior tempo italiano nella maratona di marcia (3h01’55).

«Visto come va forte a 41 anni? Lo allena Domenico Pozzovivo, ragazzo intelligente e preparato. Quando mi chiedono un parere io ci sono».

 

Schwazer sogna gli Europei. Una sua convocazione in azzurro risulterebbe scomoda?

SCHWAZER DONATI

«È un argomento da affrontare con grande senso di giustizia senza mettere Alex in contrapposizione con splendidi marciatori che si sono guadagnati l’Europeo con fatica. Certo: se Alex non fosse alla partenza della 42 Km di Birmingham, il sistema sportivo perderebbe ulteriore credibilità».

 

(…)

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