stefano benni luisona

LA VITA E’ UN "BAR SPORT": “QUELLO CHE RIMPIANGIAMO DAVVERO È CHE ERAVAMO GIOVANI"  – QUANDO STEFANO BENNI, SCOMPARSO A 78 ANNI, RIEVOCO’ IN UNA INTERVISTA A ANTONIO GNOLI SU "REPUBBLICA" LA NOSTALGIA DEI “BAR SPORT” E SUA MAESTA’ LA “LUISONA”: “ERA LA DEA DEI TRIGLICERIDI" - IL SOPRANNOME "LUPO" (“DA PICCOLO MI TROVARONO A ULULARE INSIEME AI CANI”), I PRIMI LIBRI (“PARLAVO DI UN'ITALIA CHE FRANAVA, RESTAVA SENZA ACQUA E ANDAVA A FUOCO. SPERAVO DI AVERE ESAGERATO. MI SA DI NO") "IL MANIFESTO" (LA ROSSANDA MI CHIAMAVA "QUEL PAZZO CHE RIDE SULLE COSE SERIE". MA POI CAMBIÒ IDEA") -  LA SINISTRA E LA DESTRA (“SE CONTINUA COSÌ, RESTERÀ SOLO IL DOMINIO DELLA TECNOLOGIA, CHE SE NE FREGA SE PARLANO MALE DI LEI, VA AVANTI E BASTA") – IL TEMPO COMICO DELLA BATTUTA E QUANDO DISSE: “ADORO DYLAN, MA AVREI DATO IL NOBEL A BOWIE”

 

Antonio Gnoli per la Repubblica – Intervista a Stefano Benni

 

stefano benni luisona

Non so se sia un ricordo completo o solo un frammento. Ma nel momento in cui sento la voce di Stefano Benni, mi torna alla mente. Assisto a una lezione che lo scrittore tiene sul tempo comico, davanti a una platea in prevalenza di giovani. Spiega che la difficoltà di pronunciare una battuta è nella scelta di tempo.

 

Che la sua efficacia è nel momento giusto in cui la si dice. Già, ma qual è il momento? Il comico lo sa e noi ne sperimentiamo la forza. Anche la vita, che non è affatto comica, si compone di momenti. Più che un flusso, la vita è un lungo tempo fatto di piccole rotture, strappi, salti, senza di che non sapremmo mai chi siamo davvero.

 

Mi fa pensare a quei sognatori di biliardo persi dietro geometrie impossibili: "Ho giocato soprattutto in gioventù, abbastanza a lungo per sapere che anche la vita ha le sue traiettorie, sponde, buche, colpi vincenti e perdenti. I giocatori eccelsi sono pochi. Gli altri sognano, sognano appunto di diventarlo. Mi chiedi cosa siano stati i miei settant'anni. Non lo so. Non ho voglia di bilanci. Chiedimelo di nuovo fra settant'anni".

 

È come se il tempo che passa e quello che resta ti provochi assuefazione o noia.

"Col pensiero razionale è impossibile affrontare quanto è già passato e quanto ti resta senza provare vertigine.

 

STEFANO BENNI

Per questo preferisco vivere nel tempo circolare della letteratura, dove posso leggere un libro scritto mezzo secolo fa come se l'autore fosse davanti a me, o posso inventare un personaggio che nell'anno tremila parla del suo passato. Un grande scienziato, credo Niels Bohr, diceva: ogni tanto vorrei avere l'idea del tempo che hanno i bambini".

 

Hai spesso raccontato la tua infanzia, gli anni trascorsi in campagna, le figure dei nonni. Cos'era quel mondo prolungato e vissuto nell'appennino bolognese?

"Era un minuscolo borgo che si chiamava Biolo, dove ho passato molto tempo. La mia casa fu distrutta dal passaggio dell'autostrada. Ho cominciato molto presto a fare i conti con la catastrofe ambientale e la speculazione. L'Autostrada del sole era forse necessaria, ma non fatta in quel modo.

 

Allora però si ribellò solo chi fu ferito, non esisteva un vero movimento per l'ambiente. Nei miei primi libri parlavo di un'Italia che franava, restava senza acqua e andava a fuoco. Speravo di avere esagerato. Mi sa di no".

 

stefano benni cover

È vera la storia che ti trovarono a ululare insieme ai cani e che preoccupati ti spedirono da uno psicologo?

"Molte parti della mia biografia sono inventate, è un modo di difendere la mia privatezza. Ma quell'episodio è vero, è da lì che viene il mio soprannome "lupo". Fu una bellissima follia notturna"

 

 

Sei nato a Bologna. Quanto ha contribuito a formarti?

"Se intendi alludere alle mia formazione culturale ho letto e amato di tutto, con sacro disordine. Bologna è stata la capitale dei nuovi fermenti culturali degli anni 60 e 70, era una città ispirata dalle Muse, da Eros e da Dioniso. Adesso è consacrata a San Cibo, ha più ristoranti che sampietrini. Ma qualche realtà interessante resiste ancora".

 

C'è una mitologia della città che ti piace?

"Ho vissuto la maggior parte della mia vita sull'Appennino, a Roma, in Sardegna, all'estero. Mi sento bolognese solo per gli affetti. Perciò la mia più grande mitologia è la formazione del Bologna dello scudetto 1963: Negri, Furlanis, Pavinato, e così via, la mia generazione la sa ancora a memoria".

 

Stefano Benni

Quali sono stati i personaggi del mondo emiliano (intendo scrittori, artisti, cantanti, personaggi anche comuni) con cui hai avuto rapporti più stretti?

"Moltissimi, da Roversi a Celati, da Cuniberti a Pazienza, da Guccini a Freak Antoni, ma anche persone non troppo conosciute dai media, come Morgantini e le sue mense sociali o Fabian Lang e la sua Harambe di sostegno ai migranti, o il gruppo di Psicoterapia e Scienze umane. Ho avuto invece pochissimi rapporti con l'università e col Comune".

 

Il luogo cui hai dato la massima riconoscibilità (antropologica e culturale) è il famoso Bar Sport. Forse la prima accademia del quotidiano. Davvero i luoghi " eterni" sono solo nei nostri ricordi?

"Sì, li ricordiamo con nostalgia un po' imprecisa. Erano belli, ma rievocandoli ci sembrano ancora più sereni e divertenti di quanto in realtà fossero. Quello che rimpiangiamo davvero è che eravamo giovani".

GRILLO INCAPPUCCIATO CON BENNI

 

Lo dici quasi con una forma di rimpianto.

"Lo dico consapevole di non essere mai invecchiato, è il mio corpo che ha deciso di invecchiare".

 

Un corollario del Bar Sport è l'altrettanto famosa "Luisona", la pasta non pasta, su cui sospetto siano state scritte dotte tesi di laurea. Forse è il primo esempio totemico di come il cibo oscilli tra divieto e trasgressione, con quello che ne consegue. Insomma cos'era "Luisona" un'idea platonica nel cielo di un'anonima vetrinetta?

"La Luisona era un ingenuo sogno di abbondanza, la speranza di non provare più la fame e la miseria della guerra. Era la Dea dei trigliceridi, una Venere che usciva corposa dalle acque, prima delle pasterelle top-model di adesso".

 

Rossana Rossanda

A proposito di cibo e antropologia hai mai conosciuto quel personaggio assai bizzarro e straordinario che è stato Piero Camporesi?

"Sì l'ho conosciuto e ho assistito a qualche sua lezione. Lui, Enzo Melandri e Roberto Dionigi furono grandi intellettuali bolognesi che non sono stati abbastanza considerati, forse perché erano degli irregolari"

 

La tua professione di scrittore è cominciata con il giornalismo (mi pare al Manifesto), che ricordi hai delle persone che hanno fondato e diretto quel giornale: Rossanda, Pintor, Parlato?

"Pintor mi ha insegnato che un corsivo non può essere lungo tre colonne. Rossana mi ha fatto capire quanto dovevo approfondire la mia scarsa preparazione, Parlato mi ha insegnato che l'allegria era rivoluzionaria. Una grande scuola, anche se io ero considerato un anarchico e Rossana, all'inizio, mi chiamava "quel pazzo che ride sulle cose serie". Ma poi cambiò idea"

 

Cosa è stato il 68 per te? Spesso dai l'impressione di starci non dico di malavoglia, ma in controtendenza, per esempio con letture scarsamente canoniche: Pound, Céline, Eliot eccetera. Se capisco bene hai evitato il versante americano- protestatario (Beat Generation, per intenderci), privilegiando una certa reazionarietà. È così?

"Assolutamente no. Ho letto avidamente la Beat Generation: Kerouac, Ginsberg, Corso. Ma poi tenevo nella borsa Nietzsche e Gramsci. La cultura dovrebbe essere fatta di differenze e sani litigi, non di "scomuniche".

stefano benni prendiluna cover

 

Leggevo quello che mi pareva, mi sembrava giusto avere un giudizio personale e non imposto dall'ideologia. Pound non l'ho mai amato troppo, Céline è un misantropo spietato e geniale, ha fatto incazzare sia la destra che la sinistra. Eliot secondo me è un rivoluzionario che ha usato la tradizione classica, le sue "rovine" e le ha trasformate in qualcosa di nuovo e moderno, ha "osato" mettendo insieme poesia, gnosi e fede"

 

Lo stile è tutto in uno scrittore?

"Non saprei dire cos'è questo stile. Per me il dono di uno scrittore è la sua musica, il suo modo di parlarti, il suo mondo, la sua forza e la sua fragilità. Tutto questo può chiamarsi stile?".

 

Le tue storie prendono spunto dalle realtà più diverse e da mondi differenti ( donne, adolescenti, gente comune o anonima, gente che conosce la dignità e gente che l'ha persa, mostri o in via di mostrificazione), a volte prevale il grottesco, o il surreale, altre sembra farsi strada la solitudine e il dolore. Come vivi queste differenti tonalità?

"Il fatto che il mondo comprenda tutte queste tonalità, che sia vario e pieno di angeli e diavoli, di mostri e eroi, è un buono stimolo per uno scrittore. Ogni mattina i volti, le conversazioni, i paesaggi mi suggeriscono una storia. Mi piacerebbe raccontarle tutte, ma non è possibile. Ho scritto anche troppo".

 

stefano benni

Troppo?

""Ho scritto troppo" è una battuta, altri più bravi di me hanno scritto meno".

Una persona che è stata credo importante nella tua attività letteraria fu Grazia Cherchi.

 

Che ricordo ne hai?

"Ero un giovane scrittore sospeso tra presunzione e insicurezza, che si accontentava di fare un po' ridere. Lei mi ha spinto, mi ha criticato, mi ha incoraggiato, ha tirato fuori dalla mia scrittura ricchezze che non sapevo di avere, mi ha insegnato a riscrivere cinquanta volte la stessa pagina, mi ha dato fiducia. Le devo moltissimo "

 

Per tutto quello che hai fatto e scritto sei considerato uno scrittore di "sinistra" ( lo metto tra virgolette perché ho la convinzione che sia una gabbia strettissima per te). Scrivere a o per la sinistra (diciamo per un certo pubblico di lettori) non è un equivoco che ci siamo trascinati dietro dal dopoguerra?

antonio gnoli foto di bacco

"Se qualcuno dice che sono un scrittore di sinistra non lo considero certo offensivo. Non sono mai stato iscritto a nessun partito e non credo lo sarò mai. Ma chiudere gli scrittori entro piccole gabbie di definizioni è come dici tu, un equivoco e un costume perverso. Per fortuna, parecchi scrittori scappano dalle gabbie e volano via"

 

Cos'è oggi sinistra: un feticcio? Una speranza più o meno tradita? Un'occasione mancata? Un'inutile sceneggiata per attori mediocri? O cosa?

"Non mi piace il restringimento simbolico e culturale che le parole sinistra e destra hanno subito, fino a immiserirsi, pietrificate in risse e slogan elettorali. Non è vero che non hanno più senso, non lo cercano più.

bob dylan gioca a scacchi parigi 1966

 

Per un pugno di voti sembrano dimenticare la loro parte migliore, la complessità e le contraddizioni, che hanno accompagnato la loro storia. Nella parola sinistra ci sono totalitarismi ma anche grandi battaglie per la libertà, ci sono sacrifici e lotte sacrosante, opportunismi e tradimenti. Perché arrendersi davanti allo scenario problematico del Duemila?"

 

Vale anche per la destra?

" Anche la destra potrebbe ripensare ai suoi grandi filosofi, o accettare la sfida di una società multietnica, invece che rimpiangere l'orbace, riciclare vecchi razzismi o rubacchiare i soldi statali. Sinistra e destra potrebbero ritornare costellazioni di idee, senza affogare nella palude rassicurante del "centro", o riciclarsi sotto mentite spoglie. Dobbiamo rassegnarci a pronunciare queste due parole con disprezzo? Se continua così, resterà solo il dominio della tecnologia, che se ne frega se parlano male di lei, va avanti e basta".

 

Un tuo romanzo si intitola "La grammatica di Dio", naturalmente è un pretesto per chiederti in quali forme vedi questo vecchio signore che ci ostiniamo a immaginare padrone delle nostre vite?

david bowie

"Il mio ultimo libro Prendiluna dice molte cose non su Dio, ma sull'idea umana di Dio. Se qualcuno mi chiede se sono " credente" rispondo che sono molto, molto credente: credo in moltissimi tipi di amori, nelle infinite meraviglie dell'homo sapiens, e anche nella sua ferocia e nel dolore. Ma non credo per nulla nelle religioni monoteiste, quelle che usano le parole Infedele e Eretico. Nessuno pretenda di avere l'esclusiva della parola "credente"".

 

Il fatto di aver privilegiato nella tua vita professionale anche la satira, la comicità, il grottesco a quale riflessione ti ha portato? Voglio dire che approccio è stato alla vita e al mondo?

"Il senso dell'umorismo mi ha salvato la vita in più occasioni".

 

Mi ha colpito che nella tua biografia convivano due esperienze così diverse come quella della rivelazione del mondo rock con David Bowie e quella più esistenziale con Fabrizio De André.

stefano benni foto lapresse 5

"Fabrizio era un amico e un grande poeta, solo lui, Baldini, Marin e pochi altri hanno usato il dialetto con tanta espressività. Di Bowie fui subito fan, vidi i suoi primi concerti a vent'anni. Scriveva testi ermetici bellissimi, era un artista totale e non solo un feticcio glamour. Adoro Dylan, ma provocando, ho detto che avrei dato il Nobel a David".

(…)

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stefano benni

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