concussions football

QUANDO LA PALLA NON È ROTONDA - 115 MILIONI INCOLLATI ALLA TV PER IL SUPERBOWL, MA UN TERZO DEI GIOCATORI CHE LASCIANO IL FOOTBALL DENUNCIANO TRAUMI CRANICI (123 NEL 2014). E ORA VOGLIONO I SOLDI

VIDEO - “LEAGUE OF DENIAL”, IL DOCUMENTARIO DI PBS SUI TRAUMI CRANICI NEL FOOTBALL AMERICANO

 

 

 

1. IL GIGANTE DEGLI ASCOLTI TV ( IL FOOTBALL ) CON LA TESTA FASCIATA E LE MANI SPORCHE

Andrea Salvadore per il suo blog, www.americanatvblog.com

 

concussions le craniate nel football americano concussions le craniate nel football americano

Scrivevo , parlando del Super Bowl, che sarei tornato su due cose relative al football, che sono fuori dalla crescita spaventosa degli ascolti televisivi. Due cose che dovrebbero minare la solidità, l’equilibrio del gigante dello share ma non sembrano inclinarlo. Perche’ tenere in piedi il football vuol dire ormai assicurare lunga vita alla televisione generalista.

 

Il campionato e’ breve. Solo 17 settimane piu’ playoff e Super Bowl, da settembre a fine gennaio. Non si potrebbe, dovrebbe giocare di piu’ perche’ il football e’ uno sport in cui ci si puo’ fare male, molto male. Alla testa non solo alle gambe.

 

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La NFL, la lega che tiene insieme le 32 squadre, e’ una strana non profit che redistribuisce i profitti ai suoi iscritti e paga il suo “commissioner”, capo, 3.5 milioni nel 2014 a cui si sono aggiunti altri 40 milioni di bonus legati alla crescita del business. Per fare sempre piu’ soldi la televisione e’ il contenitore designato. Andare in onda tutti i giorni con almeno una partita sarebbe il sogno proibito. Esportare nel mondo il campionato sarebbe il sogno piu’ realizzabile.

 

Per giocare di piu’ e spalmare il football sulla settimana si corrono pero’ rischi incalcolabili. Ed ecco il primo dei due problemi che ha la NFL. Quelle che si chiamano “concussions”, colpi, traumi, commozioni cerebrali in molti casi.

 

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Prendiamo solo il Super Bowl di domenica scorsa. Due casi acclarati, trattati in maniera diversa e decine di altre testate ricevute, procurate, non viste nelle mischie. Cliff Avril dei Seattle Seahawks e’ stato costretto dai medici a non continuare la partita mentre Julian Edelman dei New England Patriots ha barcollato, si e’ piegato sulle ginocchia ma non e’ stato fermato. Il protocollo della NFL in questi casi sarebbe chiaro ma non sempre viene applicato.

 

La NFL si vanta di avere diminuito in un anno gli scontri ( vietati ) casco contro casco del 28% ma nelle statistiche non entrano i casi Edelman e sono in molti a sostenere che semplicemente si sia abbassata la soglia del pericolo.

 

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123 sono i casi di “concussions” registrati nel 2014. Un terzo dei giocatori che hanno lasciato il campo da gioco denuncia problemi cognitivi, ha scritto il New York Times. 4.500 di loro stanno trattando con la NFL una liquidazione per complessivi 765 milioni, a seconda della loro eta’ e della gravita’ dei danni permanenti ricevuti. La class-action non pare soddisfare tutti i familiari di ex atleti che si devono prendere cura di loro.

 

Senza dire di quella strage silenziosa che avviene nelle high schools d’America, dove infortuni gravi continuano a colpire ragazzi che sperano di entrare in un college con una borsa di studio e poi nella NFL.

 

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Di tutto questo non e’ che non si parli sulla stampa ( il New York Times ha dedicato paginate e infinite inchieste alla questione ) e anche in tv Frontline della PBS lo tratta come un caso aperto. Ma il grande pubblico che ha fatto il record di ascolti di domenica scorsa non ha visto in onda uno spot come quello sulla violenza domestica dei giocatori, la seconda grande rimozione del gigante football. Giocatori che picchiano le loro mogli. Non e’ un problema solo della NFL ma in questa lega ha assunto dimensioni e visibilita’ enormi.

 

Lo sport, il business che illumina d’immenso la tv generalista, e’ una storia ancora in gran parte da scrivere. Il problema e’ che in pochi tra i 114 milioni che domenica hanno visto il Super Bowl sono interessati a leggerla.

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2. IL FOOTBALL IN TV CRESCE PERCHE’ LO GUARDANO LE DONNE

Andrea Salvadore per il suo blog, www.americanatvblog.com

 

Torno sull’ascolto record di domenica scorsa.

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Per la prima volta nella scorsa stagione del campionato di football le donne dai 18-49 anni hanno scelto di guardare una partita la domenica e non altro. E’ stata una lenta scalata, salutata dalla NFL, la lega, come una benedizione, un allargamento fondamentale della base degli ascolti. Si e’ calcolato che il 45% del pubblico televisivo della palla ovale sia oggi femminile. Un segmento in crescita mentre quello maschile e’ stagnante, anzi in lieve declino del 2% nell’ultima stagione.

 

Dal 2000, 77 giocatori di 27 squadre ( su 32 ) sono stati accusati di violenze domestiche nei confronti delle loro compagne e dei figli. Problema.

C’e’ chi ha scritto che la scelta di Katy Perry per lo show di meta’ partita sia stata non casuale.

 

Per l’attenta regia della NFL ( e della Pepsi che ha pagato lo show ) Bruce Springsteen o Madonna ( per dire di due che si sono esibiti in passato ) sarebbero stati fuori luogo quest’anno.

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Katy Perry e’ la prima al mondo su Twitter che non guasta. Ma quello che conta e’ che e’ “camp” per famiglie. Un tentativo di riportare la palla al centro, di rimettere insieme i cocci.

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