“FRANCIA-SENEGAL? CHIUNQUE SIA IL VINCITORE, È L’AFRICA CHE BATTE L’AFRICA” – OUSMANE SONKO, PRESIDENTE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI SENEGALESE, PRIMA DELLA PARTITA CON LA FRANCIA AI MONDIALI (POI VINTA DAI “BLEUS” PER 3-1), REPLICA AL TELECRONISTA ARGENTINO PABLO GIRALT, CHE AVEVA PARLATO DEL MATCH COME DI UNA “SFIDA TRA PAESI AFRICANI”, CON UN CERTO SDEGNO (E SUBITO SONO PARTITE LE ACCUSE DI RAZZISMO). SONKO, INVECE, LO AFFERMA CON ORGOGLIO, RIVENDICANDO LA MULTIETNICITÀ DELLA NAZIONALE TRANSALPINA COME UNA RIVINCITA ANTI-COLONIALE…
Estratto dell’articolo di Alessandro Grandesso per www.gazzetta.it
“Chiunque sia il vincitore, è l'Africa che batte l'Africa”: è stato questo il pronostico di Ousmane Sonko, presidente della camera dei deputati senegalese, prima della sfida tra la Francia e il Senegal, martedì, al Mondiale.
Una frase controversa, trasformatasi in polemica, trovando ampia diffusione sui conti social dell'estrema destra identitaria, alimentando a sua volta, su concetti discriminatori, l'idea di una nazionale francese poco rappresentativa della sua popolazione.
Un concetto già sostenuto in passato da Jean-Marie Le Pen, leader ormai defunto del Front National, che già nel 1998, all'epoca del primo trionfo mondiale dei Blues, diceva di non riconoscersi in una squadra con pochi bianchi e molti giocatori di colore.
Una lettura razzista tornata in primo piano quando nel 2010, lo spogliatoio della Francia andò in frantumi tra divisioni etniche e sociali. E quando, otto anni dopo, i Bleus salirono di nuovo sul tetto del mondo, sui social circolava con successo una foto della squadra di Deschamps e in didascalia la bandiera africana del paese di origine dei giocatori.
A quel post, risposero i diretti interessati pubblicando sui loro profili la foto della Francia campione sui gradini del palazzo presidenziale dell'Eliseo, con una sola bandiera per tutti: quella francese. […]
[…] La questione delle origini dei giocatori francesi era […] rimasta un cavallo di battaglia degli ambienti di estrema destra. Fino a martedì, quando Sonko, intervistato dalla rete pubblica francese Rfi, ha dichiarato: “È solo una partita di calcio, ma per averne una lettura politica, qualsiasi sia il vincitore, si tratterà dell'Africa che ha battuto l'Africa”.
Stavolta, dunque, è una figura di spicco dell'establishment africano […] a evocare una distinzione, in nome di un anticolonialismo che di fatto converge nel pensiero identitario […]. […]
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