stretto hormuz donald trump mojtaba khamenei xi jinping

LA GUERRA FOLLE DI TRUMP CONTRO L’IRAN STA RIDISEGNANDO IL SISTEMA DEL COMMERCIO MONDIALE, CON UN RUOLO SEMPRE PIU’ RILEVANTE DELLO STRETTO DI HORMUZ GESTITO DAL REGIME DEI PASDARAN, CHE HANNO RESISTITO PER MESI ALLE BOMBE AMERICANE E ISRAELIANE -  TEHERAN CONTROLLA LO STRETTO COME PROPRIE “ACQUE COSTIERE”, PRENDENDO ISPIRAZIONE DA QUELLO CHE HA FATTO XI JINPING CON TAIWAN: L’11 GIUGNO PECHINO HA DICHIARATO CHE I 130 CHILOMETRI DELLO STRETTO DI TAIWAN SONO PARTE DEL PROPRIO TERRITORIO -  FUBINI: “L’UNICO MODO PER OBBLIGARE L’IRAN A RINUNCIARE ALLA SUA PRESA SULLO STRETTO SAREBBE L’INVASIONE DI TERRA, CIOÈ LA MORTE DI MIGLIAIA DI SOLDATI AMERICANI"

Estratto dall’articolo di Federico Fubini per il “Corriere della Sera” 

 

Mojtaba Khamenei

C’era una volta un sistema del commercio retto da leggi sovranazionali nelle quali i Paesi si riconoscevano. Le accettavano anche quando evitavano di ratificarle, com’è sempre stato il caso per gli Stati Uniti con la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto marittimo. Quel sistema prevedeva una libertà degli scambi quasi incontrastata e garantiva che le navi cariche di petrolio, gas o container, affrontassero i mari ed entrassero in quasi tutti i porti senza rischi. L’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) aveva un «organismo d’appello», con sede a Ginevra, che si pronunciava sulle dispute fra Paesi. 

 

E i governi ne accettavano quasi sempre le sentenze. Il Tribunale internazionale per il diritto del mare, da Amburgo, garantiva il rispetto della Convenzione sul diritto marittimo, che sancisce il principio della libertà di navigazione attraverso tutte le rotte commerciali e gli stretti del pianeta. Queste norme e organismi hanno assicurato l’ossatura della globalizzazione dell’ultimo mezzo secolo. 

 

Il loro mondo sta cessando di esistere. Aveva iniziato a declinare tempo fa, quando la Cina ha infranto ogni principio del Wto e poi la prima amministrazione di Donald Trump così come quella di Joe Biden hanno paralizzato il suo organismo d’appello. Ma il 2026, con il disastro di Hormuz, segna con ogni probabilità il naufragio definitivo del sistema di libertà commerciali delle ultime generazioni. 

 

Gli scambi continueranno magari a crescere. Ma al posto del diritto internazionale, ci sarà quello del più forte; al posto della libertà di navigazione, le pretese di controllo e i colpi di obice sulle fiancate delle metaniere o dei mercantili. [...]

 

Donald Trump 22

La guerra fra Stati Uniti, Israele e Iran non è necessariamente destinata ad allargarsi, così come non lo è quella fra Russia e Ucraina.  Entrambe possono ancora essere contenute e spente. Ma il significato della crisi di Hormuz resterà comunque, non solo per il Golfo Persico, lasciando un segno sul commercio globale e sul prezzo del petrolio anche quando lo stretto sarà in qualche misura riaperto. Al cuore c’è il progetto dell’Iran, implicitamente accettato dagli Stati Uniti nel memorandum di giugno, di controllare Hormuz in quanto proprie «acque costiere».

 

È la pretesa di abbandonare il diritto internazionale e fare di quel passaggio una leva di potere: si transita chiedendo il permesso, magari pagando, solo se si accetta il predominio del regime di Teheran nell’area che fornisce un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto al resto del mondo. 

 

il transito di petrolio e gas per lo stretto di hormuz

Contano anche fattori psicologici, certo. L’aver resistito alle bombe ha reso ancora più intransigente l’ala dura dei guardiani della rivoluzione. Il fatto che la guida suprema Mojtaba Khamenei abbia visto morire sotto le bombe di Trump suo padre Ali Khamenei, sua madre, sua moglie, uno dei suoi figli, sua sorella, suo cognato e un piccolo nipote senz’altro non lo induce al compromesso.

 

E contano anche i calcoli strategici. In quaranta giorni di bombardamenti aerei gli Stati Uniti non sono riusciti a riaprire Hormuz e intanto hanno esaurito già circa metà delle loro scorte di missili di precisione e intercettori.

Xi Jinping

 

L’unico modo per obbligare l’Iran a rinunciare alla sua presa sullo stretto sarebbe l’invasione di terra, cioè la morte di migliaia di soldati americani, ma a Washington non esistono le condizioni per una svolta del genere.  L’Iran oggi non vede ragioni di cedere. 

 

Così il precedente di Hormuz sta già cambiando i calcoli delle grandi potenze anche lontano dal Medio Oriente. La Russia impone già il suo sistema di licenze e pedaggi per il passaggio dall’Artico (e lo permette solo a navi cinesi). 

 

L’11 giugno Pechino ha dichiarato unilateralmente che i 130 chilometri dello stretto di Taiwan sono parte del proprio territorio, non acque internazionali nelle quali valga la libertà di navigazione; in sostanza la Cina fa con Taiwan quanto Teheran pretende di fare con Hormuz, lo fa allo stesso tempo e quel passaggio nel Pacifico è il primo al mondo per il traffico navale. Chi controlla lo stretto di Taiwan, controlla il 90% dei semiconduttori dell’intelligenza artificiale e ha la mano alla giugulare dell’economia del pianeta. [...] 

 

L’economia mondiale ha dimostrato di avere gli strumenti per adattarsi. Il prezzo del petrolio non dovrebbe esplodere, benché salirà sempre di più con il protrarsi della crisi e comunque resterà ormai più alto di com’era. [...]. 

Xi JinpingSTRETTO DI HORMUZ - SITUAZIONE AL 22 GIUGNO 2026donald trump - stretto di hormuzSTRETTO DI HORMUZ - INGORGO DI IMBARCAZIONI - 23 GIUGNO 2026

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