viktor orban elezioni ungheria milena gabanelli

SVEGLIA! LE ELEZIONI IN UNGHERIA RIGUARDANO ANCHE NOI – QUEL FIGLIO DI PUTIN DI ORBAN, CHE RICATTA L’UE CON IL DIRITTO DI VETO PER FARE GLI INTERESSI RUSSI, RISCHIA DI PERDERE LE ELEZIONI DEL 12 APRILE IN PATRIA. IN SUO AIUTO SONO ARRIVATI TRUMP E LA DESTRA SOVRANISTA EUROPEA, DA MELONI A LE PEN FINO ALLA SVASTICHELLA WEIDEL. ED È SCESA IN CAMPO MOSCA, CON LA SUA PROPAGANDA – GABANELLI: “MOSCA HA INVIATO A BUDAPEST UNA SQUADRA DI AGENTI DISTURBATORI DEL SERVIZIO D’INTELLIGENCE MILITARE, PER INTERFERIRE NELLA CAMPAGNA ELETTORALE. E I SERVIZI SEGRETI RUSSI AVREBBERO SUGGERITO DI INSCENARE UN ATTENTATO A ORBÁN PER…” – VIDEO

GUARDA QUI LA VIDEO-INCHIESTA DI MILENA GABANELLI SU ORBAN E LE ELEZIONI IN UNGHERIA

 

Estratto dell’articolo di Maria Serena Natale e Milena Gabanelli per il “Corriere della Sera”

 

milena gabanelli viktor orban - elezioni in ungheria 12 aprile 2016

L’11 gennaio 2026 sull’account X di Orbán Viktor (gli ungheresi mettono prima il cognome) spunta un video con gli elogi del comico americano Rob Schneider seguito da 11 politici internazionali: Giorgia Meloni, Matteo Salvini, la leader del Rassemblement National francese Marine Le Pen, Alice Weidel della tedesca AfD, Benjamin Netanyahu, l’ex premier polacco Mateusz Morawiecki, il primo ministro ceco Andrej Babis, il presidente dell’Fpö austriaca Herbert Kickl, il capo del partito spagnolo Vox Santiago Abascal, il presidente serbo Aleksandar Vucic e quello argentino Javier Milei.

 

La crème della destra sovranista europea e mondiale va in soccorso all’uomo che guida l’Ungheria da 16 anni, descritto come insostituibile campione dello Stato nazione, e che per la prima volta alle elezioni del 12 aprile rischia di perdere.

 

La violazione dei principi Ue

elezioni politiche in ungheria - dataroom

È dall’arrivo al governo nel 2010 che l’orbanismo concentra soldi e potere nelle mani degli amici. Giornali, portali, radio e tv sono dal 2018 sotto il controllo della Fondazione centro-europea per la stampa, che risponde direttamente a Fidesz, il partito del premier nato come forza liberale e diventato poi bastione del nazionalismo più intransigente.

 

Fidesz, uscito nel 2021 dai Popolari europei, è entrato insieme a Lega, Vox e Rassemblement nel gruppo dei Patrioti. Il sistema giudiziario è stato terremotato con pensionamenti anticipati, nomine politiche dei giudici e dal 2019 una nuova rete di tribunali amministrativi sottoposta all’esecutivo.

 

elezioni politiche in ungheria - dataroom

Tra 2010 e 2023 le società vicine al mondo orbaniano hanno vinto il 45% di tutti i loro contratti con gare d’appalto a partecipante unico, pratica ad alto rischio corruzione attenzionata da Bruxelles. La percentuale è salita al 69% tra 2024 e 2025.

 

Secondo il rapporto del World Justice Project del 2025 l’Ungheria è all’ultimo posto tra i 27 dell’Unione europea per rispetto dello Stato di diritto. Negli anni, le violazioni di libertà e principi base hanno portato l’Unione a bloccare il trasferimento dei fondi Ue, e in seguito a sbloccarli, alimentando il sospetto di subire il ricatto del veto.

 

Diritto di veto e ricatto

Emblematico il caso del 2023, quando la Commissione decise di mettere mano a 10,2 miliardi bloccati per le condizioni del sistema giudiziario, svincolandoli proprio alla vigilia dell’importante Consiglio nel quale Orbán ha lasciato la sala, consentendo così agli altri 26 leader di approvare l’avvio dei negoziati di adesione di Kiev.

 

elezioni politiche in ungheria - dataroom

Un via libera ai finanziamenti che ora la Corte di giustizia Ue, sollecitata dall’Europarlamento, raccomanda di rivedere. Circa 20 miliardi restano congelati dal 2022 a causa della stretta imposta da Orbán su insegnamento universitario, immigrazione illegale, diritti della comunità Lgbtq+. Temi sui quali l’orbanismo si sovrappone perfettamente a putinismo e trumpismo.

 

Va detto che l’Ungheria, dal suo ingresso nella Ue nel 2004 fino al 2024 è stata fra i maggiori beneficiari netti dei fondi strutturali e di coesione. Si stima che dall’inizio dell’era Orbán dal 2010 al 2023 l’Ungheria abbia ricevuto in totale tra i 60 e i 65 miliardi di euro netti.

 

Dare e avere: Putin e Trump

VIKTOR ORBAN - VLADIMIR PUTIN

Nella Strategia di sicurezza nazionale pubblicata l’anno scorso, Washington mette nero su bianco tra le priorità: «Coltivare, all’interno delle nazioni europee, la resistenza all’attuale traiettoria dell’Europa». Tradotto: sostenere governi e partiti sovranisti contrari al rafforzamento dell’integrazione comunitaria. Un punto dove gli interessi della Casa Bianca e quelli del Cremlino si incontrano. L’Ungheria, insieme alla Slovacchia, è il solo Stato Ue esentato dalle sanzioni di Bruxelles che proibiscono di comprare gas e petrolio dalla Russia.

 

vladimir putin viktor orban peter szijjarto e sergej lavrov 1

Nel 2025, in visita alla Casa Bianca, Orbán ottiene una deroga di un anno anche sulle sanzioni secondarie americane. Qualche mese prima il Tesoro Usa ha revocato le sanzioni imposte a banche e istituti finanziari russi coinvolti in transazioni su progetti di nucleare civile: tra questi la costruzione di due reattori nella nuova centrale nucleare Paks 2, ad un centinaio di chilometri da Budapest, affidata al colosso russo Rosatom e finanziata dalla banca russa Gazprombank.

 

Il pretesto dell’oleodotto

elezioni politiche in ungheria - dataroom

A fine gennaio 2026 i russi colpiscono, sul territorio ucraino, l’oleodotto Druzhba che porta il petrolio di Mosca al Centro Europa compromettendo anche le forniture per Ungheria e Slovacchia.

 

Kiev non può ripararlo in tempi brevi, ma Budapest e Bratislava, per ritorsione, bloccano sia il prestito europeo da 90 miliardi del quale l’Ucraina ha disperato bisogno, sia il ventesimo pacchetto di sanzioni contro Mosca.

 

Tutto questo avvantaggia Putin, e indirettamente piace a Trump perché indebolisce le decisioni Ue. Fidesz ha impostato la parte finale della campagna elettorale sul pericolo di essere trascinati nel conflitto. A dire degli ungheresi, l’oleodotto Druzhba sarebbe potuto tornare in funzione subito ma resta fermo solo per volontà degli ucraini.

 

Nel pieno della propaganda

VIKTOR ORBAN - GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE.

Mentre il voto si avvicina, in Rete dilagano profili anonimi con falsi servizi giornalistici, finti video di star hollywoodiane e contenuti generati con l’Intelligenza artificiale. Lo scopo è quello di esaltare Orbán e delegittimare il rivale intorno al quale si è coagulato l’elettorato stanco di scandali e corruzione, Péter Magyar, in netto vantaggio nei sondaggi.

 

Una vasta offensiva social riconducibile alla Social Design Agency, società di comunicazione legata ai vertici russi e sottoposta a sanzioni per passate azioni di controinformazione sul conflitto ucraino, ha moltiplicato i post a favore di Orbán, definito «leader forte con amici globali» contro Magyar rappresentato come marionetta di Bruxelles.

 

GEERT WILDERS - MARINE LE PEN - VIKTOR ORBAN - MATTEO SALVINI

Secondo la piattaforma indipendente Vsquare, Mosca ha pure inviato a Budapest una squadra di agenti disturbatori del Gru, il servizio d’intelligence militare, per interferire nella campagna elettorale. L’unità farebbe capo a Sergei Kiriyenko, fedelissimo di Putin, ex capo di Rosatom.

 

Una recente indagine del Washington Post rivela che i servizi segreti russi avrebbero suggerito di inscenare un attentato a Orbán per spostare la campagna sulla sicurezza.

 

La talpa nel Consiglio Ue

elezioni politiche in ungheria - dataroom

Sempre il Washington Post, citando fonti dei servizi di sicurezza europei, accusa il ministro degli Esteri di Budapest, Péter Szijjártó, di aver riferito in tempo reale all’omologo russo Sergej Lavrov informazioni sensibili e riservate discusse in sede di Consiglio. Szijjártó ammette i contatti diretti, prima e dopo gli incontri, anche con i colleghi «di Stati Uniti, Turchia, Israele, Serbia».

 

Mentre è chiaro a tutti chi è la talpa di Putin dentro al Consiglio Ue, il governo ungherese ha annunciato l’avvio di un procedimento penale contro l’autorevole giornalista investigativo Szabolcs Panyi per aver aiutato a rivelare lo scambio di telefonate fra i due ministri.

 

[…]

 

Rush finale

VIKTOR ORBAN - VLADIMIR PUTIN

«No migration! No gender! No war! Eravamo Trump prima di Trump» è il motto di ultraconservatori, populisti e nazionalisti che dal 2022 portano in trasferta il mega raduno annuale del Cpac americano nella capitale ungherese. Quest’anno si sono riuniti a tre settimane dalle elezioni. Orbán sul palco a elogiare Trump e il suo contributo alla lotta per salvare «l’anima del mondo occidentale», Trump ad augurare all’amico in videomessaggio «una grande vittoria».

 

elezioni politiche in ungheria - dataroomgiorgia meloni nel video pro orban. 4orban salvinimatteo salvini nel video pro orbanmatteo salvini nel video pro orbangiorgia meloni nel video pro orban

 

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