giorgia meloni donald trump marco rubio papa leone xiv

LE TORSIONI IMPOSSIBILI DELLA GIORGIA DEI DUE MONDI – PER MELONI L’INCONTRO CON IL SEGRETARIO DI STATO USA, MARCO RUBIO, SI FA ANCORA PIÙ INSIDIOSO DOPO IL NUOVO ATTACCO DELL’EX AMICO TRUMP AL PAPA. STAVOLTA LA DUCETTA È RIMASTA IN SILENZIO E NON HA CONDANNATO PUBBLICAMENTE LE PAROLE DEL TYCOON – MANTOVANO BORBOTTA: “MA COSA DEVO DIRE, IL GOVERNO È GIÀ STATO CHIARISSIMO” – “LA STAMPA”: “MELONI SCOMMETTE SULLA PROPENSIONE DEGLI ITALIANI A DIMENTICARE FACILMENTE, MA IL COMPITO AFFIDATO ALLA COMUNICAZIONE IN MANO AL FIDO FAZZOLARI È ARDUO: ‘NOI SIAMO ALLEATI DEGLI STATI UNITI, NON DI TRUMP’, È LA SINTESI CHE LA LEADER VUOLE VENGA DIFFUSA, INNANZITUTTO TRA I PARLAMENTARI DI FDI”

1. MELONI CERCA LA SPONDA DI RUBIO UNA RETE PER CONTENERE DONALD

Estratto dell’articolo di Tommaso Ciriaco per “la Repubblica”

 

PAPA LEONE XIV ALFREDO MANTOVANO

Attraversando la viuzza che costeggia piazza di Pietra, Alfredo Mantovano già immagina la domanda in arrivo. «Trump di nuovo contro il Papa, sottosegretario. Cosa ne pensa?». «Ma cosa devo dire, il governo è già stato chiarissimo su Trump».

 

Si riferisce alle parole di Giorgia Meloni di qualche giorno fa, quelle che hanno sancito la spaccatura con la Casa Bianca. «Ma ogni giorno arriva un attacco contro il Pontefice…», gli si fa notare. «Appunto: noi siamo stati inequivocabili».

 

È in questo clima, e con queste premesse, che la premier si prepara ad accogliere venerdì a Palazzo Chigi Marco Rubio.

Al momento l'agenda è confermata, dicono dall'esecutivo, nonostante le nuove accuse di Trump a Leone XIV. Meloni sa che deve in qualche modo schierare il suo governo con il Pontefice, ma a caldo preferisce non farlo personalmente.

 

giorgia meloni donald trump

Sente dunque Antonio Tajani. Con il ministro degli Esteri lima ogni parola del comunicato con cui l'esecutivo prende le distanze. Ne esce fuori una dichiarazione in cui il tycoon non è citato, ma evocato: «Gli attacchi nei confronti del Santo Padre, capo e guida spirituale della Chiesa cattolica – premette il titolare della Farnesina - non sono né condivisibili né utili alla causa della pace».

 

Ma è quello che viene dopo a offrire il senso di una scelta di campo: «Ribadisco il sostegno ad ogni azione e parola di Papa Leone, le sue sono testimonianze in favore del dialogo, del valore della vita umana e della libertà». E soprattutto: «Una visione che condivide anche il nostro governo, impegnato attraverso la diplomazia a garantire stabilità e pace in tutte le aree dove ci sono conflitti».

 

marco rubio giorgia meloni jd vance - foto lapresse

[…] E d'altra parte, la leader ha concordato con i colleghi europei questa linea: quando è possibile, evitiamo di rispondere personalmente al leader Maga. Meglio concentrarsi sul faccia a faccia di dopodomani.

 

[…]  Meglio confrontarsi con il segretario di Stato, considerato a Palazzo Chigi e alla Farnesina una sponda ragionevole. Di certo la migliore in campo.

 

È la strategia con cui Meloni e i suoi ministri si presenteranno al cospetto di Rubio. A lui chiederanno cosa è necessario attendersi dalla crisi in Iran, dal nodo di Gaza e del Libano (su cui ieri il segretario di Stato ha detto che «l'Italia può essere molto utile») e dal problema legato alle spese per la Nato.

 

alfredo mantovano matteo salvini voto al senato sulla riforma della corte dei conti foto lapresse 3

E soprattutto, cosa intende fare la Casa Bianca rispetto al possibile disimpegno americano dalle basi italiane: meglio saperlo e attrezzarsi, che trovarsi improvvisamente senza coperture.

 

E poi c'è il nodo politico, forse l'aspetto più rilevante: cosa davvero ha in mente Trump? Parlare con Rubio significa mantenere un filo con chi potrebbe acquisire maggiore peso, in prospettiva. Soprattutto dopo le elezioni di medio termine di novembre, quelle che molti capitali europee sperano possano indebolire Trump.

 

 In qualche modo, l'esecutivo proverà a costruire con il politico Usa in missione in Italia una sorta di "rete di protezione" che metta al riparo la relazione tra Roma e Washington. Anche e soprattutto dall'imprevedibilità del tycoon. È forse proprio questa la ragione per cui Trump attacca il segretario di Stato a freddo e a poche ore dall'incontro con il Papa.

 

Una scelta che spinge anche Matteo Salvini a esporsi: «Attaccare il Santo Padre non serve a nulla e non risolve nessun problema». E si indigna anche l'opposizione[…]

 

2. LE TORSIONI DI MELONI E L’ORDINE A FDI “NOI ALLEATI DEGLI USA E NON DI DONALD”

Estratto dell’articolo di Ilario Lombardo per “La Stampa”

 

DONALD TRUMP E GIORGIA MELONI

[…] Ieri, però, la presidente del Consiglio ha fatto una scelta precisa, molto tattica, elaborata con i suoi consiglieri. Non ha definito, come l'ultima volta, «inaccettabili» gli attacchi di Trump a papa Leone XIV, e non ha risposto all'ennesima critica al pontefice scagliata dal presidente americano, in perenne ricerca di applausi e di legittimazione per la guerra scatenata contro l'Iran.

 

Dopo una lunga analisi a Palazzo Chigi è stato deciso che a replicare, in difesa di Prevost e a nome di tutto l'esecutivo, sarebbe stato Antonio Tajani, ministro degli Esteri, vicepremier e leader di un partito che, pur a destra, non può essere minimamente tacciato di simpatie trumpiane. […]

 

marco rubio e jd vance ricevuti da papa leone xiv

Ormai nessuno della destra italiana che fino a poche settimane fa tifava per il tycoon si meraviglia più di nulla. Certo colpisce la tempistica, che Trump abbia rimesso nel mirino il papa alla viglia del viaggio del segretario di Stato Marco Rubio.

 

Una missione, a Roma domani e dopodomani, in teoria organizzata per ricucire con le gerarchie cattoliche, cruciali nell'elettorato americano. Meloni vuole attendere l'incontro in Vaticano, capire se il colloquio porterà distensione, prima di rilasciare un ulteriore commento.

 

Vedrà Rubio, personalmente, venerdì: l'agenda è stata stravolta, dopo che la premier ha accettato – e difficilmente avrebbe potuto fare altro – di incontrare il più moderato tra i ministri repubblicani, un mediatore di natura, molto distante dagli eccessi del suo superiore.

 

[…]

 

DONALD TRUMP SCARICA GIORGIA MELONI - MEME

Meloni ha tutto l'interesse di mostrarsi meno allineata al capo della Casa Bianca, una consapevolezza che era maturata già all'indomani della sconfitta al referendum, nel pieno della crisi energetica di Hormuz. Ma che è diventato calcolo politico sfruttando l'assist offerto da Trump il giorno in cui lui ha sbertucciato l'ex alleata e rotto con lei, che non lo aveva sostenuto sulla Groenlandia, e lo aveva rimbrottato sul papa. Storia di un amore finito? Può darsi.

 

Meloni scommette sulla propensione degli italiani a dimenticare facilmente, ma il compito affidato alla comunicazione in mano al fido Giovanbattista Fazzolari è arduo: «Noi siamo alleati degli Stati Uniti, non di Trump», è la sintesi che la leader vuole venga diffusa, innanzitutto tra i parlamentari di Fratelli d'Italia.

 

A Rubio parlerà dell'imprescindibile legame nordatlantico e ribadirà quando sottinteso nelle dichiarazioni pubbliche sulla Nato, sugli accordi bilaterali, sull'uso delle basi, sulla relazione speciale tra Italia e Vaticano.

 

donald trump marco rubio

E spiegherà che il suo governo non è mai venuto meno ai patti, che sulla base di Sigonella – negata agli Usa un mese fa – «abbiamo rispettato gli accordi», e che ci sono vincoli parlamentari che il potere esecutivo «è obbligato dalla Costituzione a rispettare» (vuole dire che, in quella occasione, sarebbe stato necessario un passaggio alle Camere).

 

[…]  Meloni cercherà anche di capire quanto la minaccia di Trump di ritirare i soldati Usa dalle basi italiane sia realistica e non solo una reazione frustrata, figlia della convinzione che gli europei non lo abbiano aiutato in Iran. Più in generale, attraverso Rubio sonderà il comportamento di Trump, lei che un tempo si definiva una delle poche in grado di coglierne l'irruenta psicologia.

marco rubio jd vance giorgia meloni foto lapresse 3marco rubio jd vance giorgia meloni ursula von der leyen foto lapresse 1GIORGIA MELONI E DONALD TRUMP AL VERTICE DI SHARM EL-SHEIKH

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