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TRUMP È L’ULTIMA SPERANZA PER MERZ: SOLO LE MINACCE DEL TYCOON, ODIATISSIMO IN GERMANIA, POSSONO RISOLLEVARLO NEI SONDAGGI – IL CANCELLIERE TEDESCO È IL “LEADER PIÙ IMPOPOLARE DEL MONDO”: IL 76% DEI CITTADINI DI GERMANIA BOCCIA IL SUO OPERATO – ELETTO UN ANNO FA CON LA PROMESSA DI RILANCIARE LA CRESCITA E FERMARE L’ESTREMA DESTRA, HA FALLITO ENTRAMBI GLI OBIETTIVI. L’ECONOMIA È INCHIODATA, LA CRESCITA NON ARRIVA NEMMENO CON IL BAZOOOKA ECONOMICO. E I POST-NAZISTI DI AFD SONO IL PRIMO PARTITO CON IL 27% DEI CONSENSI…

MERZ ACCENDE LO SCONTRO CON TRUMP MENTRE PRECIPITA NEI SONDAGGI

Estratto dell’articolo di Ma.G. per il “Corriere della Sera”

 

merz trump

[…] La domanda è perché Merz sia uscito allo scoperto contro Trump ora, sebbene abbia iniziato a distanziarsi sull’Iran dopo la prima settimana. Il gradimento di The Donald in Germania è molto basso: secondo alcuni sondaggi non piace al 90% dei tedeschi. Difenderlo non porta consensi.

 

L’altra verità è che Merz è un cancelliere in difficoltà, al punto più basso a un anno dell’insediamento, che cade il 6 maggio. Ieri sono state presentate la riforma dell’assicurazione sanitaria e le linee guida della finanziaria, criticate da molti esperti: poco coraggio, pochi tagli.

 

L’economia è inchiodata, in parte per l’Iran, la crescita è stata corretta al ribasso allo 0,5% anche nel 2027. Non riparte neanche con il bazooka.

 

friedrich merz

Ma è ancora peggio per il gradimento personale del cancelliere. Ieri la Bild ha pubblicato il suo indice di popolarità: Merz è ultimo in classifica, 20esimo su 20 politici. La scorsa settimana, l’istituto indipendente Usa Morning Consult l’ha definito «il leader più impopolare del mondo» su 24 democrazie analizzate: a casa sua il 76% lo boccia.

 

Lui ne è consapevole, e nell’intervista con lo Spiegel per il primo anniversario ha detto che «può fare meglio», ma anche che «nessun cancelliere prima di me ha dovuto sopportare qualcosa del genere», riferendosi ad attacchi e denigrazioni.

 

L’incubo invece è la crescita dell’AfD. Nell’ultimo sondaggio, il partito di estrema destra ha staccato di 5 punti la Cdu: 27 a 22, il massimo divario mai registrato. Quando è stato eletto, Merz si era prefissato due compiti: rilanciare la crescita, fermare l’estrema destra.

 

angela merkel e il premier cinese li keqiang

Un politico mai popolare, giunto al potere a 70 anni, vedeva in questi obiettivi il suo mandato storico, perché un fallimento avrebbe conseguenze impensabili per la Germania. Due giorni fa, il Tagesspiegel è uscito con un titolo a tutta pagina: «Kann er das schaffen?», riecheggiando la celebre frase di Angela Merkel: ce la può fare?

 

CLEMENS FUEST - «LA GERMANIA RISCHIA UN DECENNIO PERDUTO COME LITALIA DEGLI ANNI '90»

Estratto dell’articolo di Mara Gergolet per il “Corriere della Sera”

 

«Se la Germania non sta attenta, rischia di fare la fine dell’Italia negli anni Novanta».

CLEMENS FUEST

 

Clemens Fuest è uno dei più influenti economisti tedeschi, dirige l’istituto Ifo, che ogni mese dà le previsioni della crescita. «Rischiamo un decennio perduto — dice —, e se non reagiamo forse anche di più».

 

Di recente, l’istituto ha lanciato l’allarme sul «bazooka» di Merz: non sta funzionando. […] La svolta […] è già fallita?

«Direi che per ora non è arrivata, non che sia definitivamente fallita. Dei 500 miliardi a debito previsti per le infrastrutture, nel 2025 ne sono stati spesi soltanto 24: però gli investimenti aggiuntivi sono stati un miliardo. Vuol dire che i restanti 23 miliardi sono stati usati per altro».

 

friedrich merz e donald trump alla casa bianca foto lapresse 6

Per coprire buchi di bilancio?

«Esattamente. Di fatto, si è usato il fondo per alleggerire il bilancio ordinario».

 

Come spesso si fa in Italia.

«Ora anche in Germania».

 

Un errore politico o amministrativo?

«Politico. L’amministrazione ha solo eseguito decisioni prese dalla politica».

 

[…] Sulla disciplina fiscale la Germania era un modello. A dire il vero, spesso percepita come troppo rigida nell’Ue.

«È stata l’áncora di stabilità della moneta, contribuendo a mantenere i tassi bassi nell’eurozona per tutti. Questo modello tedesco — discutibile ma anche vantaggioso per gli altri — per il momento è stato abbandonato.

 

cinesi costruiscono volkswagen 2

Oggi la Germania è il Paese che si indebita più rapidamente: il debito dovrebbe salire all’80-90% entro il 2040. E questo implica che, se Paesi con un debito elevato, come la Francia, dovessero andare in difficoltà, la Germania sarà meno in grado di soccorrerli».

 

[…] In poche parole: come si spiega la profonda crisi della Germania?

«Ci sono fattori esterni. Prima il contesto globale avvantaggiava la Germania, Paese esportatore, ora non più. Ci sono rotture geopolitiche: la guerra in Ucraina, la fine del gas russo, l’Iran. Poi c’è il protezionismo Usa e, infine, la concorrenza cinese.

 

Vent’anni fa, la Germania era la “vincitrice della Cina” perché esportava macchinari e tecnologie utili alla loro industrializzazione, tanto quanto l’Italia era la “perdente”, quando i vostri prodotti vennero soppiantati da quelli cinesi. Ora invece perde anche la Germania, perché i cinesi sono competitivi nei settori alti, tradizionalmente tedeschi».

 

friedrich merz

E i fattori interni?

«Abbiamo commesso errori noi stessi, per esempio con una politica energetica molto costosa. E ci siamo adagiati».

 

Il presidente degli industriali, Peter Leibinger, ha parlato di caduta libera, della peggiore crisi del dopoguerra. È d’accordo?

«Sì. Non solo l’economia ristagna. Se guardiamo agli investimenti privati — che rappresentano il 90% del totale — sono in calo dal 2019, addirittura siamo tornati al 2015.

Vuol dire che il Pil regge solo grazie alla spesa pubblica, finanziata a debito».

 

È la fine del modello tedesco?

«Spero di no. Ma dipende da noi. Faccio un esempio: finora si potevano costruire impianti solari ovunque, si veniva pagati tramite le tariffe di immissione. È come se uno aprisse una pizzeria in mezzo alla Foresta Nera, senza clienti: tanto passa lo Stato a ritirare le pizze.

 

friedrich merz e donald trump alla casa bianca foto lapresse 2

Serve meno burocrazia. C’è anche una crisi di mobilità: poche persone cambiano lavoro o casa, perché ciò che esiste viene protetto molto e il nuovo è difficile da costruire. Se non cambiamo, sarà una lunga stagnazione: per questo dico che ricorda la situazione dell’Italia negli anni ’90, dove la crescita si è fermata per lungo tempo».

 

Friedrich Merz ha già speso il suo capitale politico?

«C’erano molte aspettative. Sulla difesa qualcosa si è fatto, nella politica economica poco. Da qui il senso di delusione. Dovrà decidere se litigare con gli alleati, continuare a ridurre i conflitti o presentare riforme convincenti. È l’ora della verità».

friedrich merz manfred weber vertice dei volenterosi a parigi - friedrich merz emmanuel macron keir starmer Giorgia meloni cinesi costruiscono volkswagen

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