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TRUMP LANCIA UN SOS PER EVITARE IL FALLIMENTO NEL GOLFO. MA SI RITROVA CON UNA COALIZIONE DI NON VOLENTEROSI – L’APPELLO DEL TYCOON A CINA E ALTRI PAESI PER RISOLVERE IL BLOCCO DELLO STRETTO DI HORMUZ RISCHIA DI ALLARGARE IL CONFLITTO? L’AMBASCIATORE STEFANINI: “PECHINO ATTENDE; TOKYO E SEUL FANNO CAPIRE CHE POTREBBERO STARCI; LONDRA E PARIGI POSSONO FORNIRE DRONI MA NON PORTAEREI. DA VECCHIO AFFARISTA, DONALD SA COSA FARE NEI FALLIMENTI: COINVOLGERVI ALTRI. MA NON SARÀ LA TEMUTA TERZA GUERRA MONDIALE, NON FINO A CHE RUSSIA E CINA NE RIMANGONO FUORI…”

Estratto dell’articolo di Stefano Stefanini per “la Stampa”

 

stretto di hormuz

Nelle acque di Hormuz la guerra di Donald Trump urta un muro di gomma iraniano. Le navi non passano. Il problema, creato dagli Stati Uniti, è più grande dell'America. È mondiale. Dal cappello trumpiano esce così l'idea di, e l'appello a, una coalizione cui vengono invitati – per ora – Cina, Corea del Sud, Francia, Giappone, Regno Unito.  

 

In ordine alfabetico. L'ordine logico, alquanto diverso, si rispecchia nelle risposte a caldo. Pechino attende; Tokyo e Seul fanno capire che potrebbero starci; Londra e Parigi droni e simili sì, le portaerei servono altrove. Non esattamente una corsa alle armi, piuttosto una coalizione di non volenterosi.

 

xi jinping donald trump vladimir putin

Ma Trump è già comunque riuscito a scaricare il transito di Hormuz anche su spalle non sue. Dopo tanta denigrazione di alleati e partner, il presidente americano scopre di averne bisogno. O, almeno, che gli serve coinvolgerli in un'avventura sulla quale non li aveva minimamente consultati e dalla quale preferirebbero tenersi alla larga.

 

[…]  Se lo Stretto rimane chiuso, con tutte le ricadute che sta provocando in America e nel resto del mondo, "Furia Epica" si rivela un fallimento epico.

 

donald trump - conferenza stampa sulla guerra in iran

Energetico immediatamente, economico a ruota, geopolitico in prospettiva. Quanta fiducia gli Usa si sono bruciati in Medio Oriente? Ma questi sono conti che si faranno a mente fredda e a guerra conclusa. Il problema urgente è energetico – perdere un quinto delle forniture mondiali di gas e petrolio non è uno scherzo – e, per immediata conseguenza, economico.

 

L'inflazione è in agguato, le Banche Centrali sul chi vive. Le attese riduzioni dei tassi d'interesse – Trump ci puntava in vista delle elezioni di novembre – sono ora in predicato. Forse si faranno, quando la guerra finirà e lo sconquasso prezzi-forniture sarà riassorbito.

 

[…]

 

nave cargo colpita nello stretto di hormuz

Trump ha provato di tutto per stabilizzare il mercato; promesse di assicurazione del Tesoro Usa agli armatori, annuncio di scorta della Navy Usa, eliminazione delle sanzioni sul petrolio russo. Le navi restano a bollire all'ancora; pochissime (targate "petrolio per la Cina") azzardano il transito dello Stretto. Per gli Usa – qui le finalità potrebbero divergere da Israele – più della guerra il nodo diventa sempre più la navigazione.

 

Da vecchio affarista di dubbia fama, Donald Trump sa cosa fare nei fallimenti: coinvolgervi altri. La logica non fa una grinza. La chiusura di Hormuz vi sta danneggiando? Lasciamo perdere chi o cosa l'abbia causata – la guerra iniziata da Stati Uniti e Israele il 28 febbraio. Lasciamo perdere la prevedibilità della risposta iraniana su Hormuz – tutti gli analisti l'avevano anticipata. Se vi sta danneggiando dovete darci una mano a riaprire la navigazione nello Stretto.

 

vladimir putin xi jinping

Non a caso l'invito a far parte della coalizione era rivolto ai tre Paesi asiatici più in sofferenza di forniture dal Golfo. Francia e Uk vi si aggiungono in quanto i due Paesi occidentali che ne hanno mezzi e capacità aeronavali, e che sono membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'Onu.

 

Trump ha aperto così la partita dell'allargamento del conflitto extra-Medio Oriente. Non sarà la temuta Terza guerra mondiale, non fino a che Russia, non chiamata in causa ma addolcita con petrolio e, forse, concessioni sull'Ucraina, e Cina, "parte lesa" nell'ottica dell'invito, ne rimangono fuori. Per il momento non è quello il rischio all'orizzonte.

 

STEFANO STEFANINI

Ma è sicuramente un pericoloso salto nel buio. Per due motivi. L'Iran considererà nemico chiunque partecipi ad operazioni di messa in sicurezza della navigazione via Hormuz. La protezione dei natanti richiederà un intervento agguerrito, forse anche con azioni a terra, altrimenti a cosa servono i 5.000 marine Usa?

 

Secondo, non ci sarebbe da stupirsi se Donald Trump chiedesse aiuto o comunque sostegno anche ad altri alleati ponendoli di fronte a un difficile «che fare?».

 

navi in attesa di poter passare per lo stretto di hormuz

L'Italia non ne è stata ancora oggetto. Per il momento può limitarsi a difendersi da attacchi come quello, via drone, subito dai nostri militari in missione di stabilizzazione in Iraq – per Teheran, la presenza in area, militare o civile (ambasciate) basta a farne legittimo bersaglio.

 

Ma il problema potrà porsi in un futuro non lontano. Il coordinamento con Ue e Uk per una linea comune è essenziale. Non si può improvvisare a titolo nazionale. Il «Cosa fare se» sarà sicuramente sul tavolo del Consiglio europeo del 19-20 marzo.

vladimir putin, xi jinping e kim jong un alla parata militare in piazza tienanmen a pechino foto lapresse

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