donald trump hegel

TUTTE LE IDEE CHE TRUMP NON SA DI AVERE – IL PRESIDENTE AMERICANO È UN PAZZO SCRITERIATO CHE DI NOTTE CON LO SMARTPHONE PUÒ SCATENARE UNA GUERRA O MANDARE A QUEL PAESE IL PAPA. MA È ANCHE UN SIMBOLO HEGELIANO DELLO SPIRITO DI QUESTO TEMPO, UN PORTATORE, FORSE INCONSAPEVOLE, DI IDEE, CONCETTI FILOSOFICI ED EVIDENZE ELABORATE E TEORIZZATE PER DECENNI DA INTELLETTUALI CHE NESSUNO SI È FILATO, MA CHE LUI HA INCAMERATO – I POST-LIBERALI, GLI ILLIBERALI E GLI IPERLIBERALI: LA CLASSIFICAZIONE BY MATTIA FERRARESI NEL LIBRO “DENTRO LA TESTA DI TRUMP”

donald trump

Mattia Ferraresi* per “Domani”

*autore di “Dentro la testa di Trump. Storia delle idee che non sa di avere” (ed. Mondadori)

 

Quando racconto che ho scritto un libro sulla storia intellettuale di Donald Trump la risatina è quasi inevitabile. Alcune reazioni tipiche: sarà un libro brevissimo. Ma c’è davvero qualcosa da scrivere sul tema? Le parole Trump e intellettuale non possono stare nella stessa frase. Sarà tutto fatto di pagine bianche.  È un tipo di umorismo che piace a Trump, quando non è diretto a lui. […]

 

È un’impresa complicata, me ne rendo conto, visto l’estenuante e inintelligibile mix di esternazioni notturne, interventi militari, reazioni umorali, decisioni bizzarre, uscite incomprensibili e furibonde aggressioni verbali a vivi e morti a cui espone l’interno pianeta ogni giorno, ma il libro Dentro la testa di Trump. Storia delle idee che non sa di avere, che esce oggi per Mondadori, esprime il modesto tentativo di affermare che non tutto si risolve nel caos e nell’assenza di significato e di pensiero.

 

MATTIA FERRARESI

La domanda che fa da premessa a questo libro può essere formulata così: ha senso cercare una qualche traccia di razionalità nei deliri di un uomo che si fa apertamente beffe del principio di non contraddizione, uno che si stenta a credere sia astemio e che quotidianamente suscita enormi dubbi sulla propria stabilità mentale? Come sempre, la risposta è “sì e no”. Ma in fondo è più “sì”.

 

[…]

 

Soltanto di recente sono comparsi articoli e saggi che si interrogano sul rapporto fra Trump e Georg Wilhelm Friedrich Hegel. Proprio il filosofo tedesco sommo interprete della tradizione idealista, non un suo omonimo che fa un podcast su Rumble.

 

MATTIA FERRARESI - DENTRO LA TESTA DI TRUMP

Dopo la guerra con l’Iran e con l’accentuarsi di certe manie egomonumentali, che lo hanno fatto passare dal sogno del suo volto scolpito a Mount Rushmore all’arco di trionfo con le finiture dorate per celebrare la vittoria in una guerra descritta con toni sempre più apocalittici, diversi hanno notato il crescere del suo bisogno di affermarsi fra i Grandi Uomini della Storia, e hanno pensato alla teoria degli individui cosmico-storici di Hegel.

 

Per il filosofo ci sono figure che permettono alla forza irresistibile dello Spirito di compiere passi fondamentali nella sua realizzazione. Queste persone sono tendenzialmente inconsapevoli della portata delle loro gesta.

 

Le compiono seguendo altre pulsioni e desideri, come la brama di gloria personale, di grandezza, ricchezza e potere, ma non sanno che lo Spirito si sta in qualche modo servendo di loro per scopi più importanti.

 

donald trump 4

L’apertura del fronte con l’Iran, avversario storico e simbolo, assieme a Cuba, dei torti dell’epoca della Guerra fredda che non sono stati raddrizzati, ha suscitato l’idea che anche lui, come un Napoleone, inconsapevolmente voglia stampare sulla storia un’orma più vasta di quella della sua scarpa, e poco importa che lui faccia ciò che fa per arricchirsi con i denari dei paesi arabi, manipolare il mercato delle cripto o qualunque altra motivazione.

 

Per Hegel ciò che è razionale è reale (e viceversa), e perciò tutto ciò che genera un cambiamento significativo nella realtà non può che confermare e accrescere il grado di razionalità del sistema. Le intenzioni del singolo che agisce sono irrilevanti. Trump evidentemente non ha letto Hegel, ed è esattamente questo il punto.

 

HEGEL

Nello schema hegeliano l’inconsapevolezza è il segno dell’astuzia della ragione, che in questa fase si insinua nelle sinapsi di un volubile immobiliarista che mette il proprio nome a lettere dorate sui palazzi e gli ordina, per così dire, di farsi eleggere due volte alla Casa Bianca e di far saltare in aria le regole della vecchia politica e rivoltare l’ordine internazionale.

 

Non è necessario accettare l’intero impianto idealista per riconoscere che, in modo analogo, Trump può essere letto come una figura dello spirito di questo tempo, un portatore inconsapevole di idee, concetti filosofici, persuasioni, bisogni, evidenze che sono state elaborate e teorizzate per decenni da intellettuali che nessuno si è filato.

 

Soltanto quando Trump è arrivato con l’istinto dell’animale degli affari e dello spettacolo a dare una forma politica a queste idee, queste sono riemerse dagli scantinati in cui erano chiuse. In questo senso, il fatto politico-culturale rilevante di questo brandello di presente è la fragorosa crisi del sistema liberale, di cui Trump è un messaggero inconsapevole, un sintomo da interpretare.

 

[…]

 

PATRICK DENEEN

Se Trump è l’erede di mondi intellettuali di cui non sa nulla o quasi, si tratta di disegnare l’atlante di questo pensieri, ricalcando i contorni delle idee che non sa di avere.  Esistono molti modi per disegnare questa mappa. Nel libro ho scelto di dividerla in tre grandi domini, che si sviluppano lungo la linea di frattura del liberalismo.

 

Il primo è quello dei post-liberali, dove una schiera di accademici come Patrick Deneen e Adrian Vermeule ha teorizzato la fine della democrazia liberale, sepolta sotto il peso delle sue contraddizioni interne.

 

donald trump - foto lapresse

Il secondo dominio è quello degli illiberali. In questo composito laboratorio ci sono i cosiddetti nazional-conservatori, l’hub della destra globale che si è sviluppato in Ungheria, i neoreazionari capeggiati idealmente dal proteiforme Curtis Yarvin e i teorici dell’«illuminismo oscuro».

 

Infine c’è il dominio degli iperliberali, intellettuali di ascendenza libertaria convinti che il sistema liberale abbia dei fini buoni, ma che non sono raggiungibili passando per la strada dei diritti, della democrazia e dell’uguaglianza. Per perseguirli davvero occorre accelerare al massimo le dinamiche del tecnocapitalismo per arrivare a un rovesciamento del sistema.

 

Curtis Yarvin

In tutto questo classificare e razionalizzare occorre però essere consapevoli di una falla: la libertà umana. Le idee hanno delle conseguenze e queste si affacciano e riaffacciano nella storia nei modi più improbabili. Allo stesso tempo, l’umano è un abisso di mistero e irrazionalità, l’esistenza si dipana in modi del tutto imprevisti, gli esseri umani sono sottoposti a passioni e condizionamenti, umori e pregiudizi, svogliatezze e ardori, limitazioni e aspirazioni di cui molto spesso non sanno dare una ragione chiara e distinta. Non agiscono secondo il raziocinio probabilistico che permette a Claude di dare risposte plausibili e inutili.

 

attentato a donald trump pennsylvania 8

Così lo sforzo di trovare dentro la testa di Trump anche le cose che non ci sono va bilanciato con la consapevolezza che una notte in solitudine alla Casa Bianca con lo smartphone in una mano e l’amato telecomando nell’altra può far saltare in aria tutta la costruzione hegeliana sulle ascendenza intellettuali che il leader interpreta in modo preterintenzionale.

 

La tentazione di semplificare buttando tutto sulla condizione psichiatrica di un uomo disturbato va bilanciata con la consapevolezza del ruolo delle idee nel dare forma alla storia. In questo libro si corre su un crinale, sapendo che a ogni passo si rischia di scivolare da una parte o dall’altra.

ivana e donald trumpdonald trump hamburger 3DONALD TRUMP - CONFERENZA STAMPA

Ultimi Dagoreport

gender club degrado roma pina bausch matteo garrone

25 ANNI FA SPUNTÒ A ROMA UN CLUB IN MODALITÀ DARK-ROOM: AL "DEGRADO", IMMERSO NEL BUIO, SI FACEVA SESSO SENZA IL SENSO DEL PECCATO, IN MEZZO A TUTTI. UNO ‘’SBORRIFICIO” CHE NON HA AVUTO EGUALI E CHE DEMOLÌ I MURI DIVISORI TRA ETERO-BI-GAY-LESBO-TRANS-VATTELAPESCA - PER 9 ANNI, “CARNE ALLEGRA” PER TUTTI. OGNUNO VENIVA E SI FACEVA I CAZZI SUOI, E QUELLI DEGLI ALTRI. IL "DEGRADO'' POTEVA ESSERE RIASSUNTO IN UNA DOMANDA: CHI È NORMALE? - DAGO-INTERVISTA ALL’ARTEFICE DEL BORDELLO: “SCORTATA DA MATTEO GARRONE, UNA NOTTE È APPARSA PINA BAUSCH IMPEGNATA AL TEATRO ARGENTINA. SI ACCENDONO LE LUCI E UNA TRAVESTITA URLO': “AO' SPEGNETELE! IO STAVO A FA’ UN BOCCHINO. NUN ME NE FREGA ‘N CAZZO DE 'STA PINA!”

michele mari ciabatti d orrico

DAGOREPORT! MARI IN TEMPESTA! CI VOLEVA LO STREGA-GATE CON I PRESUNTI GIUDIZI, POI SMENTITI, SU MICHELA MURGIA (“ERA INTRANSIGENTE E VIOLENTA, PERCHÉ ERA BRUTTA E SFOGAVA COSÌ LA SUA RABBIA”) PER SCOPRIRE CHE MICHELE MARI HA UN CARATTERE FUMANTINO. NELLA SOCIETÀ LETTERARIA LA SUA IRACONDIA È UN SEGRETO DI PULCINELLA COME LA SUA IMPULSIVITÀ. LO SCRITTORE, CHE RIVENDICA UN CULTO PER GENE HACKMAN E PER GLI UOMINI “ANCHE UN PO’ CANAGLIE”, RESTA NEGLI ANNALI PER LA REAZIONE CHE EBBE DOPO UNA STRONCATURA RICEVUTA DAL CRITICO DI “SETTE”, ANTONIO D’ORRICO. MICHELE MARI ANDÒ NEGLI UFFICI DEL "CORRIERE". E TROVATOSI FACCIA A FACCIA CON IL RECENSORE, LO COLPÌ CON UNO SCHIAFFO. IL CRITICO NON REAGÌ. E MARI SI CONQUISTÒ LE STELLETTE DI VENDICATORE DEI SOPRUSI DEI CRITICI PREPOTENTI E ARROGANTI…

giorgia meloni donald trump

FLASH! – IL LATO POSITIVO DEGLI INSULTI DI TRUMP A "GIGIORGIA"? POTREBBE TRADURSI IN UN AUMENTO DEI CONSENSI, ESSENDO IL TYCOON ODIATO DA 8 ITALIANI SU 10 - NON A CASO, AL RADUNO DEGLI ALPINI A GEMONA, È STATA ACCOLTA TRA APPLAUSI E STRETTE DI MANO - AL DI LA' DI TRUMP, IL VERO PROBLEMA PER LA DUCETTA RESTA LO SFARINAMENTO DELLA LEGA E LO SBANDAMENTO DI FORZA ITALIA IN VISTA DEL VOTO 2027 - E POI C’È IL BOOM DI VANNACCI A SPESE DEI TRE PARTITI DELLA MAGGIORANZA (E M5S), RICICCIANDO TEMI IDENTITARI CARI ALL'UNDERDOG, ABBONDONATI UNA VOLTA A PALAZZO CHIGI… - VIDEO

giorgia meloni trump cairo

FLASH! - A PALAZZO CHIGI, DOPO LE MAZZATE DI TRUMP CONTRO GIORGIA MELONI, E' INIZIATA LA CACCIA ALLE STREGHE (CON QUALCUNO SI DEVONO SFOGARE) - E CON CHI SE LA SONO PRESA? CON URBANO CAIRO! - IL MOTIVO? A PUBBLICARE IL PRIMO AFFONDO DI TRUMP ("SONO SCIOCCATO, MELONI NON CI VUOLE AIUTARE SULLA GUERRA IN IRAN. PENSAVO AVESSE CORAGGIO") FU IL "CORRIERE DELLA SERA" A FIRMA DI VIVIANA MAZZA - IL SECONDO SFOGO DEL TYCOON ("MELONI MI FA PENA") E' STATO RIPORTATO DAL PROGRAMMA "L'ARIA CHE TIRA"  DA DANIELE COMPATANGELO SU LA7 (ANCORA EDITORE CAIRO!) - PER DARE UN SEGNALE DI "BUONA FEDE", IL "CORRIERE" IERI HA PUBBLICATO UN'INTERVISTA A MARY L. TRUMP, NIPOTE DI "THE DONALD", CHE DESCRIVE LO ZIO COME UN DISTURBATO MENTALE FUORI CONTROLLO...

andrea giambruno giorgia meloni renato de angelis

SE GIORGIA MELONI VOLESSE IMBASTIRE UNA VERA OPERAZIONE SIMPATIA, DOVREBBE SCRIVERE UN’AUTOBIOGRAFIA SENTIMENTALE – BARBARA COSTA: “MI SONO SORBITA LA NUOVA EDIZIONE DI ‘IO SONO GIORGIA’ E…CHE DELUSIONE! ZERO RIFERIMENTI ALLO ‘SCANDALO THREESOME’, E ZERO VITA SENTIMENTALE. COME SE A GIAMBRUNO SI FOSSE ARRIVATI INTATTI, SENZA EX, PASSIONI E GELOSIE, MA ANDIAMO, SIGNORA PRESIDENTE! COME È POSSIBILE? E INFATTI NON È VERO. MELONI HA AVUTO I SUOI AMORI, AI QUALI NEL SUO LIBRO NON DESTINA MEZZA RIGA” – CHI È ALESSANDRO GIOMBINI DETTO MANOLO, GIÀ MILITANTE DI CASA POUND? PERCHÉ NON RICORDARE LA RELAZIONE CON RENATO DE ANGELIS, CON AMOREGGIAMENTI IN GOMMONE A PONZA? – L’INCONTRO CON GIAMBRUNO, “BELLO COME IL SOLE”: “È STATA LEI A RIMEDIARE IL NUMERO E A..."

frocinema carocci rocca gualtieri

DAGOREPORT - MASSÌ, NEL PAESE CHE SI È INVENTATO IL “COMPROMESSO STORICO” E LE “CONVERGENZE PARALLELE” E IL “GOVERNO DELLA NON SFIDUCIA”, PRIMA O POI, DOVEVA CAPITARE DI TROVARSI DAVANTI A NUOVA MACHIAVELLICA DIAVOLERIA: BENVENUTI AL CINEMA “FASCIO E MARTELLO” - IL COMUNE DI ROMA GUIDATO DA ROBERTO GUALTIERI (PD) E LA REGIONE LAZIO CAPITANATA DA FRANCESCO ROCCA (FDI) SI SONO INASPETTATAMENTE ALLACCIATI IN UN TANGO CHE LI HA TRASCINATI ALL’ORGASMO DI STANZIARE UN DOVIZIOSO FINANZIAMENTO DI 250.000 EURO (IL CAMPIDOGLIO) E 300.000 EURO (LA REGIONE), AMBEDUE EROGATI SENZA UNO STRACCIO DI GARA E DESTINATI – FIATE ALLE TROMBETTE! RULLO DI TAMBURI! - AL PROGETTO ‘’FROCINEMA” DELLA ‘’FONDAZIONE PICCOLO AMERICA’’, CAPITANATA DAL MITOLOGICO ‘’PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, VALERIO CAROCCI – E' SUCCESSO CHE QUANDO IL COMUNE E LA REGIONE HANNO APPROVATO LA RICONVERSIONE DEL METROPOLITAN, L'EX CINEMA DI VIA DEL CORSO CHIUSO DAL 2010, IN UN MEGA-STORE, IL DIABOLICO CAROCCI HA CAPITO CHE CON UNA FAVA POTEVA PRENDERE DUE PICCIONI: OLTRE AL COMUNE DE SINISTRA ANCHE LA REGIONE DE DESTRA CHE, UNA VOLTA IN MANO A FDI AVEVA CHIUSO IL RUBINETTO DEI FINANZIAMENTI - AL GRIDO: “SALVARE IL METROPOLITAN! FERMARE QUESTO NUOVO SACCO DI ROMA!’’ IL COCCO DI ZINGARETTI HA MONTATO UN PANDEMONIO MEDIATICO, ACCOMPAGNATO DA UNA BATTAGLIA LEGALE, FINO A QUANDO ROCCA HA SMOLLATO ED ORA I CAMERATI D’ITALIA POTRANNO GODERSI “FROCINEMA”…