viktor orban giorgia meloni

QUESTA VOLTA HA RAGIONE RENZI: GIORGIA MELONI HA PERSO IL “TOCCO MAGICO” – LA VITTORIA EPOCALE DI PETER MAGYAR IN UNGHERIA È UNA SCONFITTA PER LA DUCETTA, CHE SOLO QUALCHE MESE FA METTEVA LA FACCIA IN UN VIDEO-SPOT PER ORBAN. LA SORA GIORGIA HA FATTO LE CONGRATULAZIONI AL NUOVO PREMIER, RINGRAZIANDO PERÒ “IL MIO AMICO” VIKTOR – VIDEO: QUANDO AD ATREJU ORBAN VENNE ACCOLTO DAI DIRIGENTI DI FRATELLI D’ITALIA, IN TESTA GIORGIA MELONI, CHE CANTAVANO “AVANTI RAGAZZI DI BUDA” – GIULIANO FERRARA TWEET: “ORA ORBAN PIÙ LIBERO PER CONVEGNI LEGHISTI”

 

1. MELONI RINGRAZIA L'AMICO ORBAN. E A MAGYAR, 'VITTORIA CHIARA, COLLABORIAMO'

Estratto dell’articolo di Silvia Gasparetto per l’ANSA

 

GIORGIA MELONI - VIKTOR ORBAN - FOTO LAPRESSE

Riconosce la "vittoria chiara" di Peter Magyar con cui si dice pronta a "collaborare". Ma allo stesso tempo ringrazia Victor Orban, "il mio amico" come lo definisce senza esitazione, che, ne è sicura, "continuerà a servire la sua nazione dall'opposizione". Giorgia Meloni saluta così la nuova era dell'Ungheria, che alle urne ha espresso un responso inequivocabile nei confronti di Orban, alleato a Bruxelles di Matteo Salvini e da sempre in grande sintonia con Giorgia Meloni.

 

Che in queste settimane, a differenza del leader della Lega, si è tenuta scientemente alla larga, salvo un breve videomessaggio a gennaio, dalla campagna elettorale del leader di Fidesz, sostenuto apertamente dall'America di Donald Trump.

 

giorgia meloni nel video pro orban

Anche per questo la premier ha lentamente fatto un passo di lato nei confronti di Orban, a capo di un governo sovranista - e contrario al sostegno all'Ucraina - che si è trovata più volte a difendere nel consesso europeo. "Bisogna parlare con tutti" è sempre stato il mantra della premier, che spesso ha mediato con il primo ministro ungherese per superare situazioni di stallo in Consiglio.

   

A ricordarle gli stretti rapporti con Orban, quando ancora i risultati si vanno a consolidare, ci pensa Matteo Renzi: si vede "l'effetto Trump" ma anche quello del "tocco magico di Meloni, Re Mida al contrario", ironizza il leader di Iv sui social, mettendo in fila anche il sostegno della premier "agli anti europeisti in Polonia" e in Spagna" e sottolineando che anche loro "hanno perso".

 

Si tratta di una "notizia straordinaria" per +Europa (una delegazione del partito è a Budapest), la "sconfitta elettorale del tiranno Orban, nemico dell'Ue e dello Stato di diritto", come dice Benedetto Della Vedova, e di una "grande giornata per l'Europa" che va "liberata dai servi di Putin (#Salvini)" per il leader di Azione Carlo Calenda.

 

MELONI E ORBAN

Mentre per la segretaria dem Elly Schlein, il voto ungherese racconta che "ha perso Orban, ha perso Trump e hanno perso Giorgia Meloni e Matteo Salvini, con i loro video imbarazzanti a supporto di una autocrazia". Ogni passaggio "di grande partecipazione democratica", aggiunge il leader M5s Giuseppe Conte, si sta rivelando "un incubo per i fini patrioti di casa nostra". Perché dopo la vittoria del referendum, sentenzia la segretaria dem, "il tempo dei sovranisti, di queste destre nazionaliste che stanno portando caos, guerre e dazi è finito".

   

Dal centrodestra italiano i primi a commentare a caldo sono gli alleati nel Ppe, Forza Italia e Noi Moderati, mentre rimbomba il silenzio leghista mentre fino a 24 ore dal voto Salvini si augurava di avere Orban in piazza a Milano il 18 aprile "da vincitore".

matteo salvini nel video pro orban

 

 

Mentre da FdI arrivano critiche all'euforia delle opposizioni: trova "surreale" Elly Schlein il copresidente del gruppo dei conservatori Ecr al Parlamento europeo Nicola Procaccini, perché "giosce per la vittoria di un candidato di centrodestra come se fosse Che Guevara". E sulla stessa falsariga anche il capo dell'ufficio studi di Fratelli d'Italia, Francesco Filini, secondo il quale l'esultanza "per la vittoria di esponente di destra dà la misura di quanto la sinistra sia messa male".

   

C'è comunque una certa cautela, tra i meloniani, nei confronti del leader di Tisza, andrà misurata la sua "affidabilità", dicono a taccuini chiusi. E sarà tutto da costruire il rapporto tra la premier e Magyar, che, in questi mesi, ha evitato a Strasburgo di esporsi sui temi caldi della campagna elettorale ungherese, come la posizione nei confronti di Kiev (e del prestito europeo su cui Budapest ha posto il veto insieme alla Slovacchia) e del blocco dell'oleodotto Druzhba. Tutte questioni che la premier potrebbe affrontare peraltro mercoledì, quando riceverà nuovamente a Roma Volodymyr Zelensky.

   

GEERT WILDERS - MARINE LE PEN - VIKTOR ORBAN - MATTEO SALVINI

La postura italiana "non cambia", ribadirà Meloni al presidente ucraino, che riceverà nel pomeriggio a Palazzo Chigi. L'ultima volta, a inizio dicembre dello scorso anno, si discuteva del piano di pace per Kiev e di come fare procedere quella trattativa, mentre ancora erano lontani i venti di una nuova guerra del Golfo.

 

Si parlerà anche del conflitto in Iran, probabilmente mercoledì, che è l'altro dossier che il governo monitora costantemente. Che la tregua fosse "fragile" era chiaro, e ora si attendono le evoluzioni di una situazione sempre in bilico. Un segnale, si ragiona ai piani alti dell'esecutivo, arriverà dalla riapertura dei mercati. Se dovessero reggere l'urto delle distanze registrate nelle ultime ore, potrebbe essere il segnale che ancora ci sono margini per la trattativa.

 

viktor orban e matteo salvini al ministero dei trasporti

IL PARTITO ITALIANO DELL’UNGHERESE CHE LO ACCLAMÒ DA PONTIDA A ATREJU

Estratto dell’articolo di Concetto Vecchio per “la Repubblica”

 

Con Viktor Orbán gli incontri di Matteo Salvini sono sempre «affettuosi», «siamo in totale sintonia su tutto», ammise il leader della Lega nel settembre di due anni fa, dopo l'ennesimo abbraccio. E del resto il vicepremier lo scorso 23 marzo è volato a Budapest per fare campagna elettorale per l'autocrate ungherese. Ma anche Giorgia Meloni fino all'altro giorno è stata orbanianissima.

 

Ha fatto un video di sostegno, ancora a gennaio, insieme a Salvini, Netanyahu, Alice Weidel della Afd, Marine Le Pen e Santiago Abascal di Vox. Orbán l'ha chiamata per una vita «una sorella», e l'ha accolta col baciamano. E quindi la sconfitta di Orbán è anche la sconfitta dei sovranisti di casa nostra. Il partito degli Orbán d'Italia.

 

GIORGIA MELONI (DI SPALLE) PARLA CON ORBAN E MERZ INSIEME ALLA SEGRETARIA PATRIZIA SCURTI

Va detto che Fratelli d'Italia non ha voluto spendersi direttamente nella campagna elettorale.[…]Ma per tutti questi anni — Orbán era salito al potere nel 2010 — l'Ungheria è stato «un Paese modello».

 

Sia Salvini che Meloni hanno ospitato «Viktor» alle rispettive feste di partito, a Pontida e Atreju, tributandogli gli onori che si riservano agli statisti. Meloni aveva detto di voler importare in Italia le politiche di Orbán sulla famiglia.

 

«Meloni impara a espellere i clandestini», titolava Libero nel marzo 2018, quando corse a Budapest per consegnargli la tessera di Fratelli d'Italia al grido di «frontiere chiuse e radical chic in miniera!».

 

Quando, l'anno dopo, Orbán salì sul palco di Atreju la platea scattò in piedi sulle note di "Avanti, ragazzi di Buda, avanti ragazzi di Pest, il sole non sorge più a est", la canzone contro l'occupazione sovietica dell'Ungheria. Meloni ha definito il premier ieri sconfitto «un patriota che difende la propria cultura, la propria identità, i propri cittadini e soprattutto i propri confini».

 

GEERT WILDERS - MATTEO SALVINI - VIKTOR ORBAN - PONTIDA 2024

La Lega è rimasta fedele fino all'ultimo. «È una partita apertissima, punterei ancora su Orbán», ha detto l'altro giorno il capodelegazione della Lega al Parlamento europeo, Paolo Borchia. «Sui sondaggi ho più di una perplessità».

 

Del resto il legame con Matteo Salvini è sempre stato fraterno. Quando venne assolto in Cassazione per Open Arms, Orbán grondò entusiasmo su X, congratulandosi «con il mio caro amico patriota».

 

Salvini una volta gli fece vedere il plastico del ponte sullo Stretto, e lo invitò pure all'avvio dei cantieri. Orbán lo chiamò «un guerriero a difesa dei confini nazionali».

 

[...]  Quando arrivò a Pontida, nell'ottobre del 2024, Salvini radunò i giovani leghisti per invitarli ad accoglierlo degnamente: «C'è un presidente del Consiglio che parte da Budapest per essere qui!». [...]

 

post di viktor orban su giorgia meloni

Finisce un'era. «Vorrei che l'Italia collaborasse con i Paesi del gruppo di Visegrad — Ungheria, Polonia, Repubblica ceca e Slovacchia — che si adoperano per salvaguardare gli interessi nazionali dal pensiero unico e dall'omologazione che Bruxelles cerca di imporci», annunciò Meloni quando andò a trovare Orbán la prima volta. A quei tempi Salvini girava con il rosario. «Avanti, ragazzi di Buda, avanti ragazzi di Pest».

ORBAN E MELONIMELONI E ORBANmateusz morawiecki giorgia meloni viktor orban giorgia meloni viktor orban JORDAN BARDELLA VIKTOR ORBAN MATTEO SALVINI MARINE LE PENviktor orban e matteo salvini al ministero dei trasportiURSULA VON DER LEYEN GIORGIA MELONI VIKTOR ORBAN - CONSIGLIO EUROPEO 15 DICEMBRE 2022salvini orbanVIKTOR ORBAN GIORGIA MELONIviktor orban e matteo salvini al ministero dei trasportiMELONI ORBAN URSO

Ultimi Dagoreport

tajani meloni salvini

DAGOREPORT – CHE SUCCEDERA' ALLA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE QUANDO VERRA' RIPRESENTATA ALLA CAMERA, CON IL TERRIBILE VOTO SEGRETO, ALL'INIZIO DI SETTEMBRE? - SE LA LEGA E' SCOPPIATA, FORZA ITALIA E' ALLO SBANDO, CON SALVINI E TAJANI CHE NON CONTROLLANO PIÙ I LORO PARLAMENTARI, ANCHE GIORGIA MELONI HA QUALCHE PROBLEMUCCIO: ALL'INTERNO DEL SUO PARTITO UN COACERVO DI SERPI E' PRONTA A MORDERLA SE NON SARANNO RICANDIDATI ALLE POLITICHE DEL 2027 – IL BOOM DI FDI DEL 2022 FU TALMENTE INASPETTATO CHE ARRIVARONO IN PARLAMENTO TANTI TIZI E TROPPI CAIETTI UN PO’ IMPROVVISATI O INADEGUATI O SEMPLICEMENTE FANCAZZISTI, CHE SANNO BENISSIMO CHE SARANNO SPAZZATI VIA DALLA RAMAZZA DELLA DUCETTA. E NON VEDONO L’ORA DI CONSUMARE LA VENDETTA…

francesco guccini con angela signorini e la figlia teresa

DAGOREPORT - E’ ACCADUTO RARAMENTE CHE FRANCESCO GUCCINI ABBIA CANTATO LA SUA VITA SENTIMENTALE MA QUANDO È ACCADUTO, HA DATO VITA A UNA DEI BRANI PIÙ INTENSI E STRAZIANTI DELLA STORIA DELLA CANZONE ITALIANA - ACCADDE NEL 1996, CON “QUATTRO STRACCI”, IN CUI IL RISERVATISSIMO GUCCINI DI COLPO LASCIA TUTTI BASITI METTENDO DAVVERO IN PIAZZA GLI STRACCI DELLA SUA LUNGA STORIA CON ANGELA SIGNORINI, DA CUI EBBE NEL 1978 L'UNICA FIGLIA, TERESA - DOPO AVERLA INCHIODATA COME UNA SIGNORA "CASTA CHE SOGNA D'ESSER PUTTANA / QUANDO SEI DENTRO VUOI ESSER FUORI / CERCANDO SEMPRE I PASSATI AMORI / ED HAI ANNULLATO TUTTI FUORI CHE TE”, IL DOLORE DI GUCCINI PER L'ABBANDONO DEFLAGRA IN RABBIA SPREZZANTE: "OGNUNO VADA DOVE VUOL ANDARE, OGNUNO INVECCHI COME GLI PARE, MA NON RACCONTARE A ME COS'È LA LIBERTÀ. LA LIBERTÀ DELLE TUE POSIZIONI YOGA, DI ERBE, DI PSICHE E DI OMEOPATIA; DI MANUALI CONTRO LE FRUSTRAZIONI, LE INIBIZIONI CHE PROVAVI QUI A CASA MIA…’’ - VIDEO

giuseppe conte vladimir putin marco travaglio elly schlein beppe grillo

DAGOREPORT – CARO CONTE... MA PERCHÉ NON TE NE VAI A FARE IN CULO?! - NEL PARTITO DEMOCRATICO CRESCE UNA FRONDA SOTTERRANEA DI CHI VUOLE MOLLARE PEPPINIELLO AL SUO DESTINO DI “RAS-PUTIN” – AL NAZARENO, NONOSTANTE LA LINEA “TESTARDAMENTE UNITARIA” (SENZA M5S NON SI VINCE) DI ELLY SCHLEIN, MOLTI VORREBBERO ANDARE A VEDERE IL BLUFF DELL’EX PREMIER: SE VUOLE INTESTARDIRSI SU POSIZIONI FILO-RUSSE E ANTI-EUROPEE (NO AL FONDO SAFE PER LA DIFESA), FACCIA PURE, MA SAPPIA CHE ANDARE DA SOLO AL VOTO NON CONVIENE AL M5S NE' ALLA SUA OSSESSIONE DI TORNARE A PALAZZO CHIGI (CONTE METTERÀ SEMPRE IL VETO A CHIUNQUE NON SI CHIAMI CONTE) - A CONDIZIONARE IL LEADER M5S NON È DI DI BATTISTA, MA LA LINEA INTRANSIGENTE DI TRAVAGLIO, VERO IDEOLOGO DELLA GALASSIA PENTASTELLATA - LE CHIAMATE DI BEPPE GRILLO AI PIDDINI PER SABOTARE IL "CAMALEONTE CON LA POCHETTE'' - AMORALE DELLA FAVA: ORA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI È PRONTA A PERDERE, IL CENTROSINISTRA NON È PRONTO A VINCERE. 'STO "CAMPO LARGO" A PALAZZO CHIGI DIVENTA CAMPO SANTO IN SEI MESI... - VIDEO

generali philippe donnet luigi lovaglio carlo messina

DAGOREPORT - LE ULTIME SPERANZE DELL’IRRIDUCIBILE LUIGI LOVAGLIO DI SALVARE MPS DALL’OPAS DI INTESA SONO APPESE ALLA FUSIONE CON MEDIOBANCA, CHE INGLOBEREBBE L’OGGETTO DEL DESIDERIO DI TUTTI I PROTAGONISTI DEL RISIKONE: IL 13% DI GENERALI - OLTRE ALLA DELFIN DI MILLERI, A DAGOSPIA RISULTA IN GRAN MOVIMENTO IL CEO DEL LEONE DI TRIESTE, PHILIPPE DONNET, PRESSO I FONDI DI INVESTIMENTO, COME GIÀ SUCCESSE CON LA RESURREZIONE DI LOVAGLIO PER SBARRARE LA STRADA A CALTAGIRONE - SE FALLISSE LA FUSIONE MPS-MEDIOBANCA, A PIAZZA AFFARI C’È CHI IPOTIZZA UN’OPA SU PIAZZETTA CUCCIA, CHI CONGETTURA OPERAZIONI CHE COINVOLGEREBBERO BANCA GENERALI - UNA COSA È CERTA: PIÙ SI ANDRÀ AVANTI E PIÙ L’ASTICELLA DEL RISIKO SI IMPENNERÀ, PERCHÉ SOCI E GRANDI FONDI DOVRANNO SCEGLIERE: MESSINA O DONNET? BANCA INTESA CHE PRENDE LA LEVA DI COMANDO DI GENERALI (SALVO PROBLEMI CON L'ANTITRUST) O TRASFORMARE IL LEONE DI TRIESTE IN UNA VERA PUBLIC-COMPANY?

giuseppe conte donald trump mario draghi joe biden sergio mattarella matteo renzi gennaro vecchione william barr

DAGOREPORT – LA STORIA MAI RACCONTATA DELL'''ASTIO SPUMANTE'' DI GIUSEPPE CONTE VERSO MARIO DRAGHI - IL "TRASFORMISMO DAL VOLTO UMANO" NON HA MAI METABOLIZZATO LA CACCIATA DA PALAZZO CHIGI DEL 2021, DETRONIZZATO DA "SUPERMARIO" PER LA GIOIA DI ANGELA MERKEL, CONTRARIA A FAR GESTIRE I 200 MILIARDI DEL PNRR AL POPULISMO 5STELLE - I TWEET D'AMORE DI TRUMP A "GIUSEPPI" CHE PORTO' IL PREMIER CONTE AD AUTORIZZARE L'INSOSTENIBILE INCONTRO A ROMA DEI VERTICI DEI SERVIZI SEGRETI CON IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA DEGLI STATI UNITI, A CACCIA DI "MAIL IMBARAZZANTI SU HILLARY CLINTON IN POSSESSO DEI RUSSI" - DESTINO VOLLE CHE DOPO SEI GIORNI DAL GIURAMENTO DI BIDEN, LA FAVOLA DI "GIUSEPPI" FINI' ED INIZIO' LA VENDETTA CONTRO "DRAGHI, L'USURPATORE" (OGGI, A PAGARNE LE CONSEGUENZE, E' L'EX SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DI "MARIOPIO", FRANCO GABRIELLI) - VIDEO