donald trump alleati europei dataroom milena gabanelli

LA VOLGARE PROPAGANDA DI TRUMP SUGLI EUROPEI “CODARDI” È SMENTITA DAI FATTI – LA GUERRA CONTRO L’IRAN, DECISA SENZA NEMMENO INFORMARE GLI ALLEATI, È L’ULTIMA PROVA DEL LIVORE TRUMPIANO, NEI CONFRONTI DEGLI EUROPEI, ACCUSATI DAL TYCOON DI SPENDERE POCO PER LA DIFESA COMUNE E DI ESSERE RIMASTI NELLE RETROVIE NEL MOMENTO DELLA GUERRA. PECCATO CHE, DAI BALCANI ALL’AFGHANISTAN FINO ALL’IRAQ, I NUMERI DIMOSTRANO L’IMPEGNO DI UOMINI E SOLDI PROFUSO DAGLI EUROPEI – MILENA GABANELLI E GIUSEPPE SARCINA: “DEVE FARE UNA CERTA IMPRESSIONE AI MILITARI ITALIANI, BRITANNICI, FRANCESI, TEDESCHI SENTIRSI DARE DEI ‘CODARDI’ DA CHI HA SCANSATO PER CINQUE VOLTE LA LEVA OBBLIGATORIA. È EVIDENTE LA VOLONTÀ DELLA CASA BIANCA DI LASCIARE DA SOLA L’EUROPA AD AIUTARE L’UCRAINA…” – VIDEO

@dataroom_milenagabanelli Con un certificato medico falso ha evitato la leva obbligatoria durante la guerra in Vietnam, eppure Donald Trump arriva a sostenere che i militari italiani, tedeschi inglesi e francesi siano dei codardi, che spendiamo poco per la difesa comune e che quando siamo andati in soccorso degli Stati Uniti siamo rimasti nelle retrovie. A considerare i fatti, dalla Bosnia, alla Serbia, all’Afghanistan, all’Iraq, alla Libia, i Paesi europei per 30 anni sono stati alleati fedeli, mentre Trump nel momento del bisogno sull’Ucraina se ne lava le mani. E ci vorrebbe invece invece suo fianco in Iran, una guerra che ha deciso da solo con Israele e che ci sta esponendo al rischio terrorismo e ad una crisi energetica. LINK IN BIO ALL’INCHIESTA DATAROOM #Trump #EpicFury #Guerra #Europa #Afghanistan ? audio originale - Dataroom di Milena Gabanelli

Estratto dell’articolo di Giuseppe Sarcina e Milena Gabanelli per il “Corriere della Sera”

 

MILENA GABANELLI - DONALD TRUMP GLI USA E GLI ALLEATI EUROPEI - DATAROOM

Deve fare una certa impressione ai militari italiani, britannici, francesi, tedeschi sentirsi dare dei «codardi» da chi ha scansato per cinque volte la leva obbligatoria. Soprattutto se quell’uomo è Donald Trump, che durante la guerra del Vietnam evitò la chiamata alle armi, grazie ai suoi agganci e a un certificato medico che diagnosticava un’improbabile malformazione al piede.

 

Da quando è tornato alla Casa Bianca, l’ex immobiliarista ha più volte accusato gli alleati di spendere poco per la difesa comune. Di recente ha alzato il tiro, sostenendo di «non essere sicuro che in caso di bisogno» i partner della Nato sarebbero pronti ad accorrere in soccorso degli Stati Uniti. E, in ogni caso, ha aggiunto, quando ciò è accaduto, le truppe alleate sono rimaste nelle retrovie.

 

Le pretese sull’Iran

GLI USA - GLI ALLEATI EUROPEI - LE GUERRE - DATAROOM

La guerra contro l’Iran, decisa senza nemmeno informare gli alleati, è l’ultima prova del livore trumpiano, ai limiti dell’insulto nei confronti degli europei. Il britannico Keir Starmer, il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz hanno dichiarato di non voler partecipare alle operazioni militari, ma hanno concesso l’uso delle basi militari americane dislocate nel loro territorio per missioni di pattugliamento o appoggio logistico.

 

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha fatto sapere che in caso di richiesta, valuterà se rendere disponibili le basi di Aviano o di Sigonella. Tutto questo nonostante la guerra provochi in Europa il rincaro dell’energia, esponga a un’ondata di profughi e un rischio terrorismo.

 

Ma a Trump non è bastato. Allo spagnolo Pedro Sánchez, l’unico leader che ha negato l’accesso alle basi, ha promesso ritorsioni commerciali. E poi ha preso di mira Starmer, «non è Churchill» ha detto, e considera la posizione defilata del Regno Unito (avrebbe voluto il coinvolgimento dei jet di Londra nel bombardamento di Teheran), un’ulteriore conferma del suo teorema: gli alleati restano sempre un passo indietro. La storia, però, ci consegna una realtà completamente diversa.

 

Missione Bosnia

GLI USA - GLI ALLEATI EUROPEI - LE GUERRE - DATAROOM

La prima iniziativa comune risale al 1995, nello scenario dei Balcani sconvolto dalla dissoluzione della Jugoslavia. Con la Risoluzione n.1031, il Consiglio di sicurezza dell’Onu autorizzò all’unanimità l’istituzione di una «Forza di implementazione multinazionale (Ifor)» affidata al comando della Nato per stabilizzare la situazione in Bosnia.

 

Ecco come erano ripartiti i pesi tra i principali alleati occidentali: Stati Uniti, 20 mila unità; Regno Unito, 11 mila; Francia, 3.800; Italia 2.500; Germania 1.700; Olanda 850. La somma dei militari inviati è equivalente: Usa, 20 mila, i cinque europei, 19.800.

 

[…]

 

Gli europei non si disposero nelle retrovie, ma nelle aeree a rischio: gli italiani a Mostar; i francesi a Sarajevo; i britannici assunsero il comando nei settori chiave.

 

Da Belgrado al Kosovo

foto di gruppo vertice alla casa bianca con zelensky e i leader europei foto lapresse

Nel 1999, contro la campagna di pulizia etnica scatenata nel Kosovo dal leader della Serbia Slobodan Milosevic, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu non riuscì a deliberare, perché Cina e Russia fecero sapere che avrebbero posto il veto. Il presidente americano Bill Clinton spinse la Nato ad agire comunque.

 

Gli aerei dell’Alleanza Atlantica bombardarono Belgrado per 10 settimane, un avvenimento traumatico per l’Europa e tuttora controverso. In ogni caso Regno Unito, Germania, Francia, Italia, Spagna, Portogallo, Danimarca, Norvegia, Olanda, Belgio accolsero l’invito di Clinton, evitando l’isolamento politico degli Stati Uniti. Nel dicembre del 2004 gli Usa lasciarono la responsabilità delle operazioni in Bosnia-Erzegovina all’Ue.

 

Infine, la terza spedizione di peacekeeping nei Balcani, la Kfor (Kosovo Force): dal giugno del 1999 hanno preso posizione 15.700 militari provenienti da 33 Paesi. Gli Stati Uniti hanno inviato 1.454 militari, meno della Germania (2.508), del l’Italia (2.152), della Francia (1.953).

 

2001: Afghanistan

GIUSEPPE SARCINA - DONALD TRUMP GLI USA E GLI ALLEATI EUROPEI - DATAROOM

La missione più importante, quella evocata dagli insulti di Trump, resta l’Afghanistan. Dopo l’attacco dell’11 settembre 2001 alle Torri gemelle e al Pentagono, si attivò l’articolo 5 del Trattato Nato: tutti gli alleati corrono in soccorso di un partner aggredito. Il Consiglio del Nord Atlantico decise all’unanimità l’intervento a sostegno della campagna americana contro il terrorismo di matrice islamica.

 

Nell’occupazione dell’Afghanistan, durata 20 anni, gli americani hanno mobilitato 100 mila soldati, con uno stanziamento di 730 miliardi di dollari. Nel momento di massimo sforzo, alle spalle dei soldati americani, c’erano i 9.500 del Regno Unito; i 4.920 della Germania; i 4 mila della Francia; i 3.770 dell’Italia, con una spesa europea di 52 miliardi di dollari (fonte: Brown University).

 

I britannici, insieme con i canadesi, sono stati impegnati sul fronte forse più difficile: il versante meridionale con la base di Kandahar e l’avamposto di Helmand, a stretto contatto con i guerriglieri talebani. Gli americani hanno lasciato sul campo 2.461 morti; gli europei 886.

 

GLI USA - GLI ALLEATI EUROPEI - LE GUERRE - DATAROOM

Iraq: alleati anche nell’azzardo

Nel 2003 la guerra più controversa, iniziata da George W. Bush: l’invasione dell’Iraq. Gli americani erano convinti che il regime di Saddam Hussein possedesse «armi di distruzione di massa», che però non furono mai trovate. Questa volta, solo Regno Unito, Italia, Spagna e Polonia si imbarcarono in un’avventura che si rivelò ben più difficile del previsto.

 

Lo schieramento americano fu poderoso: 160 mila soldati nella fase di massimo sforzo (fonte: Brown University). Nonostante una larga parte dell’opinione pubblica, specie in Italia, fosse contraria all’intervento, Blair, mandò in Iraq 8.500 militari, Aznar 1.300, Berlusconi 2.600, il presidente polacco Aleksander Kwansievski 1.400. Gli Stati Uniti bruciarono 756 miliardi di dollari, il Regno Unito 9,9, l’Italia 3, la Polonia 449 milioni.

 

[…] Gli americani persero 4.487 militari; i britannici 179; i polacchi 23 e i caduti italiani furono 33.

 

Libia: gli Usa nelle retrovie

giorgia meloni insegue trump e zelensky alla casa bianca foto lapresse

L’ultima operazione condotta dalla Nato è in Libia nel 2011: Muammar Gheddafi reprime con la violenza le proteste della «Primavera araba», e la rivolta si trasforma in guerra civile. Il Consiglio di sicurezza dell’Onu adotta due risoluzioni che lanciano un appello per intervenire a protezione della popolazione civile. La richiesta viene accolta dai Paesi Nato, ma Barack Obama preferisce lasciare spazio agli alleati.

 

[…] Francia, Regno Unito, Italia, Danimarca e Norvegia hanno coperto circa il 70% delle operazioni, gli Stati Uniti il 16%. In quel caso furono gli americani a rimanere nelle seconde linee.

 

Il terrorismo in Europa

MILENA GABANELLI - DONALD TRUMP GLI USA E GLI ALLEATI EUROPEI - DATAROOM

Affiancando gli Stati Uniti in Afghanistan e Iraq, i Paesi del Vecchio Continente, hanno accettato il grave rischio di diventare a loro volta obiettivi per i jihadisti. Ma Aznar, Blair, Chirac e Berlusconi non risposero a Washington «Spagna, Regno Unito, Francia o Italia first». Ed è un dato di fatto che negli anni successivi l’Europa fu colpita sanguinosamente.

 

L’11 marzo 2004 i terroristi attaccarono i treni dei pendolari nella stazione di Madrid: 192 morti. Il 7 luglio 2005, attentatori suicidi fecero esplodere le bombe nella metropolitana di Londra: 56 vittime. Il 13 novembre 2015, i killer islamisti seminarono orrore nelle strade di Parigi e al Bataclan: 130 morti.

 

Questa è la storia di trent’anni di collaborazione e solidarietà tra le due sponde dell’Atlantico. E che smonta, fino a ridicolizzare, la propaganda trumpiana. Mentre è evidente la volontà della Casa Bianca di lasciare da sola l’Europa ad aiutare l’Ucraina. Gran finale surreale: gli americani chiedono i droni a Zelensky per alimentare la campagna militare in Iran.

volodymyr zelensky e donald trump a mar a lago foto lapresse 4VERTICE ALLA CASA BIANCA CON DONALD TRUMP VOLODYMYR ZELENSKY E I VOLENTEROSIVERTICE ALLA CASA BIANCA CON DONALD TRUMP VOLODYMYR ZELENSKY E I VOLENTEROSIvolodymyr zelensky alexander stubb donald trump foto lapresse

 

Ultimi Dagoreport

nicole minetti giuseppe cipriani sigfrido ranucci carlo nordio giampaolo rossi francesco spadafora

DAGOREPORT – A TELE-MELONI HANNO TROVATO IL PRETESTO CHE CERCAVANO DA TEMPO PER METTERE IN GINOCCHIO SIGFRIDO RANUCCI E RAGGIUNGERE L’OBIETTIVO FINALE: ACCOMPAGNARLO ALL’USCITA DI VIALE MAZZINI – LA RAI GUIDATA DA GIAMPAOLO ROSSI HA INFATTI NEGATO LA TUTELA LEGALE AL CONDUTTORE DI "REPORT" PER LA QUERELA DA 2 MILIONI DI EURO DI GIUSEPPE CIPRIANI SUL CASO DELLA "GRAZIA" A NICOLE MINETTI - DURANTE UNA PUNTATA DI “È SEMPRE CARTABIANCA”, SU MEDIASET, SIGFRIDO SE N'E' USCITO CON L’IMPROVVIDA FRASE: “UNA FONTE CI HA DETTO DI AVER VISTO CARLO NORDIO IN URUGUAY NEL RANCH DI GIUSEPPE CIPRIANI. UNA PISTA CHE STIAMO VERIFICANDO” (FRASE DI CUI HA CHIESTO SCUSA A NORDIO) – LA MAIL DI FUOCO INVIATA DA RANUCCI A ROSSI: COME LA MELONI CON TRUMP, SCRIVE DI NON ESSERE “ABITUATO A IMPLORARE”, E CHE SI DIFENDERÀ DA SOLO, PRECISANDO CHE “I FATTI CHE MI VENGONO CONTESTATI, PUR DETTI IN ALTRA EMITTENTE, SONO STATI RIPORTATI NELLA MIA FUNZIONE DI CONDUTTORE DI ''REPORT''. E IN TALE FUNZIONE AVREI DIRITTO ALLA TUTELA LEGALE…” - VIDEO

elly schlein festa unita

DAGOREPORT - DRAG QUEEN, "POLPETTE DEMOCRATICHE" E IL PIPPARDONE SULL’ANTIFASCISMO: L'APPARIZIONE DI ELLY SCHLEIN ALLA FESTA DELL’UNITA’ DI ROMA E' UN ASSIST AI SUOI DETRATTORI -LA SEGRETARIA DEM RICICCIA I SOLITI TEMI MINORITARI E IDENTITARI (DIRITTI, ANTIFASCISMO E CONFORMISMI ASSORTITI): ANCHE STAVOLTA DIMENTICA ALCUN DEI TEMI CHE STANNO A PIÙ CUORE AGLI ITALIANI: LA SICUREZZA E IL CONTROLLO DELL'IMMIGRAZIONE - ELLY SI LAMENTA CHE UN PEZZO DI ESTABLISHMENT NON LA VUOLE A PALAZZO CHIGI MA SE CONTINUA COSI' SARA' L'INTERO PAESE A DARLE IL BENSERVITO - AVVISO AI NAVIGATI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI GESTIONE ELLY, IL PD NON SI SCHIODA DAL 21-22%...

giorgia meloni roberto vannacci pedro sanchez paolo mieli donald trump

DAGOREPORT - UNA VOLTA DIVENTATA “INAFFIDABILE”, AGLI OCCHI DI TRUMP A COSA PUÒ SERVIRE GIORGIA MELONI? A NIENTE, QUINDI PUÒ TORNARE A LEGGERE TOLKIEN AI GIARDINETTI DI COLLE OPPIO – PAOLINO MIELI A “OTTO E MEZZO” LANCIA LA BOMBA DOPO LO SCAZZO ROMA-WASHINGTON: “C’È UNA CERTEZZA DI VENDETTA. È QUALCOSA DI ANALOGO DEL SIGONELLA DI CRAXI. TRUMP SE LA LEGHERÀ AL DITO. A CRAXI LA FECERO PAGARE IN MANIERA DEFINITIVA. A MELONI VERRÀ PRESENTATO IL CONTO. FARANNO L’IMPOSSIBILE PER FARLE PERDERE LE ELEZIONI, PER SPUTTANARLA” – “USERANNO ANCHE VANNACCI. LO POSSONO ALIMENTARE, DA UNA PARTE GLI AMERICANI, DA UNA PARTE PUTIN. LO POSSONO GONFIARE, DANDOGLI AUTOREVOLEZZA” – COSA E QUANTO RISCHIA DAVVERO LA  SORA GIORGIA? PER CAPIRE QUANTO È “VENDI-CATTIVO” TRUMP, BASTA GUARDARE COSA È SUCCESSO A PEDRO SANCHEZ: PRIMA È SBUCATO UN DOSSIER PER CORRUZIONE SUL SUO “PADRINO” ZAPATERO. POI È ARRIVATO IL RINVIO A GIUDIZIO PER LA MOGLIE DEL PREMIER SPAGNOLO, BEGONA, A CUI È STATO RITIRATO ANCHE IL PASSAPORTO…

bernardino zapponi libro dino risi dario argento federico fellini tinto brass

IL LIBRO DEI GIUSTI: L’INEGUAGLIABILE ZAPPONI - LETTORE E SCRITTORE INSTANCABILE, CAPACE DI DARE UN SENSO, PROFONDO, A COSE MOLTO DISTANTI: DAI FUMETTI ALLA STAMPA EROTICA, DALLE SCENEGGIATURE PER FELLINI, RISI, ARGENTO, BRASS, MONICELLI, CORBUCCI, SORDI AGLI SKETCH PER “CAROSELLO” E VARIETÀ TV  IN LIBRERIA VI ASPETTA “CARISSIMO BERNARDINO…”, A CURA DI ROCCO MOCCAGATTA E ALBERTO PEZZOTTA, UN LIBRONE DI OLTRE 500 PAGINE CHE, IN QUESTO TEMPO DI FREGNACCE E CORIANDOLI, APPARE NON UN GIOCO INTELLETTUALE, MA UN MODO DI INTENDERE IL PENSIERO COME TESSITORE DI FILI E DI VOGLIA DI CONTAMINAZIONE, FIGLIA DI CURIOSITÀ E PERSINO UMILTÀ, TIPICA DI UN’ITALIA MERAVIGLIOSA CHE CHISSÀ DOVE SARÀ FINITA...

gender club degrado roma pina bausch matteo garrone

25 ANNI FA SPUNTÒ A ROMA UN CLUB IN MODALITÀ DARK-ROOM: AL "DEGRADO", IMMERSO NEL BUIO, SI FACEVA SESSO SENZA IL SENSO DEL PECCATO, IN MEZZO A TUTTI. UNO ‘’SBORRIFICIO” CHE NON HA AVUTO EGUALI E CHE DEMOLÌ I MURI DIVISORI TRA ETERO-BI-GAY-LESBO-TRANS-VATTELAPESCA - PER 9 ANNI, “CARNE ALLEGRA” PER TUTTI. OGNUNO VENIVA E SI FACEVA I CAZZI SUOI, E QUELLI DEGLI ALTRI. IL "DEGRADO'' POTEVA ESSERE RIASSUNTO IN UNA DOMANDA: CHI È NORMALE? - DAGO-INTERVISTA ALL’ARTEFICE DEL BORDELLO: “SCORTATA DA MATTEO GARRONE, UNA NOTTE È APPARSA PINA BAUSCH IMPEGNATA AL TEATRO ARGENTINA. SI ACCENDONO LE LUCI E UNA TRAVESTITA URLO': “AO' SPEGNETELE! IO STAVO A FA’ UN BOCCHINO. NUN ME NE FREGA ‘N CAZZO DE 'STA PINA!”

michele mari ciabatti d orrico

DAGOREPORT! MARI IN TEMPESTA! CI VOLEVA LO STREGA-GATE CON I PRESUNTI GIUDIZI, POI SMENTITI, SU MICHELA MURGIA (“ERA INTRANSIGENTE E VIOLENTA, PERCHÉ ERA BRUTTA E SFOGAVA COSÌ LA SUA RABBIA”) PER SCOPRIRE CHE MICHELE MARI HA UN CARATTERE FUMANTINO. NELLA SOCIETÀ LETTERARIA LA SUA IRACONDIA È UN SEGRETO DI PULCINELLA COME LA SUA IMPULSIVITÀ. LO SCRITTORE, CHE RIVENDICA UN CULTO PER GENE HACKMAN E PER GLI UOMINI “ANCHE UN PO’ CANAGLIE”, RESTA NEGLI ANNALI PER LA REAZIONE CHE EBBE DOPO UNA STRONCATURA RICEVUTA DAL CRITICO DI “SETTE”, ANTONIO D’ORRICO. MICHELE MARI ANDÒ NEGLI UFFICI DEL "CORRIERE". E TROVATOSI FACCIA A FACCIA CON IL RECENSORE, LO COLPÌ CON UNO SCHIAFFO. IL CRITICO NON REAGÌ. E MARI SI CONQUISTÒ LE STELLETTE DI VENDICATORE DEI SOPRUSI DEI CRITICI PREPOTENTI E ARROGANTI…