PEZZE AL CULO E PALAZZO CHIGI - CUPERLO E CASCELLA, COLLABORATORI DI D'ALEMA, CONTRO TRAVAGLIO: "MUOVE DELLE ACCUSE A QUALCUNO? A CHI? DI COSA PARLA? SE SÌ, ABBIA LA DIGNITÀ DI DIRLO."

Lettera di Gianni Cuperlo e Pasquale Cascella a l'Unità


Caro Direttore, sul giornale di ieri Livia Turco ha giustamente protestato contro lo stile e il contenuto di alcuni passaggi dell'intervento di Marco Travaglio all'assemblea dei girotondi. Polemizzando in particolare con l'allusione a presunti arricchimenti facili che avrebbero caratterizzato una particolare stagione di Palazzo Chigi. La risposta di Travaglio cita una battuta di Guido Rossi (la "merchant bank dove non si parla inglese") e un successivo riferimento (che si suppone di Travaglio e non più di Guido Rossi) a proposito di "certi personaggi (imprenditori o presunti tali) che trassero notevoli giovamenti in quella stagione. Lecitamente, mi auguro e credo, fino a prova contraria".



Ricapitoliamo. Davanti alla platea dei girotondi, Travaglio ha testualmente chiesto spiegazioni su una certa epoca di Palazzo Chigi e su persone che "entrarono con le pezze al . e uscirono miliardarie" (il virgolettato è testuale). Libero Travaglio di cercare applausi con allusioni sibilline a presunti manigoldi. Sconcertante che, richiesto di un chiarimento, continui a esprimersi per allusioni, specificando d'aver parlato di arricchimenti che egli spera conseguiti "lecitamente". Noi che siamo stati collaboratori in quel momento a palazzo Chigi riteniamo ci sia un limite per l'ipocrisia e anche per la volgarità. Travaglio muove delle accuse a qualcuno? A chi? Di cosa parla? Se sì, abbia la dignità di dirlo.


Dagospia 14 Gennaio 2004